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La rabbia e l’orgoglio

rom torregaveta

The picture that shames Italy

Il Parlamento ha tempi un po’ lunghi. Così può capitare che si discuta della nostra interpellanza sulle impronte digitali ai bambini rom, presentata parecchio tempo fa, quando la Camera ha già approvato un emendamento (voluto da noi) che estende il provvedimento a tutti. Eppure, quella di ieri pomeriggio non è stata una discussione inutile, perché abbiamo ribadito in Aula la nostra preoccupazione per un approccio culturale che sta già provocando danni: parlare di rom e sinti come di un’emergenza (termine che il governo ha utilizzato anche oggi, relativamente all’immigrazione) è la premessa indispensabile per dare il via libera a misure da Stato di polizia. Un atteggiamento che mi ricorda quello di Bush verso l’Iraq: prima l’emergenza delle armi di distruzioni di massa, creata ad arte, e poi il ricorso al concetto di guerra preventiva. I danni – lo abbiamo ricordato anche ieri – sono già sotto i nostri occhi: le due ragazzine rom morte sulla spiaggia di Torregaveta, di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi, sono il prodotto di queste barricate culturali che fanno a pugni con il Vangelo. “Dove sono finiti i difensori delle radici cristiane dell’Europa?”, si chiedevano ieri polemicamente 5 associazioni cattoliche impegnate in difesa degli immigrati (Caritas, Migrantes, Centro Astalli, Acli e Sant’Egidio), ed è difficile dar loro torto. Per fortuna, in questo campo la Chiesa continua a dare una testimonianza forte: mercoledì sera, la Comunità di Sant’Egidio ha ricordato Violeta e Cristina con una cerimonia sulla spiaggia di Ercolano, insieme ad alcuni familiari delle ragazze. Ognuno dei presenti ha lasciato un fiore sotto una croce, come gesto di quella pietà che, purtroppo, sabato scorso alcune persone non avevano avuto. Stasera, invece, la diocesi di Pozzuoli ha organizzato una processione da Monte di Procida a Torregaveta: un altro momento di preghiera non solo per le ragazze e le loro famiglie, ma anche per una comunità che ha bisogno di riscoprire il senso profondo dell’accoglienza. Anche io, per il poco che potevo, ho cercato di compiere due piccoli gesti. Prima ho scritto una lettera alla Comunità di Sant’Egidio, raccogliendo le firme di tutti i deputati del Pd eletti in Campania, per esprimere i nostri sentimenti contrastanti: rabbia per quanto accaduto sabato, orgoglio per tutti i tentativi di non lasciare soli i parenti delle ragazze. Poi ho chiesto al Pd di Bacoli di portare due mazzi di fiori alle famiglie di Violeta e Cristina: glieli hanno consegnati Franco e Carlo, che si sono quasi offesi quando mi sono offerto di pagarli.

