Casa nostra

Il castello di Raffaele Cutolo, ad Ottaviano, apparteneva a Bernardetto de’ Medici, cugino di Lorenzo il Magnifico. È una meraviglia da 350 stanze, abbastanza per mettere insieme casa e bottega: in quella spartana dimora, infatti, si organizzavano anche le strategie della Nuova camorra organizzata. A causa di quel castello e del suo inquilino, purtroppo, ancora oggi Ottaviano – cittadina pacifica alle pendici del Vesuvio – si porta dietro il marchio della criminalità organizzata. Un marchio che l’amministrazione è impegnata in ogni modo a cancellare, anche con iniziative simboliche: nelle stesse sale che videro i boss tramare alle spalle dello Stato, per esempio, si è svolto ad agosto un master dell’Università del Sannio sull’utilizzo dei beni confiscati. Ogni proprietà sottratta ai clan – che sia una villa, un appartamento o un terreno – può diventare una medaglia al valore se viene riutilizzata per fini sociali: è la vittoria dello Stato contro l’anti-Stato, della legge contro il crimine. Per questo, 13 anni fa, Libera lanciò una petizione da un milione di firme, che sfociò nella legge 109/96, approvata all’unanimità. “Oggi – spiega la stessa associazione di don Ciotti in un appello – quell’impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. È facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all’intervento dello Stato. La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni”. Il ragionamento di Libera è semplice e lineare: se una villa appartenente ad un boss mafioso venisse riacquistata da un suo sodale, lo Stato avrebbe costruito – con i soldi ricavati dalla vendita della villa – un monumento alla mafia ed alla sua potenza. Ecco perché, mentre attendiamo l’arrivo della finanziaria nell’Aula della Camera, si fanno sempre più pressanti gli inviti delle associazioni impegnate nella lotta per la legalità: chiedono a chi ha presentato l’emendamento di ritirarlo (cosa che non è ancora avvenuta e non credo accadrà) ed invitano chi non lo ha presentato a prepararne uno soppressivo (cosa già fatta da Dario Franceschini). Nel frattempo, si stanno mobilitando anche le amministrazioni locali: il Consiglio provinciale di Napoli ha approvato un ordine del giorno presentato dal Pd, votandolo all’unanimità, ed analoghe iniziative sono in programma altrove. Manca solo il Parlamento, insomma, e la cosa non mi stupisce: abbiamo già assistito, da queste parti, all’approvazione dello scudo fiscale, e finché i soldi non avranno odore credo che ne vedremo ancora delle brutte.

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8 risposte a “Casa nostra

  1. NICOLA DI MOLA

    In quale castello abitano invece i mandanti delle testimonianze dei pentiti alla Spatuzza?Dietro Spatuzza,diceva ieri un giornalista a PORTA A PORTA,se ne stanno allineando altri 5,come al casello dell’Autostrada.In un articolo della settimana scorsa,l’ECONOMIST miagolava offeso sulle conquiste dell’ENI,frutto della politica estera di Berlusconi.”Troppo grossa,sembra l’Impero Romano,bisogna fare un po’ di spezzatino”dicevano i miagolii.Qualcuno ricorda Enrico Mattei?Fu assassinato da una bomba messa nel suo aereo dalla mafia:ma i mandanti erano le 7 Sorelle.Ora che Berlusconi riprende la politica di Mattei la mafia si fa rivedere,e fa capo a “Procure”,minaccia il Presidente della Camera reo di una timida dichiarazione a favore del Governo,si allea come ai tempi di Mattei ai servizi segreti francesi finanziatori ed istigatori di DiPietro,ed ad ingegneri gia’ galeotti.Io credo che la Chiesa debba decidersi a fare un passo,partendo da una constatazione:che chi ha voluto questo Governo non permettera’ che venga abbattuto,come afferma il Presidente Napolitano.Benedetto vuole assistere a qualche sparatoria in Pza S.Pietro trai fucili di Bossi e delinquenti di sinistra alleati a sicari mafiosi?Se no,parli.

