Sul crocifisso

Uno dei passaggi fondamentali della Torah, per i nostri fratelli ebrei, è lo Shemà: pochi versetti del Deuteronomio, al capitolo 6, che nel contesto biblico fanno parte del discorso di Mosè al suo popolo, subito dopo aver ricevuto le tavole dei comandamenti. Leggeteli piano piano, con calma:

“Ascolta, Israele: il Signore, il nostro Dio, è l’unico Signore. Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze. Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città”.

È un brano su cui ho pregato parecchie volte, perché mi spiega in poche righe tutto il senso della testimonianza di un credente. Che inizia, come potete leggere, dall’adesione personale: la legge di Dio, spiega Mosè ai suoi, deve innanzitutto “stare nel cuore”, cosa che a molti teofurb presenti in Parlamento non è ancora chiara. Da monsignor Calderoli in giù, per tanti di loro la fede è, nel migliore dei casi, una tradizione culturale: non dunque una verità da cercare in profondità, e quindi da proporre, ma piuttosto un’arma da brandire. Come mi disse quel mio collega della Lega, parlando proprio dei crocifissi: “Da noi non li toglieremo mai, perché dobbiamo appenderci i musulmani”. Oggi la Carfagna si è dimostrata più raffinata di lui, parlando della sentenza della Corte europea per i diritti umani, ma la linea è sempre quella: “Il problema non è il crocifisso, ma il burqa”. Smascherate le posizioni strumentali, comunque, la domanda resta: è giusto o no togliere il crocifisso dalle scuole? Ritorno al Deuteronomio: dopo aver inchiodato al cuore i suoi valori, un credente se li deve legare ai polsi e mettere come pendagli in mezzo agli occhi (gli ebrei ortodossi lo fanno tuttora), perché la scelta del cuore sia visibile anche all’esterno. Come la fede nuziale che portiamo al dito, come il tilaka (la goccia rossa) sulla fronte delle donne indiane sposate, come appunto il velo in testa o il crocifisso al collo: tranne i politici francesi che approvarono la nefasta legge sulla laicità, mi pare che nessuno consideri tutte queste manifestazioni del proprio essere un attentato alla libertà degli altri. “Li scriverai sugli stipiti della tua casa”, dice il Deuteronomio, ed anche qui spero che nessuno abbia nulla da obiettare, ma poi aggiunge “e sulle porte della tua città”. Su cosa voglia dire, per un credente, scrivere i propri valori sulle porte della città si potrebbe discutere parecchio; potrebbe significare tappezzare di santini i segnali stradali (anziché “Comune denuclearizzato”, che tra l’altro non è un granché, ci si potrebbe mettere roba tipo: “Comune consacrato al cuore di Maria”), e forse la maggioranza attuale lo farebbe pure; potrebbe anche voler dire qualcosa di più profondo, e cioè fare in modo che, già dall’esterno (le porte, appunto), la propria società (la città) sia riconoscibile per i valori in cui crede: sia riconoscibile, cioè, per la felicità dei suoi abitanti, per l’accoglienza verso gli stranieri, per la carità che domina i rapporti umani. Invece, scriveva Isabella Bossi Fedrigotti sul Corriere della sera del 30 aprile scorso, parlando dell’infelicità dei giovani, in Italia sta accadendo tutto il contrario:

“La famiglia, nonostante il gran parlare che se ne fa, è oggi più debole che mai. Oltre a essere spesso dimezzata, per cui i ragazzi sono privi della costante ed equilibrante presenza di entrambi i genitori, non è più come un tempo affiancata e sostenuta nel suo magistero dagli insegnanti e da altre figure di educatori come, per esempio, i parroci, per ragioni che a volte risalgono paradossalmente proprio alla famiglia. Se, infatti, padri e madri – come spesso succede — prendono sistematicamente le parti dei figli contro maestri e professori, è difficile che si crei quell’alleanza di intenti preziosa per l’educazione. E rinunciare a qualsiasi forma di istruzione religiosa è, ovviamente, una scelta rispettabilissima, che però priva la famiglia di un supporto non indifferente. Moltissimi sono naturalmente i padri e le madri forti abbastanza per farcela da soli a insegnare ai figli cos’è bene e cos’è male, ma molti sono anche quelli che, invece, non ce la fanno”.

Sono sicuro, dunque, che un crocifisso in più o in meno non risolva il problema: non è questo il punto. “Qualche volta il buonsenso finisce per essere vittima del diritto”, ha commentato oggi Pierluigi Bersani, aggiungendo che “un’antica tradizione religiosa non può essere offensiva per nessuno”, ed io la vedo allo stesso modo: ci vedo pure il rischio che, con la pretesa del politically correct, d’ora in poi non passerà più nulla che non sia asettico, neutrale. Che finiremo come in Gran Bretagna, dove sui biglietti di Natale non trovi più scritto buon Natale, per non offendere nessuno, ma “Season’s greetings“. Sbrigatevi a togliere quel crocifisso, allora: io non farò le barricate davanti a Montecitorio e voi mi direte che ho dato prova di laicità. Poi, però, dovrete pure spiegarmi che cosa ci avrà guadagnato l’Italia.

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42 risposte a “Sul crocifisso

  1. lucagrasselli

    Io le barricate, tanto per capirci, le farei.
    Però Bersani è stato – in perfetta laicità – molto bravo nella sua dichiarazione, non credi?

  2. Luciano D'Andrea

    secondo la corte di strasburgo il Crocifisso costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni”. Se non comprendo male questo vuol dire che i non cattolici hanno il diritto di non esserlo ma i cattolici di converso non hanno il diritto di esserlo. Questo vuol dire che in una classe (ipotetica) di 25 bambini tutti credenti andrebbe tolta la Croce perche’ POTREBBE arrivarne uno non cattolico? e della MIA liberta’ di voler crescere i miei figli nella religione che fu di mio padre, e prima di mio nonno, e prima ancora…. di questa MIA liberta’ chi se ne fa’ tutela? una corte che da uno stato protestante viene a decidere cosa devo fare a casa mia? di tutti i problemi ENORMI che sta’ affrontando l’europa in fase d’integrazione attualmente, a cominciare da quello di far rispettare leggi a gente che della strade e del rinnego di qualsiasi legge a fatto il suo credo, di tutti questi problemi questa suprema corte ha trovato il tempo di pontificare (e’ davvero il caso di dirlo) proprio sul crocifisso!!! Chiedo solo una cortesia a codesti solertissimi giudici, di recarsi in arabia o in iran e di chiedere ai muezzin, con la stessa ferma convinzione, di abbassare la voce per consentire ai pochi cristiani li residenti di poter educare in liberta’ i propri figli. Pero’ questa richiesta che la facessero davanti alle telecamere, perche’ voglio assistere alla civile e moderata reazione musulmana a riguardo……

  3. Francesco Grana

    Quando in terzo liceo (all’Umberto, lo stesso che fece Napolitano qualche anno prima di me) chiesi e ottenni di avere il crocifisso in classe, nessuno dei miei compagni o dei miei professori si stracciò le vesti.

