Ho un’idea

Molti mi stanno chiedendo, in questi giorni, che cosa si possa fare per dare una mano alla mia proposta di legge sulla cittadinanza. Una risposta viene dal Pd di Modena, che questa settimana ha presentato in Consiglio Comunale un ordine del giorno a sostegno della cosiddetta Sarubbi-Granata: altri Comuni seguiranno l’esempio, nelle prossime settimane, e se tra voi ci fossero degli amministratori locali vi invito a fare lo stesso. Cercando di salvaguardare, se possibile, lo spirito bipartisan della proposta: coinvolgendo nella discussione, cioè, anche gli esponenti del Centrodestra più sensibili al tema. Il testo presentato a Modena diceva così:

Il Consiglio Comunale di Modena
preso atto
che l’Italia è passata, in un arco di tempo relativamente breve, da Paese di emigrazione a Paese di immigrazione stabile.
Se all’inizio di questa trasformazione il nostro Paese era meta di passaggio per grandi flussi di persone, per lo più dirette verso il centro Europa, oggi l’Italia è diventata meta finale del fenomeno migratorio.
Che data questa doppia vocazione di porta d’accesso e tappa finale, il nostro Paese sente sempre di più l’esigenza di mettere in atto una politica capace di gestire l’immigrazione nella sua complessità.
Che questi flussi migratori hanno determinato il radicamento sul nostro territorio di gruppi e comunità di stranieri che hanno saputo integrarsi nel tessuto sociale ed economico in cui si sono stabiliti, contribuendo alla crescita e allo sviluppo economico di interi distretti produttivi.
Che in molti casi questi distretti vivono esclusivamente del lavoro di manodopera straniera, riempiendo quei vuoti occupazionali che i lavoratori italiani sempre più hanno abbandonato.
Tenuto conto
che la convenzione Europea del 1997 chiedeva agli stati di facilitare l’acquisizione della cittadinanza per “le persone nate sul territorio e ivi domiciliate legalmente ed abitualmente”;
che il Rapporto Cnel del 2008 sull’integrazione giudica “poco significativa, se non addirittura insoddisfacente” l’incidenza delle acquisizioni di cittadinanza in Italia.
Che appare evidente quanto sia necessaria ed urgente una riflessione su questo tema, svincolata da logiche idealistiche e pregiudiziali, ma che sappia affrontare il problema con determinazione e pacatezza, offrendo soluzioni percorribili e attuabili in tempi certi e tempestivi.
Considerato
che l’attuale legge utilizza il concetto di identificazione, vertendo preferenzialmente sul criterio del diritto romano dello ius sanguinis (in latino “diritto del sangue”) e dunque della discendenza da cittadini, piuttosto che sul principio dello ius soli, ossia della nascita su quel determinato territorio;
che raggiungere l’integrazione per chi è in Italia, rispetta le leggi, paga le tasse e sente l’Italia come sua seconda Patria, è un obiettivo d’avanguardia;
che una Nazione nella quale per avere la cittadinanza si aspettano almeno tredici anni (visto che dopo dieci anni si può presentare domanda, ma successivamente ne passano almeno altri tre per ragioni burocratiche) è una nazione che non è al passo con il resto d’Europa.
Che in commissione parlamentare è stata recentemente presentata una proposta di legge Sarubbi (PD) – Granata (PDL) sulla riduzione dei tempi per la concessione della cittadinanza;
che tale proposta, così come è stata presentata dai due promotori appartenenti a schieramenti opposti, potrà trovare un consenso trasversale;
che questa proposta di legge chiede di modificare ed abbreviare da dieci a cinque anni il periodo di residenza continuativa in Italia necessario per ottenere il passaporto italiano da parte di un immigrato che dimostri stabilità di reddito e sufficiente conoscenza della lingua.
Che i due parlamentari propongono inoltre che vengano naturalizzati i minori nati in Italia da stranieri, se uno dei genitori vi soggiorna da cinque anni, così come i minori che abbiano completato un percorso scolastico nel nostro paese.
che tale proposta di modifica di legge, che vede nella cittadinanza il suo culmine, ma che passa per una serie di tappe non secondarie (test di conoscenza della lingua e della cultura italiana, il reddito minimo, lo stesso giuramento sulla Costituzione), si basa su una forte motivazione, passando da un impianto concessionario e quantitativo ad uno attivo e qualitativo.
Che si cercherebbe attraverso questa modifica di evitare ai minori nati in Italia da un nucleo familiare stabile, la sofferenza di essere considerati figli di un’ altra terra, dei “diversi”, dando loro la possibilità di sentirsi uguali ai propri compagni di scuola;
che il principio dello ius soli modificato e adattato permetterebbe di diventare cittadini a ragazzi nati e cresciuti in Italia, anche tenendo conto del ciclo di formazione scolastica da loro compiuta;
esprime
il proprio parere positivo in merito alla proposta di Legge Sarubbi – Granata presentata in Commissione parlamentare,
impegna la Giunta a
promuovere l’integrazione e l’inclusione delle persone extracomunitarie in generale ed in particolare nei riguardi dei nuclei familiari di immigrati presenti nel nostro territorio modenese da oltre 5 anni, che lavorano regolarmente, che portano i figli a scuola e a fare sport con i nostri, che rispettano la costituzione e che si sentono nel proprio animo cittadini italiani.
Nella consapevolezza che l’integrazione sia una sfida difficile e complessa, e che sia importante riconoscerla come un’opportunità positiva per tutti, occorre intraprendere percorsi che passano per il rispetto della dignità di ogni uomo, e per il rispetto altrettanto importante delle regole in cui la comunità si identifica, nella speranza di costruire giorno per giorno una società sempre più plurale e solidale.

