Un uomo in fuga

Ieri pomeriggio ho ricevuto, al mio indirizzo della Camera, una mail di Francesco Rutelli. Che non è una mail privata, nel senso che l’autore l’ha inviata a parecchie persone, ma che non avrei mai reso pubblica perché non ne avevo l’autorizzazione. Se però metti tra i destinatari anche il direttore di un quotidiano, come Rutelli ha fatto ieri, allora forse la riservatezza non è il tuo primo pensiero: tanto è vero che Stefano Menichini, direttore di Europa, l’ha pubblicata stamattina sul suo giornale. Le agenzie di stampa la stanno rilanciando, e quindi – ora che il segreto di Pulcinella è stato svelato – mi sento autorizzato a pubblicarla anch’io.

Care amiche e amici,
dunque, qualcuno tra voi si chiede dove io vada.
Innanzitutto, so bene dove andrà chi resta nel Partito Democratico: esattamente nello stesso posto dove si trovano oggi i nostri deputati europei.
Non è servito neppure aspettare qualche mese perché la finzione dell’ “Alleanza dei Socialisti e dei Democratici” rivelasse la sua verità politica e strategica, e perché gli eletti ex – Margherita si trovassero nella più radicale marginalità politica. Cosa per me dolorosissima, dopo che abbiamo speso 10 anni per aprire uno spazio innovativo a livello europeo e internazionale.
Laddove è stato travolto Veltroni, dove è stato malamente conteggiato Franceschini (un terzo dei consensi alla coalizione congressuale del Segretario uscente), è inutile illudersi che possa riuscire qualcun altro.
Molto di più, è al paese che fa male questo schema politico: il PD che torna a rassicurare i militanti della sinistra e che si troverà chiuso ad ogni prospettiva di credibile alternativa alla destra.
Voi sapete perfettamente, a menadito, che non posso far parte di un partito nell’orbita dei socialisti europei, né posso portare le mie convinzioni in un partito post-PDS.
Lo rispetto; potrò anche allearmi (come ho fatto quasi sempre). Ma non è il mio partito.
Capisco che per alcuni di Voi, assuefatti al realismo delle relazioni partitiche, il fatto che Bersani non mi abbia rivolto in cinque mesi neppure una telefonata (neanche quando gli ho inviato il mio libro con una dedica amichevole…) possa rientrare nel
business as usual . Ma è gravemente sbagliato. Chi è stato leale con me e, anche grazie a me, ha partecipato a un cammino importante, dimostra in questo modo una perdita di orientamenti fondamentali. Per me, in fondo, non aver ricevuto quella telefonata è motivo non di amarezza, ma di sollievo, a conferma di una precisa analisi politica. Per ciascuno di Voi, è un problema molto difficile da eliminare.
Dove vado, dunque? A difendere e promuovere le idee che ci hanno a lungo accomunati. E il profilo democratico, liberale, riformatore che potremo far vivere con molta maggiore libertà in una nuova iniziativa.
Con chi? Con coloro che si uniranno a noi, anche prendendosi una quota del rischio che ho preso io, per convincimento e con determinazione.
Molta è la strada da fare prima di immaginare convergenze con altre forze politiche; grandissimo l’entusiasmo che si manifesta nei territori, tra eletti locali e personalità della società civile, dell’impresa e delle professioni, dell’associazionismo. C’è moltissimo, di affascinante, da fare.
Un saluto cordiale. Vostro,
Francesco Rutelli

Aspetto commenti il più possibile equilibrati. E magari a posteriori, ossia partendo dal testo della lettera: ripetere cose già sentite mille volte (“Vada pure”, “Ci ha fatto perdere voti”, “Voltagabbana”…) può aiutare a sfogarsi, ma non a riflettere insieme sulla sostanza. Che mi pare non manchi.

Annunci

42 risposte a “Un uomo in fuga

  1. Marco Martorelli

    Da semplice (e potenziale) elettore, anche a me la vittoria di Bersani ha dato la sensazione di un ripiegamento.

    Ed in questi primissimi giorni non ci sono segnali confortanti: il linguaggio mi sembra quello dei tempi dell’Ulivo, rispettabile, introverso e noioso.

    Forse però Rutelli cade nell’errore in cui tu, Andrea, ci inviti a non cadere nel commentare la sua lettera: cioè ragionare a prescindere, a prescindere dalla sostanza.

    Anche se non nutro grandi speranze, aspetto di capire la sostanza del Pd a guida Bersani, prima di decidere se votarlo o meno.

    Forse un politico dovrebbe fare altrettanto, dopo aver visto la propria parte soccombere nelle primarie: accettare la sconfitta, riconoscere il vincitore e attenderne le prime effettive mosse (che ancora mancano) per capire se il partito può essere ancora la sua “casa” o no.

