Vent’anni dopo

A me, che sono diventato maggiorenne dopo la caduta del muro di Berlino, la fine del comunismo è apparsa sempre una cosa fisiologica. La mia coscienza politica è cresciuta con le ideologie già al tappeto, e se non fosse per le nostalgie di Ferrero o per la propaganda berlusconiana faticherei a trovare un posto alla parola comunismo nel dizionario dell’Italia 2009. Non vi tedierò, dunque, con una riflessione personale, perché avrei veramente poco di originale da condividere: preferisco riportarvi un brano di Giovanni Paolo II che mi sembra assai degno di lettura. Era maggio 1990 ed a Berlino si teneva il Katholikentag, che è una specie di grande fiera dei cattolici tedeschi; il luogo era stato deciso alcuni anni prima, quando nessuno poteva prevedere che il muro sarebbe crollato. Nel messaggio inviato ai partecipanti, il Papa polacco – il Papa di Solidarnosc, tra l’altro – parlava per la prima volta ai cattolici tedeschi, all’indomani del Fatto.

“La vostra città di Berlino è tornata ad essere un simbolo di speranza. La caduta del muro, come il crollo di pericolosi simulacri e di una ideologia oppressiva, hanno dimostrato che le libertà fondamentali che danno significato alla vita umana non possono essere represse e soffocate a lungo. La libertà di pensiero, di coscienza e di religione fanno parte di quei diritti fondamentali inalienabili dell’esistenza umana e sono un requisito essenziale per costruire la ‘casa comune europea’ che – rifacendosi alle tradizioni cristiane – deve diventare di nuovo un’Europa dello Spirito. Nonostante tutte le complessità in campo sociale, culturale ed economico, nessuno Stato e nessuna società può alla lunga rinunciare ai fondamenti morali trascendenti. (…) Il futuro dell’Europa deve stare a cuore a tutti. Solo un’Europa consapevole delle proprie radici spirituali può ritrovarsi e affrontare con maggior efficacia i problemi del Terzo e del Quarto Mondo. Come Chiesa dobbiamo ritrovare la forza e lo slancio per essere presenti nella cultura, nell’educazione e nell’ambiente sociale. La Chiesa non vuole occuparsi di politica, ma deve insistere sui valori di cui un popolo ha bisogno per costruire il proprio futuro. Come Chiesa dobbiamo impedire che l’uomo si perda dietro il consumismo e il materialismo dopo il superamento dell’alienazione marxista. La ricostruzione e la riedificazione spirituale dell’Europa deve riguardarci tutti. (…) E io chiedo fin da ora soprattutto ai laici di non rifiutarsi di dare il proprio contributo a questo immenso impegno, ma di assumersi quella responsabilità che viene da un’autentica fede personale. Nessuno di noi deve lasciarsi sfuggire l’occasione che ci viene offerta. (…) Cercate di essere, in maniera esemplare una comunità basata su valori e principi che vi permettano di diventare veramente protagonisti del vostro futuro e di costruire veramente la pace, la libertà e la giustizia”.

Gli spunti sono parecchi. Io ne riprendo solo uno: la grande preoccupazione, da parte del Papa che conosceva i limiti dell’alienazione marxista, che l’Europa si andasse a perdere nella direzione opposta, dietro il consumismo ed il materialismo. Per questo insisteva così tanto su una forte iniezione di spiritualità, che a suo parere costituiva l’unico anticorpo in grado di fermare il nuovo virus. Vent’anni dopo, sappiamo come è andata a finire.

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10 risposte a “Vent’anni dopo