  4. paula de jesus

    Che la laicità sia in crisi è evidente. Basta vedere cosa sta accadendo ad esempio in Francia.
    Però bisogna stare attenti a come viene usata la parola laicità. In inglese o in tedesco non si parla di laicità quanto di secolarizzazione, che ha dunque un significato differente. Lo stato moderno ha costruito la sua egemonia vincendo sulle guerre di religione, imponendo una identità civile e laica su appartenenze e comunità religiose che venivano soppresse o relativizzate e comunque relegate nella sfera privata. I processi di transnazionalizzazione hanno però portato alla non risoluzione del rapporto conflittuale tra religione e politica. Mentre l’identità religiose non sono scomparse, si avvia la crisi delle identità nazionali. Il teologico-politico esiste ancora, mente la parola laicità è controversa e anche la religione non sa se deve rimanere in una dimensione soggettiva o un fatto pubblico, se deve attenere alla sola coscienza individuale o alla comunità.
    La separazione fra individuo e stato, privato e pubblico, presuppone che la religione sia una questione personale, una pratica dell’intimità e della coscienza soggettiva, e dunque che proibendone le manifestazioni esteriori non la si ostacola ma la si riporta alla sua forma più autentica. Ma questa concezione della religione appartiene alla tradizione cristiana, non a quella islamica né a quella ebraica che ritengono invece che il compito essenziale della religiosità stia nella costruzione della comunità e di un ambiente morale. Dunque la discussione sul divieto di mostrare qualunque simbolo religioso (come un crocefisso o il burka) è viziata in partenza da una serie di giudizi e pregiudizi che legano laicità dello stato e tradizione cristiana. Quello che vince non è la laicità ideale, bensì un compromesso politico fra stato e chiesa cattolica. Il cattolicesimo in è largamente dominante in Europa e gode di molti privilegi. Mentre l’Islam rimane una religione discriminata (costruire una moschea è difficilissimo). La cosiddetta laicità diventa la religione civile di uno stato che maschera però i difetti delle religioni.

  5. C’è già chi esulta per questa presunta sentenza di libertà.
    Mi domando solo perchè la laicità e la libertà debbano essere sempre comprese a scapito di chi è credente.

  6. lucagrasselli

    D’Andrea, consentimi qualche precisazione:
    – la Corte è composta da giudici nominati da tutti i Paesi europei che aderiscono al Consiglio (che non c’entra con l’Unione Europea), cioè tutti quelli del continente, “protestanti”, “cattolici”, “ortodossi”, ecc.;
    – i giudici sentenziano sulla base dei casi che vengono loro presentati, quindi non è a loro che si deve chiedere una posizione ferma sulla libertà religiosa nei Paesi dove essa non è rispettata;
    – in ogni caso, la mancanza di libertà religiosa in Paesi musulmani nulla c’entra con la questione del crocifisso nelle scuole pubbliche italiane.

    Detto questo, credo che la sentenza sia desolante e brilli davvero per astrattezza giuridica, priva di qualsiasi considerazione per il contesto storico e culturale. Semplicemente, è una cosa triste.

  7. Tutto corretto, con una precisazione: nell’Italia multietnica a rapida integrazione che sogna Sarubbi, con una comunità di immigrati oggi di quattro milioni, tra dieci anni secondo d’Alema di sette milioni, qualcuno può immaginare le nostre tradizioni continuare ad esistere tra una o due generazioni come se nulla fosse? Nel 2009 la frase di Bersani è puro buonsenso, nel 2039 sarà probabilmente senza senso.

    Sarubbi si rassegni, il mondo che sta aiutando a costruire è proprio quello di Season’s Greetings.

  8. Non ne farei una guerra di religione. Quello che conta è che le Chiese siano libere di esporre i loro crocefissi, e chi vuole portarlo al collo possa farlo. Secondo me le singole classi scolastiche dovrebbero avere il diritto di autodeterminarsi in proposito, votando a maggioranza. La tolleranza reciproca significa anche che, quando le minoranze crescono, la maggioranza fa qualche passo indietro.
    A me il suono delle campane piace molto, ma da quando la maggioranza degli italiani non è più Cattolica praticante, è comprensibile che qualcuno possa lamentarsene come un non gradito disturbo.

  9. è un problema vero e difficile quello affrontato da andrea, al di là di una sentenza da capire bene in tutti i suoi aspetti. alla fine di agosto umberto bossi dichiarava a un giornalista, mi pare del corsera: “Lo scriva che fuori di casa mia ho fatto mettere un crocifisso di legno. E’ un portafortuna. Ogni volta che vado via lo tocco”. Non ricordo di aver letto osservazioni nei giorni seguenti sulla stampa, e neanche osservazioni da parte di sacerdoti. Gianni Mura nella sua rubrica domenicale su Repubblica scrisse: “Altri come portafortuna hanno uno zampetto di coniglio, un corno, un ferro di cavallo, un amuleto”. Che tristezza. Che a molti faccia comodo riconoscere Gesù Cristo in un portafortuna e non nell’uomo che ha fame, è in prigione, è esiliato, cerca lavoro… E che tristezza che questo non susciti niente più di un sorriso. Pensando magari al dare-avere…

  10. Basta con questo potere del vaticano fuori dal contesto religioso! Bisogna ridimensionarli!!! Sono contro il crocefisso e tutti gli altri simboli religiosi e di tutte le religioni!!! Sono contro l’ora di religione!! I preti pensino allo spirito! Al resto ci pensiamo da soli! o al massimo ci sono i politici!!! (se valgono la pena). Spero che questi crocefissi siano tolti una volta per tutte!!! Me lo auguro di cuore!!! Il problema non è difficile… basta che l’80% dei cattolici… ossia quelli che lo sono per convenienza… o per hobby si tolgano la maschera una volta per tutte!!! Inoltre è ora che qualcuno in governo prepari anche qualche legge per punire i preti pedofili!!! Visto che non pagano MAI!!!! io non sono contro Dio… contro la Beata Vergine e Gesù Cristo!!! Io sono contro il vaticano…. dal papa in giù… rimandiamoli a gerusalemme!!!!

  11. Può essere interessante rileggere perché, tempo fa, il Consiglio di Stato aveva dato un parere opposto.

    CROCIFISSO: CONSIGLIO DI STATO, PERCHE’ SI’ A SCUOLA/ANSA

    LA SENTENZA CHE HA CHIUSO IN ITALIA LA VICENDA DI ABANO TERME (ANSA) –

    ROMA, 3 NOV – Il crocifisso e’ un simbolo che puo’ assumere diversi significati, a seconda di dove e’ posto: e’ questo uno dei passaggi di rilievo della sentenza con la quale il Consiglio di Stato, chiudendo la vicenda nata dal ricorso della madre di due alunne di Abano Terme (Padova), ha affermato la legittimita’ dell’esposizione della croce nelle scuole pubbliche.
    In un luogo di culto – sottolinea il Consiglio di Stato – il crocifisso e’ ‘propriamente ed esclusivamente’ un simbolo religioso. In una sede non religiosa, come la scuola, destinata all’educazione dei giovani, potra’ mantenere per i credenti un valore religioso, ma ‘per credenti e non credenti la sua esposizione sara’ giustificata ed assumera’ un significato non discriminatorio sotto il profilo religioso, se esso e’ in grado di rappresentare e di richiamare in forma sintetica immediatamente percepibile ed intuibile (al pari di ogni simbolo) valori civilmente rilevanti, e segnatamente quei valori che soggiacciono ed ispirano il nostro ordine costituzionale, fondamento del nostro convivere civile. In tal senso – aggiunge il Consiglio di Stato – il crocifisso potra’ svolgere, anche in un orizzonte ‘laico’, diverso da quello religioso che gli e’ proprio, una funzione simbolica altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni’.
    I giudici ritengono di tutta evidenza che in Italia il crocifisso ‘e’ atto ad esprimere, appunto in chiave simbolica ma in modo adeguato, l’origine religiosa dei valori di tolleranza, di rispetto reciproco, di valorizzazione della persona, di affermazione dei suoi diritti, di riguardo alla sua liberta’ di autonomia della sua coscienza morale nei confronti dell’autorita’, di solidarieta’ umana, di rifiuto di ogni discriminazione, che connotano la civilta’ italiana’ e che sono stati trasfusi tra i principi fondamentali della Costituzione.
    Si tratta, in definitiva – scrive il Consiglio di Stato – di valori solo di origine religiosa, ma che non mettono minimamente in discussione, anzi rafforzano l’autonomia dell’ordine temporale rispetto a quello spirituale: ‘essi, pertanto – sottolineano i giudici – andranno vissuti nella societa’ civile in modo autonomo (di fatto non contraddittorio) rispetto alla societa’ religiosa, sicche’ possono essere laicamente sanciti per tutti, indipendentemente dall’appartenenza alla religione che li ha ispirati e propugnati’.
    Dunque, il crocifisso esposto nelle aule scolastiche non puo’ essere considerato una ’suppellettile, oggetto di arredo’ e neppure ‘un oggetto di culto’; piuttosto – si legge nella sentenza – deve essere considerato ‘un simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili sopra richiamati, che sono poi i valori che delineano la laicita’ nell’attuale ordinamento dello Stato’.
    La decisione delle autorita’ scolastiche, in esecuzione di norme regolamentari, di esporre il crocifisso nelle aule – conclude il Consiglio di Stato – ‘non appare pertanto censurabile con riferimento al principio di laicita’ proprio dello Stato italiano’. (ANSA).

