Speravo di no

L’analisi di Francesco Rutelli è, per quanto mi riguarda, inoppugnabile. Le cose che ha ripetuto al Corriere della Sera, annunciando la sua uscita dal Partito democratico, le aveva già dette e scritte molte altre volte: mi ricordo l’intervista a Panorama di un anno fa, quando segretario era ancora Veltroni; i due interventi dei mesi scorsi su Europa (il primo ad aprile, il secondo a luglio) contro la riduzione del Pd a forza di sinistra, e qui il segretario era Franceschini ma la polemica fu anche con Bersani; il manifesto dei Liberi democratici che pubblicammo a luglio; infine, l’intervento agli stati generali dell’Udc a Chianciano. Non si può dire, insomma, che Rutelli non sia stato chiaro: come co-fondatore del Pd, tra l’altro, aveva il diritto ed il dovere di lanciare l’allarme, di ricordare a tutti i motivi per cui il progetto era partito e le condizioni che la Margherita aveva posto per il proprio scioglimento. Erano tre, se ricordate bene: no al collateralismo, ossia non diventare il braccio politico della Cgil; no al pensiero unico, perché la Margherita stessa era stata un tentativo di pluralismo; no, infine, all’ingresso nel partito socialista europeo, perché da solo non avrebbe rappresentato tutte le tradizioni (quella popolare, ad esempio, ma anche quella liberale) confluite nel Pd. Rutelli ritiene che tutte queste aspettative siano state disattese: il Pd che vede oggi è un partito troppo legato alla Cgil (problema sentito anche da Cisl e Uil, che da diversi mesi danno segni di preoccupazione), proiettato verso il pensiero unico (e su questo la campagna congressuale ci ha messo del suo, perché si è cercato di ribadire un’identità arrivando a negare perfino la libertà di coscienza) ed organico al Pse, nonostante l’aggiunta dell’aggettivo “democratici” al nome del gruppo parlamentare europeo. Sono cose, ripeto, che Rutelli dice da un bel po’: mi limito a ricordare, ad esempio, i suoi emendamenti al Senato sul testamento biologico (all’indomani del caso Englaro), o le critiche alla posizione della Cgil sulla contrattazione proprio mentre Franceschini (era il 4 aprile di quest’anno) aveva scelto invece di partecipare al corteo, o ancora la decisione (era giugno) di votare contro l’ingresso nell’Asde. Proprio per questo motivo, ad alcuni le sue posizioni creavano rabbia e disagio: non si può stare in un partito a forza di distinguo, gli dicevano, invitandolo ad andarsene presto nell’Udc, magari insieme ai teodem. Io speravo di no, naturalmente, ed ero contento che Francesco continuasse questa sua battaglia dal di dentro: una battaglia magari di minoranza, ma condotta – secondo la mia opinione, naturalmente, che potrete non condividere – per il bene del Pd. Altri, sia nel gruppo dirigente che nella base, pensavano invece che Rutelli tirasse la corda per contrattare meglio, ma credo che i fatti abbiano dimostrato il contrario: Matteo Renzi, che di quell’area era espressione, è diventato sindaco di Firenze vincendo le primarie, non per un accordo di vertice; gli stessi Guido Milana e Gianluca Susta, europarlamentari vicini a Francesco, sono arrivati a Strasburgo con i voti degli elettori e non per chiamata diretta. Nel gruppo Pd alla Camera, poi, non mi pare che qualche rutelliano abbia fatto una carriera improvvisa perché il suo capocorrente tirava la corda: al contrario, se posso permettermi, in questi mesi era più facile essere visti con una sorta di diffidenza, come uno che sta parcheggiato nel Pd ma non vede l’ora di andarsene. Nella fantapolitica di bassa lega – la voce è giunta direttamente alle mie orecchie – la stessa proposta di legge Sarubbi-Granata rischiava di non essere considerata per quello che è, ossia un tentativo serio di sbloccare l’impasse sulla cittadinanza, ma piuttosto come una manovrina di Rutelli e Fini per creare un terzo polo. Ora che Francesco è andato via – e mentre lo scrivo sento forte il dolore, sia politico che personale – spero che le polemiche finiscano, e che nel Pd si apra un dibattito serio su quelle tre famose questioni  rimaste ancora aperte.

