Vecchio film

Ogni volta che si toccano i temi etici, si aprono guerre di religione. È così anche stavolta, con il dibattito sulla RU486, che vede protagonisti a colpi di slogan i cattolici del Pdl ed i laici del Pd: le due categorie rimaste invece sullo sfondo – i laici del Pdl ed i cattolici del Pd – sono paradossalmente le uniche a cercare spiegazioni meno grossolane, perché quando sei in minoranza nel tuo partito devi sempre precisare, argomentare, giustificare. Ed è una fatica enorme, perché – parlo del mio caso, quello del cattolico Pd – la base vorrebbe sentirti inneggiare alla libertà di autodeterminazione della donna, con buona pace dell’etica, mentre la Chiesa si aspetta una tua dichiarazione pubblica sui valori non negoziabili, con buona pace della politica. Per sgombrare il campo dagli equivoci, allora, dico subito come la penso: l’aborto è una sconfitta dell’uomo, non una vittoria della civiltà; la libertà di autodeterminazione c’entra a metà, perché in questo caso (cosa che non avviene con il testamento biologico, per esempio) c’è di mezzo anche la vita di un altro; la legge 194 è un compromesso necessario ma doloroso, che nell’Italia di oggi non può essere messo in discussione ma che, a mio parere, dovrebbe essere applicato interamente, a cominciare dai primi 6 articoli sulla prevenzione. Non solo, ma vado pure oltre: quando vedo durante una festa del Pd (e purtroppo mi è capitato) un banchetto che raccoglie firme per vendere la pillola del giorno dopo senza ricetta medica, onestamente mi chiedo se ho sbagliato festa io o se ha sbagliato ospite chi mi ha invitato. Ma torniamo alla RU486, che – pur non essendo un contraccettivo, sia chiaro – ha il merito di risparmiare alla donna l’intervento chirurgico: in queste ore si discute, tra un urlo e l’altro, se sia giusto o meno lo stop della Commissione Sanità del Senato all’immissione in commercio della RU486, perché l’Aifa non avrebbe verificato la compatibilità della pillola con la 194. Uno, in particolare, sarebbe il punto controverso: nella normativa vigente, l’interruzione della gravidanza deve avvenire all’interno delle strutture sanitarie pubbliche, mentre con la RU486 – sostiene la maggioranza – c’è il rischio che ciò non avvenga, perché una donna potrebbe facilmente prendere la pillola in ospedale ma poi, dopo aver firmato il modulo di dimissioni volontarie, se ne andrebbe ad abortire a casa propria, con tutti i rischi del caso. Il governo vuole dunque una nuova delibera dell’Aifa, perché vengano messi i puntini sulle i. Da un punto di vista etico, lo scrupolo mi appare condivisibile; da un punto di vista politico, invece, non posso fare a meno di denunciarne la strumentalità. Perché l’Aifa, in effetti, prevede già il ricovero “dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica della completa espulsione del prodotto del concepimento” (scusate, ma questa ultima espressione mi fa davvero ribrezzo): basterebbe dunque vigilare sul rispetto di questa delibera e la compatibilità con la 194 sarebbe garantita. Tutto il resto è cinema, da una parte e dall’altra, e la sceneggiatura è ormai vecchia di trent’anni.

Annunci

15 risposte a “Vecchio film

  1. Federico D'Ambrosio

    Sicuro che il banchetto non fosse per la pillola del giorno dopo?

  2. Cito: “Tutto il resto è cinema, da una parte e dall’altra, e la sceneggiatura è ormai vecchia di trent’anni.”

    E consiste, a mio avviso, in una cosa sola: è da trent’anni che c’è chi costruisce un’intera carriera politica per cui dovrebbe baciare il terreno su cui la 194 cammina.
    E’ il teatrino di chi vive in bilico. Da un lato è contro all’aborto, parla di questo dramma, arriva alle lacrime. E ottiene un sostanzioso appoggio politico da una certa parte.
    Dall’altro lato non ha mai fatto una mossa che, in pratica, potrebbe essere una sola: facciamo una legge che rende l’aborto illegale e perseguibile. Cosa che non è mai stata fatta, perchè nessuno è fesso e deve tenersi buona politicamente anche l’altra parte.

    Ho sempre pensato che il politico antiabortista puro sia fortunato: è l’unico che, davvero, viene valutato in base alle intenzioni, e mai sui fatti. Perchè, udite udite, la 194 c’è ed è bene che rimanga lì (e, a mio parere, è giusto così): nessuno ha interesse a toccarla.
    A che cosa serve il teatro? Ai cosiddetti politici antiabortisti (non li chiamo pro-life perchè quasi mai difendono tutta la “life”, meglio definirli “pro-birth”) serve per accreditarsi e ricevere qualche pacca sulla spalla (purtroppo, da mani che portano anelli, non nuziali). All’opposizione e ai laici del PdL (due o tre) serve a cadere nella trappola e fare la figura del cattivone o, vista in un altro modo, ad accreditarsi verso un altra fascia dell’elettorato.