  2. Mi dichiaro a scanso di equivoci: ho votato per Bersani e non penso di aver votato per il “ritorno alla socialdemocrazia”.

    Per quel che ci chiedi di commentare, stavo per scrivere le stesse cose di chi mi ha preceduto sull’errore in cui cade Rutelli. Mi sembra una lettera piena di accuse “a priori”.

    E in alcuni casi anche inesatta: come si fa a dire che chi proviene dalla Margherita è isolato in Europa? Faccio solo l’esempio di Sassoli, che alla prima esperienza non solo da deputato europeo, ma addirittura da poilitico ha compiti di responsabilità importantissimi…

    E poi anche se in Europa le cose stessero così che cosa c’entra Bersani che è appena stato eletto?

    Per non parlare del fatto che a me questo continuare a riferirsi ai partiti di appartenenza dà molto fastidio (e lo trovo il pericolo più grosso che sta correndo il pd) . Ed è paradossale che questi richiami quasi mai vengano da chi è accusato di guardare al passato…

    Queste se vuoi sono opinioni, ma ciò che mi sembra inoppugnabile è che il problema dell'”operazione-Rutelli” è comunque soprattutto uno: con questa tempistica è impossibile credere alla buona fede.

  3. da giornalista, ti chiederei in primis un commento a questo passaggio: “Capisco che per alcuni di Voi, assuefatti al realismo delle relazioni partitiche, il fatto che Bersani non mi abbia rivolto in cinque mesi neppure una telefonata (neanche quando gli ho inviato il mio libro con una dedica amichevole…) possa rientrare nel business as usual”… ti senti “uno di Voi”? Un assuefatto? Se no, forse hai qualcosa da rispondergli.

    Dopodiché capisco il suo ragionamento (tanto lo capisco che se – e sottolineo se – veramente si vuole tornare indietro, ché non ci sono margini per una presenza cattolica, tanto varrebbe rimangiarsi il nome e inventarsi qualcosa di più “sinistrorso” e amen).

    Ma soprattutto mi sembra un pistolotto/rimprovero, anche un po’ vagamente minaccioso (in senso dialettico), a chi ancora resta… e questo non lo trovo simpatico.

  4. Ho “tifato” Bersani ma non per tornare indietro ma perchè mi ha convinto con una strategie che punta al futuro. Un futuro dove Rutelli, ma con lui tanti altri, non vedono la poltrona dove potersi sedere. Una poltrona che lo ha visto girovagare dai radicali, ai verdi, alla margherita, all’ulivo, al PD, con il solo obiettivo di autoelevarsi. Un pò di modestia non guasterebbe ad un parlamentare che, con i voti di preferenza, penso non sarebbe nemmeno eletto dal popolo. Fuggire da una sconfitta non gli fa onore ed è veramente impossibile non credere alla buona fede. Non mi stupirei più di tanto nel vederlo al fianco del Berlusca magari a commentare la politica del PDL con Capezzone. Che tristezza……….

  5. Un uomo politico deve dire dove va e non solo da dove fugge. La politica disegna la prospettiva. Rutelli, evidentemente, non ne ha una.

  6. nella foto che hai messo Rutelli è sulla bicicletta, ma la bici è sul cavalletto…

  7. La fuga di Rutelli coincide con la sfida di Bersani. Se Bersani riproporrà un modello di Pd socialista, laicista ed ancora legato con cinghie di trasmissione con CGIL, lega delle cooperative ed altro, allora la profezia di Rutelli si avvererà ed avremo un ulteriore diaspora. Se invece saprà coniugare i valori propri della sx e dei cattolici allora avrà vinto la sfida della creazione di un partito riformista . Dovrà convincere soprattutto gli aderenti di sx che il Pd deve essere uno partito strumento e non un partito chiesa come lo era il PCI.

  8. Ci spiegheresti dove starebbe tutta ‘sta sostanza, nel messaggio di Rutelli? Nella recriminazione per il fatto di non essere stato considerato da Bersani nemmeno con una telefonata? Oppure nel fatto che non si riconosce nella socialdemocrazia europea?
    Rutelli è quello che ogni volta che perde non si dimette, Rutelli è quello che quando non lo ossequiano se ne va battendo i piedini come un bimbo stizzito. Mi torna in mente la dignità di Fassino, le lacrime con cui consegnò i DS al PD dopo un discorso bellissimo. Francamente, da cattolica, spesso mi sento molto più rappresentata da esponenti cosiddetti “laici” del partito che da certi cattolici autoproclamati.
    Lascia che Rutelli pedali dove vuole, non vale la pena di corrergli dietro, a mio modestissimo parere.

  9. la metafora è inclemente. l’uomo scappa ma resta là: Rutelli non è uno che ha rifiutato l’orrido fetore della politica e se n’è allontanato. Il passaggio per i verdi mi fa venire in mente la storia tragica e antitetica di Alex Langer.
    A differenza del suo ex compagno di partito, Rutelli è una persona che dai suoi tormenti scappa volentieri e si rifugia presso chi è pronto a posizionarlo meglio.

