Magna Carta

Due secoli e mezzo fa, nel 1765, la rivoluzione americana iniziò con uno sciopero fiscale: i coloni americani si rifiutarono di pagare le tasse al governo inglese, perché a loro era negato il diritto di voto. “Se non posso incidere sugli organi che determinano le tasse – spiegavano – allora non le pago neppure”: d’altra parte, il principio del no taxation without representation era un caposaldo della legislazione britannica fin dai tempi di Robin Hood, quando Giovanni Senzaterra fu costretto dalla rivolta dei baroni a promulgare la Magna Carta. Ho cercato di ricordare queste cose al leghista Matteo Salvini, stamattina, durante una trasmissione televisiva (Cominciamo bene, Raitre) in cui ero stato invitato per parlare della proposta di legge sul voto agli immigrati,che abbiamo appena presentato alla Camera. Primo firmatario Walter Veltroni (Pd), seconda firmataria Flavia Perina (Pdl), poi Leoluca Orlando (Idv), Roberto Rao (Udc) e diversi altri, fra cui la coppia di fatto Sarubbi-Granata ed il costituzionalista Salvatore Vassallo (Pd), che l’ha scritta: un altro tentativo, insomma, di ragionare insieme, al di là delle appartenenze politiche. Le reazioni le avrete già lette sui giornali, dunque non mi ci soffermo più di tanto: ne cito solo una, quella di Debora Bergamini (Pdl), che si dice amareggiata per il fatto (a suo parere grave) che alcuni esponenti del suo partito si trovino d’accordo con altri colleghi del Pd. Io mi amareggio, invece, per il motivo opposto: perché la politica, cioè, si sta trasformando in una guerra permanente, in cui qualsiasi proposta diventa giusta o sbagliata non in base al contenuto, ma a seconda di chi l’ha fatta. È il prezzo che sta pagando la proposta di legge sulla cittadinanza, e questa sul voto agli immigrati ha ricevuto lo stesso trattamento. Eppure, è un provvedimento di assoluto buon senso, che – richiamandosi all’antico principio di cui sopra, secondo il quale chi paga le tasse qui è giusto che abbia voce in capitolo sugli amministratori – recepisce soltanto quanto ci viene richiesto dalla Convenzione di Strasburgo, firmata il 5 febbraio del 1992 e non ancora attuata pienamente. Al capitolo C della Convenzione, intitolato “Diritto di voto alle elezioni delle autorità locali”, si trova l’articolo 6, che recita così:

Articolo 6
1. Ciascuna Parte si impegna, conforme alle disposizioni dell’articolo 9, paragrafo 1, a concedere ad ogni residente straniero il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni delle autorità locali, a condizione che soddisfino alle stesse condizioni prescritte per i cittadini ed inoltre che siano stati residenti legalmente e in modo abituale nello Stato in questione nei cinque anni precedenti le elezioni.
2. Tuttavia, uno Stato contraente può dichiarare all’atto del deposito del suo strumento di ratifica, l’accettazione, l’approvazione o l’adesione che intende limitare nell’applicazione del paragrafo 1 al solo diritto di voto.

In sostanza, gli Stati firmatari (tra cui l’Italia) si sono impegnati, 17 anni fa, a concedere il diritto di voto attivo (su quello passivo c’è discrezionalità) a tutti gli stranieri residenti da 5 anni, indipendentemente dalla loro nazionalità: attualmente, invece, da noi possono votare alle amministrative solo i cittadini dell’Ue, ma non – ad esempio – gli americani ed i filippini, né gli argentini e gli eritrei. Il motivo, spiegato nella stessa Convenzione, è il fatto che gli stranieri residenti sul territorio nazionale “sono ormai una caratteristica permanente delle società europee” e “sono sottoposti generalmente agli stessi doveri dei cittadini a livello locale”. In un Paese normale, dunque, non ci sarebbe da scannarsi: basterebbe prenderne atto, adeguare in fretta le leggi e tanti saluti. Ma il nostro, non dimentichiamolo, è il Paese in cui leggi Magna Carta e ti viene in mente la fondazione di Quagliariello, mica Robin Hood.

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4 risposte a “Magna Carta

  1. manlio laurenti

    Penso che gli stranieri residenti in Italia debbano pagare le tasse che garantiscono loro il Welfare,e non debbano pagare contributi pensionistici che valgono solo dopo lunghissimi periodi di versamento,che non sono restituibili,e che probabilmente non garantiranno la pensione a gente andatasene da tempo,come spero e come sperano molti altri.C’è un ovvia eccezione che non mi stanco di citare:i Filippini.A Roma sono 70000.Qualcuno è mai stato scippato da un Filippino?Roba da ridere solo a pensarci.Non basta?Parliamo dei Sikh.Come mai nella razzista Brescia hanno potuto inaugurare un grande tempio,quando una Moschea delle stesse dimensioni avrebbe provocato la rivoluzione leghista?Perchè i Sikh sono persone oneste,gentili,corrette,grandi lavoratori:nella cittadina dove abito vicino a Roma,se trovi un giardiniere Sikh vuol dire che hai avuto una botta di culo.Questi(Filippini e Sikh) accettiamolo,gli altri rispediamoli al mittente.