  12. e come al solito, dobbiamo fare un problema su una cosa inesistente. Se io sono credente, non ho bisogno del crocefisso in classe, o in chiesa, lo porto con me, nel mio cuore. Ma ci deve sempre essere un pretesto per fare una crociata, mantenere un potere, tenermi stretto il mio orticello. Dobbiamo sempre pensare al mondo come tanti piccoli pezzi colorati, come le cartine politiche, i confini, le razze diverse, come e’ anche vero che chi entra in un paese ne deve rispettare le leggi. ma qui non e’ il punto del crocefisso o no, il punto e’ che siamo in un mondo di bambini, e in qualche modo dobbiamo trovare sempre dei pretesti per avere il dominio del territorio, mai disposti a cercare un dialogo, prima eravamo razzisti sui “terroni”, adesso con gli extracomunitari, un motivo ci deve sempre essere, e lo stesso vale anche per loro, fino a quando non ci sara’ veramente la volonta’ di accettare il diverso, non ci potra’ mai essere una collaborazione tra i popoli

  13. Una provocazione ai sostenitori del crocefisso nelle aule: mettiamo caso che abitate a Begamo, e tifate Napoli. I dirigenti scolastici della vostra scuola decidono di attaccare sul muro delle aule, accanto al crocefisso, una sciarpa dell’Atalanta.

    Chiedendo scusa per la blasfemia dell’esempio calcistico 🙂 vi domando: potreste, coerentemente, chieder loro di mantenere il crocefisso e di togliere quella sciarpa? La risposta, ovviamente, è No.

    L’Atalanta, infatti, è una tradizione nel Bergamasco (come la religione cattolica in Italia), dunque non sarebbe giusto, in nome dell’uguaglianza, togliere il “diritto” della maggioranza a vedere le proprie tradizioni annullate per colpa di una “minoranza” (come i musulmani in Italia), che magari nel Napoletano espone la propria sciarpa tranquillamente e fregandosene delle proteste degli eventuali tifosi atalantini (come fanno i musulmani nei loro Paesi con i cattolici). O no?

    Quanto alla sentenza del Consiglio di Stato (ricordo che recentemente la Corte Costituzionale, o qualche altra Corte importante, ha invece detto il contrario comunque): beh, se il Crocefisso simboleggia, al di là di credenti e non credenti, valori costituzionali come “tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, solidarieta’ umana, rifiuto di ogni discriminazione”, allora anche la sciarpa dell’Atalanta, al di là di tifosi e non tifosi, simboleggia valori costituzionali come “tolleranza, rispetto reciproco, solidarietà umana” ecc. che il mondo del calcio rappresenta, almeno in linea ideale … certo non sempre nel mondo reale. Ma la Storia ci insegna che nemmeno la Chiesa Cattolica applica sempre nel mondo reale ciò che professa in linea ideale … o no?

    E lo stesso esempio si può fare anche in politica: nei comuni delle “regioni rosse”, dove la sinistra rappresenta una tradizione, potreste vietare agli alunni di un Liceo di esporre una bandiera rossa o un qualsiasi simbolo della sinistra affianco al Crocefisso? Anche in questo caso, non potreste farlo, almeno in coerenza.

    E per favore, non ditemi che sono esempi che non c’entrano nulla. C’entrano eccome.
    Chiedete il rispetto delle tradizioni, sostenete la “dittatura” del pensiero maggioritario, chiedete agli altri di fare prima da loro con voi ciò che vorrebbero qui loro da voi, sostenete che un simbolo “di parte” può essere esposto in luoghi pubblici anche se ci sono persone non di quella parte … e bè, allora fatelo in tutto, non solo in ambito religioso.

  14. Chaim Recanati

    Caro Andrea,

    come il mio nome Le suggerirá, sono ebreo e apprezzo la Sua citazione della Sh’ma. Le faró, d’altro canto, notare che la Sh’ma é anche parte della tradizione cattolica, essendo parte del Vecchio Testamento, che in quanto tale é stato piú spesso citato per il suo stile “primitivo” e per la presunta “cattiveria” del Signore che come fonte di insegnamento, preferendovi il Nuovo Testamento. Questo spiega perché certi comandamenti ivi contenuti non siano stati presi alla lettera dai fratelli cristiani, come invece accade tra gli ebrei (infatti, i cristiani non seguono la dieta kasher, non affiggono il mezuzah agli stipiti destri, e non osservano lo Shabbat, e di comandamenti ne annoverano 10, anziché 613). E qui sta il punto: il comandamento che esige l’affissione delle parole della Sh’ma agli stipiti destri delle porte (mezuzah) e che impone il portarli sulla fronte (shel rosh) e sul braccio vicino al cuore (shel yud) – questi ultimi solo durante le preghiere del mattino in giorni non di festa (si chiamano proprio per questo tefillin, perché sono fatti per la preghiera “tefilah”) – provvede a fornire un “pro-memoria” per coloro che malauguratamente si dimenticassero che il Signore é nostro Dio e unico e che si tratta di un insegnamento da tramandare fino alla fine dei tempi. Il Crocefisso ha solo in parte questa funzione di “pro-memoria”: ricorda sí, e molto esplicitamente, la passione e la morte di Gesú, ma non fornisce indicazioni comportamentali e in questo differisce dal mezuzah e dai tefillin. É invece un simbolo potente che rappresenta un’identitá religiosa e la propria appartenenza ad essa; é stato spesso usato in battaglia (“in hoc signo vinces” é stato il primo di molti esempi), sulle bandiere, negli uffici pubblici, e nelle scuole (un pó come il Magen David – la Stella, o meglio lo Scudo di Davide – nell’ebraismo). E qui sta il punto: la religione cristiana cattolica non é piú religione di Stato in Italia da piú di una ventina d’anni e nella Costituzione, che predata quella decisione di quasi 40 anni, si descrive lo Stato come laico, dove ognuno ha diritto al proprio credo e alla sua professione. Alla luce di questi elementi, appare chiaro che nel momento stesso in cui lo Stato italiano rinuncia alla religione cattolica come religione di Stato, dando quindi nuovo vigore alla normativa costituzionale, esso rinuncia a riconoscere la propria identitá e la propria appartenenza nel Crocefisso come in ogni altro simbolo religioso. In questa visione delle cose, la sentenza della Corte Europea é perfettamente in linea con il comportamento sin qui tenuto dallo Stato italiano (il ricorso annunciato mi appare come una contraddizione per ottenere consensi, piú che ragione). Il problema, semmai, é come l’intera vicenda sia stata “venduta” dagli organi d’informazione agli italiani, i quali, in virtú delle incaute parole dei quotidiani, adesso si sentono assediati da torme di islamici che non aspettano altro che convertire a colpi di sciabola gli infedeli. La confusione che si é venuta a creare per via delle inesattezze e del pressapochismo, di cui il giornalismo italiano é piú colpevole oggi che é libero che ai tempi del fascismo quando era imbrigliato, ha fatto sí che la sola notizia della sentenza facesse sobbalzare molti italiani credendo al tradimento dei valori e alla svendita dell’Occidente. In realtá, quella sentenza difende anche e soprattutto gli italiani cattolici: infatti, non tutti coloro i quali sbraitano all’invasione musulmana sono cattolici osservanti, tutt’altro. Anzi, malsopporterebbero l’essere soggetti alla stretta disciplina cattolica, dovrebbero rinunciare al calcio nei fine settimana, alla carne il venerdí, e astenersi dalle bestemmie, pena la scomunica, con la cancellazione di tutti i crediti dovuti. Molti di loro, benché vi siano coloro che lo fanno per vera passione religiosa, protestano piú per dispetto contro “gli altri” (“tornino a casa loro”, “se non sono d’accordo su come viviamo, se ne vadano”, etc., sono le frasi piú ricorrenti) che per vera convinzione. Un ultimo punto: mostrare simboli di appartenenza religiosa in questioni che si attengono alla sfera privata é non solo accettabile, ma é un diritto che va difeso energicamente. Quando, invece, si sconfina in ció che é pubblico il rispetto per gli altri e per le loro convinzioni diventa irrinunciabile. L’esposizione del Crocefisso non é certamente da considerare offensiva come qualcuno ha detto – anche con la piú fervida immaginazione viene difficile immaginare il simbolo di un martirio come offensivo – ma rispecchia le convinzioni e la fede di soltanto una parte, benché numerosa, della popolazione italiana. Quando si parla di fede e di gruppi etnici, non si puó applicare il principio democratico della maggioranza: anche se la maggioranza é cattolica e etnicamente italiana, nessuno deve essere obbligato a essere cattolico e di etnia italiana per essere cittadino italiano e godere dei propri diritti al pari della maggioranza. Sono giá in troppi a chiedere, probabilmente senza conoscerne la differenza, l’integrazione intendendo l’assimilazione linguistica, religiosa, e culturale dei nuovi arrivati; e sono quasi sempre gli stessi che provano desideri di vendetta nei confronti dei croati per la loro politica aggressiva di assimilazione nei confronti degli italiani di Istria e Dalmazia, o che si rammaricano per la perdita dell’identitá italiana dei discendenti degli immigrati italiani negli Stati Uniti, in Argentina, o in Brasile. Per poter essere veramente liberi di professare le proprie idee e il proprio credo religioso, bisogna cominciare a difendere la libertá degli altri. Come diceva il vecchio adagio, “la mia libertá finisce dove comincia la tua.”

