Il gioco dell’Opa

Vendola ha vinto, D’Alema ha perso: noto che è questa l’interpretazione ricorrente, e non mi costerebbe nulla aggregarmi al gruppo, tanto più che al congresso ero dall’altra parte. Ma siccome il congresso è finito da un pezzo, non cedo alla tentazione facile dell’antidalemismo e mi imbarco in un’impresa più faticosa e meno redditizia: quella di ragionare. Partendo, però, da una premessa che, a forza di dare per scontata, nessuno sottolinea: tra il metodo Brunetta e le primarie mi tengo le primarie. Nel primo caso, rischi di trovarti uno che fa il sindaco di Venezia come terzo lavoro – essendo già ministro e deputato – e ti tocca stare zitto, perché vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare. Nel secondo, rischi che le strategie di alleanze saltino in aria, ma almeno hai reso onore a quell’aggettivo – democratico, appunto – che distingue te da tutti gli altri, perché sugli altri pianeti politici (tutti, compresi quelli più a sinistra di noi) la forma di vita democratica non è ancora arrivata e forse non arriverà mai. Detto questo, è chiaro che se vivi in una campana di vetro non muori di peste bubbonica: Pdl, Lega, Idv e Udc non correranno mai i rischi che stiamo correndo noi, il più rilevante dei quali mi pare oggi la nostra debolezza di fronte ad un tentativo di scalata. Emma Bonino nel Lazio ne è stata un esempio, Nichi Vendola in Puglia un altro, e se l’Idv trovasse un candidato per la Campania arriveremmo a tre: chiunque oggi può pensare di lanciare un’OPA sul Pd ed ha discrete possibilità di vincerla, indipendentemente dalle sue condizioni di partenza, perché troverà sempre una sponda fra gli azionisti. La Bonino non ha neppure avuto bisogno di provarci: è bastato il nome, per consegnarle le chiavi. Vendola – che ufficialmente poteva contare su un partito del 3%, come Sinistra e libertà – ci è riuscito passeggiando, e non solo perché la gente lo ama: la verità, se vogliamo dirla, è che parecchi dei nostri hanno giocato contro D’Alema, così come in tempi passati parecchi giocavano contro Veltroni. E mettiamo il caso che domani, nel senso di domani, De Magistris lanci la sua candidatura alle primarie di coalizione per la Campania, contro un nome del Pd: trovatemene uno che tenga insieme il partito, al di là delle dichiarazioni di facciata, e che possa resistere alla scalata. Candidiamo Cascetta, ottimo assessore ai trasporti ma bassoliniano? Mezzo Pd non lo vota. Candidiamo De Luca, ottimo sindaco di Salerno ma antibassoliniano? Non lo vota l’altra metà. Ed il candidato dell’Italia dei valori – partito che in Campania vale il 7-8% dei voti – porta a casa il banco. Come è risolvibile questa situazione, per il futuro? Forse facendo le nostre primarie con molto anticipo, per poi presentarci al tavolo degli alleati con un candidato forte e legittimato dal consenso popolare; ma questo porrebbe certamente qualche problema nelle trattative, perché significherebbe non cedere mai un candidato al resto della coalizione. Se avete un’idea migliore, che salvi le primarie ma fermi il gioco dell’Opa, siate generosi: non tenetela per voi.

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25 risposte a “Il gioco dell’Opa

  1. Sergio Petrona Baviera

    E’ una analisi interessante ma bisognerebbe ricordare che i tre nomi che citi (Bonino, Vendola, De Magistris) non sono membri qualsiasi della dirigenza locale ma leader nazionali dotati di grande visibilità.
    Candidando D’Alema in Puglia, Veltroni nel Lazio e perché no, Marino in Campania sicuramente eviteremmo che “venga lanciata l’OPA”. Perché è impossibile? Perché per motivi più o meno validi queste persone sono legate alla politica nazionale tout court e non desiderano impelagarsi con le faccende regionali. Penso ad Anna Finocchiaro, donna che stimavo moltissimo prima che distruggesse il centrosinistra siciliano candidandosi contro Lombardo calata dall’alto.
    Prendersela con D’Alema oggi non è salire sul carro di Vendola: è solo constatare che molti avevano capito quello che a Massimo da Gallipoli sfugge. Ai pugliesi che votano per noi Vendola piace ed i machiavellismi non funzionano.