    Quando a Roma hanno proposto lui come successore di Veltroni la prima parte della riflessione di molti era: “ma allora questi considerano il comune di Roma come cosa loro per premiare quello che di volta in volta rimane disoccupato”. La seconda parte della riflessione era: “ma come ci si può fidare di uno che nella sua vita ha passeggiato lungo tutto l’arco costituzionale?”. Poi è comparso il cartellone elettorale di Rutelli sulla bicicletta (non quello sopra) per darsi le arie da persona normale (e da qui al post di ieri il passo è veramente breve), senza sapere che la bicicletta senza freni lo schianta verso una delle peggiori sconfitte elettorali del centro sinistra degli ultimi due anni. Forse mettere la bicicletta sul cavalletto rappresenta un investimento in credibilità per il nostro uomo: scappo ma resto lì, del resto che cosa vi aspettate da me?

    Per quanto mi riguarda, penso che Rutelli sia una delle persone più screditate della politica italiana (l’altro è Capezzone, tutti delfini di Pannella, ahimè), anche se salta fuori che il suo capello è pulito come quello di un bambino. Credo che a nessun politico ormai convenga prenderlo troppo sul serio e farlo scendere dal cavalletto…

  10. mi piacerebbe che lei rimanesse nel PD perche’ c’e’ bisogno di forze giovani e fresche, post-1989, nel partito, e non solo di sbiaditi socialdemocratici

  11. Più che una fuga mi sembra un uomo in transito perchè onestamente non ho mai pensato che il PD fosse l’approdo finale di Rutelli. Onestamente non sono affranto ma se devo dire la verità non è il solo che avrei voluto veder transitare e non sostare nel PD

  12. In sincerità? Io tutta questa svolta a sinistra nella mozione Bersani non ce la vedo. Magari. Piuttosto, vedo una svolta verso il passato.

    Un passato dal quale Rutelli certo non è esente, anche se lo apprezzo molto di più di certi personaggi che invece restano nel PD, trionfanti (D’Alema, Latorre, ecc.) o meno (Marini, Fioroni, ecc.).

    In ogni caso, Rutelli avrebbe dovuto aspettare almeno le Regionali e vedere se davvero il PD prendeva la strada che temeva oppure no.

  13. Da La Stampa/F. Martini:
    “Ed anche ai cattolici del Pd si rivolge il cardinale Camillo Ruini, che per quanto da una posizione ormai appartata, ogni tanto si produce in esternazioni esplicite: «Se i cattolici constatano che in una determinata formazione non c’è più spazio, per coerenza dovrebbero rinunciare a quella collocazione».”

    L’uscita di Rutelli risponde a questa “chiamata”? Posso chiederti se sei stato chiamato anche tu? Se sì, sei pronto a rispondere?

  14. manlio laurenti

    Rutelli sta rifuggendo verso sè stesso,dopo essere fuggito da sè stesso.Merita rispetto.Ho sempre,modestamente,pensato che nel PD non c’è posto per un cattolico,e nemmeno nella CGIL.Intelligente,onesto,Comunista sono parole che stanno insieme solo due a due.Rutelli lo sa:e se il PD non fosse un partito ex e post comunista allo stesso tempo,se fosse davvero andato a farsi un bel congresso a Bad Godesberg,Rutelli resterebbe dov’è.

  15. pur condividendo molte delle perplessità espresse nella e-mail mi sfugge la prospettiva e quello che Rutelli vuole fare “da grande”.
    Non è ancora del tutto chiara la posizione politica di questo nuovo movimento : andrà da solo, al fianco di Casini (sostendendo la Polverini e molti candidati del centro-dx alle prossime regionali…….il che equivarrebbe al salto della quaglia ! ), vuole ispirare un partito di centro che guarda a sinistra.
    Non si è capito.

    Mi sarebbe piacuto leggere anche un’ AUTO-critica visto che Rutelli fu tra coloro che premettero l’acceleratore per la costruzione del PD e IMPOSE che la sua mozione fosse approvata all’unanimità.

    La cosa che rattrista è il rancore che emerge da queste parole verso tanti amici che hanno condiviso l’esperienza della Margherita (e gli hanno dato fiducia eleggendolo Presidente quando questo ruolo poteva andare a altre persone), tra i tanti Enrico Letta definito “soprammobile”.
    Peccato.

