L’equilibrio difficile

Lo spostamento dalla Cultura agli Affari sociali mi ha catapultato nel pieno della discussione sul testamento biologico: un tema particolarmente delicato, che nel dibattito pubblico viene tagliato con l’accetta ma che in Commissione si sviscera fino alle virgole, emendamento per emendamento. Considerando che solo i radicali ne hanno depositati 2400 – un giorno vi spiegherò pure questa tattica otruzionistica: è simile a quella che fanno i sistemisti con la schedina del totocalcio – potete immaginare che genere di lavoraccio sia. Gli emendamenti del Pd sono invece in numero ragionevole, così come ragionevole (più di quanto pensassi, lo ammetto) è la loro impostazione. Giovedì, in particolare, ne abbiamo votato uno che – se approvato – avrebbe potuto cambiare l’impostazione della legge, senza per questo aprire a forme eutanasiche. Era un tentativo di modificare il primo comma del testo C2350, che attualmente (nella versione Calabrò, arrivataci dal Senato) dice così:

Art. 1.
(Tutela della vita e della salute).
1. La presente legge, tenendo conto dei princìpi di cui agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione:
a) riconosce e tutela la vita umana, quale diritto inviolabile ed indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell’esistenza e nell’ipotesi in cui la persona non sia più in grado di intendere e di volere, fino alla morte accertata nei modi di legge;
b) riconosce e garantisce la dignità di ogni persona in via prioritaria rispetto all’interesse della società e alle applicazioni della tecnologia e della scienza;
c) vieta ai sensi degli articoli 575, 579 e 580 del codice penale ogni forma di eutanasia e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio, considerando l’attività medica nonché di assistenza alle persone esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute nonché all’alleviamento della sofferenza;
d) impone l’obbligo al medico di informare il paziente sui trattamenti sanitari più appropriati, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 2, comma 4, riconoscendo come prioritaria l’alleanza terapeutica tra il medico e il paziente, che acquista peculiare valore proprio nella fase di fine vita;
e) riconosce che nessun trattamento sanitario può essere attivato a prescindere dall’espressione del consenso informato nei termini di cui all’articolo 2, fermo il principio per cui la salute deve essere tutelata come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge e con i limiti imposti dal rispetto della persona umana;
f) garantisce che in casi di pazienti in stato di fine vita o in condizioni di morte prevista come imminente, il medico debba astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura.

Di tutto questo comma, il Pd salvava soltanto la lettera e), quella sul consenso informato e sull’equilibrio fra diritto alla salute, interesse della collettività e rispetto della persona umana. Per il resto, i miei colleghi avevano preparato un testo alternativo che diceva così:

Al comma 1, sostituire le lettere a), b), c), d) e f) con le seguenti:
a) riconosce e garantisce alla persona il diritto alla vita, inviolabile e indisponibile per chiunque fino alla morte naturale, ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione;
b) riconosce e garantisce alla persona il diritto alla salute ai sensi degli articoli 2, 3, 13 e 32 della Costituzione;
c) promuove e valorizza la relazione di cura e di fiducia tra il medico, il paziente ed i suoi familiari ed individua nel consenso informato ad ogni trattamento sanitario e accertamento diagnostico, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 2, comma 4, l’atto fondante l’alleanza terapeutica tra medico e paziente;
d) riconosce e garantisce la dignità di ogni persona in via prioritaria rispetto all’interesse della società ed alle applicazioni della tecnologia e della scienza, così come indicato dall’articolo 1 della Convenzione di Oviedo sui diritti dell’uomo e la biomedicina;
e) vieta ogni forma di eutanasia e di assistenza o di aiuto al suicidio;
f) assicura alla persona che si avvalga del diritto a rifiutare le cure ai sensi dell’articolo 32, secondo comma, della Costituzione che il rispetto delle sue volontà sia vincolante per il sistema sanitario nazionale e garantisce il diritto del medico e del personale sanitario all’obiezione di coscienza;
g) garantisce, in attuazione dell’articolo 32, secondo comma, della Costituzione, che il medico si astenga da trattamenti non proporzionati rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura.

