Il piano a casaccio

Solo un pazzo come me poteva mettersi a difendere i rom in campagna elettorale. Anche una mia carissima amica, donna di grande spessore e certamente non razzista, mi ha dato addosso quando ha saputo dell’interrogazione parlamentare che stavo scrivendo: dopo due esperienze terribili, di furti a casa sua, aveva concluso che i rom vanno cacciati. Punto. Ogni volta che scrivo qualcosa sui nomadi, non ricevo mazzi di fiori: li difendete – mi si obietta – perché nei vostri salotti radical-chic non li avete mai incrociati, mentre la destra li attacca perché sta in mezzo alla gente e dunque conosce il problema da vicino. La mia storia personale non è esattamente quella dei salotti, ma non importa: il problema, a mio parere, è che con i rom non bisogna essere né buoni né cattivi, ma semplicemente giusti. E credo che lo sgombero forzato deciso da Alemanno non lo sia: più che un piano nomadi, mi pare un piano a casaccio. Non c’entra la polemica politica, perché quando il sindaco di Roma azzecca qualcosa (tipo il trasferimento da Casilino 900 al campo attrezzato di via di Salone) non ho difficoltà ad ammetterlo, ma la deportazione dei bambini a Castelnuovo di porto è proprio incomprensibile, come sostengono anche molte realtà impegnate sul campo: tanto è vero che la Comunità di Sant’Egidio, membro del tavolo nomadi del Comune di Roma, lo ha abbandonato in segno di protesta. Così, ieri pomeriggio, ho presentato questa interrogazione al ministro dell’Interno:

SARUBBI – Al ministro dell’Interno – . Per sapere – premesso che:

Il 31 luglio 2008 il comune di Roma ha presentato il cosiddetto ‘Piano nomadi’ che, fra le altre cose, prevedeva la costruzione di 6 campi autorizzati (7 sono già presenti) – ovvero dotati di prefabbricati, luce, fogne, acqua corrente, vigilanza e servizi – e lo smantellamento dei campi abusivi presenti sul territorio;

nel febbraio 2009 è stato adottato dal Commissario Delegato per l’emergenza nomadi – nella persona del Prefetto di Roma – un regolamento che prevede l’ammissione presso i campi nomadi soltanto di stranieri che hanno titolo a restare in Italia, ossia coloro che siano in possesso di regolare permesso di soggiorno, nelle varie tipologie previste dal Testo Unico sull’immigrazione. In applicazione di esso, negli ultimi due mesi, si è proceduto a sottoporre i nomadi presenti nei campi ad accertamenti individuali circa il possesso dei requisiti previsti dalla legge o, in mancanza del titolo, a verificare le condizioni che potessero consentire il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Coloro che sono risultati privi di documenti regolari hanno presentato richiesta di asilo;

lunedì 19 gennaio 2010 sono stati compiuti una serie di interventi finalizzati allo sgombero di un grande campo abusivo denominato ‘Casilino 900’ attraverso una ricollocazione nei campi attrezzati della capitale ma in assenza della realizzazione dei nuovi campi previsti dal Piano nomadi, né tantomeno attivando l’ampliamento di quelli già esistenti. In particolare si è intervenuti presso il campo di via Salone, dove è in atto da tempo un difficile ma positivo lavoro di integrazione, soprattutto nei confronti dei minori;

a seguito di ciò il prefetto ha ritenuto sussistere le condizioni per uno spostamento di circa cento persone – di cui circa trenta ragazzi, la grande maggioranza dei quali nata in Italia e frequentante regolare corso scolastico – presso il CARA (centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Castelnuovo di Porto;

sembrano essere carenti non solo valutazioni di opportunità ma anche le ragioni di diritto per un simile intervento. La legislazione riguardante il trattenimento dei richiedenti asilo (Art.1.bis L.39/90 e successive modificazioni Art.3 D.P.R.303/04) non sembra poterlo giustificare. In particolare è prevista la detenzione amministrativa nei CIE (centri per l’identificazione e l’espulsione) quando, al momento della domanda, il richiedente è stato fermato per aver eluso o tentato di eludere il controllo alla frontiera o subito dopo, oppure laddove abbia presentato una domanda di asilo mentre era già destinatario di un provvedimento di espulsione o di respingimento. Entrambe queste condizioni non sussistono nel caso in questione;

