Il garante del sogno

Riprenderò a partecipare alla vita del Pd, ha detto Walter Veltroni al Corriere della sera, che ormai è diventato la nostra Gazzetta ufficiale. Lasci il Pd, come Francesco Rutelli e Linda Lanzillotta? Lo dici al Corriere. Ci resti, come Veltroni? Lo dici al Corriere. Mai nessuno che ci desse una notizia durante un congresso, che ne so, o magari una riunione di gruppo parlamentare, o anche solo in un’assemblea di circolo, quand’anche fosse il circolo della periferia più remota dell’impero: dal mio ingresso in politica in poi (ormai siamo ad un anno e mezzo, quasi due), ho sempre appreso le cose attraverso i giornali. In ogni caso, al di là del metodo utilizzato per l’annuncio, il rinnovato impegno di Veltroni mi sembra una buona notizia: di romanzieri l’Italia ne ha già parecchi, di leader politici credibili un po’ meno. Ed il Partito democratico, in particolare, ha bisogno di qualcuno che garantisca i delusi, i neo-lontani, quelli che avevano creduto ad un progetto e che ora si trovano dentro a qualcos’altro. Quelli che non pensavano di finire nel partito di Occhetto. Quelli che si guardano intorno, e mi chiamano, e mi chiedono, e mi dicono che se c’è da fare le valigie sono pronti, ma se c’è da combattere pure. Ne ho visti tanti, in questi giorni (a Modena, dove mi hanno invitato a spiegare la proposta di legge sulla cittadinanza; a Città di castello, dove ho parlato di libertà di informazione) e ne ho sentiti per telefono ancora di più: l’addio di Rutelli, così snobbato da molti, ha prodotto in realtà uno squarcio nel sogno. Ha fatto capire, cioè, che per l’impegno riformista ci possono essere altre strade, se quella del Pd diventa impraticabile: e non è una questione di poltrone, come molti di voi mi scrivono nei commenti, ma un disagio crescente (e diffuso) che ha bisogno di risposte. Ecco perché sono contento della decisione di Veltroni di rimettersi in campo, arrivata proprio in un momento delicatissimo: dai colloqui che sto avendo in queste ore – a proposito: quello con Bersani non c’è ancora stato, io continuo a fare pazientemente la fila come un soldatino e poi vi dirò – ho la percezione netta che serva davvero un garante del sogno, qualcuno che metta a disposizione la sua autorevolezza per vigilare sul rischio di manipolazioni genetiche del Partito democratico. Spero che Veltroni abbia la voglia di farlo, perché a me sembra l’unico candidato possibile, e che si sbrighi pure: un suo ritorno in pista da banalissimo capobastone non avrebbe nessun senso, anche perché in quel ruolo siamo già magnificamente attrezzati.

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18 risposte a “Il garante del sogno

  1. L’analisi non fa una piega, anche se a qualcuno il nome Veltroni suscita sorrisini sotto i baffi (uso la frase fatta senza allusioni). Bisognerà capire quale sarà il suo ruolo. Visto che citi Occhetto, ricordiamo che fine fece dopo le elezioni del 1994. I ruoli da padri nobili, in Italia, non sono quasi mai un segno di rispetto e stima per coloro a cui vengono attribuiti.
    E poi, del resto, non c’è già Dario Franceschini che dovrebbe farsi garante di una certa idea di Partito Democratico?
    E mi viene ancora in mente un articolo di Marcello Sorgi sulla Stampa di qualche settimana fa: Veltroni dovrebbe essere il candidato naturale alla Regione Lazio, per la sua immagine e per la sua capacità di attirare consensi in quella zona. Che ne pensi?
    Meglio un ruolo etereo di padre nobile e di garante o un ruolo operativo, magari vincente, ma che lo obbligherebbe, quanto meno per gratitudine, a non calcare troppo la mano nel suo ruolo di garanzia?

  2. Ciao Andrea, concordo appieno con la tua ultima frase.
    Il fatto che apprendiate tutto dai giornali, dovrebbe far riflettere sulla natura comunicativa del partito che finora ha latitato….

    Magari Veltroni darà un aiuto… spero senza troppo personalismo che è stata la sua pecca in passato.

  3. Sono contento che Veltroni confermi il suo impegno nel Partito Democratico.
    Non sono sicuro che lui riesca ad essere garante di un modello di partito e di un ideale politico oggi, dopo il fallimento di quel modello e di quell’ideale non già nei confronti dell’elettorato ma nei confronti dell’apparato stesso del partito che è stato ereditato dalle vecchie strutture pre-esistenti (e quindi marcatamente conservatrici sia nella componente ex-diessina che in quella ex-margheritina).
    Che dire?
    Concordo sul tuo auspicio.
    E spero che Bersani ascolti anche chi crede nel PD che dici tu, caro Andrea, oltre che incontrare (legittimamente) gli alleati e gli altri partiti non al governo.
    Sulla comunicazione dentro al PD invece occorre alzare la voce. Chi si trova a gestire un circolo (come me) spesso si trova alla mercé degli eventi, senza quella dotazione minima di nowhow, indispensabile per procedere con tranquillità: i regolamenti, gli statuti, le regole del partito si apprendono tardi e per vie collaterali. Su questo occorre intervenire, Corrieredella Sera a parte…

