Guerra e fame

È curioso che sia proprio Silvio Berlusconi a chiedere date certe per gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo: proprio il suo governo, che poi sarebbe anche il nostro, sta infatti disattendendo tutti gli impegni presi in sede internazionale sul rispetto dei Millennium goals, gli obiettivi del Millennio che l’Onu si è data da qui al 2015. Ne ho parlato decine di volte e non ci tornerò sopra, anche perché dell’incontro di oggi alla Fao non mi sembra questa la notizia principale: la notizia, a mio modo di vedere, è che tutti – dal Papa al segretario generale delle Nazioni Unite – hanno concordato sul fatto che la fame nel mondo non si combatte con le politiche demografiche, ma con la redistribuzione delle risorse. Che ci sono per tutti. Finché lo dice il Vaticano, nulla di nuovo; che fosse d’accordo anche il Palazzo di vetro, invece, non me ne ero mai accorto. Dire che le risorse ci sono significa, secondo me, almeno due cose. La prima è che materialmente esistono, nel senso che la terra è già in grado di sfamare i suoi abitanti: Benedetto XVI citava, per condannarla, la pratica di distruggere le derrate alimentari per tenere alto il prezzo sul mercato, ma allo stesso modo potremmo aggiungere che basterebbe una dieta meno carnivora e più vegetariana – come diversi economisti sottolineano da anni – per fare in modo che, con gli stessi metri quadri di terra coltivata, si riescano a sfamare molte più persone (non sarebbe difficile arrivare a 7 volte tanto). Il secondo aspetto della vicenda è che le risorse – e qui non mi riferisco a pomodori e cereali, ma più in generale alle risorse economiche – vengono spesso destinate ad altro scopo: basta guardare la spesa globale per gli armamenti, che nell’ultimo anno non ha conosciuto nessuna crisi e che vede l’Italia ben (o mal, dipende dai punti di vista) piazzata nella classifica mondiale. Se gli Stati Uniti non spendevano così tanto dai tempi della seconda guerra mondiale, noi non siamo da meno: 40,6 miliardi di dollari nel 2008, pari al 2,8% della spesa mondiale. Ben sopra l’India, che pure non è uno staterello e che, invece di confinare con la neutrale Svizzera, ha la frontiera in comune con il Pakistan Colpa dei ricchi, come al solito? No, non solo. Perché anche i Paesi in cui si vive con un dollaro al giorno spendono, in media, oltre 200 dollari pro capite per gli armamenti, e perché il Brasile delle favelas è diventato la vera potenza militare dell’America Latina. Ma pensiamo un attimo all’Italia, ottavo Paese nel mondo per volume di spese nel settore: da noi la spesa pro capite per le armi è di circa 480 euro l’anno, che per coincidenza è esattamente l’importo della social card. Con le aziende in crisi e le famiglie alla terza settimana, forse un problema di distribuzione delle risorse esiste anche da noi.

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4 risposte a “Guerra e fame

  1. Sulla riunione della FAO alcune considerazioni:

    La Fao utilizza il 75% delle sue risorse per automantenere le sue strutture e soltanto il 25% per combattere la fame. Essendo una sostenitrice di Medici senza frontiere posso assicurare che, come si evince da una relazione annuale che viene regolarmente inviata ai soci, il bilancio è quasi invertito a paragone.
    Detto questo io apprezzo tutti quelli che concorrono, ciascuno con i mezzi che ha, alla battaglia contro la fame nel mondo e penso soprattutto all’enorme intollerabile spreco della spesa per gli armamenti.
    Tuttavia vorrei aggiungere ancora qualcosa. Se la distribuzione della ricchezza sarà sempre suddivisa così non si raggiungeranno mai risultati apprezzabili.
    Il gap fra ricchezza e povertà si sta allargando, i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Si trova naturale che uno viva con un dollaro al giorno e che un giocatore di pallone venga pagato milioni di euro.
    Io francamente non lo trovo naturale.
    Non condivido l’osservazione sulla demografia, perchè studi recenti hanno calcolato che con questa costante di crescita nel 2050 saremo 9 miliardi e ciò sarà insostenibile per il nostro pianeta.
    Un saluto

  2. L’Italia al recente G8 si è impegnata in quella che è denominata “Aquila Food Initiative” e stiamo aspettando che specifichi come e in che modo verranno trovate e spese risorse. Il rischio ancora una volta è che nel poco di risorse che il nostro paese destina alla lotta alla povertà si finisca per cadere in un gioco perverso di risorse che si tolgono da una parte (esempio lotta all’aids) per portarle su un’altra. In più, oltre alla quantità c’è anche in gioco la qualità… ad esempio destinare risorse allo sviluppo agricolo anziché all’aiuto alimentare fine a sé stesso. Viene da pensare al senso degli obiettivi del millennio… al senso e alla volontà (esiste realmente?) di porre fine a questa emergenza… perché di emergenza si tratta, forse non realmente percepita perché non mi spiego come, di fronte a soluzioni percorribili, esempi virtuosi anche provenienti dai paesi in via di sviluppo i governi si rifiutino di trovare i fondi necessari salvo continuare a ribadirli in sede di incontri internazionali. Eppure l’anno scorso, per salvare il sistema finanziario mondiale, non si ebbe difficoltà a trovare risorse economiche ingenti se confrontate a quelle che sarebbero necessarie per sconfiggere la fame.

  3. Caro Sarubbi,

    Che cosa intendi per spesa per armamenti dell’Italia? Qual è la fonte dei tuoi dati? Fai riferimento al bilancio della difesa? (che non è la spesa per armamenti, ma è l’unica voce che può lontanamente avvicinarsi ai 40 miliardi di dollari da te citati).

    Secondo l’Istituto Affari Internazionali, una volta operate alcune necessarie rettifiche, delle quali la più importante riguarda l’Arma dei Carabinieri, che svolge per oltre il 90% compiti di polizia interna, il bilancio della difesa è di circa 17 miliardi di euro, molto inferiore alla cifra da te indicata. Occorre anche precisare che oltre il 60% del bilancio è coperto da costi del personale, tagliare i quali non è nè semplice nè indolore.

    Più in generale, è un po’ troppo semplice pensare che l’Italia possa ignorare i propri impegni internazionali, tra i quali la partecipazione alle missioni all’estero, e soprattutto il fatto di essere membro della Nato, un’organizzazione alla quale il nostro paese deve oltre sessant’anni di libertà e di benessere. Almeno un po’ di gratitudine…

    Per saperne di più:

    http://www.dedalonews.it/it/index.php/04/2009/il-vero-bilancio-italiano-della-difesa/

  4. E purtroppo, nel frattempo, noi del PD ci siamo piegati alla retorica militarista, evidentemente per il peso delle lobby di quel settore.

    Vorrei un po’ più di coraggio …

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