La disfida dei minareti

Su Avvenire di oggi c’è un reportage dalla Svizzera, dove domenica prossima si vota un referendum per vietare la costruzione di minareti. Da noi, lo ricordo, la Lega ha preparato una mozione per vietare la costruzione di nuove moschee: era stata calendarizzata a maggio, sotto le Europee, poi è slittata, e temo che si riaffaccerà sotto le Regionali, perché – come potete capire – l’impeto ideale che la muove è davvero altissimo. Ma torniamo alla Svizzera, dove le polemiche non sono molto diverse da quelle nostrane: “Da una parte – spiega la giornalista di Avvenire, Anna Fazioli – chi paventa il rischio di una società parallela dove regna la legge islamica, dall’altra i fautori della ricchezza e dei beneficî dell’integrazione. (…) Il tutto mentre numerosi giuristi hanno fatto presente che, se anche al referendum vincesse il , la norma vieta-minareti quasi certamente non potrebbe entrare in vigore, poiché in conflitto con la Convenzione dei diritti umani del Consiglio d’Europa”. Giuristi contrari, dunque, e con loro anche il governo. Non nel nome del buonismo, ma del realismo: innanzitutto, perché una vittoria del potrebbe fomentare gli estremismi; inoltre, perché – come ha dichiarato il ministro per la Giustizia e la Polizia – non serve a niente prendersela con tutti, ma basta espellere gli imam potenzialmente pericolosi per l’ordine pubblico; infine, perché il Paese neutrale per definizione ha paura di compromettere i buoni rapporti, anche commerciali, con varie Nazioni a maggioranza musulmana. E le altre religioni? Contrarie pure loro: il Consiglio svizzero delle religioni ha detto all’unanimità che bisogna votare no perché “la pluralità culturale è una caratteristica dell’identità elvetica, che rende forte il Paese”. Quello che mi pare ancora più interessante, pensando anche alla situazione di casa nostra, è il giudizio espresso dal vescovo di Lugano, il varesotto Pier Giacomo Grampa, che è pure responsabile della Conferenza episcopale svizzera per i rapporti con l’islam e che – pur non essendo certamente un falco – non è noto negli ambienti ecclesiali come un’alabarda del progressismo. Vi riporto qui sotto buona parte dell’intervista: a voi, come al solito, l’onere dei commenti.

«I vescovi ritengono che quella del divieto sia una strada sbagliata innanzitutto perché non affronta i veri problemi posti dall’integrazione degli islamici nel nostro contesto sociale e culturale. Non mi risulta infatti che nel nostro Paese vi sia la corsa a costruire minareti. C’è poi un problema di discriminazione: qui si vuole ritoccare la Costituzione svizzera, ma essa deve contenere diritti e doveri fondamentali validi per tutti i cittadini e non proibizioni discriminanti per qualcuno».
Dunque per lei non occorre nessun tipo di regolamento per i minareti?
«Per disciplinare la costruzione di luoghi di culto è sufficiente la legislazione ordinaria, che regola un’urbanizzazione intelligente, di coerenza col paesaggio, di rispetto dell’ordine pubblico, di proporzionalità verso le nuove presenze e di armonia sociale».
Se non sono i minareti, quali sono i veri problemi d’integrazione dell’islam?
«Ai minareti si vuole attribuire una valenza di occupazione del territorio che non hanno. La questione centrale, invece, è ciò che si predica nelle moschee e che si insegna nelle scuole coraniche. Occorre capire se in quei discorsi si propone o meno l’accettazione dei nostri principi democratici di libertà, uguaglianza e distinzione tra leggi religiose e civili. Non è con la paura, né sventolando il panorama di una Svizzera riempita di minareti, che è un falso evidente, che si risolvono i problemi, ma con il dialogo, la difesa convinta della nostra civiltà e il rispetto dei nostri ordinamenti. Ordinamenti, tra l’altro, che in passato discriminavano ingiustamente gli stessi cattolici, in particolare quelli del Canton Ticino…».
A cosa si riferisce?
«I cristiani non dovrebbero mai dimenticare uno dei principi fondamentali del Vangelo: ‘Non fate agli altri quello che non volete che gli altri facciano a voi’. I cattolici ticinesi forse si sono dimenticati di quei tre articoli che una volta erano inseriti nella Costituzione svizzera e che li riguardavano direttamente. Ai ticinesi si proibiva di istituire nuove diocesi, di costruire nuovi conventi, di accogliere i gesuiti. Oggi quei tre articoli non ci sono più: perché percorrere una strada che la storia ha già giudicato inopportuna e superata?»