Risultato della votazione: 23 favorevoli, 6 contrari. Nonostante i numeri semi-bulgari del risultato, il Pdl ha votato contro, presentando un proprio ordine del giorno sul mantenimento della disciplina attuale (ius sanguinis e 10 anni di residenza) che verrà discusso prossimamente. Ma la notizia è che, anche a livello locale, il Centrodestra non è così compatto: un consigliere, infatti, sarebbe stato disposto a votare a favore dell’odg del Centrosinistra, ma per non creare spaccature nel proprio partito ha lasciato l’Aula. Se ne può discutere, insomma, e credo che sia bene farlo: dopo il Comune di Modena, l’esame di questo ordine del giorno è previsto anche in quello di Castelfranco Emilia ed in quello di San Giustino (Perugia). Poi toccherà ai consigli provinciali di Arezzo e della stessa Modena. Sarebbe bello – non è una richiesta molto pensata: è un’idea piuttosto estemporanea, che butto giù con il cuore – che, prima o durante la discussione in Parlamento, piovesse su Roma una valanga di notizie come questa: un centinaio di amministrazioni locali (municipi, Comuni, Province, Regioni) che fanno proprio il dibattito e, con gli strumenti a loro disposizione, soffiano nella stessa direzione. Vuoi vedere che qualche spiffero arriva pure a Montecitorio?

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14 risposte a “Ho un’idea

  1. mi metto al lavoro!

  2. Francesco Grana

    Ottima idea!

