L’Italia può attendere

Undici ministri schierati nei banchi del governo, sottosegretari a profusione in tutta l’Aula: nel giorno del legittimo impedimento Palazzo Chigi chiude per ferie, perché quando c’è da salvare il premier l’Italia può attendere. Può attendere la riforma della giustizia, “quella vera”, invocata da Enrico Letta. Possono attendere gli operai dell’Alcoa, citati da Michele Ventura. E Roberto Zaccaria fotografa bene il momento: sembra di stare in tempo di guerra, o forse anche peggio, perché “’neanche in tempo di guerra è prevista la sospensione della costituzione”. Il dibattito è lungo ed appassionato, ma i numeri sono impietosi: nonostante il Pd sia al completo, le nostre pregiudiziali di costituzionalità – che avrebbero potuto bloccare l’esame della legge, come fu purtroppo per l’omofobia – vengono bocciate con 105 voti di scarto (343 a 238), grazie alle truppe cammellate di Pdl e Lega. In loro soccorso va anche l’Udc, con una trentina di voti ininfluenti, in nome di una realpolitik definita ufficialmente “operazione di trasparenza” :

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. (…) La difficoltà di gestione da parte del Presidente del Consiglio dei suoi processi viene invocata come un alibi permanente per non mettere mano ad una riforma organica della giustizia, e la mancata riforma organica della giustizia viene invocata come alibi per non fare le complessive riforme costituzionali di cui pure tutti dicono il nostro Paese abbia bisogno. Noi abbiamo preso un’iniziativa chiara, diretta ed esplicita: rimuoviamo l’impedimento del Presidente del Consiglio rispetto ai suoi processi.

Proprio tra noi e l’Udc avviene uno scontro piuttosto aspro, nel giro di due minuti. Dopo una serie di accuse (nostre e dell’Idv) al provvedimento in esame, prende la parola Casini e smentisce Vietti: il legittimo impedimento – cerca di spiegare – non è una norma concepita per la persona di Silvio Berlusconi, ma per la carica da lui ricoperta. È in sostanza, spiega, una pezza a quel buco lasciato dall’abolizione dell’immunità parlamentare, che sbilancia troppo il rapporto tra politica e giustizia in favore della seconda. Ribatte al volo Franceschini:

DARIO FRANCESCHINI. (…) È vero che in molti ordinamenti, compreso il nostro, esistono delle norme – diverse da Paese a Paese e anche nella storia del nostro ordinamento giuridico – che stabiliscono criteri diversi per tutelare chi ricopre funzioni pubbliche, a cominciare dall’immunità parlamentare, da delle norme che esistono per tutelare lo svolgimento di funzioni pubbliche. L’anomalia – onorevole Casini, lei lo sa benissimo – sta nel fatto che non stiamo stabilendo una norma per il futuro per chiunque assumerà incarichi pubblici, ma stiamo approvando una norma, come molte altre in passato, per bloccare processi specifici già in corso! Questa è l’anomalia e la violazione che lei finge di non capire (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

Sull’equilibrio dei rapporti tra politica e giustizia ci sarebbe parecchio da dire e da scrivere. Non è un tema campato in aria, ma il problema è che il dibattito (anche quello pubblico, tra gli elettori) è rimasto fermo ai tempi di Mani Pulite, con i berlusconiani che pensano di essere Craxi e Di Pietro che crede di essere ancora un pubblico ministero. Per fugare ogni dubbio, noi abbiamo presentato un emendamento rivoluzionario, dal titolo “Priorità assoluta ai processi penali a carico di membri del Parlamento”: se davvero vogliamo garantire a tutti i parlamentari (premier compreso, naturalmente) il libero ed ordinato svolgimento del mandato, evitando il rischio di persecuzioni giudiziarie, allora facciamo in modo che ognuno possa dimostrare al più presto la propria innocenza, anziché essere trascinato per anni in processi pretestuosi. Bastavano poche parole, per risolvere la questione:

Al fine di garantire il libero e ordinato esercizio delle prerogative e competenze connesse all’esercizio del mandato parlamentare, ai sensi degli articoli 67 e 68 della Costituzione, la presente legge riconosce priorità assolta ai procedimenti penali a carico di membri delle Camere, in sede di formazione dei ruoli di udienza e trattazione dei processi.

Il presidente del Consiglio è un parlamentare, tutti i ministri del suo governo lo sono. Eppure, la proposta è stata dichiarata inammissibile, in quanto “estranea rispetto agli argomenti già considerati nel testo”. Ci eravamo dimenticati di specificare che il presente emendamento non si applicava – cito Sebastiano Messina – ai “nati il 29 settembre 1936, in possesso del cellulare di Noemi Letizia e del conto cifrato dell’avvocato Mills”.