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Bentornati in Occidente

Berlusconi l’aveva detto: ora che non c’è più la monnezza per strada, Napoli è finalmente tornata in Occidente. Cosa volesse dire è già abbastanza chiaro, ma è ancora più evidente se si rilegge una sua famosa dichiarazione del 26 settembre 2001, due settimane dopo gli attentati alle Torri Gemelle: “L’Occidente – affermò all’epoca, e non mi pare abbia cambiato idea da allora – deve avere la consapevolezza della superiorità della sua civiltà. Una civiltà che ha garantito benessere largo ai popoli e garantito il rispetto dei diritti umani, di quelli religiosi, che non c’è nei paesi islamici, il rispetto dei diritti politici”. Vado su wikipedia per cercare di capire meglio: il termine civilitas (le buone maniere dei cittadini), inizialmente contrapposto a rusticitas (la rozzezza dei contadini) include a partire dal Rinascimento “un giudizio di valore del proprio modo di vita, considerato più progredito, rispetto a quello di altre e differenti culture, sia antiche, sia extraeuropee, la conoscenza delle quali si andava diffondendo in Europa”. Con il ritorno in Occidente, dunque, Napoli è tornata alla forma più alta di civiltà, ha detto in sostanza il presidente del Consiglio, e stavolta non ce l’ho con lui, ma con l’Occidente. Nella civilissima spiaggia di Torregaveta, ripulita dai rifiuti, quattro ragazzine rom, venute con la Cumana dal campo di Scampia, cercavano ieri mattina di vendere ai bagnanti braccialetti e calamite per i frigoriferi; poi si sono buttate in acqua e, dopo un po’, sono sparite, inghiottite dalle onde. Una signora ha chiamato il 118, ma i soccorritori sono riusciti a salvare solo due ragazze: le altre due – Violetta e Cristina, 12 e 11 anni – erano già morte. “Abbiamo recuperato quei corpi tra l’indifferenza generale”, ha spiegato Pasquale Desiato, l’autista dell’ambulanza, e le foto diffuse oggi dai giornali sono raccapriccianti: due corpi distesi sulla sabbia, coperti a malapena da altrettanti teli, mentre la gente attorno continua a mangiare (era ora di pranzo, capirete) e prende il sole sulla sdraio come se niente fosse. Bentornati in Occidente.

Progetti smarriti

Effathà non è solo la parola che Gesù dice al sordomuto, prima di guarirlo. E’ anche il nome della scuola di italiano per stranieri che da una decina d’anni porta avanti la parrocchia di San Carlo da Sezze, a Roma. Alle due lezioni settimanali partecipano 200 iscritti – provengono in maggioranza da Sri Lanka e Bangladesh, ma non mancano rumeni, sudamericani e maghrebini – divisi in quattro classi a seconda del livello di conoscenza della lingua. I banchi sono vecchi, i computer mancano: a settembre, però, arriveranno i 50 mila euro del vecchio Fondo per l’inclusione sociale e si potrà provvedere ad un riammodernamento delle strutture. Niente da fare, invece, per il nascente sportello legale: la parrocchia sperava di vincere un altro bando, in modo da poter coinvolgere a tempo pieno qualche professionista, ma il taglio di questo Fondo, inserito dal governo fra le coperture dell’abolizione dell’Ici, ha ucciso sul nascere tutti i progetti. Eppure, ancora oggi abbiamo sentito Berlusconi parlare di integrazione, poche ore prima che la sua maggioranza chiedesse al Parlamento la fiducia sul decreto sicurezza. Mi è piaciuto molto l’intervento di Gianclaudio Bressa, nostro vicecapogruppo alla Camera: ve ne riporto qui sotto alcuni passaggi.