  3. Ottima idea. Cercherò di presentarla al prossimo consiglio comunale del mio paese…

  4. ehi! ci stiamo lavorando…. per San Giustino (Pg)…

  5. Mi pare un iniziativa di vera politica responsabile…diffondo nel senese!

  6. manlio laurenti

    Ho vissuto per lustri a 10 Km dalla Svizzera,e frequantato per anni gente immigratavi.In Svizzera la regola è assai semplice:grazie ad una polizia e ad una magistratura di esemplaere efficienza(altro che gli arroganti fannulloni di cui parla,con accenti terrificanti,STEFANO LIVADIOTTI IN MAGISTRATI,L’ULTRACASTA),chi ci sta onestamente ci vive benone;se no ,FUORI!Gli Svizzeri,popolo saggio,sanno che la pace(quella del proprio Paese e quella familiare) si difende armati.In certi periodi dell’anno sembra una nazione in guerra,la Svizzera.A nessun migrante vien in mente di violentare una loro donna(e sono spesso fior di bellezze).Per questo,si va in Italia.Li’ la gente dorme,pronta alla mobilitazione,con il fucile d’assalto sotto il letto.Violenta una donna,ed i suoi parenti verranno a trovarti armati di aggeggi che convincerebbero chiunque a stare buono.Duro bastone,saporita carota:è la saggia ricetta.Quanto al Comune di Modena,farebbe bene ad effettuare una rivisitazione di certi episodi della “Resistenza”.Uomini fucilati perchè portavano il pizzetto,o che erano stati visti fare il saluto romano ad un corteo con la spranza di fare carriera al Catasto.Ci siamo sbagliati?Vale comunque come intimidazine.Come valgono a scopo intimidatorio,verso la popolazione che lo vota,gli attacchi a Berlusca.Ma questa,direbbe Pupo,è un’ altra storia.

  7. ehi edit, siamo vicini di casa, fatemi sapere se posso fare qualcosa.