  16. commento del 29 ottobre

    Molti hanno gioito per l’annunciato addio di Rutelli. L’esultanza trova giustificazione nel come Rutelli ed altri della sua area hanno trattato posizioni del Partito Democratico sui Dico e sul testamento biologico: una tattica sfibrante fino ad insabbiarli nonostante la volontà della grandissima parte dei suoi dirigenti, degli iscritti e dei simpatizzanti. Anche chi non era in linea con le posizioni di Marino non ha gradito l’estremizzazione di rotture palesi con voti parlamentari espressamente contrari alla posizione di sintesi faticosamente guadagnata tra le diverse anime del Pd. Una modalità che richiama le tattiche dilatatorie e vagamente ricattatorie dei ‘franchi tiratori’ dell’epoca democristiana.
    La natura del Pd è nella radice dell’Ulivo dove si incontrano culture riformiste di diversa provenienza, ma l’unanimismo coatto delle diverse aree non regge (vedi sotto la voce Walter Veltroni segretario del Pd) e soprattutto non può trasformarsi nella dittatura della minoranza. E così Rutelli ed alcuni dei suoi in breve sono passati dall’essere i dirigenti di uno dei due fondatori del Pd a rappresentare un’area fastidiosa la cui riottosità (le alleanze di nuovo conio, la distanza siderale dalla federazione col Pse) è stato alibi per altri per colpire a bordate alzo zero l’orizzonte della ‘vocazione maggioritaria’ del Pd.
    L’area liberale e teo dem del Pd nell’immaginario collettivo dei militanti del Pd ha quindi incarnato un inutile fardello di cui liberarsi. Nessuna sorpresa per l’esultanza quindi.
    Chi ha letto con più attenzione le firme dell’appello, nota Cacciari, Dellai e Lanzillotta. Questa si è una sorpresa. I primi due rappresentano l’irrisolta relazione tra la sinistra ed il nord est, tra l’approccio restrittivo degli studi di settore di Visco e il cosiddetto capitalismo diffuso delle partite Iva, degli artigiani e delle piccole aziende che costituiscono la prima ragione di successo di Berlusconi nel nord e quindi in Italia. La Lanzillotta invece incarna il tentativo di riformare la pubblica amministrazione dalle incrostazioni corporative che la dominano nell’erogazione di servizi pubblici. Con loro furoreggia il grande rimosso della politica di sinistra: l’innalzamento dell’età pensionabile (1) e l’equilibrio futuro tra generazioni di italiani.
    Insomma, l’abbandono di Cacciari, Dellai e Lanzillotta non è indolore: è il libera tutti dalla sinistra della cultura liberale che molto ha insegnato ai reduci dell’esperienza del Pci, tanto da diventarne una prospettiva concreta di superamento del sistema economico fondato sulle partecipazioni statali, sugli ordini professionali e su ogni altro ingessamento degli architravi economici che impediscono una vera mobilità sociale ai danni dei ceti medio bassi, ovvero le condizioni economiche e sociali alle quali la sinistra tradizionalmente si rivolge.
    In questa prospettiva Adriano Sofri ha ragione a dirsi dispiaciuto dell’abbandono di Rutelli.

    (1) Anche se Rutelli su queste ultime due materie ha tutelato i lavoratori dell’Aci – in una solida ed inedita alleanza con l’allora ministro di Rifondazione Ferrero – contro la lenzuolata bersaniana che eliminava il Pra, un inutile balzello che raddoppia i costi dei passaggi di proprietà delle auto, ed i lavoratori cinquantenni guidando l’assalto allo ‘scalone’ di Maroni. Ma chi non è incoerente in politica?

  17. andrea storri

    ho votato la prima volta alle europee del 1989 e voatai rutelli e la lista arcobaleno. E’ stato un grande sindaco di Roma e ha avuto una capacità di rimonta enorme su berlusconi nel 2001, anche se nessuno glielo ha riconosciuto. Poi l’ho perso di vista e ha assunto posizioni sempre meno vicine al mio modo di pensare. Da tempo era impaziente, credo abbia lo stesso problema di Fassino: ha costruito un nuovo partito, ha fatto un passo indietro e nessuno se ne ricorda. Non so dove vada, ma se fossi in te non lo seguirei. ciao

  18. mi limito a sottolineare due cose di questa lettera di Rutelli:
    1-“Voi sapete perfettamente, a menadito, che non posso far parte di un partito nell’orbita dei socialisti europei”. Con chi pensa di stare Rutelli, in Europa, se non al fianco delle maggiori forze che negli altri Paesi (non da sole certamente) rappresentano il fronte riformista e progressista?
    2-“Capisco che per alcuni di Voi, assuefatti al realismo delle relazioni partitiche, il fatto che Bersani non mi abbia rivolto in cinque mesi neppure una telefonata possa rientrare nel business as usual . Ma è gravemente sbagliato. Chi è stato leale con me e, anche grazie a me, ha partecipato a un cammino importante, dimostra in questo modo una perdita di orientamenti fondamentali.” Penso che stia tutto qui il motivo della sua uscita: una serie di critiche a priori, senza aspettare che Bersani inizi a fare il suo lavoro, dettate dall’ennesimo personalismo che ha distrutto il centrosisnistra negli ultimi anni. E poi il fatto di non rispettare il verdetto di 3 milioni di persone che sono andate a fare la fila per scegliere il segretario significa che è lui, Rutelli, a non credere nel progetto del Pd e non Bersani.