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8 risposte a “L’Italia può attendere

  1. …e intanto si vende fumo in Israele

  2. Che solo ad Israele si vende fumo?
    Che schifo…

  3. Ah dimenticavo…Casini si conferma lo stronzo che è.

  4. Rispetto purtroppo alla spinosa questione giudiziaria che riguarda il premier Berlusconi sono del parere, e personalmente lo dico con grandissimo disagio e avvilimento, che occorra trovare un modo per permettere a lui di governare: se infatti non si fa così si continuerà a tenere bloccato il parlamento e di conseguenza a rimandare all’infinito, fra il resto, le riforme istituzionali sempre più urgenti e indispensabili, tra le quali appunto quella che riguarda la stessa giustizia.
    Voglio dire con chiarezza che ritengo disonesto pensare di utilizzare lo strumento penale per cercare di ribaltare il risultato elettorale che, vale la pena ricordarlo, ha ricevuto legittimamente un ampio consenso dagli elettori: voglio precisare che personalmente non sono d’accordo con la scelta che la maggioranza degli italiani ha fatto, ma che accetto e rispetto anche se con grandissima sofferenza. Certo, è evidente comunque che una volta che il mandato sarà terminato dovrà immediatamente anche lui, come tutti, affrontare i processi a suo carico.
    Infine mi permetto di evidenziare che quando chiediamo che non siano fatte discriminazioni, secondo me, non possono essere limitate unicamente agli immigrati ma devono valere per TUTTI, nessuno escluso, quindi anche con coloro che non la pensano come noi: dico questo perché non condivido un certo linguaggio che è presente nei commenti.

  5. Giovanni Vitali

    Andrea, cosa ne pensi dell’idea ribadita da Sartori tempo fa (poco prima del giudizio della Consulta sul Lodo Alfano), che si proponeva di trovare il giusto equilibrio fra il diritto di governare per chi è eletto dal popolo (che nessuno può mettere in dubbio), e l’eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e quindi il loro preciso dovere di comparire davanti al giudice, quando chiamati?
    Sartori escogitava questa formula: “consentire al parla­mentare di scegliere tra sottomettersi al giudizio della magistratura o invo­care l’immunità. Però nel secondo caso non si potrà ripresentare alle elezioni e dovrà affrontare, a manda­to scaduto, il corso della giustizia. Questa proposta protegge il rappresentan­te nell’esercizio delle sue funzioni ma non consente a nessuno di sfuggire alla giustizia per tutta la vita. Immunità sì; ma non un’immunità che trasfor­mi le Camere in un santua­rio di indiziati in altissimo odore di colpevolezza”.
    E’ una via di mezzo che a me pare buona e ragionevole. Non è un’immunità totale, ma temporanea e senza scampo per nessuno: se ti rifiuti di sostenere il processo durante la carica, nel giorno stesso in cui il Presidente della Repubblica scioglie le Camere, da quel preciso giorno tu parlamentare diventi ineleggibile fino alla fine del procedimento giudiziario a tuo carico. In tal modo l’immunità non sarà mai rinnovabile di legislatura in legislatura, ma varrà al massimo una volta. Tu hai potuto governare, ma a fine mandato non puoi più sfuggire al corso della giustizia con una nuova elezione. Che ne dici?

  6. @ Giovanni Vitali: se fosse una legge, la voterei subito. Ma anche la nostra idea della corsia preferenziale era buona. Il problema, come dicevo nel post, è che il dibattito sulla giustizia è fermo ai tempi di Mani Pulite.

  7. Meno le persone sanno di come vengono fatte le salsicce e le leggi e meglio dormono la notte. (Otto von Bismarck)

  8. manlio laurenti

    Plaudo gioiosamente a quanto scrive Jonathan,con una piccola modifica.Far giudicare i politici alla fine del loro incarico…?Da chi?In questo momento,un individuo geneticamente collegato alla mafia sta testimoniando contro Berlusconi(è lui il vero obiettivo,ovviamente)ed insinuando che il Cavaliere sia il mandante delle stragi del 93.Io credo che nessuna persona dotata di un’anima possa in buona fede credere a questa immondizia,mentre i “Magistrati”di Palermo lo interrogano,ritenendolo attendibile.I magistrati di Palermo,da bravi bolscevici,crederebbero anche ad un pentito che testimoniasse di avere visto Berlusconi pugnalare Giulio Cesare in Senato,al posto di Bruto,se questo servisse alla loro causa.Qualche tempo fa scrissi,a proposito di un articolo di fine 2009 del giornalista Verdirami del CORRIERE,che se,come annunciava Verdirami,le Procure si preparavano,verso Gennaio/Febbraio del 10 prossimo venturo,ad un attacco contro Berlusconi con l’aiuto della mafia,questo significava solo una cosa:che la sinistra Dipietrista stava soffiando non sul fuoco,ma sul sangue.Poi ci fu l’attentato a Berlusconi,un po’ si sangue si vide in anteprima,e la “Testimonianza “di Spatuzza,smentito dal suo boss,sulla quale le procure non indagano, pur essendo risultata falsa.Sapremo mai chi è il mandante di Spatuzza?Ed ora,dopo essere stato ospite di “Anno zero”,Ciancimino jr conferma il precedente commento del presidente del Senato il quale,anticipando gli eventi,affermo’ che costoro avrebbero parlato per “sentito dire”.Che significava che non erano attendibili,ovvero che parlavano sotto dettatura dei “Giudici”che li interrogano. A costoro dovrebbero essere affidati i processi a Berlusconi?Io credo che il Berlusca non sia una mammola,e l’ho gia’ detto:ma affidarsi a questi magistrati sarebbe come affidare al Lupo il processo alla Pecora.L’Italia non merita questo scempio,non essendo la Cecoslovacchia del 1950.Facciamo una cosa,Jonathan:parliamone nell prossima reicarnazione.Sempre che io,essendo un nemico giurato di Wojtila,nella suddetta reicarnazione non rinasca Leopardo,o Tigre.Nel qual caso contero’ sulla protezioe di quella sinistra ecologica che vuole le belve in liberta’,ma Berlusca in prigione.

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