    Cordialmente,

    Chaim Recanati

  15. Spiacente ma stavolta non sono d’accordo. Non confondiamo le cose. La sentenza arriva dopo una richiesta negata. Un’accoglienza, un ascolto negato. Un modo talebano di approcciarsi. Il problema comunque non è il Crocefisso, ma ciò che oggi rappresenta. E Bersani ha perso un’occasione per rappresentare il partito del nuovo secolo invece che quello del secolo scorso. La sua posizione non mi ha stupita per niente. Sigh.

    Io la penso così: http://wordwrite.wordpress.com/2009/11/03/il-crocefisso-pride/

  16. paula de jesus

    Gentile Signor Chaim Recanati,
    Lei però non mi ‘risolve’ il problema circa la separazione fra individuo e stato, privato e pubblico, che presuppone che la religione sia una questione personale, una pratica dell’intimità e della coscienza soggettiva, e dunque che proibendone le manifestazioni esteriori non la si ostacola ma la si riporta alla sua forma più autentica. Ma questa concezione della religione appartiene alla tradizione cristiana, non a quella islamica né a quella ebraica che ritengono invece che il compito essenziale della religiosità stia nella costruzione della comunità e di un ambiente morale. Dunque la discussione sul divieto di mostrare qualunque simbolo religioso è viziata in partenza da una serie di giudizi e pregiudizi che legano laicità dello stato e tradizione cristiana, non ebraica o musulmana. Forse non ho compreso appieno le Sue parole.

    Cordialmente

    paula de jesus

  17. Chaim Recanati

    Gent.le Sig.ra De Jesus,

    La separazione fra Stato e Chiesa é sí sancita dalla Costituzione e in seguito messa in pratica con l’abbandono della definizione di Cattolicesimo come religione di Stato, ma é uno specchietto per le allodole. Lo si vede dalla continua ingerenza nella cosa pubblica italiana da parte della CEI, oppure di questo o quel prelato, per non dire del Papa in persona – e cioé un capo di stato estero, che di tanto in tanto sentono di dover dire la loro, bacchettare questo o quel politico, e far pesare il loro ascendente sull’opinione pubblica italiana. La quale, in veritá, apprezza: un pó perché i giornali fanno passare questi interventi per Parola di Dio, un pó perché si sente assediata dagli islamici, e pó perché é masochista e adora essere presa a schiaffi per poter poi giustificare reazioni incongrue e rantoli anticlericali. Come vede, “risolvere” il problema della separazione tra Stato e Chiesa é un compito troppo grande per me – specialmente perché si tratta di due coniugi che proprio non vogliono dividersi. E poi credo che il problema non sia nemmeno la religione, ma che quest’ultima sia solo la scusa di qualcosa molto meno spirituale. La veritá é che chi grida al tradimento degli ideali cristiani, delle tradizioni, e della “matrice” cristiana dell’Europa (sará, ma non credo che Giulio Cesare conquistasse la Gallia in nome del Cristo o che Aristotele predicasse la dottrina cristiana, ma tant’é) lo fa in odio a quegli immigrati di altra etnia, altra lingua, e altre religioni che hanno cambiato la loro immagine dell’Italia, quella di quando eravamo bambini dove erano tutti italiani e poco importava che i piú facessero quei lavori umili che le ultime generazioni non vogliono piú fare e che provvidenzialmente vengono fatti dagli immigrati. Si sentono poco competitivi, fanno fatica a masticare l’italiano corretto (ho letto strafalcioni da far sembrare “Io speriamo che me la cavo” “I Promessi Sposi”), figuriamoci come si sentono a disagio pensando di dover imparare l’inglese; odiavano i “terún” che parlavano il loro dialetto o l’italiano con il loro accento, figuriamoci se non odiano “questa gente” che viene da lontano, da cosí lontano che non ne sanno nemmeno pronunciare il nome del paese di provenienza (per loro sono tutti “negri”, “marocchini”, “islamici”). E’ gente che si deprime al pensiero che il proprio figlio possa fare il falegname, per lui c’é soltanto la carriera avvocatizia o da ingegnere, il falegname lo puó fare il bengalese “e giá gli va bene che gli diamo da mangiare”. La veritá, e spiace dirlo, é che ai cosiddetti cattolici praticanti non importa un bel nulla del Crocefisso nelle aule: se l’avesse proposto 30 anni fa Berlinguer l’avrebbero tolto giá allora. Il problema é che si sentono di dover rispondere alle politiche aggressive dei paesi islamici negli ultimi anni – salvo poi prenderne le parti quando si tratta di dare addosso a Israele, ma questo é un altro discorso – con posizioni intransigenti, con richieste assurde (perché uno straniero dovrebbe rinunciare a lingua, religione, tradizioni, e identitá quando poi sarebbe sempre e comunque trattato da cittadino di serie B?), e abbarbicandosi ai simboli che in cuor loro – ma solamente lí – rappresentano l’Italia e tutto ció che é italiano. Se potessimo andare, casa per casa, a vedere quanti di questi “crociati” hanno un crocifisso appeso, vanno la domenica a messa, non mangiano carne il venerdí, e hanno il crocifisso in macchina per ragioni che non siano scaramantiche, rimarremo delusi nel vedere che chi predica bene razzola malissimo.
    Quanto a costruire comunitá, quello che Lei dice é parzialmente vero: l’Ebraismo ha sempre cercato di costruire comunitá, dato che il modo di vivere ebraico, con le sue restrizioni dietetiche e il divieto di lavoro al sabato, creava attriti con la comunitá circostante e cosí pure ha fatto l’Islam nei paesi nei quali non era la religione della maggioranza. Ma é anche vero che le Chiese cristiane (intendo cattoliche e non), quando si sono trovate in contesti pluralistici – come negli Stati Uniti, per esempio – hanno sempre cercato di costruire comunitá attraverso le quali comunicare e propagandare la Parola. Per quanto riguarda la preghiera, la differenza é piú marcata: nel Cristianesimo é possibile, se non incoraggiata, la preghiera personale in quanto sul credere poggia l’intero impianto teologico cristiano. Credere é richiesto assai piú che l’osservanza delle regole, quindi esiste un’intima connessione tra la preghiera personale e il rapporto del fedele con la religione cristiana. In parte, questo concetto é stato esteso all’Islam e non é raro nei paesi islamici vedere persone intente nelle preghiere rituali del giorno anche nei luoghi piú impensati. Nell’Ebraismo, invece, l’osservanza ha un posto primario nel rapporto tra il fedele e Dio – in altre parole, possiamo dire che per un cristiano, il credere porta all’osservanza, per un ebreo l’osservanza porta al credere: sembrano la stessa cosa, ma le conseguenze sono enormi (infatti, di solito si parla di cristiani credenti e di ebrei osservanti, non del contrario). Inoltre, la preghiera formale puó essere effettuata solo se un minyan, e cioé un gruppo di 10 ebrei maschi (le congregazioni piú progressiste hanno esteso alle donne la possibilitá di fare quorum), é presente. In questo modo, si rende necessaria la partecipazione dei membri della comunitá alla vita religiosa (se, per dire, un membro ha la necessitá di pregare per un caro estinto, si fa un breve giro di telefonate per assicurarsi che il giorno dopo alle 6 del mattino ci siano almeno 10 persone alla preghiera), li si rende importanti per quello che sono – solo un numero per fare 10, ma anche fondamentali perché senza di loro non si fa numero – e li si responsabilizza. Inoltre, e qui concludo, l’assenza di una gerarchia religiosa come quella della Chiesa cattolica (il rabbino é un insegnante, non un sacerdote – quindi non é il nesso tra Dio e gli uomini, come il prete, e chiunque puó prendere il suo posto per condurre la preghiera; i sacerdoti, detti Kohanim, non esistono piú dalla distruzione del Tempio di Salomone) ha comunque frammentato la comunitá ebraica che attualmente si divide i vari gruppi, i piú importanti dei quali sono gli ortodossi, i tradizionalisti (masorti), e i riformati: difficile che siano d’accordo su tutto, anzi, diciamo che non sono mai d’accordo su nulla (basta dare un’occhiata a ció che accade in Israele). Di conseguenza, ogni singolo gruppo ha raramente la possibilitá di imporre al governo una linea religiosa come invece ha la Chiesa cattolica (giusto per capirci: si sente un gran vociare di lobbies ebraiche, quasi che l’intero popolo ebraico passi il suo tempo nelle anticamere della politica. La veritá é che per quei pochi ebrei che se lo possono permettere ci sono milioni di persone che lavorano sodo come tutti gli altri. C’é anche da aggiungere che i lobbisti sono raramente ebrei osservanti e accusare tutti gli ebrei di tramare é come dire che tutti gli italiani sono mafiosi: é ingiusto, punto e basta).
    Mi scuso per l’essermi dilungato e spero di aver risposto alla Sua domanda.

