L’esordio

È chiaro che, se volessi fargli le pulci, qualcosa da dire la troverei: Ignazio Marino, per dire, gli ha già chiesto qualche precisazione in più sui diritti civili, mentre gli ecodem gli hanno rimproverato la fretta con cui ha parlato di ambiente. Ma giudicare l’esordio di Pierluigi Bersani dalle cose che non ha detto (e ce ne sarebbero altre, naturalmente) non mi sembra il modo migliore per aiutare la ditta. Se proprio devo criticarlo, e lo faccio subito per togliermi il dente, lo critico semmai su come ha parlato: un’ora di discorso tarato sugli addetti ai lavori, con sottintesi che solo un parlamentare, un sindacalista o un dirigente di Confindustria poteva cogliere appieno. Sentivo Bersani andare avanti nel suo tecno-politichese – reso più simpatico, ma non per questo più comprensibile, dall’accento piacentino e da qualche battuta sparsa – e mi immaginavo con terrore il dibattito televisivo con Berlusconi, capace di farsi capire (e votare) pure dalle vecchiette. Però poi pensavo che Prodi, da questo punto di vista, non era meglio, eppure Berlusconi lo ha battuto due volte: forse perché in certi casi, chissà, proprio il non farlo capire bene dà una patina di autorevolezza a quello che si dice. Andando sui contenuti, ho trovato l’impianto del discorso di oggi molto simile a quello dell’11 ottobre, quando il candidato segretario parlò da candidato premier e, proprio per questo, non venne travolto dagli applausi: innanzitutto, perché Bersani è uno che gli applausi non se li cerca mai, ma al limite li chiede per gli altri (il passaggio di stamattina su Alda Merini, ad esempio, mi ha fatto commuovere); inoltre, perché – calcisticamente parlando – quello è il suo gioco ed è inutile chiedergli di ricoprire un altro ruolo. Il segretario del Pd che ho visto stamattina non è un fantasista alla Veltroni, non è una punta rapida alla Franceschini, ma è un solido uomo di centrocampo che recupera palloni ed imposta gli schemi: di certo non è uno che vive per sé e questo suo aspetto – lo confesso – mi piace molto, perché distingue il Partito democratico da tutte le altre forze politiche presenti in Parlamento. Bersani non ha detto stamattina nessuna cosa pirotecnica ma moltissime cose ragionevoli: ho apprezzato molto il passaggio sulla riforma della politica (superamento del bicameralismo perfetto, riduzione del numero dei parlamentari, moderna legislazione sui partiti, nuova legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliere i loro rappresentanti, nuove norme sui costi della politica) e quello sulla questione morale (che però mi aspetto venga applicato immediatamente in Campania, mio collegio elettorale, quando si tratterà di scegliere i candidati alle prossime regionali). Temevo il passaggio sulla libertà di coscienza, ed invece devo riconoscere che Bersani ha spiegato meglio ciò che in altre occasioni aveva detto peggio:

“(…) Come meglio bilanciare, ad esempio, l’ampia dialettica, l’assoluta libertà di espressione, il valore del pluralismo con l’esigenza di preservare l’autorevolezza e l’univocità delle posizioni del Partito. Quando si parla di questo, il pensiero va subito ai temi etici di frontiera. Ma il problema non è questo. Sto parlando invece di una fisiologia che riguarda diffusamente la vita del Partito e che più facilmente impatta nei diversi luoghi del Paese con questioni relative al tracciato di una strada o a un termovalorizzatore o a una nomina piuttosto che a problemi di frontiera. Se siamo forza di governo, e lo siamo; se siamo il Partito di una democrazia partecipata ed efficiente, e lo siamo, dobbiamo essere all’altezza di noi stessi e risultare lineari e affidabili agli occhi dei cittadini che si aspettano risposte e posizioni chiare sui problemi della loro vita comune. Esistono poi anche i temi di frontiera, che possono interpellare la coscienza in modo insuperabile. Non sarà certo difficile trovare gli strumenti che riconoscano questo ambito, percepito peraltro nel senso comune. In realtà sulle questioni etiche e antropologiche il punto principale sta nella dimensione culturale e politica e nella capacità nostra di mettere a frutto nella discussione, nel confronto e nell’impegno lo straordinario bagaglio culturale che ci ispira, fatto di umanesimi forti, laici e di ispirazione religiosa. Umanesimi forti che non dobbiamo annacquare, che sono una forza enorme per noi e che dovranno aiutarci ad arrivare fino al punto in cui deve esercitarsi l’autonoma responsabilità della politica che ha un compito ineludibile: quello di rispondere con delle decisioni, per quanto transitorie e fallibili, alle esigenze del bene comune”.

Una risposta positiva l’ho sentita anche sul fronte del collateralismo: il neosegretario ha rivendicato l’autonomia dal partito da tutte le forze sociali, che vanno sì ascoltate ma poi si ragiona con la propria testa. E poi, lo ammetto, sono stato felice di sentire per la prima volta da Bersani una parola su un tema che finora lo aveva visto un po’ latitante:

“Non fanno bene al nostro Paese posizioni oltranziste sull’immigrazione. Il problema è enorme e siamo convinti che l’Unione Europea debba fare di più ma il nostro Paese non può sottrarsi al dovere di fornire asilo e protezione a chi ne ha diritto e necessità né riteniamo che l’Italia possa scegliere le posizioni più arretrate e miopi sul tema della cittadinanza”.