Nella discussione ci si è accaniti, in particolare, sul punto f), che definisce vincolante il rispetto delle volontà del paziente, nel caso in cui si avvalga del diritto di rifiutare le cure. La maggioranza lo ha attaccato con toni così ideologici che, ad un certo punto, ho dovuto prendere la parola anch’io (scende il gelo tra i miei colleghi: vuoi vedere che quel baciapile di Sarubbi dà ragione al Centrodestra?) per difendere l’emendamento del Pd, che a mio parere rappresentava un buon punto di equilibrio. Dal resoconto sommario sul sito della Camera, ecco lo scambio di battute con Massimo Polledri, cattolico leghista:

Massimo POLLEDRI (LNP) ritiene che l’emendamento Livia Turco 1.44 e, in particolare, la lettera f) enfatizzino eccessivamente l’importanza del principio di autodeterminazione, rendendo la volontà espressa nella dichiarazione anticipata di trattamento totalmente vincolante, anche al di fuori di qualsiasi relazione intersoggettiva.

Andrea SARUBBI (PD) rileva, rivolto al collega Polledri, che l’emendamento Livia Turco 1.44 non fa che esplicitare quanto previsto dall’articolo 32 della Costituzione, senza esaltare in modo esclusivo o unilaterale il principio di autodeterminazione.

Il riassunto è effettivamente stringato, ma rende l’idea. Io ho detto, in sostanza, che la nostra impostazione riportava il provvedimento all’interno dell’articolo 32 costituzionale: né più, né meno. Tra l’altro, Polledri faceva l’esempio di un malato che voleva amputarsi una gamba pur avendola sana, mentre qui parlavamo esattamente del contrario: del diritto, cioè, di rifiutare un’amputazione quando la gamba è malata. Diritto che, tra l’altro, è già riconosciuto nel nostro ordinamento. Ho cercato di spiegarglielo, in maniera delicata: l’autodeterminazione non può essere l’unico criterio nella società, d’accordo, ed infatti questo emendamento la tempera con alcuni paletti, tipo l’art. 32 della Costituzione e gli altri punti di cui alla lettera e). Ma il rischio di cadere nell’errore contrario (quello di ignorare, cioè, le volontà del paziente, come se fosse un pezzo di legno) è altrettanto grave e, visto l’approccio ideologico della maggioranza, molto più reale. Volete sapere come è andato il voto di questo emendamento? No, lo sapete già.

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5 risposte a “L’equilibrio difficile

  1. Ciao Andrea, che vuoi farci, quando la gente ragiona con l’ideologia invece che con la testa……
    Buon lavoro

  2. Mi piacerebbe sapere chi avendo una gamba sana vorrebbe amputarla.
    Quello che mi dispiace veramente è la scomparsa della pietà, della compassione da ogni dibattito, come se la sofferenza e la morte fossero cose che riguardano altri.
    Ma ancora di più mi dispiace vedere che non è per una intima convinzione che sostengono certe tesi, ma solamente per tenere in piedi un governo che ha quale unico scopo fare leggi per salvare il capo dai processi.

  3. Quando si segue una “religione senza Dio”, ecco i risultati ……

  4. Pingback: L'equilibrio difficile « Andrea Sarubbi

  5. una cosa mi perplime, molto, perchè non riesco a raffigurarmela. Tecnicamente l’obiezione di coscienza si manifesta in un comportamento omissivo (non vado in guerra, non pratico l’interruzione di gravidanza ecc). Ma se un malato rifiuta la cure ex art. 32 Cost. come si fa a “garantire l’obiezione di coscienza del medico”? Il malato viene curato a forza perchè il medico non applica l’art. 32 medesimo?

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