Sorella acqua

Dopo settimane di polemiche sui giornali e migliaia di mail di protesta nelle nostre caselle di parlamentari, oggi la maggioranza ha votato la privatizzazione dell’acqua. Che detta così è detta male, perché – proprio grazie ad un emendamento del Partito democratico, approvato al Senato – il decreto appena licenziato ribadisce che la proprietà dell’acqua resta pubblica. Quello che si privatizza è invece la sua distribuzione, e qui il discorso si fa più complesso: tanto complesso che avremmo avuto bisogno di tempo ed attenzione, ma il governo ha liquidato il tutto con la 26.esima fiducia in 18 mesi, proprio per affogare sul nascere il dissenso di parte della maggioranza. Potevamo cavarcela come ha fatto Di Pietro: ricordando che l’acqua non è un servizio ma un diritto universale, annunciando un referendum contro questa legge ed alzando qualche cartellone a favore di telecamera subito dopo il voto finale. La croce (e delizia) dei riformisti, invece, è che devono argomentare sempre le proprie ragioni, e la nostra Raffaella Mariani, capogruppo del Pd in Commissione Ambiente, lo ha fatto molto bene. Cominciamo dai problemi generali, che in effetti non mancano: più della metà degli italiani non ha un sistema di depurazione; il 30% dell’acqua viene disperso; il nostro sistema fognario non è degno di un Paese civile. Esistono parecchi casi di sprechi e di inefficienze – l’acquedotto pugliese è stato citatissimo negli interventi in Aula – ma ci sono anche diversi esempi di buongoverno, indipendentemente dal fatto che i gestori siano pubblici oppure misti: non sempre, insomma, una gestione privata corrisponde ad un servizio efficiente, né è detto che pubblico sia sinonimo di incapacità. D’altra parte, in Europa abbiamo esperienze molto diverse: sono efficienti sia la Germania (che ha una gestione pubblica delle risorse idriche) sia la Francia (che ne ha una mista). Perché, allora, abbiamo votato contro questo decreto? Perché innanzitutto non crea un’autorità indipendente, che vigili sulle tariffe e sui servizi offerti dai gestori privati: l’unica concessione ottenuta è stata l’approvazione di un nostro ordine del giorno nella seduta di ieri, durante la quale abbiamo mandato sotto la maggioranza per 6 volte, ma sappiamo tutti quanto poco possa valere un ordine del giorno per un governo che non rispetta neppure gli impegni internazionali. Inoltre, perché questo provvedimento obbliga i Comuni a vendere quote di società che gestiscono il servizio idrico, indipendentemente dall’efficienza dello stesso: è un regalo enorme fatto ad alcuni grandi gruppi privati, sia italiani (come Acea ed Iride) che stranieri (come le francesi Veolia e Suez). E se cerchi Suez su Google, tanto per fare un esempio, scopri che un mese fa la città ungherese di Pécs “ha rescisso il contratto con la compagnia, accusandola di speculazione e di mancanza di trasparenza dopo avere riscontrato che le tariffe eccessive imposte sull’acqua andavano contro gli interessi dei residenti”. Se l’idea fosse stata quella di migliorare il servizio, insomma, saremmo stati disposti a discuterne: con le garanzie di cui sopra, naturalmente, ma ne avremmo anche discusso. Se invece si tratta di fare un favore a qualche grande impresa – o magari, la butto lì, a qualche potere forte in campo economico – non ci siamo proprio, né ci saremo mai.

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16 risposte a “Sorella acqua

  1. Sei andato vestito a lutto come ad ogni fiducia, suppongo, anche se oggi è il tuo compleanno… AUGURI!

    E grazie perchè con il tuo impegno ci spieghi meglio come funzionano le cose in questa nostra povera Italia!

    Buon proseguimento di lavoro, e ancora auguri, Diego

  2. Annamaria Rossi Bufo

    La privatizzazione della gestione dell’acqua mi preoccupa. Molto. Temo l’aumento delle tariffe, pressochè certo. Non è così ovunque e l’acqua è un bene che tenderà a scarseggiare. Nulla viene fatto per gli acquedotti che “fanno acqua da tutte le parti”. Nulla viene fatto per educare al risparmio di un bene così prezioso. Peggio, svenderemo a chi converrà di più al politico di turno, la gestione di un bene che diventerà prezioso come l’oro. Di più, perchè dell’oro si può fare a meno, dell’acqua no.