    La conclusione poi, come in un giallo del tenente Colombo dove l’assassino lo vediamo all’inizio, è quella ovvia: la RU 486 viene messa in circolazione, in alcuni luoghi verranno rispettate rigorosamente le procedure, in altre si andrà alla buona. E nessuno ne parlerà più.
    Fino alla prossima scadenza elettorale.

  3. Limpido, Andrea. Bravo.

  4. Rispetto alle tue riflessioni, aggiungo che la sola ospedalizzazione non garantisce il rispetto dei primi 6 articoli della 194 (sul quale del resto anche i consultori sono carenti) perché non si tratta solo di assistenza medica, ma di sostegno psicologico, e di partire da un “favore per la maternità” cercando come primo passo di aiutare la donna ad accettarla, prima di procedere all’aborto. Qui sotto, il testo di una nota che avevo pubblicato su Facebook il 9 agosto e che mi sembra attuale.

    Ha perfettamente ragione il presidente Fini nel dire che l’efficacia dei farmaci e la valutazione della loro eventuale pericolosità non spetta al parlamento. Per questo esiste l’Aifa ed è giusto che esprima un parere, sebbene permangano forti sospetti su questo parere che appare emesso in maniera frettolosa e sotto troppe e troppo forti pressioni politiche e culturali.
    Ciò che invece non spetta all’Aifa è la decisione sull’eticità e soprattutto sull’opportunità politica e sulla compatibilità di un prodotto chimico (rifiuto di definirlo farmaco, per le ragioni che esporrò tra un attimo) con la legge dello stato.
    Già, perché non tutto ciò che è possibile è lecito e non tutto ciò che è lecito è buono. Proprio per questo esiste il Parlamento, per regolamentare il confine tra queste diverse sfere dell’esistenza.
    Definire la RU486 un farmaco equivale a definire la maternità una malattia. Se siamo d’accordo che una maternità, ancorché indesiderata, in nessun modo può essere equiparata ad una malattia, se siamo d’accordo che un aborto è comunque un male, sebbene a volte l’ordinamento giuridico possa tollerare un male per evitarne uno peggiore, allora è chiaro che le eventuali procedure per interromperla devono essere sostanzialmente diverse da quelle per interrompere una malattia.
    Iniziamo a stabilire un punto incontrovertibile: non c’è alcuna differenza etica, e quindi non c’è alcuna differenza politica, tra aborto chirurgico e aborto chimico. L’introduzione della RU486 però, se non fosse regolamentata da leggi dello stato, senza cioè un intervento del Parlamento, svuoterebbe di ogni significato la stessa legge 194, che definisce i limiti e le procedure entro cui può essere applicato il diritto della donna di interrompere la propria gravidanza.
    La legge 194 dal nostro punto di vista non è la migliore legge possibile, ma realisticamente dobbiamo riconoscere che rispetto al sentire diffuso è un compromesso accettabile, per questo ormai da tempo il MpV si batte per un’applicazione integrale della legge, nei fatti assai svilita dalla prassi praticata nei consultori e dall’inerzia del Parlamento.
    In questo lavoro il MpV aveva aggregato nel tempo consensi trasversali, che stavano modificando il fronte politico sul tema, aiutando a superare steccati ideologici (come prova l’esito favorevole della recente mozione Buttiglione), l’introduzione della RU486 sarebbe un colpo mortale a questo processo di riposizionamento e ridefinizione della battaglia per la Vita.
    Dal punto di vista della donna poi il risultato sarebbe anche peggiore, infatti ella si vedrebbe accollata tutta intera la responsabilità della decisione, senza l’aiuto di quelle strutture sociali e giuridiche che la lege 194 prevede, è facile prevedere che questo si tradurrebbe in una banalizzazione completa dell’interruzione di gravidanza, dove la maternità sarebbe trattata appunto al pari di una malattia, un fastidio da eliminare, un tumore benigno da asportare, senza porsi alcun problema sulle possibili ricadute psicologiche e socioculturali, come se una maternità fosse tutta intera una questione privata.
    A chi conviene questa colossale rimozione della coscienza? Chi spinge perché la maternità venga trattata come una malattia anziché come un valore da difendere e proteggere?

