Andrea Sarubbi

Si comincia

Maggio 10, 2008 · 6 Comments

cin cin

Per arrivarci, bisogna passare indenni dai vicoli della Sanità. Dove in motorino si va anche in tre e chi si mette il casco rischia parecchio, perché non è riconoscibile. Si passa davanti all’ospedale San Gennaro, poi inizia una stradina piena di curve che, alla fine, incrocia la salita Scudillo. Al numero 10, dopo svariati cumuli di monnezza, si arriva all’Istituto Filippo Smaldone: un istituto di suore che, come carisma della congregazione, hanno l’insegnamento ai sordi. Ci ero andato una prima volta in campagna elettorale, rimanendo colpito dal posto: un complesso bello, tenuto bene, con un giardino interno ed una terrazza enorme su Napoli, in un luogo che onestamente ispira tutt’altro tipo di sentimenti. Una specie di tesoro nascosto, che le suore mettono a disposizione di tutti: non solo i bambini audiolesi, ma tutti i ragazzi del quartiere vengono quotidianamente raccolti dal pullmino, che la mattina presto li accompagna a scuola e nel tardo pomeriggio li riporta a casa. A forza di buche e di salite, il pullmino si è rotto: il mio primo incarico da parlamentare è stato quello di trovarne alle suore uno nuovo, con l’aiuto di una Fondazione. Non dico di più, perché manca ancora l’ufficialità, ma la riuscita del progetto sarebbe una bella medicina per curare la mia frustrazione da neofita. Ho rivisto le suore ieri pomeriggio: a loro, infatti, avevo chiesto l’uso della terrazza, per un brindisi con le persone che mi hanno dato una mano in campagna elettorale. Eravamo una trentina, di varie provenienze: l’inizio di una rete che, spero, crescerà con il passare del tempo. Newsletter, agenda interattiva, incontri periodici e, naturalmente, il blog: le idee ci sono, finalmente si comincia.

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Moderiamoci

Maggio 9, 2008 · 8 Comments

moderazione blog

Speravo di non dover mai scrivere un post del genere. Anche perché sono a Napoli ed avrei preferito raccontarvi della riunione di oggi pomeriggio, tra i dirigenti del Pd campano: quattro ore abbondanti (!) di analisi del voto passato e di buone intenzioni per il futuro. Qualcosa di interessante è emerso, e magari nei prossimi giorni ne parleremo. Ma sento l’urgenza, dopo aver letto gli ultimi commenti, di fare un po’ di chiarezza sul significato di questo blog e sulla sua linea. Potevi scrivere direttamente a Cosimo De Matteis, direte voi. L’ho già fatto la settimana scorsa, rispondo io. Ma evidentemente devo essere più chiaro, e allora eccomi qui. Premessa: internet è una meraviglia, ma la sua ricchezza è anche la sua miseria. Ognuno può scrivere quello che gli pare e metterlo in circolo. Dire, per esempio, che Andrea Sarubbi è un gesuita, che conduceva A mia immagine, che è ancora alla Radio vaticana, che è vagamente effeminé, che è iscritto ai teodem, che è stato scelto perché belloccio, che in campagna elettorale non si è mai visto a Napoli e provincia: tutte fesserie, ma se cerchi su google digitando il mio nome le trovi. Internet è una meraviglia anche per la democrazia: prendi un parlamentare giovane e di buona volontà, gli spieghi come si scrive un post e come si inserisce una foto, e nel giro di qualche ora hai inventato uno strumento formidabile di comunicazione con i cittadini. Cittadini, non elettori: perché un blog che si rispetti deve contenere anche le critiche. Di più: un blog che si rispetti deve essere in grado di suscitare una discussione su alcuni temi, per permettere anche al volenteroso parlamentare di crescere. Tutto questo è stato possibile fino a un paio di settimane fa: penso alle critiche di Susy Pepe, in campagna elettorale, ed all’intervento di Karalis quando ho detto che avrei aiutato Rutelli al ballottaggio. Critiche stimolanti, che ho accettato volentieri, e con le quali ho cercato di confrontarmi. Farò lo stesso con tutti quelli che, nell’ambito di una discussione, avranno nuovamente posizioni diverse dalle mie. Vi prego, però, di rispettare questa mia piccola casa su internet, perché quando si entra in casa di qualcuno ci si comporta con educazione anche se si è trovata la porta aperta. Qualsiasi cosa io abbia scritto, negli ultimi tempi, si è trasformata invece in un dibattito ideologico lontano anni luce dal mio modo di percepire la politica. Vi chiedo quindi ufficialmente di moderare i toni, o dovrò chiudere la porta di casa e mettere un campanello. Che nel gergo di internet si chiama, appunto, moderatore. Non vorrei che tanti possibili ospiti non mi venissero mai più a trovare perché, nonostante la casa sia accogliente, la compagnia non è piacevole.