  2. L’idea che chiedi non credo di averla, ma ho il vizio tuo: ragionare.
    E allora mi vengono in mente due cose.

    1. Se il PD pensa che le Primarie siano un valore, un toccasana, un balsamo, ben vengano. Accettandone i rischi, però. O si dice chiaramente che sono ammessi alla competizione solo gli iscritti al partito, o si accetta che vinca un esterno. Anche, eventualmente, per la miopia o la poca furbizia o la malafede degli stessi iscritti del PD (che riuscirebbero a far fuori anche un De Luca).
    E non mi pare che la questione Vendola vada paragonata alla questione Bonino. Nel Lazio il PD è stato passivo, in Puglia fin troppo attivo. Ma preferisco dieci Vendola a una Bonino, almeno per le modalità di scelta.

    2. Il PD non corre da solo: purtroppo non credo che prima di lasciare questo mondo vedrò in Italia il bipartitismo all’americana.
    Ora, quando ci si allea con qualcuno, si accettano condizioni, si scende a compromessi, ma si fa sì che l’altra parte accetti le nostre di condizioni.
    Perchè l’UdC non ha avuto l’onestà intellettuale di dire: siccome la scelta del candidato è una questione del PD, accettiamo il metodo delle primarie e ne accettiamo il risultato? Non lo ha detto, forse, perchè tutto sommato non c’è un’alleanza col PD, un’alleanza programmatica di un partito con un altro, ma solo una serie di convenienze locali.
    Non ho dubbi che se il candidato in Piemonte non fosse stato un leghista, l’UdC non avrebbe per nulla al mondo sostenuto Mercedes Bresso.
    E allora, forse oggi Casini (o il segretario dell’UdC di cui non ricordo il nome) dirà che accetta l’esito delle Primarie e io stasera vengo qui e mi rimangio tutto. Altrimenti resto dell’idea che si sta realizzando un’alleanza pericolosa, oltre tutto a macchia di leopardo e sempre piena di “se” e di “ma”. Non è forse il caso di risolvere questi “se” e questi “ma”, almeno prima di appaltare (senza nemmeno l’OPA) a questo partito la Calabria?

  3. @Francesco P.
    Condivido il punto 2 : il male della politica è l’accessiva PERSONALIZZAZIONE.Aggiungo che se il candidato PD del Lazio fosse stato Marrazzo, Casini l’avrebbe sostenuto.
    E non si comprende per quale ragione politica l’UDC si è rifiutata di sostenere uno o l’altro dei suoi Assessori che le scelte programmatiche di Marrazzo hanno sostenuto e concretizzato.
    Marrazzo aveva un PROGRAMMA ? Si, il programma del PD. Eh allora ?

  4. E se fosse proprio nell’Opa il senso della democrazia?

  5. beh, forse basterebbe disimbarcare personaggi imbarazzanti. Lo scandalo sanità in Puglia è tutto a marca piddì. Tedesco, scaricato da Vendola, c’ha messo mezza giornata a trovarsi un seggio da parlamentare nelle fila del pd. Possibile che non si trovino persone per bene disposte a candidarsi? Bisogna sempre cercare mezze tacche o ras locali?
    Per altro, il piddì mi sembra un partito in cui nessuno ci vuole mettere la faccia ma tutti dall’ombra vogliono comandare, persino persone che sembrano per bene (e mi riferisco all’appena citata Finocchiaro). Secondo me il piddì deve baciarsi i gomiti che nel Lazio è arrivata la Bonino e che in Puglia ci sia Vendola: questi due da soli risolvono problemi che altrimenti il partito non sarebbe in grado di risolvere.

  6. manlio laurenti

    Perchè Vendola ha vinto:visto da Centrodestra.PerchèVendola è una persona perbene,perchè la sua elaborazione dell’Ideologia di Sinistra è onesta e creativa,perchè parla con un entusiasmo dei propri progetti come puo’ parlare chi è in buona fede.Per me Vendola è un marziano,ma un marziano al quale non chiederei di togliersi le squame verdi.Credo che il PD farebbe bene ad ascoltarlo e ad imitarlo:intanto la Sinistra,mentre Vendola pensava,ha perso tempo in diffamazioni e calunnie,piuttosto che apprezzare la sua originalita’e trarne le necessarie conclusioni.Segnalo inoltre che il CORRIERE annuncia con malcelata gioia la sua vittoria o,meglio,annuncia con malcelata gioia la sconfitta di D’Alema.I Servizi Segreti Francesi,di cui il giornalone è portavoce,si consolano cosi’ del potente schiaffo che D’Alema assesto’ alla Francia con l’intervento in Libano.Peccato,dovere scegliere tra due galantuomini:è un indizio dell confusione che regna a sinistra.E adesso speriamo che il PD non faccia la cazzata di silurarlo:Massimo è un uomo duro ma severo ed onesto,nonchè una barriera alla influenza sul PD della feccia Gollista.

