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In mani sicure

Se volete, vi dico che sono contento per la grande folla delle primarie: un esercizio di democrazia che gli altri partiti nemmeno si sognano, eccetera eccetera. Se volete, vi aggiungo che Pierluigi Bersani è un’ottima persona, una delle migliori in giro, e che gli lascerei i miei bambini per una settimana o due, senza paura che me li mangi. Infine, potrei scrivere una quarantina di righe (o anche di più) in equilibrio, girando intorno al concetto che il partito ha dimostrato di essere plurale, di avere più anime, e che la vittoria di una non significherà necessariamente la morte delle altre. Potrei cavarmela dignitosamente, insomma, senza dire mezza-bugia-mezza e tenendomi buoni i vincitori, perché nella vita non si sa mai. Invece no, io sono triste, che non so come si dica in politichese ma in italiano si dice triste, per lo stesso motivo per cui tutti gli altri partiti stanno facendo festa: dal Pdl all’Udc, dalla Lega all’Idv, dall’Mpa ai resti della sinistra radicale, la giostra dei commenti è monocorde. Non ce n’è uno che dica: peccato, il Pd ha perso un’occasione d’oro. No, parlano tutti di identità – la dichiarazione più diabolica è quella di Cossiga, che augura a Bersani di ricostruire “un grande partito socialista, che sani le fratture delle scissioni di Firenze e poi del partito di Rifondazione comunista, dei Comunisti italiani e della stessa sinistra radicale, un partito che a pieno titolo faccia parte del Partito Socialista Europeo” – e non vedono l’ora che il Partito democratico ritorni, per dirla con gli slogan di chi ha vinto, “in mani sicure”. Perché è lì, nelle mani di papà, che si sta più al caldo. Perché è lì, nelle mani di papà, che non ti vengono strani grilli per la testa, tipo quello di unire le forze riformiste senza trattini e di semplificare il panorama politico italiano, spingendolo verso un bipolarismo dell’alternanza. Forse può capirmi solo chi ha fatto il progetto Erasmus, come me, o chi ha passato un paio d’anni fuori di casa per altri motivi: quando torni, le stesse mani di papà – che prima, nonostante tutto, ti davano certezze – oggi ti sembrano un abbraccio mortale. Perché nel frattempo, tra uno sbaglio e l’altro, sei diventato uomo, o almeno ci hai provato.