    cmq, Andrea, è un ottima idea, che presenterò anche a Città di Castello

  8. cerco il modo di farla presentare a torino

  9. Chaim Recanati

    Mi sembra un’ottima idea. Mi ricorda per molti versi il criterio americano di concessione della cittadinanza, che fa uso sia di ius sanguinis che di ius soli. Infatti, é cittadino americano chi:
    – nasce nel territorio degli Stati Uniti – stati e territori inclusi (ius soli)
    – nasce in qualsiasi parte del mondo da cittadini americani (ius sanguinis)
    o
    – acquisisce la cittadinanza su richiesta dopo almeno cinque anni in possesso del permesso di residenza permanente (3 se sposato con cittadino americano). Inoltre, soltanto un cittadino nato negli Stati Uniti puó diventare presidente, una specie di aggiustatina nazionalistica al sistema (e comunque vi sono varie correnti di pensiero in proposito e alcuni vorrebbero eliminare il requisito).
    La concessione della cittadinanza é piú che altro una formalitá, una volta trascorso il periodo richiesto come residente. C’é da sostenere un esame in inglese – anche qui, niente di spaventoso, se é vero che sono migliaia i nuovi americani che lo passano ogni anno – e il giuramento di fedeltá, quest’ultimo importante perché la cittadinanza puó venire revocata se al momento del giuramento (o comunque durante l’istruzione della pratica) si é detto il falso (come accaduto ad alcuni criminali nazisti che al momento della domanda di cittadinanza dichiararono di non aver avuto mai niente a che fare con il nazismo).
    Da notare che ottenere la cittadinanza non é per niente difficile, anzi le istituzioni sono ben liete di accogliere i nuovi cittadini; semmai é difficilissimo ottenere il visto di residenza permanente (la famosa Green Card), probabilmente perché é piú facile fare la cernita dei candidati a monte, e cioé prima che ottengano la residenza, piuttosto che poi, quando sono ormai in possesso di tutti i requisiti (in Italia, invece, si preferisce aspettare che il richiedente abbia le carte in regola per respingerne la domanda – in Italia i soprusi e le violazioni in atti d’ufficio hanno un fascino irrinunciabile, chissá perché). Spero francamente che il progetto vada in porto, anche se la strada si presenta impervia. Il problema, infatti, non sta nella bontá o meno del progetto – a parti invertite, con gli italiani a far domanda di qualche altra cittadinanza, tutti vorrebbero un metodo piú semplice e lineare, ma ovviamente adesso sono loro ad avere il coltello dalla parte del manico, quindi perché essere giusti e imparziali? – ma nello strumento che il PdL e piú precisamente la Lega Nord ne ha fatto in chiave elettorale. Avendo promesso ai propri elettori che “non passa lo straniero” e avendo annunciato “urbi et orbi” che sarebbero andati a testa bassa contro ogni proposta di revisione del criterio di concessione della cittadinanza italiana, adesso non possono rimetterci la faccia. E, tutto sommato, fa loro comodo: cosí tengono la politica in stallo, ottengono il voto di coloro i quali, bontá loro, capiscono di politica meno di ció che capiscono di calcolo infinitesimale, si propongono come “protettori” del suolo natio, e domani tireranno fuori i famosissimi “ve lo avevamo detto” di cui son piene le fosse. Insomma, una polizza di assicurazione elettorale a validitá vitalizia. Non si rendono conto che stanno dividendo il Paese in due – come giá avevano cercato di fare agli albori del loro movimento con la patetica divisione tra Padania e Terronia – indigeni contro stranieri. Non si rendono conto che non possono chiedere l’integrazione delle altre culture presenti in Italia se poi pretendono di lasciarle sempre fuori dalla porta. Qualcosa – e questo qualcosa deve essere allettante, se no non ha senso – bisogna concedere. Il guaio é che molti di loro non sanno nemmeno cosa significhi la parola integrazione, né si peritano di consultare un dizionario. La confondono con l’assimilazione: infatti, chiedono – anzi, pretendono – che un immigrato rinunci alla sua lingua, religione, cultura, insomma alla vita che conduceva prima di arrivare in Italia per accettare in toto le tradizioni italiane e in cambio di che? Di nulla? Per essere sempre considerato un intruso, uno che dovrebbe “tornarsene a casa sua”, uno che puó essere tranquillamente chiamato “négher” senza che si arrabbi? E perché, poi? Siamo forse perfetti? Perché mai un individuo dovrebbe rinunciare alla sua identitá etnico-culturale per adattarsi a quella della maggioranza, se poi quella maggioranza stessa lo rigetterá? Qui stiamo gettando le basi dei ghetti e i ghetti – ve lo dice un ebreo, e gli ebrei di ghetti sono esperti, avendoci vissuto per secoli – diventano comodi per tutti: per quelli al di fuori, cosí i “diversi” non li vedono mai e per quelli al di dentro perché almeno non sono esposti ai soprusi, alle angherie, e sono liberi, dentro le loro quattro mura, di fare quello che vogliono. Uno stato dentro lo stato. E’ questo che vogliono i signori leghisti? E’ questo che propugnano quegli opinionisti da sbarco che di tanto in tanto si affacciano nel tuo blog e chiedono che lo straniero “stia al suo posto”? E quale sarebbe questo posto, il ghetto?