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10 risposte a “La disfida dei minareti

  1. Pier Paolo Pedriali

    Metterei a confronto l’interessante intervista al vescovo di Lugano con quella concessa recentemente dal cardinale e arcivescovo di Sarajevo, Vinko Pulijc, che lanciava l’allarme sulla progressiva islamizzazione della Bosnia, anche attraverso una politica di costruzione intensiva – grazie a sovvenzioni turche ed ai petrodollari dei paesi del Golfo – di moschee e minareti. Sono questioni complesse per le quali non esistono risposte facili.

  2. Per una ragione molto semplice:che l’Islam NON è una religione come tutte le altre:nel nostro Paese esistono da lungo tempo comunita’Buddhiste ,Indu’ ,Valdesi,e nessuno si è mai sognato di discriminarle.Io NON voglio vivere in compagnia di gente che ostenta simboli che non sono diversi,sono OSTILI al Cattolicisemo:ed anche alle altre religioni che ospitiamo pacificamente.L’Islam è una religione TOTALIZZANTE che genera regimi totalitari,che impone una perpetua ostentazione dei suoi simboli,che siano il velo oppure il minareto,che genera un Codice Civile ed uno Penale che sono incompatibili con i nostri ma che prima o poi occorre accettare:come si sta facendo in Europa.L’Islam CONDANNA A MORTE chi decide di abbandonarlo.Il Corano è zeppo di violenza(leggetevi la SURA DELLA VACCA,ispiratrice dell’Islamismo terrorista).Questa cose ,prima di me,le afferma Magdi Allam.Personalmente,ho conosciuto un Marocchino convertitosi al Cattolicesimo,e posso testimoniare che veniva minacciato dai suoi connazionali”..ti schiacceremo..”.L’Islam,come è noto dall’esperienza della Francia ,GB,Germania,genera comunita’ che rifiutano l’integrazione perchè odia la nostra civilta’:non perchè le noste societa’ rifiutino gli stranieri.Questa è una calunnia.Cio’ è d’altronde ovvio:se la violenza del Corano viene proposta ad un milione di persone,e convince UNO su MILLE, ,ne escono MILLE TERRORISTI.Non tutti gli Islamici sono terroristi,dunque,ma TUTTI I TERRORISTI SONO ISLAMICI,in un quadro globale.Non vogliamo riconoscere da lontano che siamo quasi a casa nostra perchè intravediamo il Minareto,piuttosto che il Campanile.Non vogliamo sotto casa chi non vuole la nostra civilta’,vuole anzi distruggerla

  3. Sottoscrivo il contenuto dell’articolo parola per parola.
    Inoltre vietare il minareto è come vietare il campanile per una chiesa cristiana, mi sembra infantile.
    Sono andato a cercare l’intervista del cardinale Puljic segnalata da Pier Paolo Pedriali, anche perchè tre mesi fa sono stato a visitare Mostar ( bellissima, andateci ).
    A Mostar elemento religioso ed elemento identitario si mescolano pericolosamente, ho visto lì il vero muro nelle teste delle persone, ancora di più che a Gerusalemme che non a Cipro. Comunque donne velate non ne ho viste, tutti i ristoranti del centro erano aperti in pieno Ramadan, e dappertutto servivano alcolici.
    Però va sottolineato che forse a Sarajevo, che non ho visitato, la situazione è diversa, anche perchè, mentre la Mostar musulmana è una città che guarda alla Turchia, a Sarajevo, dove arrivano i petrodollari del golfo, è arrivato anche l’integralismo.
    Integralismo finanziato con i petrodollari del golfo, provenienti dalle monarchie del golfo “moderate”, quelle alleate dell’occidente …. è un aspetto grottesco che non manco mai di sottolineare.
    Sul secondo intervento, forse meno animosità ed una esposizione più lucida permetterebbero di analizzare alcuni punti evidenziati che meritano molta attenzione.

  4. Concordo con Pedriali sul fatto che siano questioni complesse. Ma proprio per questo vanno affrontate senza fare di tutta l’erba un fascio. Non si può – ad esempio – paragonare la Svizzera con la Bosnia, con tutto ciò che è stata la sua storia passata e recente.
    Mi permetto comunque di ricordare che in Svizzera si vota sul fatto se le moschee debbano avere il minareto o meno. A Milano – città che si proclama universale con l’Expo – da un anno e mezzo va avanti la discussione sulla costruzione di una qualsivoglia moschea. L’ultima del sindaco Moratti – che in campagna elettorale non vuole prendere decisioni impopolari – è che la materia spetterebbe al ministro dell’Interno…