GIANCLAUDIO BRESSA.  (…) Le misure per garantire la sicurezza ai cittadini vanno giudicate non solo per la loro efficacia, ma anche per il significato politico-culturale che portano con sé. (…) Non basta dire che il pacchetto sicurezza non risolverà i problemi – ed è vero – perché le carceri si riempiranno e le espulsioni per via giudiziaria saranno più lente e difficili da attuare, ma occorre andare al cuore del problema e dire che la cultura politica e istituzionale di questo Governo di destra è, oltre che inefficace, sbagliata e pericolosa. Stiamo assistendo ad un crescendo, settimana dopo settimana, di quello che Jonathan Simon chiama il Governo della paura. Non c’è solo questo decreto-legge, vi sono tre decreti legislativi del Governo Berlusconi di attuazione di direttive comunitarie che contengono un vero e proprio giro di vite in chiave xenofoba e che riguardano il ricongiungimento familiare, l’asilo e il diritto di libera circolazione. Vi sono le tre ordinanze del Presidente del Consiglio dei ministri che – state bene ad ascoltare – utilizzando la legge istitutiva del servizio nazionale della protezione civile – fate attenzione, si è usato uno strumento inusuale, per non dire orrendamente inappropriato – dichiarano in tre città l’emergenza rom e autorizzano la schedatura, attraverso le impronte digitali, anche dei bambini. (…) Sarà vero che la storia non si ripete, ma alle leggi razziali si arrivò nel 1938 dopo un censimento dei cognomi ebraici. State attenti a non ripetere la stessa tragica strada. Quando si cerca di trasformare la persona in gruppo, in una massa, e si cerca di annullare l’individualità, il miracolo irripetibile che ogni individuo rappresenta, si calpesta la dignità umana, il principio costituzionale che ci vuole tutti uguali davanti alla legge. Di fronte a questo occorre ritrovare il coraggio dell’indignazione, il coraggio di dire che è vergognoso quello che in Italia si sta facendo. Quando i problemi si affollano e la politica annaspa (basti pensare al costo della vita reale, in cui il pieno di benzina costa 80 euro, mentre l’inflazione programmata del Governo è all’1,7 per cento, o che nei prossimi tre anni ci saranno tagli per 5 miliardi di euro alla sanità e per 8 alla scuola e si sta smontando lo Stato sociale, e a fronte di ciò non vi è un euro in più per stipendi, salari e pensioni) ecco scattare magicamente l’allarme sicurezza. (…) Siete grotteschi in questa vostra pretesa di fare la faccia feroce. Ci sarebbe bisogno di più patti per la sicurezza tra Governo e comuni, di più forze di polizia sulla strada e di maggiore coordinamento tra loro, ma in attesa di queste soluzioni sarebbe bastato non tagliare per oltre un miliardo di lire nei prossimi tre anni le risorse per la sicurezza del Ministero dell’interno, non bloccare le assunzioni di personale per le forze di polizia, riconoscere maggiori risorse per il loro lavoro straordinario. (…) Il secondo esempio riguarda l’aggravante di clandestinità per i reati. Cosa significa l’aggravante di clandestinità? Vuol dire che per la prima volta nel nostro ordinamento una pena viene aumentata non per quello che fai ma per quello che sei, non per il reato che commetti ma perché sei uno straniero. Ecco affacciarsi in tutta la sua inciviltà una pericolosissima ossessione: la paura dell’altro, la paura dello straniero. Jean-Paul Sartre ha inchiodato alle sue paure la cultura occidentale quando diceva che l’inferno è l’altro. Voi trasformate questo tabù della cultura occidentale in legge dello Stato per decreto. Sicuramente si tratta di una via più rapida rispetto alla fatica e alla responsabilità di politiche di integrazione, a cominciare dalla scuola, di accoglienza, di cittadinanza, di asilo, di risanamento delle periferie o di revisione della madre di tutti i problemi, quell’infernale macchina produzione di irregolari che è la legge Bossi-Fini. Vi rendete conto che nel 2007 a fronte di 730 mila domande di regolarizzazione sono stati dati 170 mila permessi di soggiorno? Stiamo parlando di 730 mila persone che lavorano, nelle case, nelle famiglie e nelle aziende. Stiamo parlando di badanti, operai, operatori di assistenza e muratori. Secondo voi stanno girando per il Paese 560 mila clandestini, perché non hanno vinto la lotteria della regolarizzazione? Ma dove pensate di essere? Che idea vi siete fatti del Paese? Tutte queste sono persone che ci aiutano a mandare avanti la famiglia, l’azienda e il Paese, e che, tanto più restano irregolari, tanto più saranno sfruttati da regolarissimi cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Questa vostra è un’ignobile scorciatoia, una via segnata, più che dall’efficacia delle misure, dalla faccia feroce che volete mostrare al mondo. Ecco, l’unico vero deterrente di questo vostro decreto è la faccia feroce. Peccato che, nonostante questo, gli sbarchi in questi mesi siano quintuplicati, perché, cari colleghi della maggioranza, la vostra faccia feroce non può nulla rispetto alla forza più elementare, diffusa e capillare: la forza della disperazione, della miseria e dell’istinto di sopravvivenza di chi scappa dalla fame, dalla morte e dall’oppressione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). È ridicolo quello che state facendo, è tragicamente ridicolo. Credo che sia arrivato il tempo per noi di riprenderci la responsabilità della nostra cultura, per cui nessun essere umano è illegale, e ha invece il diritto di avere diritti. Essere sensibili al rischio presente, come noi siamo, ma indifferenti al destino futuro non appartiene alla nostra storia. Ecco perché anche quando si parla di sicurezza non è vero che siamo tutti uguali e la pensiamo tutti allo stesso modo. La sicurezza dei cittadini è un bene che tutti vogliamo preservare, ma è come lo facciamo che ci fa diversi, ed è per questo che noi voteremo «no» a questo vostro provvedimento.