    Cordiali saluti

  18. manlio laurenti

    Il Crocifisso è il simbolo della nostra civilta’,nonchè la conferma che l’Italia è un paese di cultura,storia,tradizione cattolica.La Corte di Strasburgo vuole negare proprio questo, essendo la sua attivita’ funzionale alla disintegrazione dell’identita’ delle nazioni europee per incorporarle in una unica identita’ carlomanna.E questo non lo dico io,lo ha detto,Dio lo benedica,Ernesto Galli della Loggia anni fa,ai tempi belli dell’Asse Francotedesco.Detto questo,l’ora di religione,da non confondere con l’ora di storia delle religioni,serve ad approfondire l’argomento ed a confermare l’identita’ cattolica dei giovani.L’ora di Storia servea confermare l’identita’ borghese e risorgimentale dell’Italia.L’Italia è un paese cattolico borghese,dove le minoranze devono stare al loro posto.Quello di minoranze.E tra loro c’è,ovvio,la Sinistra e la sua ideologia,gli Islamici e la loro religione.

  19. lucagrasselli

    Chaim scrive cose molto belle, profonde e compiute, e anche condivisibili.

    Tuttavia mi permetto di correggerlo su un punto importante. Gli italiani che si sentono feriti dalla sentenza della Corte non sono tutti del tipo che descrive lui (cioè del tipo simil-leghista, per intenderci). Anche molti cattolici che credono in una fede sincera che sentono il bisogno di annunciare, ma non di urlare; che accolgono lo straniero, di qualunque nazione o religione, aprendo loro non solo la mente e il cuore, ma spesso anche le mani e la porta di casa, magari lavorando per la Caritas o per altre associazioni; che non hanno nessuna simpatia per la fede ostentata e non vissuta; che votano partiti di centrodestra o centrosinistra lasciandosi condurre anche dai valori della propria fede ma senza identificazioni grossolane – e anche se alcuni votano UDC non è perché si sono fatti incantare da una croce nel simbolo -. Ecco, anche molti di questi semplici cristiani, che poi sono quelli che veramente incontri in parrocchia, all’oratorio, nelle tante realtà cristiane di cui è popolato il nostro territorio sono profondamente dispiaciuti per la sentenza della Corte. Una sentenza che rischia di lasciare la loro sensibilità ferita proprio nelle mani dei caporioni “cattoleghisti” xenofobi e intolleranti che Chaim parla così bene. E di farci arretrare, non avanzare nella costruzione di una società plurale ma fraterna che i tempi ci chiedono.

  20. sento proprio il bisogno di ringraziare tutti voi per questo scambio di idee così profondo e rispettoso. cosa sempre più rara, purtroppo.

  21. molto semplicemente…se il crocifisso ha valore di una tradizione, potrà essere esposto nelle aule per ricordare questa tradizione, per Pasqua, per esempio, come ci si comporta con Babbo Natale e con il Carnevale….MA SE INVECE E’ QUELLO CHE TEMO CHE SIA (ovvero un simbolo imposto della religione) allora FUORI DALLE SCUOLE, PLEASE, dove oltretutto si espone un simbolo sacro al vilipendio. E se la Gelmini (ma non solo lei purtroppo) ci tiene così tanto…Vada a studiare in una Scuola Cattolica, che studiare le farà comunque bene….
    Un simbolo da appendere dietro il professore?!
    Buona domanda…Che ne dite dell’art.1 della DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI?:

    <>

  22. Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza

  23. solo per trasmettere il mio stato d’animo ben rappresentato dalle ultime tue parole “Sbrigatevi a togliere quel crocifisso,allora: io non farò le barricate davanti a Montecitorio e voi mi direte che ho dato prova di laicità.Poi,però,dovrete pure spiegarmi che cosa ci avrà guadagnato l’Italia.
    A proposito possiamo organizzare un incontro nella mia città per presentare la tua proposta sulla cittadinanza?

  24. L’europa ha dato un’altra prova della sua volontà di eliminare qualsiasi riferimento alle proprie origini. Per fortuna la reazione è stata corale. E se s’era il centro sinistra a governare?

  25. Lorenzo Bencivelli

    io sono ateo e amante della laicità dello stato.
    Non ho mai pensato che il crocefisso nelle scuole costituisse una minaccia alla mia non sensibilità religiosa. Il problema non è quello, sebbene pensi che sia inopportuno appendere simboli religiosi all’interno di edifici pubblici.
    Il problema è che in Italia non si riesce a giungere a degli accordi serenamente laici su molti aspetti che incidono veramente sulla nostra vita. Trovo che sia assurdo che sul fine vita non si raggiunga un accordo che sia realmente rispettoso della volontà del paziente o che non si riesca a garantire uguali diritti nei rapporti familiari tra persone con sessualità diversa da quella eterosessuale.

    Questi sono punti di sostanza, il crocefisso è solamente una questione simbolica. Se si fa la guerra alla civiltà moderna su questi aspetti trovo che sia naturale che tra non cattolici ci sia qualcuno che fa la guerra sugli aspetti strettamente simbolici, perchè per noi atei, quella del crocefisso è una questione strettamente simbolica e temo che lo sia anche per molti cattolici di stampo legaiolo.