    Purtroppo per loro, il futuro non é la nostra cara Italietta degli anni che furono: quell’Italia non esiste piú e non tornerá piú. Punto. E finché saremo un Paese che produce ricchezza – anche se con questa classe dirigente non credo che produrremo ricchezza a lungo – ci sará sempre qualcuno che vorrá venire a vivere e lavorare da noi. Il giorno in cui nessuno vorrá piú venire non sará per le minacce della Lega o per la durezza delle leggi, sará perché siamo diventati un paese del Terzo Mondo. Guardate l’Argentina: un paese costruito dagli emigranti, la cui ricchezza attirava milioni di persone pronte a lavorare e rifarsi una vita. Che fine ha fatto? C’é ancora qualcuno che ambisce a trasferirvisi? Dove sono le navi piene di immigranti affamati disposti ad attraversare l’Atlantico pur di avere un pezzetto, seppur piccolo, di quella ricchezza? E, soprattutto, dov’é finita quella ricchezza?
    La svolta autoritaria e razzista della Lega – e di riflesso del PdL – lascia allibiti la maggior parte degli osservatori internazionali. Un partito che predica la secessione, il razzismo, l’intolleranza, che fomenta la violenza, che spregia lo Stato, commette vilipendio contro i suoi simboli, che minaccia iniziative armate, e batte moneta propria dovrebbe essere fuorilegge e lo sarebbe in molti dei paesi occidentali. Ma in Italia nessuno ha mai avuto il coraggio di prendere una qualsivoglia iniziativa – e avrebbero potuto fermare quest’accozzaglia di sgrammaticati giá vent’anni fa – e non ne avranno il coraggio adesso che sono diventati una forza elettorale. Adesso, poi, che in Svizzera hanno votato per la proibizione a costruire nuovi minareti, la Lega prende nuovi spunti. “Vogliamo la croce sul tricolore”, tuonava Castelli ieri, come se fossimo un’emanazione del Vaticano e senza ricordarsi che una croce sul tricolore l’abbiamo avuta fino al 1946, ed era quella dei Savoia. Forse un giorno si invaghirá di fascio e scure e chissá quali storture storico-politiche si inventerá per giustificarne l’uso in barba alle disposizioni costituzionali. Il Paese é in balia della deriva ultranazionalista e bigotta causata dalle parole da osteria di quattro sconsiderati. Vorrebbero il ritorno a quell’Italia bucolica e retrograda che persino Mussolini si sforzó di combattere – e parliamo di 70-80 anni fa, tanto per avere un’idea di quanto siano anacronistiche le richieste della Lega. Finché si trattava di apportare modifiche di natura fiscale alla struttura economica del Paese e di limitarne gli sprechi, trovavano d’accordo molta gente anche negli opposti schieramenti. I problemi sono sorti, invece, quando la Lega ha deciso di darsi una veste ideologica, qualcosa cioé di assolutamente alieno all’intero movimento: il concetto di ideologia é interetnico, coinvolge persone delle piú varie estrazioni, razze, e nazionalitá (prendete fascismo e comunismo, nelle varie versioni si diffusero ai quattro angoli del pianeta), quello di appartenenza etnica no. Per quello ci sono organismi quali stati, regioni, e provincie. Era ovvio che, nel decidere quale ideologia calzasse al meglio, si optasse per l’estrema destra razzista: chi altri puó predicare la superioritá biologica e culturale della propria etnia sugli altri popoli e l’intolleranza verso le altre culture, se non un filo-nazista?
    In conclusione, spero davvero – ma non ci confido piú di tanto – che qualcuno rinsavisca e si renda conto del pericolo costituito da questi Goebbels in sedicesimo. Il pericolo, e vorrei tanto che la Sinistra lo capisse, non é Berlusconi, ma il fatto che per reggersi Berlusconi ha bisogno della Lega e di conseguenza é costretto ad ascoltarne i ragli. Eliminando la Lega, Berlusconi diventerebbe disposto a dialogare. E’ lí il punto di partenza, non nei continui avvisi di garanzia: siamo seri, un cittadino qualunque deve aspettare svariati anni perché la sua causa venga dibattuta in primo grado, e Berlusconi riesce ad attraversare tre gradi di giudizio in tre anni appena. Sono l’unico a vederci qualcosa di stonato? Capisco la comune matrice di molti magistrati, ma mi sentirei piú al sicuro se gli stessi magistrati cominciassero a combattere la criminalitá organizzata, la microcriminalitá, e la corruzione (senza scarcerare il giorno dopo l’arresto delinquenti con accuse gravissime sulla testa – e questo accade TROPPO spesso), anziché cercare la gloria televisiva nell’indagare il primo ministro.
    Mi scuso per essermi dilungato. Cordiali saluti,

    Chaim Recanati

  10. Posso prendere il testo per proporlo ai consiglieri comunali del mio comune?
    Grazie, ciao.

  11. @ Tranquillo: no, non puoi. Devi 😉

  12. @Jaska: se posso aiutare a prendere contatti coi consiglieri di Castello… eccomi.

  13. già proposto ad alcuni comuni del leccese. vediamo che succede…

  14. Pingback: Ho un’idea « Blog del circolo online del PD “Barack Obama”

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