P.S. Molti di voi mi hanno chiesto (sul blog, su facebook e via mail) che cosa intenda fare. Non ho risposte certe, tranne una: intendo fare una chiacchierata con il segretario del mio partito, per evitare di ripetere l’errore più grande compiuto da Francesco Rutelli. Che agli Stati generali dell’Udc aveva detto di voler esprimere le sue opinioni nella sede adeguata, e cioè durante il congresso, ed invece se n’è andato con un’intervista al Corriere.

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23 risposte a “Speravo di no

  1. Qualcuno ci spiega che cos’è la sintesi dentro un partito democratico se non fare un congresso, misurarsi, veder prevalere una linea a maggioranza e restare dentro a fare la minoranza? Oppure l’idea della sintesi è che bisogna fare la cosa che mi sta bene sennò me ne vado? Oppure l’idea della sintesi è l’assenza della sintesi, cioè ognuno fa quello che cavolo gli pare – chiamando questa anarchia coscienza – e pazienza se la gente ne esce confusa e non ci vota più?

  2. Sì c’è tutta un’area, compresa me, che si sta chiedendo che fare e vorrebbe trovare risposte non di piccolo cabotaggio ma di prospettive politiche di aampio respiro…

  3. Emanuele martini

    Io mi chiedo se rutelli stia scherzando.Si è appena concluso un congresso con primarie annesse in cui un illustre signor nessuno come Marino si è potuto presentare…Rutelli e la binetti non potevano fare lo stesso?..Perché rutelli non se n’è andato prima?..Vedete veramente così poca libertà di autocritica in questo partito?a me alle volte pare esattamente il contrario.

  4. Gabriele Martinelli

    D’accordissimo con i commenti di Emanuele e Antonio… Mi ricordo che qualche deputato del PD (di cui adesso mi sfugge il nome) pochi giorni prima delle primarie disse: Comunque vadano a finire le primarie, mi impegno a rispettare il giudizio degli elettori e a non fare polemiche sterili contro il nuovo segretario per un intero anno.
    In quella dichiarazione c’era la volontà di non spaccare ulteriormente il partito dopo due anni in cui le scelte dei vari componenti del partito si erano distinte per la loro autarchia e non per la loro democraticità: come disse giustamente Franceschini infatti, democrazia significa che ognuno è libero di dire la sua, ma poi le decisioni vengono prese a maggioranza…
    Non mi pare che Rutelli la pensi allo stesso modo.

  5. A caldo e forse in modo un po confuso “certo causa il momento”: è difficile,almeno per me, non concordare su quelli che erano i 3 presupposti alla base dello scioglimento della margherita.Eravamo però tutti coscienti che non era certo sfida facile,facile era solo e secondo me lo è anche stato l’accordicchio di potere spesso accompagnato da prove muscolari tra ex delle diverse proveniente,ma sforzi per il progetto di nuova portata…nulla.Ora abbiamo difronte l’esito delle primarie che merita una attente e non affrettate analisi ,con annesse riflessioni, da parte di tutti. In questi giorni continuo a pormi una domanda,abbiamo tanto usato termini quali ” per non tornare indietro”,”fine dei partiti identitari”, “cambiamento”,ma allora la scelta di Rutelli( incondivisibile l’addio dalle colonne del corsera!)in che direzione va?
    P.S….e “Noi” in questi 2 anni cosa siamo riusciti a trasmettere alla gente che da “elettori” è andata a votare alle primarie?
    ciao e a presto
    Dina

  6. si dimetterà dalle cariche parlamentari e quant’altro acquisite dal PD e dal mandato ricevuto dagli elettori del PD?
    questa farebbe “coerenza” vera oltre che la differenza di un de gregorio o mastella
    o sbaglio?