  19. Laico non vuol dire ateo. Io cattolica sono per uno Stato laico che rispetti la dignità dei cittadini, senza imporre false moralità.
    Non ho mai abortito ma sono a favore della 194, perché le donne hanno sempre abortito anche a rischio della propria vita
    Sono sposata da più di 30 anni ma sono favorevole al divorzio, ricordo quelle famiglie con il genitore che viveva con un’ altra e figli e mogli fingevano che tutto andasse bene
    Per quanto riguarda Rutelli dopo la sconfitta al comune di Roma, penso sconfitta personale perché la provincia è andata al PD, sta cercando disperatamente un rilancio politico.
    Non capisco questo comportamento, si fanno le primarie proprio perché scelgano i cittadini , dopo non si può dire: loro, i comunisti, ritorno al passato. Diciamoci la verità il PD era un partito assente, anche le risposte sulle questioni più importanti erano un po’ vaghe, gli elettori sparpagliati in attesa di una proposta concreta, forse per questo ‘loro’ hanno scelto diversamente. Rispetto la maggioranza, se non dovesse lavorare al meglio si cambierà: questa è la democrazia.
    Rutelli non accetta le scelte dei simpatizzanti e degli iscritti, pazienza …. non si può pretendere più di tanto ha già mangiato pane e cicoria

  20. Comincio a essere stanca. E preoccupata. Può esistere un partito che piaccia a tutti? Io credo di no, sarebbe un’illusione intrisa di ipocrisia. Avevamo provato a costruirlo, ma abbiamo perso presto la bussola, disperdevamo idee che stingevano i colori della nostra identità progressista. Oggi deve esistere un partito che nuovamente prova a lanciare la sfida a questo centrodestra che sembra imbattibile. Questo ripiegamento continuo su noi stessi fa davvero pensare che manchino spinte, idee, analisi, azioni. E’ così? Ma cosa rispondiamo a questo Paese investito da una crisi senza precedenti? Cosa raccontiamo a chi ci deve scegliere nella prossima tornata regionale? Mi auguro che quello di Rutelli sia un caso isolato; trovo invece nei militanti e in diversi dirigenti locali una gran voglia di fare bene. Di tutte le mozioni, i patacchini, le parrocchie, i centri sociali. Salutiamo educatamente chi non ci sta, ma per cortesia andiamo avanti! E’ un dovere morale verso chi sceglie il PD, verso chi ogni volta riesce a stupirci perchè ci sta, partecipa, vuole il riscatto.

  21. Ancora non capisco se Rutelli si sia fatto tentare o no dalla scommessa a babbo morto fatta da Casini, dove per “babbo” intendo “Silvio” e per “morto” niente che possa suonare come un malaugurio.
    Ovvero: sperare il PdL cada come una pera cotta, non avendo una classe dirigente di ricambio, e che la palla torni al centro. Anzi, al Centro. Che in Italia vuole dire una sola cosa: DC, nel bene e nel male. Ma qui vorrebbe dire nel male: quarant’anni di monocrazia senza ricambio, fino al collasso.
    Lo capiscono tutti che tre grossi partiti non potrebbero campare in Italia.

    Riguardo alla possibile alleanza con il PD, ripeto un concetto che avevo già espresso altrove: evidentemente le convivenze funzionano meglio dei matrimoni. Del resto Bersani era accreditato come colui che avrebbe dialogato col Centro. Per questo mi associo all’appello disperato di Vincenzo Cerami: no, Diliberto no!

    Riguardo alla deriva a sinistra del PD, c’è da fare chiarezza.
    Bersani è considerato la longa manus di D’Alema, quello che non sapeva dire “qualcosa di sinistra”. E’ considerato l’amico degli imprenditori e dei ciellini (e, infatti, non capisco Calearo, se uso la sola buona fede).
    Del resto, c’era un’anima legata al mondo del lavoro che chiedeva di tornare a preoccuparsi di operai, precari, statali, studenti – i primi, per lo meno, sono volati via in parecchi verso la Lega. Come fare a intercettare questi gruppi sociali con una politica diversa da quella della sinistra?

    Infine, una nota ironica: chi ti annovera tra i ruiniani adesso, come minimo, si aspetta di sapere come risponderai all’appello del tuo presunto mentore. E, sarà un po’ indiscreto, ma ne sono curioso anch’io.

  22. Bene, continuiamo a guardarci l’ombelico. Rutelli è inconsistente e lo sta dimostrando.

    Le battaglie si portano all’interno se si ha qualcosa da dire sulla situazione economica, sulla situazione della legalità, dell’istruzione, dell’etica pubblica, ecc.