  5. manlio laurenti

    Certo,pero’ hai appena scritto che la pillola era in libera vendita negli stand di una festa del PD.Che bello,trasgredire al Vatikano ed al Governo Berluska!Una salsiccia affumicata,una bottiglia di birra del Venezuela di Chavez,una tapa fatta dagli oppressi indigeni del Messico,una scopata,una pillola RU,una sigaretta,e..ehi,è rimasto un hamburger di Carne Cubana!Vuoi?

  6. Noto, così di passaggio che i primi cinque commenti sono di uomini come le decisioni in politica, che passano sempre sulla testa delle donne, senza mai chiedere loro cosa ne pensano.
    Un lungo equivoco sta attraversando la società italiana fin dal tempo della 194.
    Mi ricordo la sciagurata campagna che fu fatta, se non sbaglio dal fiorentino Carlo Casini , per cui sembrava che con la legge sull’aborto aumentassero i casi, mentre invece sono diminuiti fra le italiane. Ricordo anche che la 194 rappresentò un fatto di giustizia sociale perchè le ricche andavano ad abortire in Svizzera le povere con le mammane, e sono state numerose le donne che ci hanno lasciato la vita.
    Non solo ma uno degli obiettivi della legge era l’istituzione di consultori che spiegassero l’uso degli anticoncezionali, proprio perchè l’aborto, e ben lo sanno le donne, sono l’ultima, ma proprio l’ultima risorsa.
    L’uso del contraccettivo è stato sempre ferocemente avversato dalla Chiesa, ed è questo il problema più grande e irrisolto per le gerarchie ecclesiastiche soprattutto nell’America latina.
    Ancora poco tempo fa Benedetto XVI ha ribadito, di fronte ai milioni di malati di AIDS, che l’uso del condom non è permesso dalla Chiesa.
    Alla maggior parte dei nostri politici, soprattutto alla luce della scarsa moralità di molti di loro, non interessa nulla di tutto questo è soltanto un fatto di opportunismo.
    Se tu Andrea hai visto distribuire la RU486 alla festa dell’Unità avresti dovuto denunciare perchè è proibito dalla legge.
    Ritengo opportuno chiarire un’altra cosa perchè leggendo questi post mi sembra di vedere un po’ di confusione. La RU486 è una pillola abortiva e come tale va somministrata sotto controllo medico, la pillola del giorno dopo invece serve per evitare gravidanze indesiderate, c’è una bella differenza.
    Infine mi addolora molto sentire paragonare la maternità ad una malattia che si rimuove con due pillole. Consiglio a chi lo sostiene di parlarne con le sue amiche. Sarebbe utile e opportuno.

  7. @ Federico D’Ambrosio: certo che era la pillola del giorno dopo. Ma riconosco che dalle mie parole non si capiva: ho cambiato l’inciso. Grazie.

    @ Maia T.: scusami, ma l’accusa di essere maschio e dunque non capire fa parte sempre della stessa sceneggiatura. Anzi, forse questa è ancora più vecchia. Oltre tutto, mette a tacere il dibattito, perché qualsiasi cosa ti possa replicare non potrò mai negare l’evidenza…

  8. @ Andrea Sarubbi
    Non accuso nessuno di essere maschi, ci mancherebbe, invece sostengo che le leggi che riguardano le donne portano le firme dei maschi.
    Un saluto.

  9. B.E.N.E. B.R.A.V.O. B.I.S.

  10. quando si tratta temi delicati sfugono anche i particolari, che poi sono a volte essenziali: nei commenti si dice di una pillola “venduta” durante una festa del pd mentre Andrea aveva scritto di una “petizione per vendere la pillola senza ricetta medica”.
    detto questo, sono d’accordo con maia, nè mi sembra che accusasse i maschi o volesse mettere a tacere il dibattito. certo che l’apporto di una donna alla discussione su certi temi può essere non solo utile ma anche essenziale no? dico l’apporto…
    per il resto sono pienamente d’accordo con il post. sottolineando, anche se è la solita sceneggiata, che sarebbe bello se il rispetto della vita e delle vite ci fosse sempre, da parte di tutti, in ogni momento. se la legge 194, come altre leggi, fosse applicata in toto, questo sarebbe un paese diverso…

  11. Ti sembrerà strano, onorevole, ma persino un credente, ma anticlericale, come me condivide appieno il tuo post. Compreso la parte sull’aborto, che fatico molto a ritenere un diritto e che invece ritengo come te un “compromesso” per evitare scenari peggiori. Almeno per il momento, dato che ho molti dubbi su questo … e sinceramente non saprei se la pensassi così al posto di una donna, in determinate situazioni (in fondo, non hanno tutti i torti a dirci che “non possiamo capirle”, noi uomini).

