Lo spazio di Dio

Scusate se torno sul tema, ma le novità mi sembrano due. La prima è l’affermazione del presidente Napolitano sul ruolo pubblico della religione, la seconda è l’analisi impeccabile di Massimo Franco sul Corriere della sera di oggi. Comincio dal capo dello Stato, che mi pare risponda bene a chi – anche all’interno del Pd – tende a ridurre il fenomeno religioso ad una devozione personale, legittimando dunque quei tentativi (come la legge sul velo in Francia, ad esempio) di confinarlo nel privato. Il chador delle ragazze musulmane? Urta la sensibilità altrui. Il velo delle suore cristiane? Pure, suppongo. La kippah dei giovani ebrei? Non ne parliamo. E così pure il presepe (meno politically correct dell’albero) ed i biglietti d’auguri con la scritta “Buon Natale”, che tra qualche anno – concordavano nei giorni scorsi alcuni lettori di questo blog, senza nascondere una punta di compiacimento – verrà sostituita dall’ecumenico “Buone feste”, cosa che a Londra (Season’s greetings) avviene già da un po’. Buone feste va bene, perché non offende nessuno, ma guai a chiedere che cosa si festeggia: al limite si potrebbe rispondere l’anno nuovo, ma pure qui i pignoli chiederebbero in base a cosa si misurano gli anni e quindi è meglio lasciar perdere. Buone feste e basta, insomma. In questo clima mezzo ateo-devoto e mezzo credente-anticattolico, che cosa ti va a dire il nostro capo dello Stato, uomo di provata laicità? Che “la religione è un fatto pubblico” e che “l’impegno della Chiesa nella vita sociale è essenziale anche da un punto di vista della società civile”. Lascio a voi i commenti e passo al secondo punto: l’analisi di Massimo Franco – impietosa, ma realistica – sul rapporto tra il mondo cattolico e la politica, e viceversa. Si intitola “Cattolici senza casa” e vi invito a leggerla per intero, ma ne riassumo qui gli aspetti principali, tagliando un po’ con l’accetta.

1. C’è una duplice difficoltà, rispetto ai tempi della Dc: da un lato, i cattolici dell’una e dell’altra parte non pesano all’interno dei due schieramenti; dall’altro, la Chiesa-gerarchia non incide più come prima sugli equilibri di potere.

2. Il caso Feltri-Boffo e quello Lega-Tettamanzi dimostrano che il Centrodestra si sente più forte della Cei, perché sa che la Chiesa è divisa e non orienta più l’elettorato. Finché le gerarchie non confliggono con la politica del governo, il loro consenso è benvenuto. Se no, si fa da soli.

3. Il Centrosinistra è in allontanamento progressivo: un processo che l’Udc può arginare, ma non invertire. Nel Pd l’elezione di Bersani mostra l’irrilevanza degli ex popolari, l’uscita di alcuni cattolici conferma che un filone è in via di esaurimento.

4. Tutto ciò (escluso il punto 3, aggiungo io) è un bene, perché la Chiesa può così ritrovare il proprio ruolo senza cedere alla tentazione del collateralismo, aprendo una fase “più appartata sul piano politico e meno ipotecata dal timore di turbare equili­bri di governo”. Ed in parte sta già accadendo.

Apparentemente, fra le parole del presidente Napolitano e quelle di Massimo Franco ci può essere una contraddizione: da un lato, si rivendica il ruolo pubblico della religione; dall’altro, si sancisce l’indipendenza della politica. Ma a casa mia questa non si chiama contraddizione: si chiama laicità. E spero pure a casa vostra.

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6 risposte a “Lo spazio di Dio

  1. Una legge come quella francese sui simboli religiosi in Italia sarebbe improponibile a motivo della diversa storia dei due Paesi e del ruolo che la religione vi ha giocato, in effetti.
    Quanto al punto 4, proprio sicuro che si stia aprendo una fase “più appartata sul piano politico e meno ipotecata dal timore di turbare equili­bri di governo”? Sarebbe auspicabile, ma personalmente non la vedo all’orizzonte.
    Su queste tematiche (e altre) c’è da segnalare “Per un’etica condivisa” di Enzo Bianchi, davvero pieno di stimili e di riflessioni.

