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L’autogol

Mentre la Guzzanti saliva sul palco di piazza Navona, nel tardo pomeriggio di ieri, alla Camera si discuteva con toni quanto mai accesi sul colpo di mano deciso da Fini: sessant’anni di regolamenti parlamentari violentati in una botta sola, per far approvare entro domani sera il lodo Alfano. I deputati dell’Italia dei valori erano tutti assenti, tranne i pochissimi autorizzati da Di Pietro a restare in Aula: uno di loro, stamattina, mi ha confessato la sua felicità per non avere partecipato alla manifestazione, che anche i giornali più forcaioli definiscono oggi un clamoroso autogol. Sarebbe troppo facile, per me, accanirmi sulle offese al Papa ed al presidente della Repubblica: non lo faccio perché parlano da sole ed anche perché, ne sono certo, non rispecchiano il sentimento delle persone scese in piazza. Preferisco raccontarvi quello che è avvenuto dopo, mentre piazza Navona si svuotava e le agenzie battevano resoconti impietosi: in Sala Berlinguer, al secondo piano del Palazzo dei gruppi, noi deputati del Pd abbiamo discusso per un paio d’ore sul clima politico attuale, sul messaggio da dare al Paese e sui provvedimenti che, purtroppo, ci attendono in Aula. Il primo è il lodo Alfano: avevamo cercato invano di iniziare il dialogo, proponendo una legge costituzionale che entrasse in vigore nella prossima legislatura, ma la preoccupazione di Berlusconi per le proprie sorti è pari alla sua forza parlamentare e quindi fra 24 ore o poco più sarà immune dai giudici. Il secondo è la blocca-processi: una vera follia, che la stessa maggioranza – a mio parere – ritirerà, dopo averla utilizzata come spauracchio ed avere ottenuto, comunque, quello che voleva. Poi c’è il resto del decreto sicurezza, e qui segnalo una nostra vittoria: dopo la denuncia di Sant’Egidio, la schedatura dei rom per etnia e religione è finita anche a Strasburgo e pare che verrà sospesa, in attesa di capire se è compatibile con le norme europee. Infine, le intercettazioni: una materia che non accetteremo di far disciplinare da un decreto legge, ma su cui chiediamo di aprire un confronto serio in Parlamento. Ecco, io questa la chiamo opposizione. Se Beppe Grillo e Sabina Guzzanti la pensano diversamente, sono problemi loro.

All’ombra del cupolone

all\'ombra del cupolone

Molti articoli dei giornali di oggi accostano il Papa a Tremonti: merito (o colpa, fate voi) dell’Angelus di ieri, il primo da Castel Gandolfo, in cui Benedetto XVI invitava i partecipanti al G8 a preoccuparsi dei poveri e condannava “le speculazioni e le turbolenze finanziarie, con i loro effetti perversi sui prezzi degli alimenti e dell’energia”. L’allusivo sillogismo è il seguente: nel suo libro, “La paura e la speranza”, il ministro dell’Economia attribuisce i mali del mondo alle speculazioni finanziarie; nella preghiera domenicale, il Pontefice denuncia questo problema; ergo, Tremonti è il ghost writer del Papa (o viceversa). Scrive testualmente Il Messaggero: “Probabilmente Giulio Tremonti non si aspettava di poter presentare a Bruxelles il suo piano contro il caro-petrolio proprio all’indomani di un’esortazione papale che ricorre alla sua stessa terminologia”. Tu, cattolico del Centrosinistra, sei forse geloso che il Papa sia d’accordo col governo? No, se il governo dice cose di buonsenso. Oltre tutto, vorrei vedere un faccia a faccia tra il Papa e Tremonti sui fondi alla cooperazione internazionale, prima di trarre conclusioni affrettate. Ma il discorso che volevo fare è un altro. Sempre sui quotidiani di oggi, poche pagine più avanti, ha grande spazio la polemica tra la Curia di Milano ed un altro ministro, Maroni: merito (o colpa, anche qui fate voi) della vicenda di via Jenner, dove i musulmani ormai non entrano più nel garage adibito a moschea e si mettono a pregare sui marciapiedi. Maroni li vuole sfrattare, mons. Bottoni gli dà del “fascista”. “La Chiesa ce l’ha con la Lega?”, gli chiede il Corriere della Sera. “No, Avvenire ci tratta benissimo e ci ha dato ragione sui rom”, risponde Maroni. Al quale andrebbe ricordato che Famiglia Cristiana, invece, ha appena massacrato Berlusconi sulla questione delle impronte digitali ai bambini nomadi, e che Castelli se l’è presa parecchio, accusando Famiglia cristiana di “non rappresentare nessuno” e di non farsi i cavoli suoi. Tu, cattolico del Centrosinistra, sei forse orgoglioso che i paolini diano mazzate ai tuoi avversari? Un po’ sì, visto che ne hanno date pure a noi, ma il discorso che volevo fare non è neppure questo. Il discorso che volevo fare, in realtà, è una domanda secca: ma perché, onorevoli colleghi (e quando dico colleghi penso pure ai giornalisti), non la finite di lamentarvi delle intrusioni della Chiesa se poi vi fa comodo tirarla continuamente per la giacchetta?