    Sennò, continuiamo a guardarci l’ombelico.

  23. Cito una frase del discorso di Rutelli in cui mi riconosco in parte:
    “sbagliato. Chi è stato leale con me e, anche grazie a me, ha partecipato a un cammino importante, dimostra in questo modo una perdita di orientamenti fondamentali”
    E’ vero ; ma vale anche per lui, anche lui perde un orientamento fondamentale andandosene. Rutelli è certo uno dei fondatori del PD (e non mi voglio ripetere qui sul fatto -secondo me immorale ed antidemocratico- che un dirigente non abbandona la nave per primo, e un eletto in Parlamento non si porta via i voti degli elettori e militanti del suo partito, impadronendosene e snaturando, “scippando” in qualche modo la loro volontà politica-casomai si dimette per personale ripensamento) e tuttavia non è irrilevante che consideri fallita quell’esperienza politica. Pero’ non si tratta appunto di una semplice esperienza, qui è in gioco di nuovo quella “morale della necessità” di cui parlava Rendina a proposito della Resistenza ..E’ vero, (come ha detto Adinolfi ) che può sembrare di trovarsi di fronte a un partito “inospitale”, che non fa oggi nessun tentativo di dimostrare apertura e pluralismo. Eppure…se si ha veramente a cuore quell’ipotesi che è all’origine del PD, unire le forze riformiste, antifasciste, di sinistra, moderate, cattoliche, per riscattare l’Italia in un momento difficile di emergenza democratica, non si può rinunciare. E poi..
    E poi la sintesi unitaria, il partito aperto al nuovo e plurale che anch’io ho sostenuto nella campagna per Franceschini segretario, ci ha già visto insieme non più in base a “da dove veniamo” (DS, Margherita e per molti di noi niente, nessun partito degli ultimi anni) ma in base a “dove vogliamo andare”. Ammettiamo (ed appunto è ingiusto ammetterlo perché è un giudizio a priori), ma ammettiamo “per assurdo” che la maggioranza del PD si stia richiudendo difensivamente su vecchi schemi del passato, tanto da essere poco accogliente e aperta alla novità e alla diversità, tanto da ergere muri difensivi e arroccarsi nell’isolamento “duro e puro” (ma io spero testardamente che non sarà così, tuttavia!!), anche se fosse, l’unico modo serio per impedirlo è contrastare questa tendenza dentro allo stesso PD, (altrimenti avremmo fatto tutto questo cammino invano: tanto valeva restare che nella Margherita, che nel DS, chi fuori dei partiti, come prima…). In altri termini questa tendenza all’arroccamento viene potenziata e non contrastata dalla “fuga” dei moderati! Col risultato che se ne avvantaggerà la destra meno democratica, è ovvio. Qual è dunque il fine di Rutelli e dove appunto vuole andare? Fuggire è sbagliato, mi permetto di parafrasare la sua frase
    “sbagliato. Chi è stato leale con me e, anche grazie a me, ha partecipato a un cammino importante, meritava da parte mia altrettanta lealtà e perseveranza per non sprecare il cammino percorso…”

  24. Per me,fara’ una magnifica armata Brancaleone

  25. Mi stupisce un pò sto fatto della telefonata anche se come Rutelli scrive è il segno evidente che qualcosa era rotto da tempo.

    Uno non lascia un partito solo perchè un collega non lo chiama, non ha un posto di potere o si considera marginale. Uno se ne va perchè il progetto politico lo considera fallito.

    Bersani non ha ancora dimostrato che le famose tre condizioni con cui Rutelli ha sciolto la Margherita possono essee realizzate… anzi molto di detto finora lascia pensare che il partito vada nella direzione spiegata nella lettera…

    P.S. Andrea, anche oggi ho letto i soliti bei commenti su Rutelli, ma non si dice forse che il tempo è galantuomo?