L’autogol

Mentre la Guzzanti saliva sul palco di piazza Navona, nel tardo pomeriggio di ieri, alla Camera si discuteva con toni quanto mai accesi sul colpo di mano deciso da Fini: sessant’anni di regolamenti parlamentari violentati in una botta sola, per far approvare entro domani sera il lodo Alfano. I deputati dell’Italia dei valori erano tutti assenti, tranne i pochissimi autorizzati da Di Pietro a restare in Aula: uno di loro, stamattina, mi ha confessato la sua felicità per non avere partecipato alla manifestazione, che anche i giornali più forcaioli definiscono oggi un clamoroso autogol. Sarebbe troppo facile, per me, accanirmi sulle offese al Papa ed al presidente della Repubblica: non lo faccio perché parlano da sole ed anche perché, ne sono certo, non rispecchiano il sentimento delle persone scese in piazza. Preferisco raccontarvi quello che è avvenuto dopo, mentre piazza Navona si svuotava e le agenzie battevano resoconti impietosi: in Sala Berlinguer, al secondo piano del Palazzo dei gruppi, noi deputati del Pd abbiamo discusso per un paio d’ore sul clima politico attuale, sul messaggio da dare al Paese e sui provvedimenti che, purtroppo, ci attendono in Aula. Il primo è il lodo Alfano: avevamo cercato invano di iniziare il dialogo, proponendo una legge costituzionale che entrasse in vigore nella prossima legislatura, ma la preoccupazione di Berlusconi per le proprie sorti è pari alla sua forza parlamentare e quindi fra 24 ore o poco più sarà immune dai giudici. Il secondo è la blocca-processi: una vera follia, che la stessa maggioranza – a mio parere – ritirerà, dopo averla utilizzata come spauracchio ed avere ottenuto, comunque, quello che voleva. Poi c’è il resto del decreto sicurezza, e qui segnalo una nostra vittoria: dopo la denuncia di Sant’Egidio, la schedatura dei rom per etnia e religione è finita anche a Strasburgo e pare che verrà sospesa, in attesa di capire se è compatibile con le norme europee. Infine, le intercettazioni: una materia che non accetteremo di far disciplinare da un decreto legge, ma su cui chiediamo di aprire un confronto serio in Parlamento. Ecco, io questa la chiamo opposizione. Se Beppe Grillo e Sabina Guzzanti la pensano diversamente, sono problemi loro.