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La lista dei ministri

Maggio 8, 2008 · 7 Comments

Quando scrivevo di politica interna per La Sicillia, al monitor del computer avevo attaccato con lo scotch la lista dei ministri. Sono passati dieci anni ed è successo di tutto: prima ho smesso di occuparmi del Parlamento ma ho continuato a fare il giornalista, poi ho smesso di fare il giornalista e mi sono ritrovato in Parlamento. Quello che non è cambiato, da allora, è che anche stavolta ho ritagliato la lista dei ministri dai giornali, perché li seguirò passo passo. Serenamente e pacatamente, come direbbe Uolter, non darò tregua a nessuno, utilizzando gli strumenti che la Costituzione ci fornisce.
Lascio ai politologi l’analisi delle scelte di Berlusconi, ma non posso fare a meno di sottoporvi un dato: l’età media dei ministri uomini è 56 anni, quella delle donne è 34. Non riesco a trovare una spiegazione che non sia boccaccesca, per cui vi chiedo di aiutarmi, nei commenti, a individuarne di serie e credibili: questi pensieri maligni, legati certamente a miei retaggi adolescenziali, non sono degni di un parlamentare della Repubblica.

 

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Notti magiche

Maggio 7, 2008 · 6 Comments

Mi ero allenato, si fa per dire, lunedì mattina: tuta, scarpe non proprio da ginnastica (le ultime che avevo le ha buttate Solen non so quando) e via per i prati di Villa Pamphili. Otto minuti di corsa, forse nove, poi sono crollato. Ma l’importante era rompere il ghiaccio, e così - dopo anni di immobilità totale - sono tornato a sentirmi un atleta. La sensazione, però, è durata poco: giusto il tempo di raggiungere la Cecchignola, di indossare maglietta, calzoncini e scarpini da calcio (nuovi nuovi, comprati per l’occasione) e di raggiungere sul campo in erba i miei colleghi per il primo allenamento della Nazionale Parlamentari. Le maiuscole le ho messe apposta, per dare l’idea della solennità. Il nostro allenatore, Carolina Morace, inizialmente mi aveva dato credito: ero forse il più giovane e non avevo nemmeno la pancia. Ma è bastato vedermi in campo, fermo come una statua di sale, per capire che il lavoro da fare è molto lungo. Credo di avere toccato una decina di palloni in tutta la partita, anche perché il ruolo assegnatomi (punta) richiedeva un certo movimento che obiettivamente non ho. Zero goal, naturalmente, ma per fortuna non ne hanno fatti neanche gli avversari e così almeno non ho iniziato con una sconfitta. Nils Liedholm diceva che lo 0-0 è il risultato perfetto; nel nostro caso, invece, è stata la fotografia dell’inconsistenza calcistica. In ogni caso, ho trascorso una bella serata: un’occasione per conoscere colleghi dei diversi schieramenti, per iniziare un dialogo personale che spero vada avanti anche nelle cose più serie. Quanto al calcio, pare che ci attendano svariate amichevoli di beneficenza… ma vista la disperazione di Carolina a fine allenamento, non credo che saranno a breve. 

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La frustrazione del neofita

Maggio 6, 2008 · 7 Comments

Dopo il foglietto che ci diceva quali nomi scrivere sulle schede di oggi (2 vicepresidenti, un questore, 4 segretari d’aula), tutti rigorosamente bilanciati in base alle cosiddette “aree di riferimento” - che fino a qualche mese fa si chiamavano correnti, ma nel Partito democratico non si può più - Dario Franceschini ha detto l’unica cosa che, in quel momento, potesse tirarci su: “Con questo voto, si conclude una fase di transizione. Da ora, iniziamo una vita nuova”. Ecco, noi neofiti stiamo aspettando con ansia il fischio d’inizio. Noi che nella nostra vita non avevamo mai preso una tessera, noi che avevamo vite anche piuttosto interessanti fuori da qui, noi che (stavolta è pluralis modestiae) avevamo fatto obiezione di coscienza al servizio militare e che ora ci ritroviamo soldatini… noi, insomma, ci saremmo un po’ rotti le scatole. Ne parlavo oggi con Matteo Colaninno, che qualcosina da fare l’aveva anche prima di entrare in Parlamento: proviamo la stessa frustrazione, che ci dicono essere naturale all’inizio ma che ci pesa da morire. Così abbiamo sequestrato Marina Sereni, che oltre ad essere una donna molto in gamba è la vicepresidente del nostro gruppo alla Camera, e le abbiamo ricordato che non siamo venuti a cambiare aria. Che per noi il Parlamento non è un fine, ma un mezzo. Che se un partito è nuovo si vede anche dal coraggio che ha nelle sue scelte, e le prossime scelte parlano chiaro: formazione delle commissioni bicamerali, composizione del governo ombra. Fra tanti possibili candidati, ognuno di noi è stato scelto per il ruolo che ricopriva, e se lo ricopriva era perché aveva dei talenti per farlo. Ecco, fino a quando questi talenti non verranno presi in considerazione, continueremo a sentirci le persone giuste al posto sbagliato. 

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