  26. Credo che il declino di Rutelli sia iniziato quando, con una strategia piuttosto sbagliata, è stato ricandidato alla poltrona di Sindaco di Roma contro Alemanno. E’ stata una forzatura che nella scacchiera politica dell’epoca è stata catastrofica: togliere Veltroni, mettere Rutelli, perdere le comunali della capitale insieme alle governative è stato un tutt’uno, un caporetto su tutti i fronti frutto , se si vuole pensarla in buona fede, di valutazioni sbagliate. Rutelli era ritenuto da gran parte dell’elettorato di sinistra, a torto o ragione, ormai bruciato, poco incisivo senza stimoli, quasi costretto a sostenere un ruolo, o meglio a recitare una parte, che forse gli sembrava troppo ripetiviva, poco stimolante, quasi un tappabuchi per causa di forza maggiore.
    Nell’elettorato tutto questo è stato fortemente avvertito e Rutelli è cominciato ad uscire dalle grazie di molti che in anni passati lo avevano sostenuto.
    Da allora la sua stella ha cominciato ad offuscarsi ed ha preso la palla al balzo delle primarie per guardarsi intorno e trovare in Casini, previa benedizione del “Cupolone”, il suo compagno perfetto per ritornare a brillare, a contare, forse a sognare chissà.
    Ora il raddoppio dei voti che si aspetta da lui il suo nuovo alleato, lo costringe ovviamente, anche se moralmente non lo si può onestamente condividere come capita a chi è sospettato di tradimento o di opportunismo, a gettare scompiglio nelle fila del nuovo leader del suo ex PD.
    Casa dire, è un gioco che ultimamente va molto di moda e da quasi la conferma che il burattinaio possa essere uno solo per tutti.
    Lo scenario che si profila, è un pò quello che da tempo avevo pronosticato: Da una parte, la macchina politica de leader dell’Udc sostenuta dalla Chiesa ed oggi rafforzata dall’entrata di Rutelli, al tavolo delle trattative con Berlusconi che guardava con attenzione alla macchina politica del mai ripudiato figliuol prodigo Casini per liberarsi del Senatur. Dall’altra parte, una opposizione frantumata in forze incompatibili tra loro ( Lega, Pd, IdV).
    Per Bersani non sarà facile ricompattare percentuali tanto consistenti da impensierire la nuova Coalizione Be.Ca.Ru. che si profila all’orizzonte.
    Sempre nell’intenzione del Cav. naturalmente, ma bisogna vedere nella verifica i numeri dei prossimi saggi elettorali.
    Unica e non sottovalutabile prospettiva, è proprio quella di non dare per scontata la Regione Lazio alla destra, e organizzarsi seriamente, con una candidatura spiazzante, ma moralmente ineccepibile e forte (io punterei comunque sul “fattore donna”), per la conquista della fiducia degli elettori molti dei quali, al di là delle propagandate percentuali della destra, si sono ravveduti dall’infatuazione adolescenziale per Berlusconi.
    Da qui si può e si deve ripartire con tenacia e convinzione.
    A Rutelli, auguri, ma, e non è per fare considerazioni facili che ci si invita ad evitare, credo sinceramente che quando uno stà di malavoglia in un posto è meglio che vada a far danni da un’altra parte.
    Chi glielo dice che per fare i bambini ci vuole un pò di impegno e non è che si trovano sotto i cavoli già belli che fatti!
    Chissà quello di Casini a che mese è!

  27. La storia della mia militanza politica più che quarantennale nella Democrazia Cristiana ha significato quasi sempre appartenere ad una più o meno piccola minoranza all’interno del partito che si batteva per una maggiore giustizia specialmente su quell’aspetto che poi è stato definito “sociale” e che traeva la sua ispirazione dai documenti che la Chiesa pubblicava nel tempo. Il materiale a volte era abbondante e ispiratore di numerosi fermenti in campo ecclesiale e politico però erano portati avanti sempre da piccoli gruppi che raramente rompevano l’unità del partito e della Chiesa. Ci stavamo sempre però molto stretti perché l’uditorio sembrava abbastanza refrattario alle cose nuove e più giuste da applicare ai vari livelli. A quei tempi non abbiamo mai pensato di “uscire” anche se a volte c’era la tentazione di farlo, perché sentivamo spesso una maggiore vicinanza con la sinistra seppure ancora comunista perché era sovente più vicina al popolo per sensibilità e linguaggio. Siamo così rimasti sino alla fine di questo e altri partiti. Questo vuole essere solo un riferimento per la storia comune vissuta da molti. Ai giorni nostri riesco però a capire il dolore di chi vede un caro amico che si allontana. Quale sarà la decisione più giusta da prendere?

  28. Ma secondo voi se Rutelli fosse stato eletto sindaco di Roma, oggi direbbe le stesse cose???????

    Bersani è il primo a sapere che se torna indietro, ai Ds x esempio, è lui il primo a perdere il posto e la faccia soprattutto davanti a gente come me che non è mai stata ex di niente per motivi anagrafici…

    Andrea dacci dentro con la cittadinanza, questo è il PD che mi piace… ciao

  29. Non amo Rutelli, ma la sua analisi sulla nuova svolta del PD non è del tutto campata in aria, per uno che si dichiara moderato. Tant’è vero che altri deputati, in questi giorni, hanno seguito la sua stessa trasmigrazione.