All’ombra del cupolone

all\'ombra del cupolone

Molti articoli dei giornali di oggi accostano il Papa a Tremonti: merito (o colpa, fate voi) dell’Angelus di ieri, il primo da Castel Gandolfo, in cui Benedetto XVI invitava i partecipanti al G8 a preoccuparsi dei poveri e condannava “le speculazioni e le turbolenze finanziarie, con i loro effetti perversi sui prezzi degli alimenti e dell’energia”. L’allusivo sillogismo è il seguente: nel suo libro, “La paura e la speranza”, il ministro dell’Economia attribuisce i mali del mondo alle speculazioni finanziarie; nella preghiera domenicale, il Pontefice denuncia questo problema; ergo, Tremonti è il ghost writer del Papa (o viceversa). Scrive testualmente Il Messaggero: “Probabilmente Giulio Tremonti non si aspettava di poter presentare a Bruxelles il suo piano contro il caro-petrolio proprio all’indomani di un’esortazione papale che ricorre alla sua stessa terminologia”. Tu, cattolico del Centrosinistra, sei forse geloso che il Papa sia d’accordo col governo? No, se il governo dice cose di buonsenso. Oltre tutto, vorrei vedere un faccia a faccia tra il Papa e Tremonti sui fondi alla cooperazione internazionale, prima di trarre conclusioni affrettate. Ma il discorso che volevo fare è un altro. Sempre sui quotidiani di oggi, poche pagine più avanti, ha grande spazio la polemica tra la Curia di Milano ed un altro ministro, Maroni: merito (o colpa, anche qui fate voi) della vicenda di via Jenner, dove i musulmani ormai non entrano più nel garage adibito a moschea e si mettono a pregare sui marciapiedi. Maroni li vuole sfrattare, mons. Bottoni gli dà del “fascista”. “La Chiesa ce l’ha con la Lega?”, gli chiede il Corriere della Sera. “No, Avvenire ci tratta benissimo e ci ha dato ragione sui rom”, risponde Maroni. Al quale andrebbe ricordato che Famiglia Cristiana, invece, ha appena massacrato Berlusconi sulla questione delle impronte digitali ai bambini nomadi, e che Castelli se l’è presa parecchio, accusando Famiglia cristiana di “non rappresentare nessuno” e di non farsi i cavoli suoi. Tu, cattolico del Centrosinistra, sei forse orgoglioso che i paolini diano mazzate ai tuoi avversari? Un po’ sì, visto che ne hanno date pure a noi, ma il discorso che volevo fare non è neppure questo. Il discorso che volevo fare, in realtà, è una domanda secca: ma perché, onorevoli colleghi (e quando dico colleghi penso pure ai giornalisti), non la finite di lamentarvi delle intrusioni della Chiesa se poi vi fa comodo tirarla continuamente per la giacchetta?

Ladri alla nascita

zingari

Da qualche anno, la Garbatella passa per un posto fighetto. Quasi chic. Non era così quando ci andarono ad abitare i miei zii, negli anni Cinquanta: all’epoca, era il quartiere che, insieme a San Basilio e pochi altri, forniva più ospiti alle carceri romane. Girava la voce che fosse un problema antropologico: gli abitanti della Garbatella erano più inclini a rubare, erano nati ladri. Una cosa simile la dicevano anche i newyorchesi, ad inizio secolo, su di noi: le statistiche dei reati vedevano spesso protagonisti i nostri connazionali, e così gli italiani erano accusati di essere criminali per natura. Cesare Lombroso, invece, teorizzava l’inferiorità razziale dei meridionali, insofferenti al lavoro metodico, incapaci di adattarsi ai ritmi delle società moderne, privi di sentimento sociale. Peggio ancora, però, pensava degli zingari, che catalogava come dolicocefali: il loro cranio allungato, come quello delle scimmie, li condannava a delinquere. “Alle teorie di Lombroso, ormai, non crede più nessuno, ma quella sugli zingari evidentemente continua ad esercitare un certo fascino, visto che nei loro confronti si continua a ragionare in termini di etnia e non di persone”: la provocazione è della Comunità di Sant’Egidio, che oggi ha tenuto una conferenza stampa sul caso rom. “Non parliamo di emergenza rom”, ha tenuto a sottolineare il presidente, Marco Impagliazzo, ribadendo che non servono leggi speciali, ma occorre lavorare sull’unica strada possibile: quella dell’integrazione. Si è discusso, naturalmente, delle impronte digitali, e Sant’Egidio ha spiegato la propria contrarietà: innanzitutto, il regolamento europeo che le prevede per i bambini dai 6 anni in su, e solo ai fini del rilascio del permesso di soggiorno, non verrà recepito dall’Italia prima di tre anni; lo stesso regolamento, inoltre, parla di cittadini extracomunitari, mentre da noi gli zingari sono in maggioranza cittadini italiani o di Paesi membri dell’Ue; infine, in Europa l’identificazione dei minori è generalmente legata agli adulti. Per gli zingari, invece, non sembrano valere nemmeno le regole più elementari: nella conferenza stampa è stato mostrato un documento, rilasciato dal Commissario delegato per la Campania, in cui un ragazzo serbo è stato catalogato anche secondo la religione (“ortodosso”) e l’etnia (“rom di Serbia”). Come si faceva per gli ebrei, nel regime di Vichy, e contro ogni indicazione della Corte europea per i diritti dell’uomo. Un altro caso incredibile – ha spiegato Mario Marazziti, portavoce della Comunità – è quello dei rom provenienti dall’ex Jugoslavia: sono arrivati decenni fa e non hanno più il passaporto, perché nel frattempo la Jugoslavia è sparita. Così vengono portati nei Cpt e poi espulsi, ma la Bosnia non li riconosce come propri cittadini e li restuisce all’Italia, che li rimette nei Cpt. Sono ormai alla terza generazione di bambini nati nel nostro Paese, ma la legge italiana sulla cittadinanza non consente loro di diventare italiani. Perché non aprire una pratica per apolidia? Perché non concedere un permesso di soggiorno per motivi umanitari? Ero andato per ascoltare e non c’erano miei interventi in programma… ma dopo queste denunce non ho resistito, e davanti ai giornalisti ho preso l’impegno di presentare una proposta di legge sulla riforma della cittadinanza, che preveda – come negli Stati Uniti – lo ius soli: la possibilità di diventare italiano, cioè, per chiunque nasca nel nostro territorio. Anche se, con questa maggioranza, sarà difficile farla passare.