Ladri alla nascita

zingari

Da qualche anno, la Garbatella passa per un posto fighetto. Quasi chic. Non era così quando ci andarono ad abitare i miei zii, negli anni Cinquanta: all’epoca, era il quartiere che, insieme a San Basilio e pochi altri, forniva più ospiti alle carceri romane. Girava la voce che fosse un problema antropologico: gli abitanti della Garbatella erano più inclini a rubare, erano nati ladri. Una cosa simile la dicevano anche i newyorchesi, ad inizio secolo, su di noi: le statistiche dei reati vedevano spesso protagonisti i nostri connazionali, e così gli italiani erano accusati di essere criminali per natura. Cesare Lombroso, invece, teorizzava l’inferiorità razziale dei meridionali, insofferenti al lavoro metodico, incapaci di adattarsi ai ritmi delle società moderne, privi di sentimento sociale. Peggio ancora, però, pensava degli zingari, che catalogava come dolicocefali: il loro cranio allungato, come quello delle scimmie, li condannava a delinquere. “Alle teorie di Lombroso, ormai, non crede più nessuno, ma quella sugli zingari evidentemente continua ad esercitare un certo fascino, visto che nei loro confronti si continua a ragionare in termini di etnia e non di persone”: la provocazione è della Comunità di Sant’Egidio, che oggi ha tenuto una conferenza stampa sul caso rom. “Non parliamo di emergenza rom”, ha tenuto a sottolineare il presidente, Marco Impagliazzo, ribadendo che non servono leggi speciali, ma occorre lavorare sull’unica strada possibile: quella dell’integrazione. Si è discusso, naturalmente, delle impronte digitali, e Sant’Egidio ha spiegato la propria contrarietà: innanzitutto, il regolamento europeo che le prevede per i bambini dai 6 anni in su, e solo ai fini del rilascio del permesso di soggiorno, non verrà recepito dall’Italia prima di tre anni; lo stesso regolamento, inoltre, parla di cittadini extracomunitari, mentre da noi gli zingari sono in maggioranza cittadini italiani o di Paesi membri dell’Ue; infine, in Europa l’identificazione dei minori è generalmente legata agli adulti. Per gli zingari, invece, non sembrano valere nemmeno le regole più elementari: nella conferenza stampa è stato mostrato un documento, rilasciato dal Commissario delegato per la Campania, in cui un ragazzo serbo è stato catalogato anche secondo la religione (“ortodosso”) e l’etnia (“rom di Serbia”). Come si faceva per gli ebrei, nel regime di Vichy, e contro ogni indicazione della Corte europea per i diritti dell’uomo. Un altro caso incredibile – ha spiegato Mario Marazziti, portavoce della Comunità – è quello dei rom provenienti dall’ex Jugoslavia: sono arrivati decenni fa e non hanno più il passaporto, perché nel frattempo la Jugoslavia è sparita. Così vengono portati nei Cpt e poi espulsi, ma la Bosnia non li riconosce come propri cittadini e li restuisce all’Italia, che li rimette nei Cpt. Sono ormai alla terza generazione di bambini nati nel nostro Paese, ma la legge italiana sulla cittadinanza non consente loro di diventare italiani. Perché non aprire una pratica per apolidia? Perché non concedere un permesso di soggiorno per motivi umanitari? Ero andato per ascoltare e non c’erano miei interventi in programma… ma dopo queste denunce non ho resistito, e davanti ai giornalisti ho preso l’impegno di presentare una proposta di legge sulla riforma della cittadinanza, che preveda – come negli Stati Uniti – lo ius soli: la possibilità di diventare italiano, cioè, per chiunque nasca nel nostro territorio. Anche se, con questa maggioranza, sarà difficile farla passare.

Bambini pericolosi

impronte digitali bambini rom

Non è vero che i politici siano fannulloni: basti guardare la riunione fissata nel pomeriggio di oggi, domenica 29 giugno, dal leghista Maroni. Invece di andare al mare, il nostro ministro dell’Interno ha convocato i prefetti di Roma, Milano e Napoli per spiegare loro che verranno prese le impronte digitali ai rom, bambini compresi. Visto che i cattolici della maggioranza continuano a tacere, stamattina ci ha pensato la fondazione Migrantes (organo ufficiale della Conferenza episcopale italiana) ad esprimere tutta la propria “forte preoccupazione”, per “il persistere, anzi l’estendersi di un clima di tensione” verso immigrati clandestini e nomadi. “Nei confronti di immigrati e rom – si legge nel comunicato diffuso da Migrantes al termine di una riunione a Verona – si assiste di giorno in giorno al paventare provvedimenti restrittivi e discriminatori che, prima ancora di essere attuati, destano allarme ed agitazione generale con la previsione di tempi burrascosi per tutti: per chi è fatto bersaglio diretto di tali provvedimenti, per chi con maggiore o minore insistenza li ha reclamati e per tutta la nostra società italiana”. L’intento, rileva Migrantes, sarebbe quello di “rimuovere le paure degli italiani”, ma “queste misure, oltre ad essere inefficaci”, sembra che “vadano in direzione contraria”. I vescovi, dunque, si dicono contrari alla politica del giro di vite annunciata dal governo (che riesuma “una specie di xenofobia o peggio di discriminazione razziale”), non usano mezzi termini sulle impronte digitali (“Non si comprende perché vengano prelevate soltanto ai minori di questa minuscola etnia rom, quando proprio in questi mesi si è spesso informati di bande minorili italiane, che scorrazzano per le vie e parchi delle nostre città”) e neppure sullo smantellamento dei campi (“Si continua ad annunciarlo, senza indicare sotto quale tetto i rom possano sopravvivere”). Migrantes contesta anche il progetto di rendere reato l’immigrazione clandestina, accusando il governo di punire due categorie di disperati: le “grandi masse di lavoratori che con un filo di speranza sono in cerca una qualche regolarizzazione” e “chi chiede asilo o protezione umanitaria”. In questo modo – conclude la fondazione promossa dalla Cei – “immigrati e rom diventano facile capro espiatorio dei mali e dissesti della nostra società, che hanno ben più profonde radici”. Carta canta. E mi sa che ‘sto post me lo conservo per la prossima visita di Berlusconi dal Papa.