  7. Delle due l’una però.
    1) O la Margherita si sta scindendo dai DS perchè si va d’accordo convivendo piuttosto che da sposati. In questo caso Rutelli esce dal PD per entrare in un “qualcosa” che del PD sarà alleato di coalizione.
    2) O Rutelli e un gruppo di altri se ne vanno in qualcosa di alternativo al PD (del resto, quando sento dire che verranno intercettati Pera, Miccichè e altri “scontenti” del Silvio dubito che accettino di far parte dell’Ulivo di domani).
    E allora scopriamo che una settimana fa, le primarie del PD non le ha vinte Pierluigi Bersani, ma Pierferdinando Casini, il quale ci governerà per venti-trent’anni quando il Cavaliere, volente o nolente, uscirà di scena.
    Andrea, lo so che è una domanda spinosa, ma quale pensi che sia la risposta? La 1 o la 2? In questo caso non c’è Mike con la 3.
    E, alla luce di questo, come pensi di muoverti?

  8. Caro Andrea
    Lo spostamento a sinistra del PD è evidente…
    Non si può dare colpa ai cattolici del PD di essere preoccupati di questo…
    Neanche io condivido il modo in cui Rutelli ha lasciato il partito, ma neanche io da Campano sono contento che in questo modo, soprattutto in Campania, si rimetta in mano il partito alla “vecchia guardia”, con tutto quello che ciò potrà compartare alla nostra bella regione.
    Sono tuttavia fiducioso, che anche grazie a persone come te il partito possa rinnovarsi e svilupparsi nel modo in cui era originariamente nato.

  9. Ciao Andrea,
    quando ho visto la prima pagina del Corsera, ho avuto i classici due secondi in cui non ho capito nulla.
    Sono rimasto sorpreso e deluso, anche se nessuno può dire che Rutelli non abbia mai mandato chiari segnali di insofferenza.

    Nessuno dei tre motivi per cui ha sciolto la Margherita non solo non sono stati rispettati ma nemmeno presi in sta gran considerazione. Non parliamo poi della questione del pensiero unico di queste ultime settimane….

    Sono molto più che deluso da come sono andati e il dibattito preprimarie e le post-primarie, con tutti che si sistemavano la poltroncina all’interno del partito invece che pensare a come tenere unito il partito stesso….
    Bersani una riunione con tutti i “big” del partito poteva farla subito. Non è stupido o da bambini come dice Marino rimproverargli di non essersi fatto vivo….

  10. premessa: il pd deve essere un partito ampio e aperto, tale che solo proprio chi sceglie di andarene poi davvero se ne va. per costruire un partito così non si pongono condizioni, ma si lavora per costruirle, queste condizioni. rutelli ha avuto molto anche da elettori non vicini alla sua sensibilità. considero il momento scelto e le sue dichiarazioni abbastanza infantili, sì proprio così. soprattutto, in perfetta linea con l’eterno modo di fare politica dei nostri politicanti. mai nessuno che se ne vada davvero, tutti si ritengono indispensabili e quindi cercano il posto migliore da dove produrre per il bene dell’umanità. ma via! un minimo di umiltà e di buonsenso! rutelli non ha fatto neanche una battaglia congressuale alla luce del sole. ha fatto una scelta tattica, del tutto priva di ideali, insisto, in perfetta consonanza con tutto il mondo politico. ora va alla ricerca di fortuna, occupando spazi che ritiene liberi. fanno tutti così, poi rivestono la scelta di paroloni ideali. la parte finale del tuo intervento, andrea, mi permette di continuare a leggerti con interesse e apprezzamento. ti auguro, quando dovessi decidere di andare via dal pd, di tornare subito alla tua professione. mi dispiacerebbe molto ma ti apprezzerei moltissimo per sempre.