  1. Fabio Bartoli

    …e non per nulla sono sempre d più quelli che rimpiangono perfino la DDR

  2. Io ero ancora più giovane di te, facevo terza media. Ricordo la grande festa, i grandi concerti che ne seguirono.
    Ma ricordo soprattutto che ci venne fatta, in vari modi, la promessa che tutto sarebbe stato bello, facile e senza problemi: caduto il Muro eravamo a posto.
    Ci siamo resi conto troppo tardi che non si trattava di una vera festa, ma soltanto di una clamorosa ciucca di massa. Che mentre a qualcuno veniva davvero garantita un’esistenza migliore, con la libertà di pensiero, di religione, di mangiare qualcosa in più, di viaggiare, noialtri ci ubriacavamo clamorosamente.
    Ormai era caduto l’unico deterrente che ci dava qualche scrupolo. Abbiamo pensato che le cose si sistemassero così, da sole. Abbiamo pensato che il Sistema occidentale avesse vinto perchè migliore, mentre in realtà era l’altro ad avere perso, perchè peggiore.
    Tempo due anni e ci siamo trovati la guerra in Europa, con stupore, talmente forte che siamo rimasti paralizzati. Mentre eravamo impegnati in una delle mille guerre mediorientali (lì lo sapranno che il Muro è caduto?). Poi venne il Ruanda, e Muro o non Muro non cambiava nulla, perchè non era una guerra tra est e ovest, ma tra chi mastica l’inglese e chi preferisce il francese.
    E così via.
    Senza guardare alle nostre società: abbiamo creato la prima generazione destinata a stare peggio dei suoi genitori, e che a perso la voglia di avere figli che stiano meglio. E anche quando il sistema si è crepato, non c’era nessuno a proporci un’alternativa, per cui siamo qui con i cocci in mano e la colla, per ricostruirlo tale e quale. Eppure, quella notte, ci avevano promesso che tutto sarebbe stato migliore.
    (Riguardo al tema spiritualità sospendo il giudizio per non arrivare all’agghiacciante conclusione: la Fede, dietro a quel Muro, era più forte quando quel Muro era in piedi, e le porte delle Chiese sbarrate dall’esterno. Temo che abbiano avuto anche loro troppo foga di imitarci, prendendo le nostre cose buone, ma anche i nostri vizi.
    Del resto, loro si meritavano che il Muro crollasse. MA NOI?)

  3. manlio laurenti

    Il comunismo finito?balle.Il Comunismo è solo da rifondare sulla base di istanze pacifiste,simpatie talebane,propaganda dell’odio,negazione della legittimita’ del voto di centrodestra,diffamazioni dipietriste,sindacalismo anticapitalista pronto a sfasciare l’unita’ sindacale,ambiguita’ sessuali Wladimiriste,preture bolsceviche ad orologeria,manifestazioni all’insegna del chiasso e del livore,oltre che della puzza di cucina a base di cibi guasti,sghignazzate ai denti di pescecane alla Vauro,sfilate di teppisti armati di Molotov.La caduta del muro è un complotto della Cia,e la verita’ dovra’ venire a galla.

  4. sergio zucchi

    Andrea, fai bene a ricordare Papa Wojtila. Ma mi colpisce che tutti dimentichino la tragedia dell’ex Jugoslavia, dove gli eredi del Comunismo hanno scatenato una guerra civile tra i diversi popoli che convivevano per restare al potere. E stiamo parlando di Europa, la guerra in Bosnia era a 300 km da Trieste ! Io ci sono stato più e più volte, e ci sono molte cose su cui meditare. La Jugoslavia non era poi così diversa da certe parti d’Italia.. E gli slogan di Karadzic e di Arkan non erano così diversi da quelli della Lega (che, allora, parteggiò apertamente per Milosevic !). Ma come dice Elvira Mujcic (fuggita da Srebrenica) a sua madre, militante nel Partito Comunista : ” Non vi siete accorti di quello che stava maturando ?” Se volete saperne di più leggete il libro di Elvira “Srebrenica, al di là del caos” edizioni Infinito

  5. Grazie all’On. Sarubbi per questo post ed a chi mi ha preceduto per l’altissimo livello dei commenti. Volevo chiedere, se possibile, una delucidazione al sig. Zucchi in merito ad un passaggio del suo commento qui sopra. In particolare sull’affermazione che la “Lega […] allora, parteggiò apertamente per Milosevic !”. E’ un suo ricordo/impressione oppure una tesi sostenuta e documentata nel libro di Elvira Mujcic che ha menzionato? Sappiamo se esistono riferimenti/citazioni (per es. a quotidiani o documenti dell’epoca) in cui si documenti tale posizione della Lega Nord?

  6. Ludovico Lalatta Costerbosa

    Troppi nei commenti, nelle celebrazioni, nei ricordi del crollo del muro di Berlino ( o meglio del lunghissimo muro che divideva non solo la Germania ma due diversi “mondi”) dimenticano il ruolo della diplomazia vaticana ed in particolare del mio concittadino cardinal Agostino Casaroli. In una intervista il cardinale, facendo un evidente sforzo di modestia, rispose alle mie domande che il Vaticano si era limitato ad indivuduare alcune piccolissime crepe nel muro e a infilsarvici alcunoi semi che, opportunamente coltivati, avevano messo radici così forti da scardibare le pietre ed il cemento arnato della muraglia ….