Alcuni dei dubbi che avevo in testa, insomma, me li sono chiariti con il discorso di oggi. Altri li affronterò direttamente con Bersani, quando ci incontreremo, e naturalmente vi terrò aggiornati.

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11 risposte a “L’esordio

  1. perplesso anche io dal punto di vista della comunicazione, e anche io pensavo a come far arrivare quei concetti “alle persone che vedono rete 4”. però molti concetti mi sono sembrati apprezzabili, come del resto osservi anche tu. d’altra parte parlava a degli addetti ai lavori… vedremo. mi è piaciuto l’intervento di bachelet. e quell’insistere di civati sul “di persona, personalmente…”. mi è piaciuto molto anche franceschini.
    caro andrea, non so cosa chiederai a bersani, ma ti prego di insistere sulla cittadinanza… buona domenica!

  2. Ciao Andrea, non è stato male anche se io ho ancora molti dubbi….
    Vedremo, magari ci sorprenderà

  3. Anch’io al momento ho trovato risposte positive nell’intervento di Bersani,carente sicuramente il trascinamento dialettico,ma il tuo azeccato paragone calcistico ne fornisce efficace spiegazione.Devo però aggiungere che mi è molto piaciuto e mi ha molto convinto l’intervento di Dario.
    p.s. il pd ha sicuramente bisogno di persone come te!

  4. Annamaria Rossi Bufo

    Caro Andrea,
    l’onestà del tuo discorso non mi sorprende.
    Sono certa della tua collaborazione costruttiva, come pure qapprezzo che tu abbia scelto di rimanere nella casa comune, pur su posizioni che evidenziano alcune criticità che saranno via via affrontate.
    Resto convinta che “ce la si può fare”.
    Grazie anche a Persone come te.

  5. Vediamo cosa combina nei prossimi quattro-cinque mesi.

  6. Sono d’accordo e sono contento tu sia rimasto nel PD

  7. Andrea d’accordo. Andiamo avanti

  8. E’ ovvio che non è Franceschini,
    Dario ha uno stile comunicativo magnifico e il piglio del narratore, il suo discorso dell’altro ieri alla commemorazione di Zaccagnini è stato veramente superbo.
    Però sta facendo bene ed è molto concreto. Sta recuperando temi che nella sua campagna congressuale figuravano meno (anch’io ho apprezzato il modo in cui ieri ha definito la libertà di coscienza) e mi pare stia tendendo ad una gestione il più collegiale possibile. Per ora sta meritando la fiducia che gli ho accordato, spero sia in grado di andare avanti così.
    Se poi facesse veramente sua la battaglia sulla cittadinanza sarebbe davvero il mio segretario!!

  9. manlio laurenti

    E cosi’abbiamo eletto la Merini nel PD.Post mortem,a scanso di smentite.Detto questo,passiamo alla Politica Estera.Non so se Bersani ne abbia parlato,certo è che Nico Piro sul TG3 è ormai diventato,a spese dei contribuenti,la voce uficiale dei Talebani dall’Afghanistan. In un Paese in cui l’apologia del fascismo è,giustamente,un reato,scopriamo,quel che Vauro ha gia’ affermato:ma come voce isolata.Che con i Talebani si sta benone.Il TG3 di Bianca Berliguer,e ditemi che è stata eletta tirando a sorte,sta come al solito con i nemici dell’America,dell’Italia,dell’Occidente.I Talebani sono assassini tagliagole?Va benone.I Vietcong dell’eroico Vietnam non erano tanto diversi.E’bello,che mentre qualcuno tenta di distruggere la Tradizione togliendo i Crocifissi,qualcun altro le sia cosi’affezionato.Il PD ci aiuta a mantenere intatte le nostre,le vostre,radici bolsceviche.

  10. Caro Andrea
    sono nel PD da liberal-socialista…sono uno che cioè è favorevole ai DICO e la matrimonio dgeli omosessuali…( ma non a toglere il crocifisso dalla scuole).
    Quinid in apparenza sarei lontano anni luce dalle tue posizioni. Invece no…mi riconosco nelle tue posizioni…sei una persona seria, appassionata e moderata…uno che insomma ragiona…un moderato nelle vere conditioni del termine.Io sono fiero del PD, perchè permette a due persona come me e te che nel passato erano posti su barricate diverse, di stare insieme e di arricchirsi.
    Ti prego Andrea, rimani nel pD.
    Ci sono rimasto male che se ne sia andato Calearo…ci rimarrei malissimo se se ne andassero DeSena e Serra…Invece mi ha stufato Rutelli e i suoi…opportunisti, prevedibili.
    Se il pDha perso voti non è perchè è stato troppo asl “centro” o troppo a sinistra…ma perchè a cusa di continue differenziazioni d aparte di deputati opportunisti, non è apparso parlare con uan avoce sola.
    Quindi Andrea, tu devi rimnanerte nel PD e gente come te deve farlo crescere.
    A presto
    Con stima
    Fabio

  11. e olé 😉

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