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Il presidente tombarolo

Qui il gossip non c’entra, ragazzi miei: qui siamo di fronte ad una scoperta importantissima da un punto di vista archeologico, che riscriverebbe un pezzo della storia italica. Il metodo, lo riconosco, è un po’ particolare: il ritrovamento del tesoro non è dovuto stavolta ad un pool di archeologi, ma ad una signora dal mestiere ancora più antico, e non c’è stato neppure bisogno di scavare per terra, perché il tombarolo si è autodenunciato durante una notte di sesso – mentre Obama veniva eletto presidente degli Stati Uniti, guarda tu le coincidenze – e la singolare detective ha registrato tutto. Se la storia delle tombe fenicie a Villa Certosa fosse vera, diverse generazioni di studiosi dovrebbero rivedere tutto: dall’etimologia di Olbia alla teoria che i fenici avrebbero abitato solo la parte orientale del Mediterraneo. Lo so che state sorridendo, e che mentre io dico “tombe fenicie” voi pensate al lettone di Putin, ma questa è una cosa seria. In tutta onestà, però, il contesto della serata e la tipologia del tombarolo – notoriamente propenso alle storielle – mi fanno credere che Berlusconi abbia detto una fesseria: che le tombe, cioè, non siano fenicie ma puniche, anche perché nel 300 avanti Cristo la Sardegna era già punica. Questione chiusa? Neanche per sogno. Perché, se anche le tombe fossero puniche, nessuno era finora al corrente della loro esistenza: neppure il responsabile della Sovrintendenza locale, che avrebbe dovuto saperlo e che, invece, è caduto dalle nuvole. Se il comune cittadino trova per sbaglio un’anfora romana nel giardino di casa, mentre sta zappando l’orticello, non può spolverarla e portarsela in salotto: deve chiamare la sovrintendenza, anche se non gli va, perché quell’anfora non è sua, ma dello Stato. Lo Stato, infatti, è titolare del diritto di ricerca, è proprietario dei beni archeologici (art. 826 del Codice civile: “Fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato le cose d’interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico, da chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo”) e, pagando un indennizzo, può espropriare i fondi interessati o disporne l’occupazione temporanea. Accanto al lato archeologico della vicenda, che – ripeto – mi sembra destinato a finire in una bolla di sapone, ne esiste dunque uno etico e giuridico: quella necropoli, afferma la legge italiana, non appartiene al proprietario di Villa Certosa, ma allo Stato, dunque a tutti noi. A questo punto, gli avvocati del premier non hanno che una strada: mettere in dubbio l’autenticità delle registrazioni e – qualora questa venisse provata – cercare di cavarsela con una figuraccia, dicendo che il loro cliente stava semplicemente millantando e che non c’è nulla di vero. Ma la testimone potrebbe ribattere, a sua volta, di aver visto le foto, magari indicandone alcuni particolari suscettibili di riscontro, e la Procura avvierebbe un procedimento penale. Ispezione a Villa Certosa, processo, sentenza? Maddeché, c’è il lodo Alfano.

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Le crepe nascoste

Nell’overdose di immagini e di interviste che stanno arrivando dal G8, c’è un video che difficilmente vedrete in tv. Lo ha girato Action aid, una ong impegnata nella lotta alla povertà, partendo dalla domanda più banale: l’Italia, che in sede internazionale non ha mai i soldi per rispettare gli impegni già firmati, ha risparmiato davvero nello spostamento del vertice all’Aquila? E quali vantaggi – oltre a quello innegabile di immagine per il governo stesso – ne deriveranno per i terremotati? E quanto effettivamente si è speso? Non voglio raccontarvi tutto in anticipo (qui sopra trovate la versione integrale del video, che vi consiglio; su questo link, invece, la versione breve), ma c’è un’intervista al sindaco della Maddalena, Angelo Comiti, che fa riflettere. Così come fa riflettere l’immagine del terremotato che dorme nella cuccetta del treno, soprattutto confrontandola con le immagini sfavillanti del vertice in corso: “stridono l’agio, i doni e le cene riservate ai leader – nota anche Avvenire, stamattina – quando a pochi passi migliaia di persone sono sfollate nelle tendopoli”. Il messaggio che Berlusconi cerca di far passare in questi giorni – ripetutomi pure da alcuni colleghi del Pdl, con gli occhi spalancati – è che il governo abbia fatto un miracolo. Ed è questa la vulgata che si sta affermando: dopo l’invito del presidente Napolitano ad abbassare i toni nei giorni del vertice, poi, figuriamoci se noi ci mettiamo a fare polemiche proprio ora. Ma Action aid, che non è legata a nessun partito politico, ci offre con questo video parecchi spunti di riflessione sulla totale mancanza di trasparenza nell’organizzazione del G8: tanto in Sardegna come in Abruzzo. Per quanto riguarda la Maddalena, il progetto in sé era ottimo, ma il suo affidamento alla Protezione civile (tanto per cambiare) ha significato l’adozione di procedure straordinarie e discrezionali, fra le quali l’apertura di una contabilità speciale che ha fatto perdere il conto dei fondi stanziati. 327 milioni di euro sono stati assegnati senza una gara pubblica: tanto per fare un esempio, la Mita resort di Emma Marcegaglia si è aggiudicata tutta l’area dell’ex arsenale senza sfidanti. Inoltre, si è attinto come sempre dal bancomat dei Fas, i Fondi europei per le aree sottoutilizzate, come se fosse un pozzo senza fondo: lo testimoniano i 60 milioni di euro spesi per la Residenza Carlo Felice, che non si capisce ancora a cosa verrà destinata. Arriva il terremoto e Berlusconi cambia la sede del G8. Ma non cambiano, purtroppo, le procedure: ancora una volta l’organizzazione del vertice finisce nelle mani della Protezione civile, ancora una volta si perde il conto dei soldi e la trasparenza sugli appalti. Il vertice è ormai al terzo giorno, ma l’Italia non sa quanto siano costati l’allargamento dell’aeroporto, la nuova strada, la ristrutturazione della caserma di Coppito; quanto agli appalti, la chiarezza latita anche qui: lo testimonia la gara informale (e sottolineo informale) con cui la Protezione civile ha assegnato quello per le piastre antisismiche, costato oltre 100 milioni di euro. Action aid non dice che Berlusconi si sia messo i soldi in tasca, e neppure lo dubita. Dice soltanto, tra le righe ma non troppo di questo video, che un Paese chiamato a presiedere il vertice dei Grandi abbia innanzitutto il dovere della trasparenza. Altrimenti, quando ci sentiremo rispondere – come è accaduto proprio ieri a me, in Aula – che mancano i soldi per rispettare gli impegni presi in sede internazionale nella lotta alla povertà, non crederemo più a nessuno.

