L’Alleanza di Rutelli

rutelli

Il simbolo è piuttosto bruttarello, ma dice che cambierà. Il nome è una curiosa coincidenza, se di coincidenza si tratta: non so quanti di voi lo ricordano, ma nel momento di massima tensione con Silvio Berlusconi fu Gianfranco Fini a lanciare il marchio “Alleanza per l’Italia”. Ormai pensava di correre da solo – ed in prospettiva guardava con interesse a Casini, che aveva litigato pure lui con Berlusconi – e pensò di attrezzarsi con un partito nuovo. Lo stesso ragionamento l’ha fatto Francesco Rutelli, che rispetto a Fini ha compiuto un passo in più: ha brevettato quel marchio, finora rimasto in un manifesto politico ed in qualche sito internet che ne riprende i contenuti, e lo ha messo sul mercato elettorale. Non avendo elezioni politiche alle porte – o almeno così sembra, perché in politica ogni mese è un’era geologica – Rutelli può permettersi di provare quello che Fini non ebbe il tempo di fare: andare da solo, appunto, ragionando su tempi un po’ più lunghi. E non è detto che la sua scommessa non riesca: i nomi di chi ha aderito finora al progetto sono tutti di qualità, e confesso che l’addio di alcuni – cito l’ultimo, per me imprevisto: Marco Calgaro – mi fa sentire un po’ più solo all’interno del Partito democratico. Non è solo una questione di rapporti personali, per carità: è che se tutti quelli che rappresentano un’area più moderata se ne vanno via, perché nel Pd temono di non sentirsi più a casa, le possibilità che il loro timore divenga realtà si fanno sempre più grandi. Se vanno via i Calearo, i Calgaro, i Vernetti, le Lanzillotta, i Mosella e non so chi altro ancora (ma potrei citare i Mantini ed i Ria, che se n’erano già andati prima), è chiaro che mutano anche gli equilibri interni; hai voglia poi a dire che è tutta una caricatura, che non è vera la storia della coperta corta perché si può coprire sia a sinistra che al centro. Anche perché, da quanto mi risulta, non c’è nessuno che sia andato via nelle ultime settimane perché questo partito guarda troppo al centro: al contrario, leggo sull’Unità la lettera con cui annuncia il suo rientro Pietro Folena, spiegando che il Pd targato Bersani apre spazi “per una nuova idea ed una nuova prassi della sinistra”. È chiaro, dunque, che gli eventi di queste ultime ore non mi lasciano indifferente: se il Pd mantiene il nome ma perde un pezzo della sua identità, è chiaro che finisce per assomigliare sempre meno a quel partito che si presentò alle elezioni del 2008 e che venne votato da un elettore su tre. Eppure, a differenza dei miei colleghi che hanno preferito lasciare, io penso che – per quanti dubbi si possano avere sul contenitore – la sfida più urgente sia quella di salvare il contenuto, che nel nostro caso è un partito plurale, riformista, vicino ai più deboli e lontano dai privilegi, al cui interno l’umanesimo laico e quello religioso possano ridare un’anima ad un Paese che sembra averla persa. Ecco perché stamattina, anziché raccogliere l’invito dei miei amici a salire sul treno dell’Alleanza per l’Italia, sono rimasto al mio posto in Aula, tra i banchi del Pd, a pigiare bottoni. Peón tra i peones, as usual.

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26 risposte a “L’Alleanza di Rutelli

  1. RUTELLI:CASTAGNETTI,E’ PROBLEMA SERIO, NON SOTTOVALUTIAMOLO
    (ANSA) – ROMA, 11 NOV – L’uscita di Francesco Rutelli dal Pd e di altri parlamentari ‘e’ un problema serio e sarebbe un errore gravissimo sottovalutarlo’. Cosi’ Pierluigi Castagnetti ha commentato, parlando con i cronisti a Montecitorio, la nascita del movimento guidato dall’ex segretario de La Margherita.
    Nel transatlantico di Montecitorio, dopo la conferenza stampa di Rutelli, si sono formati diversi capannelli con parlamentari soprattutto del Pd per la maggior parte ex Ppi, le cui preoccupazioni sono sintetizzate da Castagnetti: ‘il problema non e’ tanto per il numero di parlamentari che Rutelli porta via, che pure e’ una questione seria, ma riguarda il clima che si crea, e di questo il segretario nazionale deve farsi carico’.
    ‘Questo partito – prosegue Castagnetti – non puo’ perdere la connotazione di un partito plurale, perche’ altrimenti viene minata la sua immagine complessiva. E’ inutile – prosegue – dichiarare che siamo un partito plurale se poi non veniamo percepiti come tali. Di questo dobbiamo discutere alla Direzione lunedi”.
    Castagnetti infine sottolinea come a seguire Rutelli sia andato anche un deputato, e cioe’ Marco Calgaro, che aveva appoggiato Bersani alle primarie: ‘l’uscita di Calgaro non e’ come quella di Donato Mosella, che da sempre e’ vicino a Rutelli: la sua scelta e sorprendente e deflagrante. Dobbiamo capire che ogni abbandono e’ per noi un problema’. (ANSA).