  7. @ Emilio
    Perchè vogliamo girarci intorno e non dire quello che molti nel PDL hanno liberamente affermato? Con l’UdC si può vincere, ma non è un alleato affidabile. Questa è l’unica cosa che si può dire, senza dare le colpe a questo o a quello.
    Bisognava richiedere da subito che accettase un patto elettorale *accettando e rispettando* il risultato delle Primarie.
    Non è stato fatto, e l’alleato si è rivelato poco affidabile. Del resto, perchè non è stato fatto? E qui il tremendo sospetto: il potere negoziale del PD è ridotto al lumicino.

    PS A quanto pare non devo cospargermi il capo di cenere, visto chi vuole candidare Casini (o il segretario dell’UdC di cui non ricordo il nome) in Puglia… E fino a ieri erano alleati del PD.

  8. Andrea, il Pd in alcune regioni (diciamo così, per carità di patria) è scalabile, non solo per conflittualità interne ma per mancanza di leadership credibili (si veda la delirante situazione romano-laziale o la Campania Bassoliniana)
    Posso aggiungere che in Calabria preferei farmi scalare da un imprenditore pizzo come Callipo dell’Idv (mai da De Magistris invece?) rispetto a candidare un Udc (un U Di Ci in Calabria?)

    Buon lavoro e continua a ragionare e fare domande

  9. @Lorenzo: il problema non è trovare persone per bene disposte a candidarsi, all’interno del PD ce ne sono, ma chi le deve candidare si guarda bene dal candidarle.
    Le persone per bene hanno un difetto gravissimo, sono abituate ad usare il proprio cervello per ragionare, e Sarubbi ne è la conferma (probabilmente era sfuggito che avesse un cervello autonomo e in grado di ragionare).

  10. @ roberto p.
    detta con affetto (sia chiaro):
    non a caso Sarubbi conta piuttosto pochino…

  11. Sarubbi, la tua analisi è reale ma non risolutiva.
    Ovvero: gli scontri minoranza-maggiranza Pd sono reali, ma non decisivi.
    Voglio dire: non è analizzandole dinamiche di potere (quale!?!) interno alla classe dirigente (quale!?!) che si capisce a pieno il fenomeno.
    Anzi: è proprio leggerla solo in questi termini che porta spesso il Pd a dare facciate al muro!Un dato. Gallipoli: 200 a 800!
    Dalema sposta solo 200 voti (ammesso che sono tutti suoi) !!??
    E’ la mancanza di coesione del Pd il problema, ma non sui candidati ma sulla proposta e l’offerta politica (o su la sua assenza!).
    Soluzione?
    1. Dire: X giorni prima delle elezioni si indicono le primarie e il relativo regolamento. Se si trova il candidato unitario, bene. Se no: si vota!
    (Statuto Pd, cap. IV, art. 18-20).
    Questo avrebbe evitato ad esempio che la Bonino potesse dire, a quel punto: ‘mi candido e me ne fotto delle primarie’ e forse, anche, a poter far si che non fosse una donna sola al comando ma un candidato di coalizione (vedi caso Lombardia).
    2. Al congresso Pd ha vinto Bersani. Ma, molti non si sono accorti, che Bersani aveva una piattaforma politica che diceva sostanzialmente: primarie poche e quando mi va, proporzionale alle tedesca e delega del centro all’UDC (n.b.: il contrario del Lingotto).
    è quello che sta avvenendo. Solo che non lo si dice, e pensi così di fregare la gente. Solo che la gente ‘che fa la storia quando si tratta di scegliere’ e non stupida come si pensa e ‘te la ritrovi con gli occhi aperti, che sa benissimo cosa fare’…

  12. Personalmente, tutti i candidati che stiamo proponendo in giro per l’Italia, come Bonino e Vendola, spero prima o poi entrino nel PD. Altro che Opa, io questi li voglio in casa.