  2. lucagrasselli

    Scusa, ma sul punto tre (e sul post di ieri), continuo a dover notare la “petitio principii”.

    Alcuni cattolici si sono allontanati dal PD, perché non vi trovano più spazio per i cattolici.
    Da cosa si desume il fatto che non c’è più spazio per i cattolici nel PD? Dal fatto che alcuni cattolici se ne sono allontanati.

    Detto con affetto: “Su, Muenchausen! [per citare il poeta], potresti fare di meglio!”

  3. Sì, si chiama laicità.
    Interessante anche la lettera di Sarkozy riportata da “La Stampa”, credo.
    Andrea, dopo aver visto che nel PDL ( e nel PDL includo l’UDC, che è fuori dalla porta di Arcore attendendo solo di essere ri-accolta in casa ) i cattolici debbono sottostare a tutti i voleri della Lega, partito razzista che teorizza un cattolicesimo tradizionalista su base etnica e razziale che con il Vangelo c’entra poco, credo che i cattolici democratici abbiano capito, Binetti compresa, che il loro posto è nel PD, perchè almeno lì la loro coscienza è rispettata, al di là della quantità di millimetri di spostamento a sinistra di Bersani, cosa che con la religione però non c’entra nulla.

  4. Sì, è laicità, cioè essere popolo. Il popolo è in un cammino di fede o comunque in un cammino (anche se non dichiaratamente di fede), ma questo non vuol dire che non pensi, che non ragioni.
    Sul fatto che si lasci il PD, non saprei. Forse contribuisce per dare ragione a chi rimane.
    Anche io so che abortire è un abominio ed è una possibile e non giudicabile tragica scelta solo, esclusivamente ed unicamente se la vita della mamma è in pericolo di vita (del tipo mors tua vita mea). Non mi piace vedere che nel partito ci siano persone di molto dubbia reputazione. Ma se me ne vado, loro rimangono; quindi hanno ragione loro?

  5. Vorrei fare una battuta per farVi sorridere un po’.
    Stamattina l’avvocato Gentilini, ras storico della lega di Treviso, ha detto che non vuole “preti stranieri”.
    Qualcuno gli ha detto che Ratzinger, niente di meno che il Papa, è … tedesco ?
    Roba da incidente diplomatico !

  6. don ettore guerra

    E’ vero sono d’accordo con te è laicità e lo dico da prete! E’ laicità in senso buono e positivo.
    Vorrei che la CEI da tutto ciò che è successo da Boffo in poi ed anche il Segretario di Stato che è della mia Congregazione Salesiana potessero vedere e prendere in considerazione quanto sia importante stare in dentro una cultura, un paese da cristiani liberi. Paradossalmente le critiche feroci al nostro Cardinale Tettamanzi ci dicono questo. Il vescovo di Milano è una persona libera secondo il Vangelo e questo non è un messaggio da poco cper tanti cristiani in Italia!!!
    Non dobbiamo avere paura di essere considerati minoranza ma far crescere la coscienza di esserlo dentro questa nostra società e cultura con gioia sapendo di poter mostrare a tutti il senso dei valori evangelici.
    Dobbiamo acquisire sempre più la coscienza che possiamo e dobbiamo dire qualcosa di unico e particolare a questa nostra gente e a questo nostro tempo, dire qualcosa che viene dal Vangelo e dirlo a partire da ciò che ogni giorno cerchiamo di vivere e fare anche se siamo pochi, se spesso sbagliamo, se non siamo perfetti. Non siamo insignificanti.
    Basta con le tentazioni del collateralismo o di cercare a tutti i costi di allearci con il potere o il potente di turno, generalmente meglio se di destra così mi è sembrato in questi ultimi 15 anni. Cerchiamo di diventare coscienti di essere una Chiesa libera, cristiani liberi, uomini liberi. Grazie
    Don Ettore!!!

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