  26. manlio laurenti

    Caro Chaim
    io non so se lei fosse in Israele quando all’Aquila c’è stato il terremoto.In quella citta’ del Centro Italia,accorsero i pompieri di Bari,la Protezione Civile di Trento,e non sto a dilungarmi su quanti altri dall’Italia che c’è in mezzo.Il Presidente del Consiglio ci è andato N volte,ed ha giurato sui suoi figli che avrebbe ricostruito quella citta’,cosa che poi ha fatto’:sa come si chiama tutto questo?Si chiama CARITA’ CRISTIANA, e queste circostanze mostrano che ,qualsiasi accusa Lei vada farfugliando ai buoni Italiani circa la loro frequenza alla Messa,le loro, consumaziomni del Venerdi’,etc,i FATTI e non le pensose riflessioni dimostrano che l’insegnamento Cristiano è nei nostri cuori.Lo hanno imparato anche gli Afghani,i quali sanno che gli Italiani sono rispettosi e volonterosi,nonchè capacissimi di combattere duramente senza massacrare civili innocenti.Lei non ha nulla da insegnarci sul rispetto per gli Islamici,noi forse qualcosa alla Israeli Air Force ad a Tsahal.

  27. lucagrasselli

    Manlio… ehm… la carità cristiana del presidente del Consiglio… e i giuramenti sui figli… parliamone…

  28. @
    Manlio Laurenti

    Detto questo,l’ora di religione,da non confondere con l’ora di storia delle religioni,serve ad approfondire l’argomento ed a confermare l’identita’ cattolica dei giovani.L’ora di Storia servea confermare l’identita’ borghese e risorgimentale dell’Italia.L’Italia è un paese cattolico borghese,dove le minoranze devono stare al loro posto.Quello di minoranze.E tra loro c’è,ovvio,la Sinistra e la sua ideologia,gli Islamici e la loro religione.

    Questo commento dimostra che il crocefisso in classe non è servito a niente.
    Siccome io sono di sinistra mi piacerebbe sapere qual’è secondo te il mio posto e se posso ancora considerarmi cittadina italiana bontà tua
    Saluti

  29. Si chiama CARITA’ CRISTIANA, e queste circostanze mostrano che ,qualsiasi accusa Lei vada farfugliando ai buoni Italiani circa la loro frequenza alla Messa,le loro, consumaziomni del Venerdi’,etc,i FATTI e non le pensose riflessioni dimostrano che l’insegnamento Cristiano è nei nostri cuori.

    Manlio Laurenti mi scuserà se lo cito ancora, ma parlare di carità cristiana a proposito del terremoto e del presidente del consiglio che giura sulla testa dei figli è deprimente. Mai sentito parlare di DIRITTO?

  30. io preferisco pensare che i pompieri e la protezione civile di mezza italia siano andati all’Aquila armati di laico senso del dovere e civilissima solidarietà nazionale. A prescindere dalla confessione del gruppo di persone che s’è mosso in quei tragici giorni, temo che sia un’offesa a tutte loro derubricare il loro impegno a carità cristiana.

    quanto alla cristianità del presidente del consiglio, se permette Manlio, mi ci vado a fare due risate sopra: allo stato attuale delle cose penso che sia molto più cristiana la mia condotta di vita nonostante ateo che quella di B che si dichiara moooolto cristiano.

  31. lucagrasselli

    (Ma dobbiamo proprio metterci a litigare se i volontari dell’Aquila erano lì per “solidarietà umana” o per “carità cristiana”??? A questo punto siamo ridotti, cristiani e laici d’Italia???)

  32. Chaim Recanati

    Caro Manlio,

    Per quanto riguarda il senso civico mostrato dagli italiani durante il terremoto in Abruzzo, non me ne sorprendo, chi si sorprende é chi non conosce gli italiani e la loro generositá. Tutto da ascrivere alla caritá cristiana? Molto di tutto questo, sí. Non tutto, peró, perché molti, forse la maggioranza, sono stati mossi dal genuino desiderio di aiutare, che non é qualcosa che si possa identificare con una religione specifica: ho conosciuto, nella mia vita, persone di molte etnie che professavano le religioni piú disparate e ho avuto modo di capire che qualitá come generositá, altruismo, e onestá sono tipiche della persona e non tanto della religione professata (se si peritasse di leggere qualcosa delle altre religioni, scoprirebbe che in termini di catechesi propugnano tutte gli stessi concetti: onestá, bontá, caritá, generositá, altruismo, ecc., insomma materiale non di esclusivo appannaggio della religione cattolica). Potrei anche dirLe, a questo proposito, che le donazioni e gli aiuti piú cospicui alle popolazioni del Darfur vengono dalle comunitá ebraiche nel mondo, dati dell’Unicef. Come vede, c’é ben poco da insegnare agli altri.
    Devo anche dirLe che noto nelle Sue parole un’aggressivitá che mal si concilia con il concetto di caritá cristiana di cui Lei parla. Intanto, sono cittadino italiano in quanto nato in Italia, pago le tasse, ho servito negli Alpini, e voto ogniqualvolta mi viene richiesto: questo significa che, sí, le questioni di Israele mi stanno a cuore, ma il mio status di cittadino italiano mi impone di preoccuparmi di piú di questioni italiane che di quelle israeliane. Inoltre, mi sembra di aver parlato in modo abbastanza chiaro, leggibile, e comprensibile: se Lei trova che farfugliassi, forse si tratta di confusione insita nella Sua mente. Quanto all’osservanza religiosa di molti cattolici italiani, é vero, l’anima religiosa di molti italiani va ben al di lá della semplice ostentazione dei simboli. Non credo, peró, che coloro che sbraitavano frasi d’ira (per non dire razziste) sul Corriere di ieri fossero quei campioni di religiositá: non é sufficiente DIRE di essere cattolico praticante, bisogna anche e soprattutto comportarsi come tale. Quanto, poi, ai soldati italiani in Afghanistan, a loro va tutto il mio sostegno di alpino in congedo e di cittadino italiano, ma é allo stesso tempo difficile accomunare una missione di pace quale quella italiana in Afghanistan con quella molto piú complessa del conflitto israelo-palestinese, che é una questione troppo lunga per essere trattata in un intervento in un blog. L’unica cosa che Le posso raccomandare in proposito é quella di leggere non soltanto ció che scrivono i critici a priori di Israele, ma anche ció che scrivono le menti piú obbiettive: sará sorpreso di ció che scoprirá.
    Infine, credo che la tolleranza non sia esattamente il Suo forte: “le minoranze devono stare al loro posto” sembra una frase tratta da qualche film sulla segregazione degli Afro-Americani nel Sud degli Stati Uniti. Ne é davvero convinto? E dove sarebbe quella caritá cristiana da Lei sbandierata? Secondo Lei, é lecito solo essere caritatevole con gli abruzzesi, ma non con gli arabi? E se si trattasse, che so, di un argentino, cattolico, bianco, e di origine europea, sarebbe caritatevole o gli chiederebbe prima il permesso di soggiorno? Suvvia, non siamo meschini: se Lei é caritatevole, o lo é con tutti o non é caritatevole. Punto. Quanto, poi, all’ora di religione, Lei confonde un’ora di lezione stabilita e governata dal Ministero della Pubblica Istruzione e regolata tramite il Provveditorato agli Studi con il catechismo cattolico, lezione impartita dalle parrocchie ad uso esclusivo dei credenti di fede cattolica. Sono due cose ben diverse e distinte. Se Lei trova che dovrebbero essere la stessa cosa, significa che non é molto diverso da quei fanatici islamici che Lei tanto deplora e vorrebbe tenere “al loro posto”. Un’ora di storia delle religioni aiuterebbe i giovani (e anche persone come Lei, perché no?) a capire la differenza tra le religioni, ad apprezzarne i valori (che non significa “fare proselitismo”, a questo punto, visto il Suo messaggio, é meglio essere chiari), e a promuovere comprensione e tolleranza.
    Forse le mie sono parole nel vuoto – non mi aspetto che Lei afferri tutto ció che dico, visto che Le sembra che io farfugli – ma sono nondimeno le mie idee: viviamo in una democrazia ancora giovane e certamente imperfetta, ma questo diritto non me lo puó negare nessuno.