Mai senza l’altro

bimbi integrazione

Il titolo di questo post è lo stesso di una lettera che non ha fatto notizia, tranne un articolo su Repubblica ed un pezzo sull’agenzia Misna. Me l’ha inviata un professore di religione milanese, ma l’ha scritta la Conferenza degli istituti missionari: pare che ne abbiano mandato una copia anche ad Avvenire, che però non l’ha pubblicata. Parla del contesto politico attuale, dell’aria pesante che si respira nei confronti degli immigrati. Eccola qui. “Siamo missionari/e, cioè migranti. Abbiamo passato buona parte delle nostra vita altrove, da ‘stranieri’. Come tali ci siamo sentiti accolti, amati, e abbiamo convissuto esperienze esaltanti di incontro, scambio ed arricchimento. Nei giorni di guerra e conflitti alcuni/e di noi sono stati protetti e salvati da coloro che ci ‘ospitavano’. Conosciamo per esperienza la ‘debolezza’ di trovarsi in un Paese ‘straniero’. Quegli anni e quei volti e quelle speranze ci hanno resi più attenti e vulnerabili; ci hanno aperto gli occhi sulla realtà del nostro mondo; ci hanno trasformati! Come missionari/e siamo profondamente feriti da quanto sta accadendo nella nostra terra, rispetto ai migranti. Ci preoccupa il ‘virus’ che gradualmente sta infettando non solo parte della nostra società, ma, purtroppo, anche porzioni delle nostre stesse comunità missionarie! Un ‘virus’ che spinge a considerare immigrati, Rom, i ‘senza documenti’, come gente che ruba, violenta, diventa ‘il nemico’ che minaccia la nostra sicurezza. Come missionari/e siamo profondamente indignati perché persuasi che ogni attentato perpetrato alla dignità della persona si afferma come radicale negazione di un comune progetto di umanità che insieme abbiamo la responsabilità di costruire. La ‘criminalizzazione’ dei migranti e il conseguente tentativo di farne il ‘capro espiatorio’ per una crisi sociale che ha ben altre radici, ci amareggia e ci spinge a dissentire dallo ‘spirito’ che sembra prevalere nella società. Ci sembra di riconoscere lo stesso ‘virus’ che ha coinvolto, attraverso il crescente ricorso alla violenza e alla logica della competizione e della manipolazione mediatico-politica, il nostro tessuto sociale, minandone le difese ‘civili’. Come cittadini, ci preoccupa il rinnegamento dei valori portanti di una Costituzione con la quale ci identifichiamo e che, seppur faticosamente, ha offerto negli anni spunti e prospettive di solidarietà e civile convivenza. Come discepoli di Cristo, rimaniamo sconcertati nel constatare come episodi di intolleranza, giustizia sommaria, discriminazione ed esclusione abbiano potuto trovare terreno fertile anche in varie comunità cristiane. Questi fatti gettano una luce particolarmente inquietante sul tipo di Vangelo e di ‘evangelizzazione’ che in tutti questi anni la Chiesa, cui apparteniamo e di cui siamo espressione, ha proclamato e testimoniato. Siamo infatti persuasi che il ‘virus’ di cui sopra deve essere combattuto anche attraverso la nostra predicazione, l’accoglienza evangelica e la testimonianza quotidiana di ospitalità. Vogliamo esprimere solidarietà e vicinanza ai nostri fratelli e sorelle migranti assicurando loro che non saranno mai soli in questo viaggio di speranza comune. Invitiamo le nostre comunità missionarie e quanti/e hanno a cuore la dignità della persona e i valori del Vangelo a contrastare in ogni modo la logica violenta dell’esclusione e della criminalizzazione dei migranti. Mettiamoci insieme per continuare a creare spazi di ospitalità e di dialogo, che soli assicureranno il germoglio di un futuro più umano per tutti. Il futuro della nostra società è legato ai nostri cuori aperti e ospitali. Mai senza l’altro!”.