    Un saluto

  4. Il nuovo che avanza…

  5. il guaio e’ che la Binetti resta …. come si fa a votare un partito con la Binetti (e non per il cilicio, fatti suoi, per la sua omofobia)

  6. Quando il PD ha deciso di sottoporre i propri vertici e la propria linea alla volontà degli elettori sapeva benissimo quale rischio correva: quello di sbilanciarsi a sinistra con Marino, diventare più centrista con Franceschini o restare ciò che è (una formazione di centro-sinistra) con Bersani.
    E questo ha scelto la maggior parte degli elettori-sostenitori del PD.
    Essere qui, ora a fare la conta degli esuli (e scusami, ma al disagio proclamato da gente come Rutelli non riesco proprio a credere) è una realtà difficile da accettare. E’ uno schiaffo al meccanismo democratico (PROFONDAMENTE DEMOCRATICO) delle elezioni che stroncano sul nascere ogni velleità di autoreferenzialismo (troppo praticato in Italia).
    Quella di Rutelli non è una lezione, così come il ritorno di Veltroni non può essere una garanzia. L’unica garanzia DOBBIAMO essere NOI popolo del PD.
    Di ritorno da Roma, dopo “l’incoronazione” di Bersani, Damiano Zoffoli (consigliere regionale in Emilia Romagna) ha scritto: «per non deludere ancora una volta, ci vuole un PD più concreto e coraggioso; in sostanza c’è bisogno di te!»
    Questo è il mio sogno, questo è ciò per cui sono pronta a lottare.

  7. Interessante intervista ..” fa pensare anche sentire Tabacci, fino a ieri favorevole all’elezione di Bersani, dire oggi che con Bersani il Pd è troppo a sinistra. È come se si volesse far arretrare il Pd in un recin­to più tradizionale per fare spazio a posizioni centriste. Io resto fedele al progetto originario”. Già, fa pensare..come fosse una calcolata strategia di soffocamento dell’ipotesi originaria del PD..

  8. vi chiedo di ricordare, è ancora possibile nonostante il consueto esercizio di dimenticanza politica. Ricordate la nascita del Partito Democratico? Si disse che non era solo un nuovo partito, ma un partito nuovo, contemporaneo, sul modello anglossassone-statunitense, insomma l’agorà che tutti aspettavamo, il partito che fino al giorno prima potevi solo sognartelo.
    Era nato prematuro, prima di se stesso addirittura. Tutti una mattina abbiamo ricevuto la notizia che c’era il PD e a malapena esisteva. Eppure qualcosa non tornava, tanto per dire la novità. Apri il PD e scopri che è nelle mani dei soliti dirigenti di sinistra D’Alema, Prodi, Rutelli, ecc. Tutta gente che in politica c’è almeno da quando io ero alle elementari, altro che democrazia e primarie, insomma l’ennesimo cambio di etichetta. Unica attenuante è stato l’ingresso di sognatori come Andrea Sarubbi (vedi blog) e altri, il cui merito però sta nella triste rimozione delle preferenze, quanto di meno democratico ci possa essere.

    Tuttavia, salvo queste poche eccezioni, per vedere nel PD qualcosa di nuovo bisogna essere più addormentati che sognatori. Da partito del sogno a partito del sonno, i cui continui lanci di ideali servono come una ninna nanna. La solita occasione mancata per colpa della solita presenza delle solite persone, forse è stato solo un brutto sogno

  9. Sono soddisfatto del ritorno di Walter. Con dario possono garantir una certa vivacita’ che dopo le primarie sembra essersi persa. Mi sembra che l’avvento alla segreteria di Bersani, persona degna, ma piu’ uomo di governo che di partito, con la benedizione di D’Alema, rporti a un vecchio modo di far politica e non ci sia quel rinnovamento da tanti auspicati. Inoltre c’e’ il rischio che il dialogo che da sempre c’e’ tra D’Alema e il premier porti ancora acqua nostra a Di Pietro o a Rutelli. Quindi bisogna ripartire da Walter e da Dario per cercare di essere un vero partito riformista e moderno! REMO!!!

  10. E già, perchè in politica uno può andare via, ma anche tornare:Mai che ci si crei un posto per i nuovi volti !!
    Come mai gira e rigira, sono sempre gli stessi ?
    Andrea tu puoi dare una risposta?

  11. Ha fatto molti errori, ma Veltroni perlomeno ci credeva nel progetto PD, almeno nel progetto originario, quello che ha entusiasmato milioni di persone come me spingendole all’impegno attivo, anche provenienti dalla società civile.

    Per questo sono più che contento di questo suo “rientro” nel PD. Spero solo che nel frattempo “quel” PD non muoia definitivamente. E, per evitare ciò, è fondamentale che le persone come te e come noi non smettino di credere in una politica diversa, migliore, NUOVA. Senza aver paura di essere accusati di “nuovismo”.