  30. Capisco e largamente condivido l’analisi di Francesco Rutelli.
    Non capisco la scelta di andarsene perchè il segretario è Bersani.
    Ritengo il nuovo segretario una persona in grado di gestire il partito e “fare il bambino nuovo” che dice. Ma deve essere molto bravo perchè gli handicap sono tanti:
    1. il tempo ormai è agli sgoccioli (sono ormai due anni che il Partito Democratico si dimena in un percorso formativo incocnludente…)
    2. le sirene della vecchia politica (soprattutto pidiessina) sono al lavoro per garantire i loro privilegi e riproporre una politica asfittica e perdente (ovviamente penso al presidente del Mondo D’Alema, ma non solo…)
    3. senza un ricambio di 3/4 della classe dirigente tutto è inutile (e qui è caduto il veltronismo).
    Insomma diamo un poco di tempo al segretario, almeno!
    PS: il discorso di oggi, per esempio non è male, anche se poteva essere meglio, che ne dici?

  31. Rutelli ha ragione. Sono abituatto a “dare ragione” a chi dice chiaramente quello che pensa, e dove vuole andare. Il destino di Rutelli (ammesso che lo prendano) è con Cuffaro/Casini. A me personalmente quel partito fa Paura, Paura vera, non come quella verso Berlusconi che è un male “Passeggero””, Il destino di Rutelli nemmeno Rutelli lo conosce, non ha principi se non quello di servire chi gli da più affidamento di “continuità. E’ l’esempio più “luminoso” dell’individuo della PRIMA REPUBBLICA. Dio ci salvi da LORO.

  32. Sia nei termini che nei concetti la lettera di Rutelli non mi ha sorpresa, peccato! Speravo di trovarci qualche cosa di nuovo, qualche idea che mi aiutasse a capire la sua decisione, a comprenderlo se non a giustificarlo. Invece tutto secondo un copione malamente studiato.
    Ho trovato di cattivo gusto l’invio contemporaneo ai colleghi e alla stampa (lo dico sia da sostenitrice del PD che da giornalista): prima parli con coloro che – sino a pochi giorni fa – sono stati tuoi compagni d’avventura, poi offri una spiegazione “urbi et orbi”.
    Superando queste piccolezze, l’iniziativa di Rutelli mi ricorda che è sempre più facile fuggire davanti alle sfide piuttosto che affrontarle.
    Che il PD non sia perfetto (e lo dice una che ha votato Bersani) credo sia evidente a tutti, forse proprio a partire dai nuovi vertici. Ho però la sana arroganza di pensare che anche i miei piccoli pensieri di donna di provincia saranno raccolti – dai rappresentanti locali – e potranno contribuire a formare un partito che in fondo è appena nato.
    Rutelli sembra vergognarsi (e, cosa assi peggiore, sembra dire anche a tutti noi “dovete vergognarvi”) di parole come “sinistra” che contengo certo alcune contraddizioni, ma anche valori sociali dei quali andare fieri. In dieci anni di amministrazione del mio paese ho “fatto cose di sinistra”, sostenendo progetti di alto valore sociale e culturale che proprio la sensibilità “sinistrina” sa suggerire.
    Ora è di moda essere laici, centristi… neutrali: ma la politica è davvero questo?
    Sinceramente m’intristisce di più l’abbandono di Cacciari (altra levatura culturale, altra statura politica) e nel contempo mi ha delusa maggiormente, proprio perché confidavo nelle sue capacità di mediatore e nella sua forza di “dialogatore”.

  33. dal punto di vista umano la lettera è vuota, disgustosa, quasi infantile: “peggio per voi, adesso vedrete, le folle già acclamano me mentre voi restate nella scifezza…”.
    dal punto di vista politico tutto si può discutere.
    ma davanti a una lettera così vuota di politica, di cosa si può disutere?

  34. bravo rutelli. hai fatto bene. il partito socialista che hai lasciato non avrà mai la maggioranza in questa Italia.

  35. giorgi giampiero

    ho votato, sostenuto e candidato sulla mozione franceschini. non sono pentito della scelta. la ritengo ancora valida. ho delle perplessitàsul modo di vedere il partito da parte di bersani ma ho rispetto del voto delle urne. per quanto ha fatto rutelli, pur condividendo alcuni passaggi della mail, riferimenti al passato etc etc, ha sbagliato ad andarsene. Non si può dire che non credo più al pd dopo il voto perché si sà che quando ci si affida al voto si può vincere ma si può anche perdere. Da questo punto di vista non mi è sembrato democristiano. credo poco alla sua buona fede.

  36. Certo che così l’opposizione Italiana si avvia sempre di più verso un carachiri generale.

  37. Considero l’atteggiamento del Rutelli un lumonoso esempio di interpretazione della democrazia: la mia corrente non vince per cui io me ne vado.
    Il comportamento di codesto signore è incommentabile.

  38. scusate… sto ridendo come un pazzo del mio clamoroso lapsus/refuso…

    ovviamente parlavo di “fughe”…

  39. Nelle realtà locali molti “rutelliani” stanno nascendo… anzi sono già nati perchè i milioni di voti persi in questi due anni dove credete siano andati a finire?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...