    Cordialmente,

    Chaim

  33. Un simbolo religioso in un edificio statale, a forziori nelle aule scolastiche in cui si dovrebbe provvedere all’educazione di bambini e ragazzi, è totalmente inopportuno, non perché “offenda” qualcuno o conculchi automaticamente la libertà di culto (o di non culto) dei rampolli ad esso esposti, anche se questo dice la sentenza, ma non bisogna dimenticare che se una sentenza risponde a una domanda individuale nei termini della domanda, la politica dovrebbe saper riformulare il problema nei termini di prospettiva e interesse generale che dovrebbero esserle propri (se ne è capace).
    Quel simbolo in quel luogo è totalmente inopportuno perché contraddice il semplice dovere di neutralità dell’istituzione e dell’educazione pubblica rispetto alla sfera della religione, e perché mette – simbolicamente, appunto – tutto intero quel luogo e il sapere e l’educazione che vi sono dispensati sotto l’egida e l’autorità di una religione (mica è appeso sull’attaccapanni il crocefisso: sta là, sopra la testa del prof).
    Parlando poi appunto di sapere, la toppa “culturalista” del povero Bersani è ancora peggio del buco – anzi, lo sciagurato mi va a tirar fuori neanche la cultura, ma la “tradizione”: più un simbolo è impastato di cultura e tradizione più vuol dire tutto e il contrario di tutto (compreso il peggio), e così contrabbandato per un banale ornamento murale… e al tempo stesso difeso come un feticcio intoccabile, tende a sottrarsi a quello sguardo lucido e critico che dovrebbe essere il lascito più prezioso di qualsiasi educazione e istruzione degna di questo nome, la chiave per accedere e partecipare davvero alla cultura, anche religiosa, e al sapere.
    Infine, se è innegabile che il cattolicesimo fa parte della nostra cultura, non è però vero il contrario: ora, quel simbolo così usato vuol dire esattamente questo.
    Io non mi arrabbio con Bersani (e con gli altri: me li ero persi…) perché abbia dato prova di clericalismo, ma perché ha dato prova di subalternità e pochezza culturale. Il che per me è altrettanto preoccupante e deprimente. A parlargli di laicità un mesetto fa sembrava di annoiarlo con una cosa ovvia: allora segretario tirati insieme e facci capire che hai capito anche tu che la laicità è una cosa di un certo spessore: non un ornamento e non un feticcio appunto, ma una delle due o tre bussole fondamentali per orientare quella battaglia, che è anche di riscatto culturale del nostro paese, che il 53 per cento di tre milioni di persone ti ha affidato il compito di guidare.

  34. manlio laurenti

    Avrei risposto a tutti,ma il mio post era scomparso e poi ricomparso:e cosi’ non si puo’ dialogare.All’amico Israelita(ed anche agli altri) dico:il posto delle minoranze,tra le quali la Sinistra,non è la segregazione.Solo che a comandare è la maggioranza.Se poi le minoranze usano le armi dell’odio e del fango,come giustamente afferma Berlusconi,e se queste armi sono pagate da Servizi stranieri,queste minoranze diventano non avversari ma nemici.E mi riferisco al linguaggio dipietrista ed all’atteggiamento delle avanguardie Islamiche di via Jenner.Cordiali saluti ad alpini e crocerossine:io ho fatto il pilota di M113 nei Bersaglieri.Visto come la Bandiera ci unisce?Altro,molto altro vorrei dira,ma non ho tempo.

  35. paula de jesus

    @Manlio, Chaim e Andrea Sarubbi circa la frase “Sbrigatevi a togliere quel crocifisso,allora: io non farò le barricate davanti a Montecitorio e voi mi direte che ho dato prova di laicità.Poi,però,dovrete pure spiegarmi che cosa ci avrà guadagnato. ”

    Un grande teorico del diritto, Ronald Dworkin, ha ricordato che «l’istituzione dei diritti è cruciale perché rappresenta la promessa della maggioranza alla minoranza che la sua dignità ed eguaglianza saranno rispettate. Quando le divisioni tra i gruppi sono molto violente, allora questa promessa, se si vuole far funzionare il diritto, dev’essere ancor più sincera». La garanzia del diritto, fosse pure quella di uno solo, è sempre un essenziale punto di riferimento per misurare proprio la tenuta di uno Stato costituzionale.

    Guai a considerare la sentenza di ieri come un documento che apre un insanabile conflitto, che nega l’identità europea, che è “sintomo di una dittatura del relativismo”, addirittura “un colpo mortale all´Europa dei valori e dei diritti”. Soprattutto da chi ha responsabilità di governo sarebbe lecito attendersi un linguaggio più sorvegliato. Non vorrei che, abbandonandosi a queste invettive e parlando di una “corte europea ideologizzata”, si volesse trasferire in Europa lo stereotipo devastante dei giudici “rossi”, che tanti guai sta procurando al nostro paese. Allo stesso modo sarebbe sbagliato se il fronte “laicista” cavalcasse il pronunciamento per rilanciare una battaglia anti-cristiana.

    Mantenendo lucidità di giudizio, si dovrebbe piuttosto concludere che la sentenza della Corte europea vuole sottrarre il crocifisso a ogni contesa. In questo è la sua superiore laicità. Viviamo tempi in cui la difesa della libertà religiosa non può essere disgiunta dal rispetto del pluralismo, da una riflessione più profonda sulla convivenza tra diversi. L’ossessione identitaria, manifestata anche in questa occasione e che percorre pericolosamente i territori dell’Unione europea, era lontanissima dai pensieri e dalla consapevolezza che ispirarono i padri fondatori dell’Europa, tra i quali i cattolici Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, che proprio quando si scrisse la Convenzione sui diritti dell’uomo nel 1950, quella sulla quale è fondata la sentenza di ieri, mai cedettero alla tentazione di ancorarla a “radici cristiane”, che avrebbero introdotto un elemento di divisione nel momento in cui si voleva unificare l’Europa, anche intorno all’eguale diritto di tutti e di ciascuno. Dobbiamo rimpiangere quella lungimiranza?

    Questa sentenza ci porta verso un’Europa più ricca, verso un’Italia in cui si rafforzano le condizioni della convivenza tra diversi, dove acquista pienezza quel diritto all’educazione dei genitori che i cattolici rivendicano, ma che deve valere per tutti. Libera anche il mondo cattolico da argomentazioni strumentali che, pur di salvare quella presenza sui muri delle scuole, riducevano il simbolo drammatico della morte di Cristo a una icona culturale, ad una mediocre concessione compromissoria ai partiti d’ispirazione cristiana (così è scritto nella memoria presentata a Strasburgo della nostra Avvocatura dello Stato). L’Europa ci guarda e, con il voto unanime dei suoi giudici, ci aiuta.

    (il commento è tratto da un intervento di Stefano Rodotà)

  36. manlio laurenti

    E cosi’ Paula de Jesus,alias Stefano Rodota’,scopre che il Crocefisso è “elemento di divisione” nonchè”una mediocre concessione compromissoria”.Certo che l’Europa ci guarda:basta leggere certi articoli di giornali ispirati da centrali straniere specializzate in diffamazione e calunnie,e che ci aiuti lo sanno bene,a Sinistra.Infatti la’qualcuno ha sostituito il KGB come finanzatore.L’Europa guardi il Crocifisso,e si converta.Ed impari dall’italia lo spirito di fratellanza e di solidarieta’.L’Europa ci guardi mentre sfiliamo davanti ai nostri Caduti in solenne silenzio,e mentre ricostruiamo le nostre citta’ aiutati dalla fede e dalla’amore tra Italiani.L’Europa guardi ed impari.