    P.S. “Spero che Veltroni abbia la voglia di farlo, perché a me sembra l’unico candidato possibile, e che si sbrighi pure: un suo ritorno in pista da banalissimo capobastone non avrebbe nessun senso, anche perché in quel ruolo siamo già magnificamente attrezzati”.

    Fare cosa? A cosa ti riferisci con quel “l’unico candidato possibile”?

  12. P.P.S. La foto che hai messo l’ho sempre trovata allucinante però 😀

  13. Mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse che cosa s’intende per sinistra. Dai commenti vedo che Marino è di sinistra, che Prodi ( gia demoscristiano) è di sinistra, Rutelli, origine radicale, non è di sinistra.
    Allora, alcune battaglie che ci saranno, una volta che questo spudorato presidente del consiglio abbia messo a posto le sue cosucce, saranno sul testamento biologico, sulla pillola del giorno dopo, sulla fecondazione assistita che così com’è fa vergogna, sulla RU486 ecc. ecc.
    Questa famosa collaborazione dei cattolici c’è o non c’è? Questo stato è laico oppure no?
    E non pensate che la propria fede dovrebbe essere una cosa personale, talmente intima che un deputato non dovrebbe neppure dichiararlo, perchè sappiamo quali gentiluomini si ergono a difesa. L’abbiamo visto in occasione della discussione sul crocifisso nelle scuole.
    Un saluto

  14. manlio laurenti

    Un modo sicuro c’è,per scoprire perchè il CORRIERE sia diventato la voce ufficiale del PD.Edè lo stesso metodo grazie al quale ogni lettore di ogni giornale puo’ chiedersi chi sia colui che gli dice ovvero non gli dice certe cose.Ed è quello di leggersi la composizione del Consiglio di Amministrazione della societa’ editrice.Se in quel consiglio ci sono parecchi Juventini,quella deve essere la ragione per la quale il CORRIERE sta dalla parte degli avversari del Milan.Poi,in quel consiglio c’è anche Cesare Romiti,presidente onorario.Ai suoi tempi,la Fiat perdeva piu’ o meno 2 punti di quota di mercato all’anno.Romiti inoltre,assieme a De Benedetti e seguendo Bertinotti,si oppose in Confindustria,nel 1983.alla riforma della scala mobile .Se non fosse stata fatta,oggi saremmo in Argentina:il che puo’ non essere un problema per Svizzeridi REPUBBLICA e Francesi del CORRIERE,ma lo sarebbe per noi.Allora,forse il CDA di RCS non è tanto Juventino:è tanto un problema per l’Italia.D’altronde,a dirla tutta,ci sraebbe dell’altro:dove c’è De Bortoli,c’è da sempre profumo di baguette.Il CORRIERE,insomma,è il giornale dei nemici dell’Italia.

  15. Garante del sogno? La cruda realpolitik dell’uomo con i baffi lascia ben poco spazio al sogno. Per difendere il sogno Veltroni dovrà lottare con le unghie e con i denti, restituendo pan per focaccia ai tanti che si sono esercitati sulla sua schiena, con raffinati lavori di cesello, durante la sua segreteria (Bindi in testa, oggi ricompensata dai vincitori con gli evangelici trenta denari).

  16. manlio laurenti

    D’Alema in Europa,Veltroni torna nel PD.Non ci voleva molto,per immaginarselo.Amor senza baruffa fa la muffa,ma se ci si separa per un po’,molto meglio per entrambi.

  17. a parte il pessimo costume dell’annuncio a mezzo stampa, non vedo la notizia. Veltroni al momento e’ deputato eletto coi voti del PD, impegnarsi per il partito e’ il minino che ci si aspetta da lui.

    vuol forse dirci che invece di distrarsi coi vernissage della sua ultima fatica “letteraria” (in francia la chiamano “gauche caviar”), come ha fatto negli ultimi mesi, garantira’ la sua assidua presenza in aula ?

    bene! ma se io telefonassi a Cazzullo e gli chiedessi un’intervista a tutta pagina dal titolo: ” Oggi ho proprio voglia di andare a lavorare”, me la pubblicano ?

    al di la’ della valutazione politica del personaggio e delle sue penose ritirate per salvare la faccia quando tira brutta aria (nel 2001 come nel 2009), per favore smettiamola di identificare i politici coi “sogni” che dicono di rappresentare.

    veltroni ha avuto la sua occasione politica e ha perso, avanti un altro.

    se vuole mantenere vivo il sogno, facesse volantinaggio per l’on Sarubbi, e non stesse a mendicare una poltrona per lui o i suoi ex assessori

  18. Caro Andrea,
    l’hai letto il libro di Telese?
    Non mi ricordavo (all’epoca avevo 16 anni) che Veltroni era il responsabile nazionale della propaganda del PCI all’epoca della svolta.
    Mi piacerebbe capire meglio di quale sogno si stia parlando.
    Agostino

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