  3. Che dire dell’ennesima vergogna di questo governo che ha messo la fiducia perchè non sicuro neppure dei suoi.
    L’acqua aumenterà, come succede sempre quando privatizzano qualche bene pubblico, perchè, anzichè diminuire i prezzi come ci si potrebbe aspettare in un regime di concorrenza, si mettono d’accordo e formano un cartello, che sarebbe proibito dalla legge, ma vallo a provare.
    E i leghisti? Cosa racconterà agli agricoltori il loro ministro dell’agricoltura, quando irrorare i campi di granturco costerà dal 20 al 30 % in più.
    Mah!

  4. Scusate mi ero dimenticata di aggiungere:

    Laudato si mi Signore
    per frate vento et aere et nubilo et sereno
    et onne tempo: per lo quale
    alle tue creature dai sustentamento.

    Laudato si mi Signore
    per sora aqua la quale è multo utile
    et humile et pretiosa et casta.

    Laudato si mi Signore
    per frate focu, per lo quale annallumini
    la nocte: et ello è bello
    et jocundo et robustoso et forte.

    Laudato si mi Signore
    per sora nostra matre terra,
    la quale ne sustenta et governa et produce
    diversi fructi con coloruti flori et erba.

    Hanno comprato l’acqua, il fuoco (come energia)
    la terra, ci rimane solo l’aria.

  5. loredana mozzilli

    Su certe questioni come l’acqua un diritto universale non starei a censurare Di Pietro che seppure in modo plateale tuttavia ha posto il problema nei termini giusti, così come anche la richiesta di referendum, anche se tale strumento è ormai abusato.
    In ogni caso con l’approvazione di questa legge, anche con il benemerito emendamento del PD, il confine tra pubblico e privato, si assottiglia, perchè garantire ai privati la distribuzione del bene e quindi anche la gestione, è di fatto una privatizzazione nel senso che il sicuro aumento del costo dell’acqua al consumo è solo una delle più immediate conseguenze, ma in seguito potrebbero esserci altre “restrizioni”. La gestione mista di certi beni non si può fare su beni che sono all’origine della vita e garantiscono la sopravvivenza.

  6. Il problema non è se la distribuzione dell’acqua sia pubblica o privata, ma è che in ogni caso il pubblico deve esserci per fissare le regole e per farle rispettare, e le regole devono essere tali da consentire l’accesso e la disponibilità dell’acqua a tutti e che la distribuzione avvenga senza sprechi e senza inefficienze.
    Non mi pare che questo governo delle leggi ad personam, delle furbizie truffaldine e dei favori agli amici, abbia dato prova di voler e di saper esercitare questa funzione.
    Quindi – senza innescare un ulteriore guelfoghibellinismo su acquapubblica/acquaprivata, scontro che fa il gioco dei governanti perché sposta sul terreno della contrapposizione che divide (e loro imperano) e allontana i cittadini dalla comprensione dei veri termini del problema – teniamoci stretti al COME, perchè dipende tutto da questo.

  7. Franco Ferrario

    Ovviamente concordo con chi si indigna visto che ritengo che un paese che non tutela pubblicamente un bene come l’acqua (idem vale per l’aria) non è un paese civile; ma mi faccio una domanda in più: perchè un’amministrazione pubblica che spende ben oltre il 50% del PIL ha bisogno di fare questo provvedimento ? Perchè non ha le risorse ? ed allora dove mette quel 54% del PIL. Perchè non sa gestire ? Ed ancora mi chiedo perchè spendiamo tutti quei soldi ed ancor più perchè paghiamo le tasse ed anche come possiamo fare il minimo affidamento su coloro che non sanno nemmeno gestire l’acqua ? Perchè è interesse di qualcuno ? E perchè dovremmo favorire qualcuno sull’acqua ?
    Concludo per il parlamentare SarubbI.
    – quando farete la proposta che tra le infratsrutture da fare ci sia quella di portare un piccolo tubicino dalle fonti (che ricordo sono pubbliche poichè in concessione) a tutte le case in modo tale da separare l’acqua sanitaria da quella per bere e per cucinare ? (abbiamo metanizzato il paese, lo abbiamo connesso e non riusciamo a portare l’acqua da bere ?
    – a quando i partiti, i sindacati, etc si muoveranno a fare società cooperative di cittadini che possano loro gestire l’acqua ed a quando i partiti faranno una legge per dire che nelle gare costoro (poichè sono quelli che la bevono) hanno un diritto di prelazione ? Questo sarebbe davvero restituire l’acqua a tutti noi

    Cordiali saluti

    Ing. Franco Ferrario

  8. Concordo con l’ing. Ferrario.
    1. sulla fretta con cui il governo, sommerso da problemi più urgenti, decreta la privatizzazione della distribuzione: che bisogno ce n’è?
    Possibile risposta: “favori in corso”.

