Un anno invano

A leggere le notizie di oggi, con il ministro Sacconi in visita alle suore di Lecco ed Ignazio Marino in piazza per una veglia laica, sembra che Eluana Englaro sia ancora lì. Invece è passato un anno e siamo noi quelli ancora lì, fermi alla lotta che spaccò l’Italia in due fazioni: visti da destra, erano il popolo della vita e quello della morte; visti da sinistra, erano i clericali ed i laici autentici. Vi ho informato più volte, nelle ultime settimane, sull’andamento della discussione sul testamento biologico: nessuno di quei post è finito nella classifica dei più letti e commentati, segno che evidentemente non c’è troppa voglia di ragionare sul tema. Ci si accontenta dell’impatto emotivo, ed allora ecco qui che oggi – nel primo anniversario dalla morte di Eluana – si ritira fuori dall’armadio il vestito di guelfo o quello di ghibellino e si ricomincia, come se in mezzo non fosse passato un anno. Come se non ci fosse stato il tempo di riflettere sull’equilibrio tra diritto di autodeterminazione e difesa della vita, tra dignità della persona e divieto di eutanasia. Invece, dall’interno posso testimoniare che nel Pd questo percorso è stato fatto: per citare un esempio concreto,  i nostri emendamenti sono molto diversi da quelli dei radicali (tutti centrati sull’autodeterminazione) e rappresentano un tentativo serio di andare oltre gli arroccamenti. Purtroppo, vi spiegavo nei giorni scorsi, ci ritroviamo a sbattere contro un muro di gomma: votano compatti contro tutto ciò che l’opposizione presenta, indipendentemente dal merito, per non darci la soddisfazione di una vittoria politica. Tra gli emendamenti bocciati, tanto per capire, ce n’è pure uno sul divieto di eutanasia (nostro) ed uno sul fatto che il rifiuto di terapie è “atto personale e non derogabile” (Buttiglione): tutta roba su cui neppure il Papa avrebbe da ridire. Ma qui siamo ben oltre il Papa, perché almeno nella Chiesa il diritto al dissenso esiste ancora: nel Pdl, invece, le poche voci dissenzienti vengono messe a tacere, impedendo loro di votare, ed alla vigilia di ogni seduta in Commissione il capogruppo si mette al telefono per rimediare 19 alzatori di mano a comando. Per alzatori di mano a comando intendo colleghi che non solo non fanno parte della Commissione, e dunque non hanno seguito il dibattito né letto i nostri emendamenti, ma che spesso durante la discussione escono addirittura dalla porta, per poi rientrare magicamente al momento del voto e mandarci sotto. In questo clima, come potete capire, non è facile cercare mediazioni intelligenti su temi delicati: anche su quello della certezza della volontà – che per me nella vicenda Englaro traballava parecchio – ci troviamo di fronte a soluzioni tagliate con l’accetta. Per non parlare dell’articolo 3, quello su alimentazione e idratazione: è lì che si annuncia la madre di tutte le battaglie. Come se quest’ultimo anno, appunto, fosse passato invano.

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13 risposte a “Un anno invano

  1. però sugli organi di informazione non c’è traccia di questo vostro pesante e “inutile” lavoro…

  2. Vorrei lanciare una provocazione, ma che consente di riflettere meglio sul tema secondo me. Come è possibile che alimentazione e idratazione non siano da considerarsi terapie e invece l’intubazione per consentire a un paziente di respirare quando non ce la fa più autonomamente sia considerata da tutti i medici una terapia, tanto che ogni parente (come è successo a me personalmente nei confronti di mio padre) può decidere di NON farla praticare? Se passa la legge come se ne parla sui media, non si potrà più morire per il solo fatto di non essere in grado di alimentarsi da soli, ma si potrà morire se uno non ce la fa a respirare… alquanto assurdo. Allora siamo coerenti, prima del cibo e dell’acqua viene l’ossigeno: intubazione obbligatoria per tutti.

  3. Al di là di quella che è la mia opinione (trascurabile) in merito, francamente non considero un elemento negativo il sussitere della componente emotiva quando si discute di argomenti attinenti alla vita. Certo, nell’ottica del politico che deve trovare soluzioni legislative al problema, l’emozione è un dato spesso negativo: ma non sempre l’emozione obnubila la ragione. Io credo invece che l’emotività, in questo caso, sia un bellissimo ed inconfutabile esempio di come la difesa della vita faccia parte del nostro DNA, di come il diritto all’esistenza attenga alla sfera dei diritti umani, di come, al di là di ogni credo politico o religioso, il primo dovere di ciascuno di noi sia quello di difendere la sacralità della vita.

  4. @ davide: per quanto possa sembrare poco attuale in un momento di leggi ad personam, mi preme l’obbligo di rivendicare due caratteristiche essenziali per un provvedimento del genere: l’astrattezza e l’universalità. Il legislatore ha l’obbligo di mettere da parte l’emotività (un giorno verrebbe approvata la pena di morte per i ladri, il giorno dopo la castrazione per i molestatori sessuali, e così via) e cercare soluzioni che prescindano dal caso concreto, per quanto eclatante. Una legge, per essere buona, deve essere applicabile ad una varietà di situazioni. E nel caso del testamento biologico significa, a mio parere, significa fissare principi morbidi, validi per tutti, responsabilizzando poi nel concreto l’alleanza terapeutica tra medico, paziente e familiari.