  37. Alla fine del post dici una cosa che trovo abbastanza superficiale: “finiremo come in Gran Bretagna, dove sui biglietti di Natale non trovi più scritto buon Natale, per non offendere nessuno, ma ‘Season’s greetings’.”

    Certo che finiremo così (le aziende italiane già lo fanno ormai)! Perché il mondo è cambiato e i nostri auguri non ce li scambiamo solo fra “cristiani”. Nella nostra vita, nelle nostre relazioni quotidiane, abbiamo a che fare con persone che hanno sensibilità diverse che vanno rispettate.
    Come ti sentiresti se qualcuno ti mandasse un biglietto per augurarti “Buon anno del Dragone”? O se gli auguri di Natale ti arrivassero nel giorno stabilito dal calendario ortodosso? Se pensi che siano solo sciocchezze, allora considera che qualcun altro potrebbe pensare lo stesso del “tuo” simbolo. Oppure accettiamo che ognuno possa, nel proprio spazio privato, o negli spazi condivisi dalla fede, praticare i simboli che vuole, mentre lasciamo neutralità ai luoghi di tutti, i luoghi dello Stato.

    Fermo restando che sono convinto anch’io che questioni del genere non si risolvono in tribunale con la carta bollata, dovremmo ricondurre le cose alla giusta dimensione. E dovrebbe essere il cattolico il primo a rendersene conto perché egli, per sua fortuna, più che nel simbolo in se stesso, crede in qualcosa di più grande: il significato profondo del simbolo.

  38. Concordo con quanto scritto da Chaim Recanati, con la citazione di Stefano Rodotà riportata da Paula De Jesus e mi sembra anche appropriato l’ulitmo commento di Marco sugli auguri e sui simboli che vi vengono riportati.

    Vorrei ricordare a chi ha parlato di KGB che Vladimir Putin ne è stato il capo, e non si può sostenere l’amico italiano dell’ex capo del KGB e contemporaneamente rinfacciare ad altre forze politiche presunti e lontanissimi finanziamenti dello stesso KGB. 🙂

  39. paula de jesus

    Signor Manlio,
    io mi chiamo paula de jesus punto non alias Stefano Rodotà, anche perché avevo già fatto un intervento in precedenza, che forse non è al suo livello, non so dirle se sia ad un livello superiore o inferiore, di certo non è lo stesso. Quando condivido l’impianto e la sostanza di ciò che qualcuno afferma lo copio, anche perché questo qualcuno non è proprio un qualcuno qualunque … Ma capisco che un’argomentazione di diritto sia ad un livello molto diverso rispetto a quello sul quale Lei disserta. Spero di non urtare il suo sentimento di amor patrio e amor fraterno, ma io non sfilo per i caduti in Iraq o in Afganistan, perché altrimenti dovrei sfilare anche per tutti quelli che muiono nell’esercizio delle proprie funzioni lavorative. Ma soprattutto non sento messa in discussione la mia fede, né le mie radici cristiane, se viene tolto il crocifisso dai luoghi pubblici, che, come tali, sono di tutti i cittadini, non solo cristiani. Lei legge e riporta, strumentalmente, quello che fa comodo alla sua tesi. Lei è evidentemente un insicuro animato da paure. Personalmente, come ho già scritto, mi sento così forte della mia maggioranza cristiana che posso promettere alla minoranza che la sua dignità ed eguaglianza saranno rispettate da me che faccio parte della maggioranza. Visto i tassi di natalità rischiamo che i cristiani cattolici possano non essere più la maggioranza nel nostro paese. In questo caso sono sicura che Lei farà il salto della quaglia, difendendo i suoi diritti di minoranza di fede superiore.
    Infine Le ricordo che il comunismo è finito da tempo, così come le Crociate, che il mito degli italiani brava gente è stato smascherato da tempo e che alla vigilia del 2010 sarebbe anche ora di avere modelli culturali e sociali che non siano un deja-vu … ma si vede che c’è poca “creatività” o forse troppa insicurezza.
    I suoi inteventi non stimolano una riflessione e un dibattito. Lei è troppo pieno di certezze nemmeno dimostrabili e dimostrate.

    La saluto cordialmente.

  40. manlio laurenti

    Cara Paula de Jesus
    si ricordi di mandarmi la fattura della seduta psicanalitica.Io le tasse,a proposito di diritto,le pago alla fonte.Certo che sono un insicuro animato da paure:quando penso che in Italia ospitiamo chi sogna di mettere,e ci prova,bombe dove noi viviamo la nostra vita quotidiana,la paura mi viene,eccome.Non invidio la sua sicurezza:se lei si sente a suo agio in compagnia dei suoi nemici è un problema suo.Lei non sfila con i Caduti perchè si prepara a compromessi con chi li uccide,da brava militante di Sinistra..Quella dei morti sul lavoro è una scusa:muoino sul lavoro anche coloro che la Sinistra non cita come tali,perchè non appartenenti alle categorie sue militanti.Quanto al salto della Quaglia,sono Sue fantasie,come quelle sulla mia “insicurezza”.Lei lo ha gia’fatto,e lo si legge dalle Sue righe:la bella,si fa per dire,tradizione femminista del Suo partito se n’è andata,per fare posto al velo che gia’le vostre militanti indossano:come le sue compagne che hanno fatto il bagno nel Sesia col burquinaNon si puo’ stare contemporanemente al sole ed all’ombra,come fa Lei.E non si puo’mettersi il velo e parlare di dignita’femminile.E non si puo’ assistere inani all’eliminazione del Crocifisso ed essere Cristiani.

  41. Mi permetto di segnalare questa mia riflessione sul tema.

    http://www.butta.org/?p=1163

  42. Hunter S. Kowalski

    Concordo con Transalpine che del pronunciamento di Bersani su questa questione coglie soprattutto una preoccupante pochezza culturale. E pensare che il nostro segretario è anche dottore in filosofia…
    Personalmente sono convinto che la sentenza della Corte Europea sia stata impeccabile.
    La scuola deve essere un luogo di tutti, e in Italia non tutti si riconosco nel cattolicesimo, piaccia o no. Quindi piuttosto che esporre in classe i simboli religiosi di ognuno, credo sia preferibile fare della scuola uno spazio dove le differenze non si cristallizzano, uno spazio franco dove ci si confronta magari anche a partire dalle identità di partenza, ma nella direzione di un incontro e di un dialogo, nella prospettiva di formare una cittadinanza consapevole.
    La religione è una delle grandi questioni del nostro tempo, e non va tenuta fuori dalla scuola.
    Ma la soluzione non è quella dello scontro e dello “stallo messicano” dell’esibizione di identità etniche e religiose, né quella della finta sottomissione e riduzione ad unum sotto l’ombrello di una presunta superiorità del cattolicesimo, che supera e riassume tutte le altre fedi e persino l’ateismo.
    Il crocifisso è un simbolo forte, che rimanda ad un significato forte, che non dovrebbe essere banalizzato attraverso il falso argomento “tradizionalista” (allora dovremmo anche mettere in classe un capitello romano o una statua di Giove pluvio, magari anche un piatto di melanzane alla parmigiana?)
    Per carità, trasformare l’obbligo del crocifisso in aula in un divieto sarebbe probabilmente un atto traumatico e non maturo, e nessun laico è interessato a fare “guerre di religione” su questo.
    Eliminare l’obbligo sarebbe probabilmente la mossa migliore e più giusta, in questo punto dello sviluppo della nostra società.
    Soprattutto ciò che mi colpisce è la sottorappresentazione del punto di vista laico da parte della politica odierna.
    I vari sondaggi effettuati online mostrano tutti una maggioranza di persone che sono d’accordo con la sentenza della Corte; certo sono sondaggi parziali, non tutta la popolazione utilizza internet, ma comunque questo ci dà conto di una fetta importante del paese che esprime un punto di vista laico, ed è un male per la democrazia che la politica non dia espressione ad altro che un punto di vista monolitico e che si presume “identitario” su una questione come questa.

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