  2. Sfugge l’opinione del signor Di Mola in merito alla richiesta di Libera e all’emendamento alla Finanziaria di cui è oggetto il post…

  3. Manlio laurenti

    Mah,insinuare che ci sia una speciae di complicita’ del Governo su modalita’ di vendita che rafforzerebbero la mafia mi sembra fantascienza.Il Governo ha capito,Maroni ha spiegato,che mettere un boss in galera puo’ perfino aiutarlo a farsi un’aureola di eroe e di martire:ma togliergli i quattrini significa screditare ed impoverire lui ed il leopardo che porta al guizaglio:e questo è per lorsignori intollerabile.Certamente questo governo fara’ qualcosa,visto che la mafia lo considera con tutta evidenza un enorme pericolo al suo potere.Tanto da avere gia’ mobilitato pentiti presenti e futuri.

  4. Io ho firmato già da vari giorni l’ appello di Libera a questo proposito e spero che il Parlamento riesca ad impedire questo”regalo” alla mafia. Il signor Di Mola sta evidentemente vedendo un altro film…

  5. Mi sfugge cosa c’entra la Chiesa in tutto questo. E quale passo dovrebbe fare di grazia. Scomunicare chi non ha votato Berlusconi?
    Ricordiamo che la legge, che prevede il sequestro dei beni mafiosi, fu fortemente voluta da un comunista che si chiamava Pio La Torre e che per questo fu assassinato dalla mafia insieme al suo autista.
    Almeno un po’ di rispetto.

  6. complimenti. L ho girata a qualche amico…
    speriamo che venga ritirato l emendamento.

  7. MAFIA: 21 COMPONENTI ANTIMAFIA, VIA NORMA SU VENDITA BENI

    (ANSA) – ROMA, 3 DIC – ”Ventuno dei 50 componenti della commissione Antimafia – tra i quali Luigi De Sena, Walter Veltroni, Giuseppe Lumia del Pd, Mario Tassone (Udc) e Angela Napoli (Pdl) – hanno scritto una lettera aperta ai deputati della commissione Bilancio della Camera per chiedergli di accantonare la nuova norma sulla vendita all’asta dei beni confiscati alla mafia”. Ne da’ notizia la capogruppo del Pd nella stessa commissione Laura Garavini, la quale spiega che ”il provvedimento e’ molto delicato, come e’ scritto nella lettera, e meriterebbe un approfondimento specifico, non relegabile ai tempi ristretti della sessione di bilancio. Per questo chiediamo di stralciare questa norma e di avviare un confronto immediato nelle commissioni competenti, per giungere a soluzioni condivise che consentano di tenere insieme la necessita’ di nuove risorse per la giustizia e la sicurezza e l’altrettanto importante necessita’ di non far giungere, anche in maniera del tutto involontaria, segnali sbagliati nei territori piu’ esposti alla criminalita’ mafiosa”. ”Esiste il rischio concreto – prosegue Garavini -, segnalatoci dai tanti interlocutori che si occupano della materia e che riferiamo nella nostra lettera ai colleghi della commissione Bilancio, che quei beni, se messi all’asta, possano rientrare in possesso dei boss mafiosi a cui sono stati sottratti dapprima con indagini lunghe e complicate e poi con processi altrettanto complessi. E’ alquanto improbabile che un cittadino onesto partecipi ad un’asta per acquisire un bene appartenuto, ad esempio, ad un boss del calibro di Toto’ Riina. Il rischio di ritorsioni infatti e’ gigantesco. Nella scorsa legislatura la commissione Antimafia attraverso approfondimenti avvenuti in varie sedute plenarie e’ giunta ad una relazione unitaria su questo argomento. Proponiamo che il dibattito riparta proprio da queste proposte condivise, evitando la vendita dei beni confiscati”. (ANSA).

  8. manlio laurenti

    @MAIA.T.Quanto ha scritto Nicola di Mola non ha a che fare con il sequestro di beni mafiosi.La Chiesa,mi pare di capire,dovrebbe prendere contatto con chi,in Italia,e all’estero,sta creando una situazione intollerabile,ed invitarlo a smettere.C’è un Arcivescovo a qualche centinaio di metri dalla Procura di Palermo?Ce n’è uno a breve distanza da quella di Firenze?Altrimenti potrebbe intervenire il Papa in persona,da “quella finestra”.La confisca dei beni mafiosi non è mai stata praticata seriamente,se non da questo Governo.Per quanto riguarda l’assassinio di Pio la Torre,vedi Corleonesi,per quanto riguarda Corleonesi,vedi Salvo Lima.Per quel che riguarda Salvo Lima,vedi DC.Poi,davanti alla D,metti una U e siamo al 2009.Ma il PD non si sta preparando a governarci,se possibile?Magari in qualche regione?Magari in Sicilia,dove tira vento Milazziano?

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