  5. E vedrai mo’ con Povia e Sanscemo cosa si scatenerà!

  6. posso dire che mi commuovo nel leggere la risposta di andrea a davide? perchè non riescono quelli del parlamento a ragionare in questo modo così semplice, così ovvio, così profondo, così giusto? difendere la vita non significa proclamare principi (“non mollare!”) ma lavorare concretamente e umilmente perchè la vita di tutti, in tutte le sue forme, POSSA essere sempre affermata quotidianamente da tutti… grazie, andrea.

  7. @ Andrea: sì, capisco il suo punto di vista, e probabilmente anche io se ricoprissi il suo ruolo la penserei così: dal punto di vista della condotta del legislatore, il mio modesto parere è che lei tenga l’unico comportamento possibile, e da elettore, non posso che esserne contento. Però ripeto, non mi stupisco se, al di fuori delle aule, i politici si fanno prendere dall’emotività (spero sempre che questa emotività sia sincera!). D’altronde mi rallegra assistere ad un dibattito acceso sulla questione eutanasia per le ragioni che ho esposto nel precedente intervento. Con questo, mi scuso per l’insistenza e le faccio un sincero in bocca al lupo per la sua attività politica e legislativa.
    grazie.
    D.

  8. Virginia Invernizzi

    il problema è che sono sempre più visibili le barricate…. alla fine è lo stesso discorso che facevi ieri sul permesso di soggiorno a punti. Tra l’altro ormai ci si preoccupa sempre di più di riportare le dichiarazioni di questo o quell’altro più che lo stato dei lavori parlamentari.
    Per questo secondo me è importante il lavoro che Andrea Sarubbi fa con il suo blog raccontandoci i lavori parlamentari.

  9. Sembra che abbiamo esternalizzato anche la democrazia.

  10. Raffaele Cimino

    In effetti, non sono i post più letti e commentati, segno forse che ci scaldiamo solo se qualcosa “stuzzica” le nostre emozioni e ci riaddormentiamo quando dobbiamo ragionare.
    Complimenti Andrea per il tuo modo di lavorare, in perfetta continuità con il modo con cui conducevi A Sua Immagine: pacato, serio, pronto ad attaccare solo se necessario (ho ancora negli occhi quella volta che hai parlato del servizio dell’Espresso intitolato “Ma io ti assolvo”) e comunque sempre pronto ad ascoltare le ragioni degli altri.
    Te lo detto tante volte e te lo ripeto: Buon Lavoro!!!!

  11. manlio laurenti

    Dopo 2 anni di guerriglia contro il Governo,dopo le gioiose dimostrazioni di giubilo che organizzate ogni volta che passa un vostro emendamento,non potete aspettarvi che il PDL collabori con voi.Ora che state offrendo riparo allo Sbirro cuor di Leone,rifugiatosi sotto le vostre ali per paura di qualche fotografia compromettente,potete aspettare ancora.Il Muro contro Muro,si paga sbattendoci contro.

  12. Andrea, hai perfettamente ragione a richiamarci su questi temi così fondamentali, perchè essi riguardano direttamente la stessa qualità della vita: personalmente non avevo scritto solo in quanto mi sembrava che non fosse opportuno limitarsi a fare soltanto qualche battuta, proprio perchè sono argomenti così delicati che esigono che ci fermiamo ad approfondire con molta ponderatezza. Ho capito però che il silenzio è troppo poco perchè non sostiene quantomeno la tua ammirevole e preziosissima azione: sappi dunque che ci sono e che condivido pienamente il tuo pensiero al riguardo. Grazie! Jonathan

  13. Io la cosa che non comprendo è questo continuo dover cercare mediazioni. L’apologia del centro. Sempre e comunque. Come se la soluzione migliore fosse sempre e solo nel mezzo. Come se non esistessero principi giusti sostenuti da una parte e eresie sostenute dall’altra. Come se una posizione, dopo essere stata etichettata (non si sa da chi poi) come “estremista”, dovesse essere liquidata con sufficienza. Come se un punto di vista considerato estremo oggi non potesse essere portatore di diritti sacrosanti e ritenuti unanimemente giusti un domani (lo era addirittura riconoscere parità giuridica alle donne in passato, o l’uguaglianza per i neri). E’ giusta la mediazione in molti casi, ma in questo mi sembra, oltre che utopistica, anche improbabile e ingiusta. Perchè in gioco c’è un concetto talmente difficile da catalogare unanimemente. Ovvero la vita e i suoi significati.
    Non mi riferisco comunque solo a questo caso specifico, ma a questa smania di dover cercare sempre compromessi, soprattutto con chi non vuole compierli perchè ha il coltello dalla parte del manico, ovviamente, ma non solo.
    Nel caso specifico, non mi meraviglia affatto questa presa di posizione del PDL (qualcuno pensava veramente che Berlusconi e i suoi sodali, dopo gli scandali della scorsa estate, si sarebbero fatti portavoce di campagne mediatorie tra le due posizioni? Con il timore di nuovi attacchi del Vaticano?), nè mi meravigliano le offensive e volgari invettive di Avvenire, nè i toni urticanti delle interviste alle immancabili suore misericordine.
    Avremo una legge iniqua, come tante altre del resto.
    Ma la speranza, per quanto mi riguarda, si colloca negli occhi e nello sguardo di Beppino Englaro, cui sono piovute, nell’ultimo anno accuse ignobili, insulti, offese, aggressioni mediatiche e quant’altro. Ecco, quando lo sento replicare con pacatezza e lucidità alle consuete offese del giornalista o deputato di turno, non posso non sperare che un giorno questo paese possa conoscere un clima politico migliore.

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