    Quanto all’uso strumentale della Cristianità … ecco un post dove ti ho citato:

    http://discutendo.ilcannocchiale.it/2009/11/24/doppia_morale.html

  12. manlio laurenti

    Non posso non congratularmi con Don Bartoli:definire la RU una medicina è definire la maternita’ una malattia.Verissimo.Che si sia arrivati a questo,che certi “uomini” vadano con i Viados quando sulla Salaria restano alcune splendide superstiti del mare di prostitute che l’affollava,e la cui compagnia non avrebbe costituito un rischio ed uno scandalo per nessuno,è la prova che c’è un’Italia malata. Che vuole governare.Dio ci aiuti ancora,come ci ha aiutati l’anno scorso in occasione delle Elezioni.

  13. Pingback: RU486 « Incompiutezza

  14. Caro Onorevole,
    solo due precisazioni che mi paiono opportune avendo letto attentamente il suo intervento.
    La prima è in riferimento alle categorie che lei utilizza di laici e cattolici, come se non potessero esistere dei cattolici che si definiscono laici o dei laici pienamente cattolici.
    Se questo fosse il discrimine Laico-Cattolico sarebbe tutto più semplice di quello che è in realtà. Come dimostrano le vittorie (io le chiamo così) sui diritti civili, il nostro Paese (direi più in generale il mondo) non si divide tra laici e cattolici o tra credenti e non credenti ma tra laici e non laici. Laico è colui che, qualunque sia la sua fede, il suo credo, o il suo non credere o non pronunciarsi, ritiene che una legge non possa imporre ad un altro alcun comportamento relativo alla sua sfera personale, ritiene cioè che sia ilegittimo equiparare il peccato al reato. Non laico è colui che essendo cattolico, mussulmano, buddista, agnostico o non credente, etc, ritiene opportuno imporre a tutti per legge comportamenti che lui crede virtuosi. Esistono quindi cattolici, mussulmani, buddisti, ebrei, agnostici e non credenti pienamente laici e altri assolutamente non laici. E’ con la componente cattolica italiana e non contro i cattolici che abbiamo vinto le battaglie su divorzio, aborto, obiezione di coscienza al servizio militare, diritto di famiglia. E l’RU486 si inserisce proprio in questo filotto di iniziative sull’autodeterminazione della persona, della donna. E non entro nel dibattito se un embrione a 6-7 settimane sia un essere umano con diritti. Abbiamo legittimamente posizioni differenti che immagino corrispondano a comportamenti differenti. Sono legittime tutte e due, non possiamo vincere uno contro l’altro a colpi di legislazioni che facciano vincere una delle nostre posizioni. Una legge che lascia opportunità di scelta è legge laica, la 194 pur con tutte le ipocrisie che denunciamo da anni e le necessità di aggiornamento, è una legge laica.
    C’è poi la seconda precisazione che riguarda l’aborto e la legge 194. Io mi ritengo in linea di massima contro l’aborto anche se per definirsi contro credo sia necessaria la prova del 9: trovarsi con una gravidanza indesiderata e scegliere. E’ lì che si capisce quanto le nostre idee teoriche possano essere messe in concreto alla prova. Ma non v’è dubbio che la legge 194 ha battuto (o quasi) la piaga dell’aborto clandestino e ha fatto diminuire il numero di aborti. Credo che di questo un cattolico come lei potrebbe essere soddisfatto. Ma, come lei ricorda, è sulla contraccezione che è necessario lavorare. Ed è per questo che alla festa del PD di Torino che lei cita, la nostra Associazione (Associazione Radicale Adelaide Aglietta) – gentilmente ospitata dai dirigenti torinesi del PD – raccoglieva firme per abolire la ricetta sulla pillola del giorno dopo. In gran parte degli stati europei la cosiddetta contraccezione di emergenza (la pillola del giorno dopo – che è contraccettivo e nulla centra con la R486) è consegnata a donne e ragazze che ne abbiano necessità, senza la ricetta, che impone gravose perdite di tempo a trovare un dottore, riuscendo a saltare l’ipocrisia dell’obiezione di coscienza che su questo contraccettivo può far trovare anche in pronto soccorso medici non dsponibili a prescriverla. E, lo ricordo, l’efficacia del contraccettivo è massima nelle ore successive al rapporto a rischio, non dopo giorni di attesa.
    In ogni caso su questo specifico argomento o su argomenti analoghi sono (siamo) ben disponibili ad un confronto pubblico che potrebbe essere utile per comprendersi meglio e per far meglio comprendere agli interlocutori le nostre differenti posizioni. Buon lavoro e a presto.
    Igor Boni – Segretario Associazione radicale Adelaide Agletta

  15. No, tutto questo non é Bellezza!
    La Vita é Bellezza perché é splendore del Vero!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...