  5. Pingback: Un referendum contro i minareti « Sentieri Interrotti / Holzwege

  6. Si inizia con il vietare le moschee, con la scusa che c’è qualche terrorista di religione musulmana, si prosegue con il divieto di frequentare le Chiese, troppo indipendenti nelle proprie prediche, e si finisce con il vietare tutto ciò che non è funzionale al regime. Tutto già visto. Il troppo benessere acceca: dimentichiamo facilmente che gran parte della storia umana si è svolta in schiavitù, sia schiavitù economica provocata dall’indigenza, sia schiavitù politica prodotta da tiranni feroci. Ciò che intristisce è che lo stesso ceto medio, ieri villano e oggi benestante, chiede di rinunziare alla libertà in favore di una promessa di sicurezza (da chi? dall’uomo nero?). In un mondo che in buona parte è libero solo sulla carta (vedi Cina, Iran, ecc.) la nostra libertà dovrebbe essere difesa come un bene prezioso di cui essere gelosi. Invece chi strumentalizza le paure di un elettrorato vecchio e stanco promettendo di annullare libertà viene premiato. Oggi si vince sottomettendo il popolo, non valorizzandolo.

  7. manlio laurenti

    Chi dovrebbe vietare l’accesso alle chiese,quale regime?Chi è il tiranno feroce?Il ceto medio ieri villano,oggi benestante ha fatto il Risorgomento:va ricordato a chi si adopera per ribaltare la verita’ storica.Stanchi coloro che hanno ricostruito L’Aquila in 4 mesi?.Qui si leggono cose che non stanno nè in cielo nè in Terra.

  8. in svizzera chiunque puo’ proporre con poco sforzo un referendum, anche solo per fare propaganda, come sembra in questo caso. per quanto la svizzera venga sempre indicata come esempio di democrazia diretta infatti, le effettive percentuali di cittadini votanti sono BASSISSIME (anche per le elezioni politiche).
    comunque sia, i figli degli immigrati nati in svizzera non avranno mai diritto di voto alle politiche, quindi l’islamizzazione sara’ sempre relativa.

    la disfida dei minareti viene giocata sfruttando un vicolo cieco del nostro pensare politically correct.
    le moschee e gli imam vengono imposti alle comunita’ di fedeli da chi finanzia le moschee. gli immigrati musulmani da noi, spesso a basso tasso di scolarizzazione, si trovano a dover scegliere tra non esercitare il culto (e finire ai margini della loro comunita’) oppure accettare il ricatto dell’islam radicalizzato. se lo stato avesse messo a disposizione dei fedeli gli spazi appositi, non saremmo arrivati a questa situazione.

    negli stati uniti, dove l’immigrazione musulmana ha un profilo demografico completamente diverso (altamente istruita), nessuno si sognerebbe mai di impedire la costruzione di una moschea, ne’ i fedeli di farsi teleguidare dai petroldollari.

  9. NO AI MINARETI. NO AI CAMPANILI.

    Sono tutti e due fastidiosi.

    Eccezione: se invece dello scampanare furioso o della nenia nasale ci sono graziose musichine come certi carillon nei paesi nordici.

  10. Cari signori, io sono svizzero, e non ne vado molto fiero di questi tempi. Ho avuto la possibilità di avere un istruzione tra le migliori come i restanti 7 mio di svizzeri, ma a questo punto mi chiedo a che cosa sia servita? Sin da piccoli ci hanno insegnato a convivere con le persone e ci hanno sempre spinto a vedere il paese come multietnico e ad andare fieri di questo fatto. Ma era solo una facciata dell’isola felice (circondata dall’ue) e paradiso fiscale ( segreto bancario).
    questo voto dell’ignoranza, è solo una provocazione, come se di problemi non ne avessimo già abbastanza`, ora si dovrà fare attenzione anche alle matrici terroristiche dell’islam.
    Ho paura che il volto della vera Svizzera, quella “neutrale “stia venendo fuori, un paese che si faceva palladino dei diritti dell’uomo, e ora nella sua costituzione nega il diritto a un simbolo religioso. Questo volto dell’ignoranza e dell’incoerenza, viene giustificato dai più con la frase ” se noi andassimo da loro non ci lascerebbero costruire le moschee” al quale non servono ulteriori commenti.
    ho notato pure l’articolo che parlava della Bosnia e della sua islamizzazione, li si tratta di un contesto molto diverso che ha poco a che fare con la fobia dell’islam europea. si tratta di un paese che è stato devastato dalla guerra, dopo la quale è stato suddiviso in tre piccoli stati, quello di etnia croata(cristiani) , quello di etnia serba(ortodossi) e ai mussulmani è stata lasciata sarajevo con poche altre cittadine e regioni.
    L’islam è una religione talmente vasta che non comprende solo i terroristi e i fondamentalisti e prima di affrontare questo tema bisognerebbe almeno conoscerne una piccola parte, ciò che gli svizzeri non hanno fatto, e temo non faranno nemmeno gli europei.

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