  11. Andrea scusa, forse non è elegante commentare due volte lo stesso post ma ho appena letto l’appello per il buongoverno di Rutelli e non mi quadra molto.
    Parla degli ultimi quindici anni come anni di conflitti e di politica bloccata.
    Non mi quadra però che in questi quindici anni Rutelli abbia partecipato a questo sistema. Ovvero.
    – E’ stato per sette anni sindaco di Roma. Ed è proprio durante la sua prima campagna elettorale che, di fatto, Berlusconi ha scoperto le carte.
    – E’ stato scelto come candidato premier, senza nessuna investitura tipo primarie, quando era in carica un altro presidente del consiglio espresso dal centrosinistra.
    – E’ stato ministro e vicepresidente del consiglio.
    – Ha potuto creare un entourage di persone che vengono generalmente definite “rutelliani”: è stato quindi un leader carismatico e tutt’altro che un estraneo.
    – Si è ricandidato ulteriormente come sindaco di Roma, perdendo. I maligni possono dire che è dal 1997 che non riesce a vincere una competizione elettorale.

    A questo punto mi chiedo se tutto questo, per lui non conti niente. Non è stato un personaggio da poco. Posso capire che abbia compiuto un percorso politico e intellettuale, ma non mi pare il caso che rinneghi completamente un passato in cui è stato protagonista, interlocutore di tutti i leader del centrosinistra, da quelli più affini a quelli che ora ritiene la causa della sua uscita dal PD.

    Sarebbe il caso che, con molta pacatezza, visto che esce dal PD ma non ne diventa automaticamente un avversario, chiedergli di chiarire meglio questi punti.

  12. Ma insomma ma cosa vuole Rutelli? E’ vero o no che nel matrimonio DS- Margherita i DS erano maggioranza?
    Mi dispiace che Rutelli si stia comportando come un mastella qualsiasi. Mi è piaciuto come sindaco di roma nel suo primo mandato (aveva resuscitato roma dopo le giunte carraro e giubilo); mi è piaciuto molto anche quando aveva fondato la margherita (posso dire che nel mio piccolo ero stato tra i cofondatori); e mi era piciuto la sintesi del PD. Ora che molla tutto il giudizio non può che essere il più negativo.
    E l’Italia non può che andare sempre peggio (anche un domani nel dopo berlusconi) se la classe politica è rappresentata da personaggi trasformisti.

  13. Andrea, sono d’accordo con te sulle tre questioni che poni al partito democratico, ma in particolare nel portare queste domande di chiarimento “nelle sedi opportune”. Questo aspetto, questo modo di procedere molti lo dimenticano e proprio per questo si provocano spesso divisioni e rotture oltre il dovuto. A suo tempo quindi ero voce critica e severa, se permetti un ricordo nella mia memoria, dell’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Le sue dichiarazioni erano molto spesso, o quasi sempre, al di fuori delle “sedi opportune”. Non importa se fossero giuste o sbagliate le sue picconate. Spesso approvavo le sue parole però…

  14. Non te ne andare, per favore. Abbiamo combattuto per una certa idea del PD, se te ne vai ti sconfiggi da solo.

  15. Roberto Calise

    Ma che scarso rispetto che ha espresso Rutelli con la sua decisione verso gli elettori del PD; all’indomani di 3 milioni di persone in fila per le primarie… Colui che è stato il co-fondatore del PD, e che ha avuto l’onore di guidare l’Ulivo anti-Berlusconi nelle politiche 2001, se ne va anteponendo una prospettiva di medio respiro ad una di lungo… quindi per evidenti calcoli personali, come i peggiori democristiani di una volta.
    Perchè non proviamo a vedere il bicchiere mezzo pieno, per una volta? A poco più di un anno dalla fondazione del PD, queste primarie hanno rotto i classici schemi DS-Margherita: abbiamo visto liste con ex-DS apoggiare Franceschini e viceversa. E’ l’inizio della sintesi, della fusione verso quello che dovrà essere un partito che sopravviverà a Berlusconi ed al maremoto politico che si scatenerà quando lui non ci sarà più. Non si può, di fronte a questo, anteporre storielle come meno contatti con la CGIL, no al PSE ecc.
    Poi non meravigliamoci se la gente non capisce, non ci capisce e non ci vota…
    On. Sarubbi, spero Lei pensi seriamente al suo futuro, non guardandolo dal buco della serratura del suo passato….