  2. Cioè, uno appoggia Bersani, Bersani vince e lui se ne va? Ma che gli è successo?

  3. @ lucagrasselli: uno è nel giro di Letta, Letta appoggia Bersani dunque lui appoggia Bersani, poi manda a quel paese tutti (Letta compreso) e se ne va.

  4. io sono cattolica e moderata, ma penso che finchè nel Pd ci sarà gente come Castagnetti, Franceschini ed anche come te posso sentirmi rappresentata da questo partito.
    Spero che Bersani sappia rappresentare al meglio le anime del Pd fra cui quella cattolica democratica , nella sua conclusione al congresso mi pare l’abbia dimostrato.
    Poi noi cristiani dobbiamo essere come il lievito nella pasta , non una lobby di pressione.
    Con tantissima stima
    Virginia

  5. Il problema dirimente restano le alleanze che farà il movimento di Rutelli.
    Mi sfugge se Francesco pensi a un centro che guarda a sinistra o Alleanza per l’Italia è un traghetto per approdare nei lidi del PDL……

    Ma soprattutto quale collocazione europea avrà il nuovo movimento : entrerà nel PPE di marca Berlusconiana o farà riferimento al (rimpianto…..) PDE … e qua ragazzi la tentazione sarà forte !!!!

  6. Caro Andrea, ti sento a disagio. Secondo me anche tu alla fine lascerai il Pd… Ma non vedo un grande sconvolgimento. Spero di non peccare di ingenuità, ma alla fine il nuovo movimento di Rutelli non potrà che allearsi col Partito Democratico… almeno nel breve periodo. Però se rimani.. FORZA E CORAGGIO

  7. Ho subito pensato quando margherita e DS hanno dato vita al PD “e adesso sai che massacro con le poltrone”, perchè c’è poco da fare due partiti significa moltiplicazione di poltrone, piccoli potentati, prebende varie da poter distribuire. Evidentemente chi rimane fuori dai giochi non può far altro che cercare in altro modo di mantenere il “potentato”… altro che “non mi riconosco più nel PD”.
    Questo Paese con questa gente non si recupera più!

  8. calamar… PAROLE SANTE!!!