  2. Annamaria Rossi Bufo

    Il diritto di voto alle elezioni amministrative , come leggasi sopra“Diritto di voto alle elezioni delle autorità locali”,articolo 6″ è cosa buona e condivisibile. Diverso discorso, perchè poi alla fine sarà quella la strada che l’argomento prenderà, sono le elezioni politiche. Ove secondo me occorrono requisiti maggiormente consolidati, ivi compreso un’esame di storia italiana e di lingua.
    Trovo però pericoloso il fatto che il diritto di voto trovi accostamento al pagamento delle imposte. Forse che chi non paga imposte perchè indigente non dovrebbe avere, allora, diritto di voto?
    Grazie al cielo pago una bella sommetta annua allo stato italiano, felice di farlo per contribuire al bene comune. Ma lo sarei infinitamente di più se lo stato facesse buon uso di quel danaro.

  3. Nella forma di Governo Parlamentare italiana le leggi non dovrebbe farle il parlamento? Il Parlamento è composto da tutti i partiti, della c.d. “maggioranza” della c.d. “opposizione”. La maggioranza non coincide con l’esecutivo, anche se quest’ultimo trova in essa il suo appoggio solido e da essa coopta i suoi ministri.

    Trovo inaccettabile che il potere legislativo venga di fatto sottratto dal Parlamento per essere trasferito a quello esecutivo. La “maggioranza di govergno” – dicitura che sembra implicitamente riconoscere questo superamento del Parlamento, dovrebbe, aspirare a pesare numericamente sul contenuto delle scelte del Parlamento, ma non a monopolizzare l’opportunità o meno delle scelte.
    I cittadini sono rappresentati nel Parlamento, non nella sola maggioranza ed ancor meno nel solo esecutivo.

    In che tipo di democrazia credono coloro che credono in un Parlamento che di fatto non è più un luogo dove si parla e si discutono le scelte ma luogo per ratificare unilateralmente le scelte già prese dell’esecutivo?

    @ Manlio Laurenti: io sono figlio (ateo) di genitori Sikh, e conosco abbastanza bene questa comunità.
    Lei ne elogia il silenzioso asservimento ai datori di lavoro (confermo che sono generalmente bravi lavoratori); ma questa comunità ha non trascurabili problemi di conflittualità interna (questo non emerge soltanto perché non coinvolge gli italiani), la condizione delle donne spesso non é rosea, sono generalmente poco istruiti (i maschi soprattutto) e ciò crea problemi per la seconda generazione.
    Anche gli italiani che emigravano negli Usa tra fine ‘800 e inizio ‘900 erano considerati tra le comunità indesiderate, poco intelligenti (vada a leggersi i test sul quoziente intellettivo che gli studiosi di allora si divertivano a confezionare), portatrici di problemi più che di benefici. Eppure anche gli italiani hanno contribuito a costruire quel paese, che hanno sentito il loro paese, ed hanno contribuito alla sua grandezza. Solo per fare alcuni esempi, Nancy Pelosi è figlia di italo-americani ed oggi è Speaker della Camera dei Rappresentanti. Rudolph Giuliani, ex sindaco di New York è anch’esso di origini italiane. Nei sopracitati test QI, gli italiani erano affiancati agli afroaamericani ed altre “razze” problematiche…ed oggi Barack Obama, figlio di un Keniano, è Presidente….

  4. Desidero fare tre domande a tutti i nazionalisti italiani ed ai leghisti.
    Pagate le tasse, essendo quindi leali con il Vostro paese ed i Vostri connazionali ?
    Parlate e scrivete un corretto italiano ? ( la risposta, per molti leghisti, è NO )
    Avete servito il Vostro paese facendo il servizio militare ?
    Per quello che mi riguarda, la mia personale risposta alle tre domande di cui sopra è SI’.
    Quindi mi sento libero di criticare tranquillamente il mio paese ed i suoi cittadini di “ius sanguinis” ( robaccia del più deteriore Medio Evo ).
    E, visto che anche io quotidianamente devo fare i conti, nel mio vissuto personale, con razzismo e xenofobia provandoli sulla mia pelle ( e quante volte mi prudono le mani ! ), mi stupisco invece di come nessuno, tra i tantissimi stranieri qui, si sia ancora ribellato al razzismo e xenofobia di un popolo che, per esempio dagli anglosassoni, non è mai stato considerato interamente “bianco”.
    Faccio inoltre notare che nel mondo globalizzato un popolo, anzi una plebe, come quello italiano, nella gran parte composto da vecchi, da ignoranti e da integralisti, non è certo destinato ad avere molto futuro. Leggersi Zygmunt Bauman, please.
    Certo, xenofobia e razzismo, per chi non ha capacità proprie da spendere nel mondo globale, sono una accattivante forma di protezionismo, ma alla fine i conti si fanno.
    Ed anche per questo motivo questo paese è fallito, civilmente, moralmente ed economicamente.

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