  16. Non ho mai perdonato a Rutelli alcune prese di posizione su alcuni temi etici molto importanti. Ricordo che è esordito da radicale.
    Mi stupisce il commento di Andrea sulla CGIL. Sono infatti i segretari di UIL e CSIL che andarono a cena da Berlusconi, senza Epifani non viceversa.
    La divisione dei sindacati, che io considero una sciagura per tutti i lavoratori, non è dovuta certo alla CGIL.
    Emerge dal tuo post, Andrea, una forma di cattolicesimo che speravo scomparso.
    Voglio ricordare che nel 1948 il Santo Uffizio scomunicò tutti quelli che votavano PCI, fra cui mio padre, che ricordo era credente .
    Lui lavorava come metalmeccanico alle officine Galileo di Firenze, dove forte era la componente comunista e tuttavia sostenevano come potevano Don Facibeni che aveva fondato l’opera Madonnina del Grappa per gli orfani dei caduti della guerra 15-18.
    Il sindaco La Pira cattolico e demoscristiano è stato ilpiù amato fra tutti i sindaci di Firenze sia dai cattolici che dai comunisti.
    Il confine non è così netto come vuole farci credere mister B. di cui, francamente da cittadina italiana mi vergogno.
    Mi scuso per avere rubato tanto spazio.
    Ciao Andrea

  17. scusami se intervengo ancora. ma insisto su una cosa che avevo chiesto: cosa possiamo fare, cosa ci suggerisci, cosa dovremmo fare, cosa intendi fare, per far sì che la tua proposta di legge (con granata) sulla cittadinanza diventi più conosciuta, più diffusa, sino a diventare patrimonio comune almeno del pd? non ti pare che abbiamo bisogno più di idee pensieri proposte nuove che di altro? (e in questo quadro: chi può citarmi una sola idea nuova di rutelli in questi anni?). grazie, buona settimana.

  18. manlio laurenti

    Finito il girotondo PCI,PDS,DS,PD rieccovi al PCI…tutti giu’ per terra!Solo chi non vi conosce si meraviglia:chi vi conosce sa che siete tornati ad essere cio’ che siete sempre stati:un partito comunista travestitosi a causa della caduta del Muro.Premesso il fatto che Rutelli ha nuovamente confermato cio’ che aveva dimostrato governando Roma con amore,onesta’ e competenza,e cioè che una persona perbene non puo’ restare a lungo nelPD-PCI,i cattolici se ne vadano,da quella cellula,e lascino vedova Rosy Bindi.La loro scelta politica giustifica l’esistenza di un Centro che finora serviva solo ad assecondare la sete di potere di Casini.Consiglierei pero’,se posso,di fare col Bellimbusto un discorso molto chiaro:non lasciamo Bersani per Toto’.No,non il comico:l’assassino.

  19. Vorrei vedervi dibattere e magari dividere sulle cose da fare, e invece vedo l solite squallide lotte intestine per visibilità e poltrone.

    Rutelli se ne va, il giocattolo non è quello che voleva lui.
    Da radicale che era è diventato cattolico integralista: ha tratto da solo le conseguenze.

    Ci dispiace che se ne vada, ma sinceramente il problema è il suo, per quanto cerchi di ammantarlo di ragioni politiche.
    Per quanto mi riguarda la politica è ben altro che sapere dove si siederanno all’europarlamento e se la CGIL sarà o meno braccio del partito o viceversa.

    Si pigliasse la sua Palombella moscia, che già si è accasata con agio da un pezzo nella TV di regime e faccia il salto della quaglia (passando per Casini) che non vede l’ora di fare.