  9. Ma chi sono i cattolici?
    di Angelo Bertani
    Si ravviva l’attenzione verso i cattolici. Anche dopo le primarie del PD non mancano giornali che si chiedono: dove andranno i cattolici? Resteranno? emigreranno al centro? scivoleranno a destra? O si rifugeranno in chiesa?
    E ci sono tanti altri temi che provocano i cattolici: dall’etica sessuale dichiarata a quella praticata; dalle disposizioni per affrontare la fine della vita all’insegnamento della religione nelle scuole, al crocifisso nelle aule…
    Raccolgono invece meno attenzione, ma non sono meno importanti per la coscienza cristiana, le leggi e gli atteggiamenti sull’accoglienza dei poveri e dei rifugiati, sul rispetto dei clandestini e delle persone arrestate, sui diritti civili di tutte le persone. La grande sfida tra egoismo e solidarietà.
    Qui non vorrei entrare nel contenuto delle diverse scelte che si pongono, ma soffermarmi sulla soglia: quando si dice “i cattolici” a chi ci si riferisce? Ai battezzati, ai credenti, ai praticanti ? A quelli che dicono di riconoscersi nella tradizione e nelle “radici cristiane”, a quelli che leggono il vangelo, a quelli che lo vivono nel segreto della coscienza, a quelli che fanno parte concretamente delle comunità cristiane? A quelli che dicono “Signore, Signore”, o a quelli che fanno la volontà di Dio?
    Per carità, non si tratta di giudicare o condannare le persone; viviamo tutti una esperienza complessa, in cui si mescolano atteggiamenti e momenti diversi: carne e spirito, nostalgia del passato e passione per il futuro, fedeltà e debolezze. L’inedito della fede e la consuetudine della devozione. La generosità dell’amore e l’egoismo individuale. E tuttavia bisogna anche cercare di fare chiarezza, non per un esercizio formale o per la presunzione di raggiungere quaggiù una purezza quanto invece per una responsabilità verso se stessi soprattutto gli altri. Per esempio: come si potrà spiegare domani ai giovani che i cattolici si sono spostati a destra perché la sinistra proponeva più giustizia sociale, equità fiscale, accoglienza per i disperati che attraversano il mare su barche e gommoni, rispetto per la dignità e la coscienza di tutte le persone. Perché mai i cattolici dovrebbero identificarsi con i nostalgici e gli egoisti? Oltretutto, a ben vedere ci sono stati e ci sono molti credenti fra quanti vogliono costruire una società rinnovata e migliore; ma sembra quasi che siano mal tollerati, gente marginale, un po’ disobbedienti. Talora sembra persino che i buoni cattolici siano quelli che vanno al family day anziché quelli che hanno una buona vita familiare; quelli che vogliono a tutti i costi il crocifisso sui muri anziché quelli che si occupano dei fratelli crocifissi.
    A proposito del crocifisso occorre rilevare che, più dell’oggetto in sé la questione è il significato che gli si vuole attribuire. Il Crocifisso è il segno dell’amore per gli altri fino al dono della vita: se fosse presentato così, secondo verità, chi potrebbe considerarlo una provocazione? Ma, purtroppo, spesso è inteso e presentato, anche dai cristiani, come un marchio, il segno di un possesso, di una tradizione che si contrappone ad altre. In tal modo rischia di perdere la sua universalità, l’essere speranza offerta a tutti gli uomini.
    Riscoprire che i cristiani non sono una corrente di un partito e neppure un popolo che corre a ripararsi sotto le bandiere delle forze nostalgiche, conservatrici e spregiudicate, ma sono quelli che vivono (cercano di vivere, consapevoli di tutti i loro limiti e infedeltà) la koinonia secondo il vangelo… questa sarebbe la buona notizia, non solo per una politica più umana ma anche per una testimonianza cristiana più limpida.
    Sarebbe straordinario se cominciassimo a chiamare cristiani, e cattolici, quelli che lo sono davvero e non quelli che si definiscono tali. Sarebbe un guadagno per la verità. E porterebbe buoni frutti in futuro, anche se un po’ di scompiglio nel presente.
    Del resto l’avevano detto San Paolo e Ignazio di Antiochia; e l’aveva ripetuto il cardinale Dionigi Tettamanzi al Convegno ecclesiale di Verona (2006): «Quelli che fanno professione di appartenere a Cristo si riconosceranno dalle loro opere. Ora non si tratta di fare una professione di fede a parole, ma di perseverare nella pratica della fede sino alla fine. È meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo».

    Se questo discorso ha un senso si può rimanere tranquillamente nel PD.

  10. Che non ci siano elezioni in vista, non è proprio esatto. Ci sono le Regionali, e non sono una prova destinata ad essere indolore.
    Io sono Piemontese e se il centrosinistra non sarà più che scaltro, rischio di ritrovarmi Roberto Cota (ripeto: Roberto Cota) come Governatore.
    E mi limito solo alla mia Regione, mi piacerebbe sentire la preoccupazione di qualche amico Laziale o Pugliese, o la rassegnazione di qualche amico Lombardo.