  13. Due cose. La prima è che il difetto di D’Alema rimane sempre lo stesso: elabora complesse strategie senza pagarne sempre il prezzo. In questa occasione non posso credere che non sapesse che avrebbe vinto Vendola. Il suo scopo era di calmare Casini, mandando allo sbaraglio il buon Boccia. Infatti Casini cosa fa? Va da solo in Puglia, di fatto rendendo impossibile la vittoria del PDL.
    Secondo. Le primarie. Quello che mi ha colpito in queste settimane è l’improvvisazione piena di tatticismo della dirigenza PD. Sarebbe stato meglio, anche in rapporto a tutte queste OPA, stabilire una regola generale. Ovvero, fare le primarie in presenza di condizioni definite ed esplicite. Non so, ad esempio, si poteva stabilire di farle ovunque non ci fosse un presidente di Regione ricandidabile. Non era complicato, ma forse avrebbe complicato la vita agli strateghi impenitenti, questo sì.
    saluti

  14. Una idea? Mandare a casa le nostre classi dirigenti.

    Andrea, se i sondaggi danno la Bonino vincente senza l’Udc mentre davano perdente qualsiasi altro candidato del PD anche in alleanza con l’Udc, se un affluenza record alle Primarie ha consegnato una vittoria schiacciante a Vendola contro il candidato degli apparati Boccia, se in un’eventuale Primaria in Campania uno come De Magistris potrebbe battere gli apparati bassoliniani è perchè, evidentemente, i vertici del PD sono troppo distanti dal loro elettorato. E così altre persone più credibili di loro possono “scalare” il PD da fuori.

    Il Pd non poteva trovare candidati migliori di Boccia, Loiero, Cascetta o Montino? Peggio per noi. Centomila volte meglio Vendola di Boccia, centomila volte meglio la Bonino di un Montino, centomila volte meglio De Magistris di un Cascetta o di un De Luca. E trecentomila volte meglio qualsiasi candidato, persino Udc, di un Loiero.

    Peccato che il nostro gruppo dirigente sia stato eletto con i voti di Bassolino, Loiero e dalemiani pugliesi. Dunque, non avrebbero mai accettato candidature PD vincenti, e vicine all’elettorato, ma non appartenenti ai loro schieramenti. Nè hanno messo al centro delle proprie scelte gli elettori e i programmi, ma solo le logiche di potere (vedasi ricerca a tutti i costi dell’alleanza con l’Udc).

    Motivo per il quale ci ritroviamo in questa situazione, e motivo per il quale perderemo di brutto, e motivo per il quale Bersani sarà costretto ad andarsene a casa dopo le Regionali. Motivo per il quale dopo sarà il caso di armarsi e prenderci questo cavolo di Partito e renderlo finalmente ciò che deve essere.

    P.S. Se Franceschiniani e Mariniani hanno aiutato Vendola alle Primarie, hanno fatto più che bene. I loro candidati alla segreteria regionale avevano chiaramente detto che se avessero vinto avrebbero proposto la ricandidatura di Vendola, così come quello bersaniano. Non sono loro ad essere stati incoerenti. Inoltre, non è giusto dire che “hanno remato contro”: semmai, è stato sbagliato dire che Boccia era il candidato del PD, perchè era il candidato di una parte del PD.

    Infine, se Vendola ha ottenuto il 73% e l’affluenza è stata record, persino maggiore delle primarie nazionali, vuol dire che davvero stavolta il voto decisivo è venuto dai nostri elettori, e non dagli apparati. D’altronde, dalla parte di Vendola stavano solo i partitini della sinistra e le mozioni minoritarie del PD, dall’altra c’era la formidabile macchina di guerra dalemiana.

  15. Condivido Mirella : non è che la vera essenza della democrazia sta nella “contendibilità” del potere ?

  16. Io credo che oggi abbiamo un elettorato migliore della dirigenza.
    Credo che la dirigenza deve farla finita di fare i suoi progetti senza tener conto della “base”

    Se per le comunali di Roma avessero fatto le primarie tra Rutelli e…Pluto ( ma anche Paperino, Nonna Belarda, Chiunque) oggi a Roma non avremo Alemanno sindaco.
    Ma siccome la dirigenza del PD ha dato precedenza ai suoi intrighi di palazzina hanno candidato uno che i romani ( del PD o NO) non avrebbe mai rivoluto tra i piedi. E infatti.
    Rutelli faceva comodo solo ai giochini di corrente dei dirigenti e ci hanno fottuto il campidoglio.
    Secondo me Vendola riuscirà a vincere,
    o forse no ma con Boccia il PD poteva essere sicuro di perdere.
    Basta con i mezzi inciuci catto-elettorali.