    Per ciò che mi riguarda ho votato Marini, ma sono strafelice di Bersani che ritengo l’uomo giusto al posto giusto; farà bene, lo sento.
    Non c’è spazio per i narcisi in questo PD.

  20. Pietro Antoniazzi

    Francamente è la prima volta che approdo al blog di un politico…credo che questo possa interessare qualcuno, dato che sono del ’77, vivo in Veneto, e per tanti aspetti posso dire di essere vicino a Sarubbi. Sono lontano anni luce da Berlusconi (e condivido l’allarme legalità che lancia, magari esagerando, Di Pietro) e sono cattolico. Sono per un’alternativa…ho aiutato i cofondatori del PD nelle ultime amministrative della mia città, vi ho votati nel 2006, ho partecipato alle primarie del 2007 già con un certo scetticismo…Dopodichè ho dovuto mettere in freezer il mio voto di fronte a un partito che dice e fa cose lontane dal mio sentire. Ho votato alla Camera la lista Ferrara (e me ne vanto), ho votato un candidato per me serio e affidabile (non eletto) dell’UDC alle Europee…però a votare sempre un partito che ha ancora logiche clientelari e che ha il volto di Cesa e Cuffaro non ce la faccio…Dico io: ma un partito che si definisce “diverso”, “democratico”, anzichè crogiolarsi sui suoi 3 milioni di voti alle primarie e perdere tempo a tacciare di integralismo Rutelli non potrebbe interrogarsi sui motivi dell’astensione e sui tanti cattolici, giovani e adulti, che non vanno più a votare? Vi interessa o no che in Veneto alle Europee il 35 % degli aventi diritto al voto sono rimasti a casa e perchè, o volete liquidare subito la cosa come “qualunquismo” di stampo localistico??
    Io vedo e sento, ad esempio in prov. di Rovigo, gente che si dice ex comunista, orgogliosa di esserlo, e adesso definisce il PD il “mio partito”. Come dire che la differenza vera tra PCI, PDS e PD non c’è nella loro testa. E sono quelli che in massa, disciplinatamente e metodicamente, sono andati a votare il loro Bersani. Anche questa è la base del PD. La società civile, alla base, è rimasta estranea, e non per snobismo.
    Noi cattolici, io vengo dall’AC e dal Movimento per la vita, vogliamo un partito riformista e alternativo a Berlusconi…ma finchè questo resta il partito che calpesta la Binetti (santa donna…e non sono il solo trentenne non di destra a pensarla così) e tiene in piedi un Bassolino, ve lo potete scordare il nostro voto. Avrete sempre un 26, 28 o 30 %, ma da calcolarsi sul 60-65% di votanti. Alla afccia del partito popolare.Suggerisco di riconsiderare il valore dei cattolici fedeli al Papa in questo Paese, forze giovani comprese.

  21. Leggendo questi commenti mi sembra evidente che ha fatto bene ad andarsene. 1) Trasformista? Ma perchè non aveva forse i numeri ed il peso politico necessario per trovare spazi di potere? Mi pare che non abbia cercato potere ma si sia rimesso in gioco perchè non gli sta bene queste PD. C’è chi accusa cisl e uil di andare a cena da berlusconi! E’la prova che chi dice una cosa del genere concepisce il rapporto sindacato-partito come cinghia di trasmissione! Sennò perchè un sindacato nn dovrebbe parlare con il governo? E’ questo il suo mestiere!
    2) PER SARUBBI. A due anni dalla nascita del Pd e a 5 (!) dalla lista UNiti nell’Ulivo stai ancora a dire che condividi pienamente l’analisi di rutelli ma combatti da dentro! Accettare l’analisi rutelliana significa accettare che il PD è fallito. Che caspita significa questo combattere da dentro?! Ma te l’ha prescitto il medico? Idem per la Binetti che dice di aspettare l’assemblea, di aspettare qua, di aspettare là… ma che deve aspettare? Abbiate la decenza di tacere visto che la vostra posizione è palesemente strumentale all’acquisizione della poltrona, sfruttando meriti non politici. Sennò se non condividete, uscite e date una mano a chi vuole rifare una cosa che è stata fatta male. O dentro o fuori. Giacchè vi dichiarate cattolici vi dico: il vostro SI’ sia SI’ e il vostro NO sia NO. Sono comportamenti come i vostri che hanno distrutto la capacità dei cattollici di essere presenti nella politica italiana.