  11. Andrea hai detto bene a chi resta tocca il compito di salvare il contenuto e noi lo salveremo

  12. Ciao Andrea, hai coraggio a restare nel PD e ammiro il tuo tentativo di salvare il contenuto.

  13. Bravo, e poi non sarai solo perchè in tanti pensiamo come te, come bene hai scritto “se tutti quelli che rappresentano un’area più moderata se ne vanno via, perché nel Pd temono di non sentirsi più a casa, le possibilità che il loro timore divenga realtà si fanno sempre più grandi” …e poi il nome alleanza fa rabbrividire…a me ricorda uno slogan sui manifesti della campagna per le politiche del PdL per Fini “più sicuri, c’è alleanza” e infatti !abbiamo conosciuto la loro sicurezza: ultimo ed emblematico ne è il caso Cucchi (e la spudoratezza di Giovanardi)…evviva i “peones”allora…e grazie per il tuo coraggio ed il tuo esempio

  14. Condivido pienamente Virginia, Calamar e Flavio, allora andiamo avanti sperando in un partito che:
    1. sia democratico e punti ad una legge di attuazione dell’art. 49 della Costituzione SUBITO
    2. sia democratico e sappia ascoltare tutti per fare sintesi seria ed onesta e quindi fare proposte per i cittadini
    3. sia democratico dentro, con una organizzazione che, anche in Campania sappia essere democratica, cioè ci si possa riunire nei circoli per discuter anche a Napoli ed a Chiaia
    4. sia democretico rispettando tutti, anche i cristiani ed i cattolici
    5. sia democratico proponendo uno stato diverso, senza prletari (che non ci sono più) e senza capitalisti, perché si è visto che il Comunismo e la lotta di classe non funziona, ma anche il capitalismo finanziario non funzione e l’attuale superamento della crisi, temo fortemente, non è la fine della crisi se non si affronta la crisi del modello nel suo insieme ed in questo condivido anche qualche raggionamento recente di Tremonti.

  15. Andrea, noto che la grande preoccupazione è che questo nuovo PD di Bersani sia troppo a sinistra per cui potrebbero non essere ben rappresentati i valori cattolici a cui si ispirano coloro che stanno andando via. Io però penso che il PD debba essere un partito in cui convergano necessariamente sia idee di sinistra che valori cristiano – cattolici, in un’ottica veramente pluralista. Io vorrei un PD che non dipenda né dalla “morale” comunista né da quella “cattolica vaticana “ ma mantenga una sua etica facendo tesoro di entrambe. Serpeggia sempre lo spauracchio comunista, ma sinceramente, come cristiano, mi preoccupa di più un leghista o un nazifascista (vedi il KKK italiano aperto da poco) che si fa carico di difendere il crocifisso. Tolto questo pattume, non vedo quindi la necessità di creare altre forze politiche pseudocattoliche ( e chissà quanto veramente tali!). Per cui se rimani nel PD io ne sarei più contento perché ho molta stima di te e credo anche nell’idea del PD come forza politica. Ciao

  16. Caro Andrea,
    fortunatamente l’identità del PD non è data da una dozzina di dirigenti che se ne va con Rutelli e da un’altra mezza dozzina che viene “da sinistra”. L’identità è data da tutto il popolo del PD: da quello che ha votato alle primarie – sia che abbia votato Bersani o Franceschini o Marino -, da quello che continua a sostenere questo partito: gente di varia provenienza – ma ormai, anche nella mia esperienza personale, le vecchie provenienze ce le si ricorda sempre meno… diventano una componente del percorso, personale e politico, di ciascuno -, con idee e pensieri spesso diversi ma di solito compatibili, uniti dalla voglia di stare insieme per il bene del nostro Paese.

    Rutelli tenta di innescare la classica “profezia auto-avverantisi”: dice “vado via perché il PD è andato troppo a sinistra”, in realtà vuol dire “vado via E QUINDI il PD andrà troppo a sinistra”. Penso che il nostro compito sia quello di smentirlo, PROPRIO PERCHE’ un PD sbilanciato a sinistra, un PD riedizione-dei-DS, non fa bene a nessuno. E di questo – penso – sono consapevoli anzitutto moltissimi ex-DS, e NON SOLO quelli che si sono schierati contro Bersani. E soprattutto penso che ne sia fortemente consapevole Bersani.
    Anche molti cattolici democratici (se vogliamo continuare a usare questo nome, glorioso ma su cui occorrerebbe iniziare a riflettere) hanno votato convintamente Bersani – e non solo quelli che seguivano da vicino personalità (peraltro autorevoli!) come la Bindi o Letta. Si può pensare che tutti questi vogliano vendere per un piatto di lenticchie la loro storia, le loro idee, le la loro identità? Credo proprio di no… lo si può pensare per qualche dirigente, magari, ma non per le tante persone che incontro per la strada. E penso anche che chi ha votato Franceschini (come chi ha votato Marino… e anche qui i cattolici non mancano) possa e debba stare a testa alta nel PD.