  7. Abbiamo festeggiato tutti la caduta del muro
    perchè l’abbiamo considerata l’avverarsi della speranza di un unione di tutti gli europei. Mai avremmo creduto, come spiega molto bene Francesco che avrebbe seguito una guerra sanguinosa e terribile nella ex Jugoslavia con le conseguenti pulizie etniche.
    E il capitalismo che sembrava il rimedio a tutti i mali come ha funzionato? Lo stesso papa Woitila
    ebbe parole di condanna.
    Quello che è successo nei mesi passati con la crisi economica che tutti stiamo subendo e che si sta per ripetere, se dobbiamo ascoltare alcuni economisti americani ed europei, non conforta.
    Quel muro è caduto ed era necessario. Ora mi piacerebbe però che cadesse anche il muro di Gaza e tutti gli altri muri religiosi, economici, culturali che continuano a dividere il nostro mondo che, lo ricordo è uno, ma è di tutti e sul quale ognuno ha diritto di cittadinanza piante e animali compresi.

  8. “…quella responsabilità che viene da una autentica fede personale”. mi permetto questa forte sottolineatura. il complesso di questo discorso del papa, come di molti suoi discorsi, è di una solidità impressionante. continuo a chiedermi da tempo perchè oggi la chiesa (meglio, i vertici ecclesiastici) continuino ad appoggiarsi alle politiche di personaggi che non sembrano avere quella responsabilità che viene da una autentica fede personale. pura (squallida) convenienza?
    perchè, se sappiamo come è andata a finire, chi sono i responsabili, ciascuno per la propria quota?
    che senso ha leggere che ancora ieri i vescovi italiani “chiedono” cose materiali al governo anzichè “offrire” ampiamente persone responabili e competenti?
    (tanti anni fa, più o meno ai tempi del referendum antidivorzista, i vescovi obbligarono un illustre avvocato salentino a mettersi in lista nella dc per portare avanti i temi cattolici. c’era la durissima battaglia delle preferenze. lui raccontava sempre che non riuscì mai a parlare agli uomini di azione cattolica di una parrocchia cittadina. eppure il parroco era suo estimatore. scoprì poi che un altro candidato aveva pagato i banchi per la chiesa, guadagnandosi l’appoggio della parrocchia. l’avvocato cattolico non risultò eletto. quello dei banchi risultò eletto, e diventò poi uno degli amici di berlusconi, ospite sempre nella sua barca, tanto che ancora siede in parlamento la moglie di quell’onorevole poi defunto). conosciamo quindi bene certe iniezioni di spiritualità…

  9. Vent’anni… mi sembra ieri: allora io avevo vent’anni. E la mia generazione (come altre prima della mia) è, in parte, cresciuta con l’obiettivo di abbattere quello ed altri muri, spesso invisibili ma non per questo meno insidiosi. Ma abbiamo commesso un grave errore; abbiamo pensato che il raggiungimento di quell’obiettivo fosse il fine della nostra azione e non un nuovo importante e stimolante punto di partenza. La caduta del muro di Berlino, giunta proprio quando avevamo l’età dell’entusiasmo, della speranza, della progettazione del futuro, ha spento ogni ardore. Ci ha fatti sentire appagati e vuoti, ed abbiamo smesso di progettare il futuro anche (e soprattutto) politicamente.
    Oggi soffro quando guardo i giovani nati con la caduta del muro entusiasmarsi per il folklore vuoto della Lega, recitare vecchi slogan a base di falce e martello senza neppure conoscerne la genesi, o allontanarsi sdegnati dalla politica dandone giudizi solo negativi e sommari. Poi penso che loro sono il frutto generato dal seme che noi abbiamo gettato. Sono la nemesi di quello straordinario momento storico che non abbiamo saputo valorizzare.
    Ma con le parole di papa Giovanni Paolo, tu Andrea hai riportato una ventata di speranza. Recuperiamo quindi la consapevolezza che nulla è perduto, almeno finchè non smetteremo di lottare per i nostri ideali.
    Che l’anniversario della caduta del muro trasformi i facili entusiasmi in progettazione concreta, in uno sguardo orientato al futuro anche per la politica italiana e per la nostra gioventù.

  10. Un papa che parla di “libertà di pensiero, di coscienza e di religione” mi fa sempre sorridere.

    (In compenso le riflessioni di Loretta Napoleoni sulle conseguenze della caduta del muro in “Economia canaglia” sono degne di nota, a mio modestissimo avviso.)

    Nonostante le ampie divergenze d’opinione, devo comunque ammettere che il suo blog mi piace.

    Saluti.

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