  22. Dall’intervista di Cacciari sul sito del Corriere:

    il Pd di Bersani?
    “Gli auguro successo, ma sarà la cosa 2, 3 o 4 di D’Alema. È un dramma quel che si profila nel Pd. L’intesa col centro è inevitabile e ‘sta frittata qui, un centrosinistra da prima Repubblica che è il vecchio disegno di D’Alema, non mi interessa culturalmente. Anche se è l’unica via per sconfiggere Berlusconi”

    Il dramma è tutto in queste parole: nell’alternativa tra un partito nuovo che aspira a rappresentare interamente (o perlomeno con un ruolo dominante) il campo politico del centrosinistra, attraverso la scelta maggioritaria e la capacità di parlare ai ceti medi e produttivi (Veltroni, Rutelli, Cacciari);
    e un partito idealista e un po’ demagogico nelle idee, e doroteo nella prassi politica, che punta al potere attraverso giochi di sponda, alleanze e referenti nel Palazzo (D’alema e il suo proconsole).
    Un partito che non vuole cambiare e cerca scorciatoie per il potere.

    Non dimentichiamo mai quale servizio rende un partito simile a Silvio Berlusconi, privando l’Italia di un’alternativa credibile. Senza il centro-sinistra, un po’ vecchiotto, un po’ idealista e molto demagogico, al quale la maggioranza degli italiani non si sogna neppure di affidare le chiavi del paese (soprattutto dopo la traumatica esperienza del governo Prodi, sul quale non è mai stata fatta alcuna autocritica) Berlusconi sarebbe stato mandato a casa da un pezzo.

  23. questo partito non può decidere a maggioranza.
    questo è l’idiozia di chi è per le primarie.
    nelle decisioni a maggioranza c’è una parte che perde e una che vince.
    i valori fondanti di un partito non possono essere scelti a maggioranza, o meglio ciò può essere fatto ma è normale che i valori non accolti escludano dal partecipare i loro rappresentanti.

    questo partito nasce dalla fusione di più realtà, poi accade che DI FATTO i DS si son fagocitti la margherita, NON è UN CASO che la lotta fra leader è configurata quale VELTRONI/D’ALEMA cioè LA STESSA LOTTA INTESTINA AI DS.

    noi non possiamo certo stare in un partito che un giorno sì e l’altro pure ci chiama:
    -clericali
    -bigotti
    -baciapile
    -omofobi
    -arretrati culturalmente
    e altri allegri epiteti.
    siamo noi ad andarcene o siete voi a cacciarci?
    quante volte a gran voce s’è linciato al linciaggio della sen. Binetti o di altri teodem o dello stesso rutelli?
    il plebiscito delle primarie lo rinviamo a napoleone III o altri simili personaggi, il plebiscito non è un modo corretto per scegliere.
    volete linciarci?
    bene ce ne andiamo, i problemi saranno vostri.
    avete schiacciato i comunisti, schiacciate pure i cattolici, restatevene con i radicali e i dipietristi.

    uscite da scelte politiche catastrofiche che continuate reiterare. AMEN.

    il PDL, magari con l’UDC, probabilmente arriverà al 60%, ma a voi va bene così.

    il problema non è bersani, il problema è IL TRADIMENTO DI TUTTO IL PERCORSO FONDATIVO, VOI AVETE TRADITO E TACCIATE NOI DI NON ESSERE LEALI CON VOI: PENOSO.

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