    Se crediamo veramente al PD come casa in cui la tradizione socialdemocratica, quella cattolica, e altre sensibilità come quella ambientalista ecc. possano convivere – e sono convinto che tu ci creda fortemente – questo è il momento di stare nel PD.

  17. Cerca di tenere duro, anche se dovessi rimanere solo tu e Franceschini! Io sono convinto che la gente che ha votato alle primarie vuole unità al di là di chi adesso è segretario. La gente che sta uscendo adesso sta tradendo tutti noi, cattolici e non, che abbiamo creduto e crediamo nel Pd e non ci frega niente delle percentuali di ex DS e ex Margheriata che ne fanno parte. Chi esce, a mio avviso, non fa un favore alla destra ma ci aiuta a fare pulizia: chi rimane dimostra di credere nel progetto comune, chi esce vuole un progetto personale che agli elettori (del PD) non interessa.
    Buona fortuna
    Davide

  18. Andrea, come ti ho già scritto, hai fatto bene a rimanere.
    L’identità e il progetto non si smarriscono allorché se ne vanno alcuni politici, tra l’altro tra i meno rappresentativi del progetto e della sensibilità del PD (non dovrei essere io a ricordare che da leader della Margherita Rutelli avversò con forza il progetto unitario proposto da prodi).
    Avanti così, con l’augurio che l’alleanza per l’Italia non contribuisca a fare ritornare confusione tra le proposte politiche in campo.

  19. il pezzo di BerTani (non BerSani !) postato da flavio è meraviglioso. è vero che fare politica significa occupare spazi vuoti: ma questo lo insegnano da sempre i professionisti della politica, come rutelli per esempio. o d’alema o tutti quelli che volete voi. le poltrone poi le occupano di conseguenza, in spirito di servizio e per dovere!
    molti di noi cittadini, e in numero sempre maggiore per fortuna, abbiamo bisogno invece di persone che facciano politica per tentare di diffondere idee valori pratiche e sogni capaci di influire nella nostra convivenza civile. io spero che tu abbia anche il sogno di tornare prima o poi alla tua professione. sia dove sei adesso che dopo il tuo spazio per operare è immenso… almeno sino a quando ragionerai non come professionista della politica ma come politico rappresentante di persone vere e di valori profondi. se vuoi fare carriera da politicante, segui rutelli. è un ottimo maestro. ma come purtroppo tantissimi altri. se poi riesce a costituire un gruppo parlamentare, tu sai quanti notevoli vantaggi ne derivano a tanti…

  20. Sarebbe straordinario se cominciassimo a chiamare cristiani, e cattolici, quelli che lo sono davvero e non quelli che si definiscono tali.

    …Chi sono, come sono quelli che lo sono davvero?

  21. Il problema è: chi si sente di dire all’altro che è, o non è, un “vero” cristiano? Io faccio molta fatica…

  22. Caro Andrea
    mi piacciono i tuopi ragionamenti.Ti ripeto, sono un socialista liberale, ma la tua ssenza dal PD sarebbe una grave perdita! Ti prego, resta.
    Nel mio circolo in provincia di Monzxa, quando ci vediamo io porot le tue riflessioni e l’apprezzamento è unanime.
    nei prossimi giorni di spediremo un alettera a nome di tutto il circolo dove ti preghiamo di RIMANERE NEL PD a tutti i costi.
    Con stima
    Fabio

  23. Caro Andrea, da tuo com-parrocchiano: Meglio soli che male accompagnati…

  24. “l’umanesimo laico e quello religioso possano ridare un’anima ad un Paese che sembra averla persa”. Questa frase alla fine del tuo post mi ha aperto il cuore, perchè, secondo me, è eseattamente questo che deve fare il PD. Secondo me la parola UMANESIMO deve essere veramente al centro degli ideali del PD.
    Coraggio!!!

  25. Mollare ora è poco responsabile. Non sono accettabili i tempi, neanche le motivazioni. Il progetto del Pd rimane valido e attuale. Fuori c’è la terra di nessuno: berlusconismo, dipietrismo, grillismo… So quanto sia dura far emergere il merito e la democrazia nelle scelte. Dobbiamo insistere. Costa fatica, ma sarà una fatica ripagata in futuro. Lo dobbiamo ai nostri figli.

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