  17. La questione è: vogliamo le primarie di coalizione? La questione è: vogliamo il bipolarismo?

    se le risposte sono sì, allora vogliamo l’Ulivo, se le risposte sono no, allora vogliamo che l’Udc decida per noi…

    my two cents

  18. Quoto integralmente, ormai è un’abitudine, Francesco Zanfardino.
    Nei prossimi anni di governo berlusconiano, il PD dovrebbe avere il coraggio di rifondarsi scegliendo (e formando magari) un gruppo dirigente completamente nuovo. Le discussioni tra Ulivo, vocazione maggioritaria, . . . sono vuote dissertazioni tra chi ormai è lontano distanze siderali dai problemi quotidiani. Oggi per la quarta volta si terranno le lauree nell’aula magna della facoltà di ingegneria senza riscaldamento perchè manca un pezzo da riparare (?), Federico II è in amministrazione controllata, vogliono eliminare la geografia dai programmi ministeriali, il PRIN2009 è stato cancellato . . . .

    C’è bisogno di uomini e donne che siano in grado di smontare pezzo dopo pezzo questo sistema.

    O vogliamo avallare anche DJ Francesco che chiede a Sgarbi se eliminare Padre Pio o Giovanni XXIII ?!

    Silenzio, c’è troppo silenzio attorno a noi ed io non voglio essere rappresentato da Grillo e IDV.

  19. Mah… l’analisi in realta` e` molto semplice.
    Vendola e` il “Governatore” uscente della Puglia.
    1) Se ha governato male c’e` da prenderlo a pedate nel sedere. Pur non vivendo in Puglia non mi sembra pero` che abbia agito male sentendo i vari commenti e se avesse governato male non avrebbe raggiunto il 70% dei voti alle primarie.
    2) Se ha governato bene qual’e` il motivo per non candidarlo in Puglia? Per far piacere all’alleanza con l’UDC che schiera al suo interno il condannato Cannolo Cuffaro?

    Piuttosto, nel centrosx forse converrebbe iniziare a capire per quale motivi i leader locali non riescono a diventere politici di riferimento di livello nazionale.
    Questo e` il vero problema del centrosx

  20. lucagrasselli

    Il problema non è quello dell’Opa. Il problema è che c’è mezzo PD che è fuori dal PD, oggigiorno. E l’altro mezzo ci sta dentro scomodo. Che è un po’ quello che scrive Sofri stamattina, e mi sembra un’analisi più compiuta (purtroppo Sofri ha più tempo per pensare, del resto).
    Vendola è arrivato a scindere un partito perché voleva essere alleato con noi. E noi gli sputiamo in faccia, da governatore uscente?
    Ho dei dubbi sull’opportunità della candidatura della Bonino, come ho già scritto, ma una volta che lei si presenta in Lazio fa la figura del gigante in mezzo ai nani, visto che le personalità attraenti in Lazio sono già state bruciate o sono fuggite prima di bruciarsi.
    A quel punto, per forza che uno getta l’OPA, e la vince! Ma qui finirà che qualcuno getterà l’OPA in ogni paesino, che vincerà anche le riunioni di condominio.

    Può essere davvero la fine del PD. E noi cosa facciamo? O ci arrendiamo, a mani alzate (e magari qualcuno lo farà, in cambio del suo strapuntino, perché a nemico che fugge ponti d’oro), o cerchiamo di innovare profondamente. Innovare i metodi, per innovare le persone. Ma profondamente. Veramente, non per finta come l’ultima volta.
    Per gettare noi, finalmente, non un’OPA ma almeno una rete sulla società, per riuscire a pescare e prendere dentro persone, idee, movimenti che sono già ben vivi e attivi, e che dovrebbero avere il loro punto di riferimento naturale nel PD. Ce la faremo? Non lo so proprio.