    2. partiti e sindacati, invece di lanciarsi a testa bassa nel confronto “meglio pubblico/ meglio privato”, dovrebbero stare sul punto e cogliere le opportunità di riappropriazione del servizio da parte degli utenti in tutti i modi e le forme che la nuova legge prevede.
    Riappropriazione della risorsa che certo non si realizza con l’attuale carrozzone pubblico che, mi si perdoni il gioco di parole, “fa acqua da tutte le parti”.

  9. Pingback: PS « La Casa Dei Giochi

  10. uno dei tanti problemi in gioco è che nessuno si perora più di verificare sul campo quello che ormai anche alcuni dei più scalmanati tifosi (in voghissima 10-15 anni fa, anche con centrosinistra al potere) non riesce più a mascherare: ossia, la bufala della maggiore efficienza della gestione privata delle risorse… è una bufale in teoria (se si è seri e idealisti il giusto) ma purtroppo anche in pratica, sopratutto se alla voce efficienza si guarda un po’ meglio sotto ai numeri dei bilanci.

  11. Oggi la maggioranza ha votato la privatizzazione dell’acqua. Che detta così è detta male, perché – proprio grazie ad un emendamento del Partito democratico, approvato al Senato – il decreto appena licenziato ribadisce che la proprietà dell’acqua resta pubblica.

    A questo link http://www.acquabenecomune.org/aprilia/article.php3?id_article=2573 trovi un esempio di acqua pubblica gestita da privati.

    Leggendo questo articolo puoi trovare sufficienti spunti per argomentare le tue ragioni, comunque della situazione dovrebbero esserne sufficientemente informati ON. MARIA TERESA AMICI (PD) che vive in Provincia di Latina, ma anche l’on MICHELE META (PD) Ex Assessore regionale ai lavori pubblici dal ’95 al 2000, ed ex segretario regionale dei Ds), padre della legge regionale del Lazio sull’acqua: vale a dire la legge n. 6/96 che gli addetti ai lavori chiamano “legge Meta-Besson”. Raimondo Besson (già cognato di Michele Meta) è l’attuale
    vice-presidente (espresso dai soci privati) di Acqualatina ed è stato membro del CdA di Acea Ato2.

    E ancora ci vieni a raccontare la favoletta del controllo pubblico? di autorità indipendenti, che vigilino sulle tariffe e sui servizi offerti dai gestori privati? Impossibile all’estero dove ci sono queste cose le gestioni vengono ripubblicizzate, così come a Parigi.

    Fabrizio

  12. Pingback: Altre 2 risposte di parlamentari sull’esame del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135 (Ronchi) sulla privatizzazione dell’acqua « Associazione Culturale I Care

  13. Pingback: Acqua ai privati, non sono bufale. Senza Autority, il mercato è aperto alla speculazione. « Yes, political! La rassegna stampa indignata e perplessa

  14. Credo anche io che probabilmente sia il solito favore a qualche oligarca.
    Che però tocca un bene comune di valore inestimabile.
    Vogliamo impegnarci tutti a combattere questa oscenità andando a firmare il referendum abrogativo ?
    Io sono già pronto, mi dicano dove si firma.

  15. danilo alessandroni

    sono convinto che l’acqua, come l’aria, sono beni pubblici che devono rimanere in mano pubblica. mi sarei aspettato da parlamentari che sono contrari alla privatizzazione, barricate e manifestazioni indignate contro la decisione del governo. vedete di non deludere anche quel poco di fiducia che ancora vi riponiamo. per quanto riguarda l’efficienza, questa dovrà essere garantita dalle istituzioni, se è vero che allo Stato spetta l’integrità e la salute dei cittadini. ci aspettiamo dalle forze più sensibili un comportamento coerente e deciso. date un senso e un valore a quel ruolo per cui siete stati eletti

  16. Ribadisco: niente barricate preconcette in nome del pubblic/privato. Strenua opposizione alla pratica di totale deregulation. Io non sono preparato per decidere se sia meglio un gestore pubblico o un panel di aziende trasparentemente scelte in base a criteri di efficienza e controllate dall’autorità pubblica, il che di fatto rende “pubbica” anhe l’erogazione del servizio.
    Altrimenti si fa a finire nella solita guerra di religione, e le guerre di religione finiscono sempre con farci occupare ddi questioni irrilevanti come l crocefisso in classe.

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