per  quanto riguarda i CARA – che sono centri concettualmente diversi dai CIE e per l’accesso ai quali sono usualmente proprio i richiedenti a fare domanda – è previsto l’obbligo di dimora per un tempo massimo di 20 giorni solo laddove si renda necessaria l’identificazione del soggetto (Decr. Legisl. 25/2008, art. 20), condizione anch’essa manchevole nel caso in esame. Le persone interessate dall’intervento infatti, pur prive, in diversi casi, di documenti validi di identità, erano state tutte da tempo identificate e censite dall’autorità amministrativa, tanto da aver potuto accedere stabilmente ad un campo attrezzato. Tra l’altro, le condizioni di sicurezza e controllo presenti nei CARA non si differenziano in modo apprezzabile da quelle sussistenti nei campi autorizzati, anch’essi vigilati e non vincolanti quanto alla permanenza. Anche volendo giustificare una forzatura della norma, non si capisce la ragione di una simile accelerazione dello spostamento nel CARA per l’esame di una domanda di asilo avanzata più di un mese fa;

tale accelerazione risulta poi ancora più inopportuna vista la delicatezza e la complessità del contesto sociale nel quale si colloca. È opportuno ricordare nuovamente che lo smantellamento del ‘Casilino 900’ avviene in assenza degli interventi per la costruzione dei nuovi campi e l’ampliamento dei campi autorizzati già esistenti come previsto dal Piano. Ciò ha portato non solo ad aumentare vertiginosamente la ‘densità demografica’ dei campi allo stato interessati – e ciò a detrimento della loro vivibilità interna e del rapporto con i quartieri circostanti – ma è anche intervenuta modificando pericolosamente e senza una ratio la composizione etnica dei campi. Infine, e soprattutto, l’allontanamento di nuclei familiari radicati ed inseriti da anni in percorsi di integrazione faticosamente avviati, soprattutto nei termini di inserimento nel percorso scolastico dei bambini, sembra una scelta dettata più da una immotivata fretta che da considerazioni legate alla corretta applicazione del ‘piano nomadi’;

è di tutta  evidenza che le modalità seguite nel dare applicazione al Piano, unite alle circostanze evidenziate sopra, svelano l’esistenza di obiettivi estranei a quelli delineati nel “piano”, condizionando pesantemente l’azione delle istituzioni coinvolte – :

se il ministro interrogato non ravveda l’urgenza di ripristinare immediatamente le condizioni di dimora delle famiglie rom trasferite contro la loro volontà al di fuori del campo attrezzato di via Salone, nel quale si trovano domiciliate da molti anni;

se il ministro interrogato non ravveda, riguardo alle famiglie del campo romano di via Salone, l’urgenza di ripristinare immediatamente la corretta applicazione delle norme sul trattenimento dei richiedenti asilo nei CARA di Roma.

L’hanno firmata, con me, Furio Colombo, Paola Binetti, Gino Bucchino, Maria Antonietta Farina Coscioni, Vittoria D’Incecco e Jean-Léonard Touadi. Notare l’accoppiata Binetti-Coscioni, please.

SARUBBI

COLOMBO

BINETTI

BUCCHINO

D’INCECCO

FARINA COSCIONI

TOUADI

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12 risposte a “Il piano a casaccio

  1. manlio laurenti

    Non c’è bisogno di essere una donna di grande spessore,per considerare i Rom la vergogna della razza umana.Io,per esempio,non sono una donna,non sono di grande spessore,eppure li detesto.Li detesto per avere subito un numero incommensurabile di furti,uno dei quali in casa mia:gli altri nell’auto.In casa mia hanno rubato tutto l’oro(sono dotati di un istinto infallibile:lo trovano dovunque sia,comunque sia nascosto perchè il demonio in persona,da suoi figli prediletti,li ispira di sicuro)E poi mi hanno rubato contanti,vestiti,perfino le borse dove mettere la refurtiva.La Polizia mi disse:sono impronte di donne e adolescenti,sono Rom.Ad una mia amica di sicuro bellissima donna,non di sicurissimo spessore,hanno rubato una croce d’oro regalatale dal nonno sul letto di morte.I Rom non rubano solo l’oro:rubano la vita,l’anima delle persone che c’è nei loro oggetti.In uno dei loro campi, insieme alla monnezza ed i topi,i Carabinieri trovarono le ricevute di 8 conti correnti,ed i contratti di proprieta’ di alcune case. Il direttore della banca(il quale è peggio di loro) della quale erano clienti testimonio’ che arrivavano in filiale portando i soldi in sacchi da spazzatura.L’esperienza del Comune di Roma,che ha speso per convicerli a mandare i loro figli a scuola 9000 euro nostri a testa,è un totale fallimento.I “genitori” li obbligano a rubare e/o a chiedere l’elemosina,a seconda del loro talento.Altri,probabilmente comprati,vengono torturati e chiedono l’elemosina ostentando le loro ferite.Le pudiche riprese RAI che interessano i loro campi inquadrano,per tempi brevissimi,potenti auto tedesche tirate mirabilmente a lucido,mentre dovunque atorno c’è degrado, c’è monnezza.La loro voce,volgare e sguaiata,testimonia la loro spregevole malafede.Essere giusti con loro,significa cacciarli dall’Italia.I preti rossi della Comunita’ di S.Egidio,da me interpellati per sapere cosa avessero fatto per manifestare la loro solidarieta’ alla famiglia Reggiani-Gumiero,non rispsero.Erano attorno al “tavolo Rom”.Ai comunisti piacciono perchè danno un contributo inestimabile alla diffusione del malcontento e del disagio,condizioni indispensabili per l’esistenza della Sinistra.Auguro a tutti coloro che li amano una loro lunga,minuziosa visita.