Il coniglio dal cilindro

Prima di scrivere, stavolta, ho contato fino a dieci. Perché non volevo apparire irrispettoso nei confronti delle vittime del terremoto, non volevo dare l’impressione – che qualcuno nei commenti del blog mi ha rinfacciato – di non essere abbastanza addolorato. Però, ora che hanno parlato tutti quelli più importanti di me e la polemica è quasi vecchiotta, posso dire che il governo continua a cercare toppe peggiori del buco. La settimana scorsa, l’idea geniale del 5 per mille per finanziare la ricostruzione: tutti soldi, come spiegai, tolti al terzo settore. La rivolta delle associazioni di volontariato, unita alla nostra opposizione, ha fatto cambiare idea a Tremonti: sarà un 5 per mille aggiuntivo a quello già esistente, non alternativo. Olé. Neppure il tempo di esultare, che è uscito dal cilindro l’altro coniglio: il G8 si farà all’Aquila. Se la scusa è di risparmiare 220 milioni di euro, non voglio neppure rispondere, perché bastava l’election day e non si sarebbe fatto un danno alla Sardegna. Apro parentesi: nella campagna elettorale contro Soru, Berlusconi si è giocato la faccia sul G8. Ora, il terremoto non è colpa sua, ma sono sicuro che – se le elezioni regionali in Sardegna fossero state a giugno, anziché due mesi fa – un’idea del genere a Silvio non sarebbe neppure passata per la testa. E qui uno potrebbe avviare una discussione lunga e stantia sulle promesse elettorali, ma lasciamo perdere e chiudiamo la parentesi. Il motivo vero, dicevamo, non è e non può essere il risparmio di cassa: la ragione dello spostamento è una comprensibilissima ragione di immagine, che però sarebbe molto più onesto ammettere. C’è un Paese profondamente toccato dalla tragedia e Berlusconi lo colpisce al cuore: un po’ perché si vota a giugno e il G8 è a luglio, un po’ perché c’è questo record di gradimento interplanetario da battere ed il nostro non vuole essere secondo neppure ai marziani. E così ci troveremo, a luglio, con 20 mila persone di troppo, in un posto in cui c’è solo bisogno di lavorare: il summit dei leader mondiali tra le macerie del terremoto è come un convegno di medici all’interno di un’ambulanza durante una rianimazione. Peccato, perché metà dell’idea non era male: si poteva trasferire all’Aquila, se proprio si voleva dare un segnale al mondo, il vertice parallelo al G8, quello che Obama ha chiesto di tenere sull’ambiente. Intanto, perché il numero di partecipanti sarebbe stato nettamente inferiore; poi, perché senza i leader non ci sarebbero stati grandi problemi di sicurezza e dunque non sarebbe stato necessario inviare 16 mila agenti; infine, perché il teatro di un terremoto potrebbe essere, anche simbolicamente, il luogo migliore per mettere ogni Nazione di fronte alle proprie responsabilità nei confronti dell’ambiente e della sua tutela. I capi di Stato e di governo, invece, avrebbero potuto svolgere il G8 alla Maddalena, come programmato. Magari senza quegli sfarzi che Berlusconi aveva in mente, compresa la festa a Villa Certosa.