  21. mi è dispiaciuto leggere il tuo post, andrea, perchè ci vedevo una enorme carenza di informazione, sulla puglia almeno. poi alcuni commenti mi hanno rincuorato. ti assicuro che adriano sofri ha inquadrato PERFETTAMENTE il problema.
    5 anni fa abbiamo fatto qui le prime vere primarie, quando ancora nessuno sapeva bene cosa fossero. liberamente i pugliesi tra un candidato di rifondazione e uno della margherita (già allora i ds non c’erano in campo direttamente…ma l’apparato appoggiava in assoluta sicurezza e tranquillità boccia, perchè così era stato deciso in alto loco, e nessuno si sognava che il gregge potesse impazzire) scelsero NICHI VENDOLA, diverso omosessuale brutto cattivo coraggioso chiaro affascinante…e chi se ne fregava che fosse di rifondazione! poi ha battuto FITTO e chi non è pugliese non capirà mai cosa ha significato. grazie alla inattesa sbalorditiva vittoria di vendola quindi il pd ha comandato in puglia, ci sono stati assessori meravigliosi (ne cito due soltanto: minervini della scuola di don tonino bello ed elena gentile di scuola pci)…
    poi da inizio estate sino a domenica scorsa è cominciata una telenovela INCOMPRENSIBILE per i cittadini normali, per i simpatizzanti gli elettori e gli iscritti del pd…
    adesso non mi interessa di chi sia stata la responsabilità personale. certo c’è stata una gravissima responsabilità politica di TUTTA la classe dirigente del pd, quella che aveva vinto il congresso appoggiando vendola! il segretario blasi è stato SEMPRE il più vicino politicamente e umanamente a nichi !
    quindi noi pugliesi CI SIAMO RIBELLATI a un diktat assurdo e incomprensibile. ci siamo ribellati alla militarizzazione imposta dal pd: chi vota vendola è fuori dal partito! miei amici che sono stati fra i fondatori del pd sono usciti dal pd per poter sostenere vendola in piena coscienza e senza vincoli e ricatti !
    scusate la lunghezza, ma questa è una narrazione che dovrebbe far piacere a tutti.
    a me personalmente stanno benissimo le alleanza, qualsiasi alleanza oso dire, purchè nata gestita sviluppata spiegata fatta maturare con i cittadini-elettori.
    che vendola faccia parte di un partitino mia zia e tante mamme e giovanotti neanche lo sanno. sanno che è onesto, lavoro con impegno, ha fatto tante cose buone.
    casini ha detto più volte “con vendola mai”. NON E’ MAI STATO CAPACE (o coraggioso!) di dire PERCHE’.
    e d’alema o boccia non hanno mai puntato su una cosa, una sola, di PROGRAMMA, che giustificasse la virata e il diktat…
    ecco perchè i pugliesi hanno vinto e hanno fatto vincere il PARTITO DEMOCRATICO. quello nostro.

  22. @ pinosp: rispondo a te, ma il ragionamento vale per tutti. Fatte salve le tue premesse, che spiegano il risultato, rimane il problema di fondo che io pongo in questo post: il Pd è un partito scalabile da chiunque. Se Bossi si candida domani governatore della Calabria con il Centrosinistra, partecipando alle nostre primarie di coalizione, ha vinto. In questo momento, vista la guerra tra bande, sembra quasi che chiunque possa vincere le nostre primarie, tranne un nome del Pd. E siccome io sono iscritto al Pd – di più: sono un deputato del Pd – mi preoccupo.

  23. @ andrea: perfettamente d’accordo!

  24. Il Pd nasce dall’ambizione di superare l’Ulivo come somma e realizzare l’Ulivo come sintesi.
    Le Primarie sono il metodo che il Pd si è dato per implementare quell’idea: un partito scalabile no, ma contendibile si, per scelta. Perchè ha (aveva) l’ambizione di unire e rappresentare tutte quelle culture (la famosa ‘vocazione maggioritaria’).
    E il problema non è la guerra fra bande (è solo una conseguenza); il probelma è che per impedire le scalate, invece di puntare decisi la vetta, si provano a togliere chiodi e corde ad altri.
    Se ai dirigenti del Pd l’alpinismo se non piace più, ok. Ma lo si dica.

  25. micheledepascale

    Bellissimo articolo denso di spunti e riflessioni.
    Le faccio davvero i miei più sinceri complimenti per la precisione e la serietà delle sue considerazioni.
    Lavoriamoci.

    Michele de Pascale
    Segretario Comunale PD Cervia

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