  2. Matteo Cacciola

    Andrea, hai fatto bene a far notare l’accoppiata: quando si parla di dignità delle persone, checchè ne dicano le lingue lunghe e malparlanti, Binetti e Coscioni li trovi sempre accanto. La stessa cosa, oggi, non possiamo dire di Capezzone.

  3. Carissimo Andrea, sono d’accordo con te. Non bisogna mai generalizzare, ma occorre agire con giustizia. Quanti fra noi italiani commettono reati! E allora? Cosa dobbiamo fare? Comunque sia la gente ha poca memoria per tutto. Noi siamo stati da sempre un popolo di “migranti”. Bisognerebbe soprattutto salvaguardare i bambini di questi “poveretti”. Potrebbero rappresentare il nostro futuro(vista la scarsezza di nascite da parte nostra). La maggior parte dei politici cavalca le paure e così…prende i voti. Buon lavoro, vorrei tanto far qualcosa anch’io, mi impegno almeno a spiegare a qualche amico che non la pensa come me, ma come coloro che vogliono mandare via gli “stranieri”, che siamo in un mondo sempre più globale, bisogna parlare di integrazione e non di emarginazione. La durezza con chi delinque non deve avere nazionalità. Ciao Andrea, buon lavoro
    Maria Angela Tarantola

  4. Non esiste campagna elettorale quando si tratta di difendere la dignità delle persone, soprattutto perchè sono davvero in pochi a farlo…o forse in “uno”? BRAVO!

  5. ringrazio Andrea per il coraggio in cui tiene sempre presente la priorità della dignità delle condizioni di vita delle persone senza farsi influenzare dal clima politico.
    Sul caso Reggiani, dopo la sua morte ci fu una preghiera ecumenica per ricordarla
    http://www.santegidio.org/index.php?pageID=64&id=5005&idLng=1062 parteciparono rumeni, esponenti della chiesa protestante di cui Giovanna faceva parte e membri della comunità di sant’Egidio. Mi pare un bel modo per esprimersi solidarietà fra cristiani

  6. Ciao Andrea una sola precisazione per il resto è tutto giusto, il piano nomadi è stato presentato alla stampa ad agosto 2009. ciao isabella

  7. Manlio Laurenti: che schifoso razzista e’ lei.
    Mi piacerebbe anche dirglielo in faccia

  8. PS ho gia’ subito numerosi furti (due in casa e due di automobile), sempre rimasti impuniti e sempre ad opera di ignoti?
    saranno stati rom?
    che ne so?
    che me ne frega?
    erano ladri, e questa e’ l’unica cosa che conta
    consiglio a tutti (tranne ai razzisti come il sig.Laurenti), questo bel libro:
    http://www.ibs.it/code/9788861900509/petruzzelli-pino/non-chiamarmi-zingaro.html

  9. PPS
    il primo punto interrogativo e’ chiaramente un errore

  10. manlio laurenti

    @NICO.Se chiede ad Andrea il mio indirizzo puo’ darsi che lo ricordi ancora.Venga a dirmi in faccia che sono uno schifoso razzista,senza sprecare 4 post per scrivere 4 idiozie.Dei ladri che l’hanno derubata non gliene frega niente?Si vede che non c’era molto da rubare,se non la tessera di qualche associazione di sinistra.Quando verra’ a trovarmi le diro’ che ci hanno fatto,con quella tessera.

  11. Caro Manlio, forse non e’ il caso di sprecare tempo con lei

  12. Chiedo scusa a tutti se ho alzato i toni, ma io ritengo giusto insultare i razzisti.
    Ci chiamano “buonisti”, ma io non solo non sono di sinistra, ma non capisco “buonista” cosa voglia dire.
    Pero’ con i razzisti mi sento molto “cattivista”

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