Bambini pericolosi

impronte digitali bambini rom

Non è vero che i politici siano fannulloni: basti guardare la riunione fissata nel pomeriggio di oggi, domenica 29 giugno, dal leghista Maroni. Invece di andare al mare, il nostro ministro dell’Interno ha convocato i prefetti di Roma, Milano e Napoli per spiegare loro che verranno prese le impronte digitali ai rom, bambini compresi. Visto che i cattolici della maggioranza continuano a tacere, stamattina ci ha pensato la fondazione Migrantes (organo ufficiale della Conferenza episcopale italiana) ad esprimere tutta la propria “forte preoccupazione”, per “il persistere, anzi l’estendersi di un clima di tensione” verso immigrati clandestini e nomadi. “Nei confronti di immigrati e rom – si legge nel comunicato diffuso da Migrantes al termine di una riunione a Verona – si assiste di giorno in giorno al paventare provvedimenti restrittivi e discriminatori che, prima ancora di essere attuati, destano allarme ed agitazione generale con la previsione di tempi burrascosi per tutti: per chi è fatto bersaglio diretto di tali provvedimenti, per chi con maggiore o minore insistenza li ha reclamati e per tutta la nostra società italiana”. L’intento, rileva Migrantes, sarebbe quello di “rimuovere le paure degli italiani”, ma “queste misure, oltre ad essere inefficaci”, sembra che “vadano in direzione contraria”. I vescovi, dunque, si dicono contrari alla politica del giro di vite annunciata dal governo (che riesuma “una specie di xenofobia o peggio di discriminazione razziale”), non usano mezzi termini sulle impronte digitali (“Non si comprende perché vengano prelevate soltanto ai minori di questa minuscola etnia rom, quando proprio in questi mesi si è spesso informati di bande minorili italiane, che scorrazzano per le vie e parchi delle nostre città”) e neppure sullo smantellamento dei campi (“Si continua ad annunciarlo, senza indicare sotto quale tetto i rom possano sopravvivere”). Migrantes contesta anche il progetto di rendere reato l’immigrazione clandestina, accusando il governo di punire due categorie di disperati: le “grandi masse di lavoratori che con un filo di speranza sono in cerca una qualche regolarizzazione” e “chi chiede asilo o protezione umanitaria”. In questo modo – conclude la fondazione promossa dalla Cei – “immigrati e rom diventano facile capro espiatorio dei mali e dissesti della nostra società, che hanno ben più profonde radici”. Carta canta. E mi sa che ‘sto post me lo conservo per la prossima visita di Berlusconi dal Papa.