L’Italia a chi la ama

Per fortuna c’è Il Foglio a farmi pubblicità. Più che a me, alla mia proposta di legge sulla cittadinanza, ancora impantanata nella palude del comitato ristretto della Commissione Affari Costituzionali. I lavori, apro parentesi, vanno avanti lentamente, con un primo elenco di 10 punti controversi che la relatrice ha rinviato all’esame delle varie forze politiche: la mia sensazione, chiudo parentesi, è che si rimanderà a dopo le regionali. Già il mese scorso, Il Foglio pubblicò un estratto della Sarubbi-Granata; in questi ultimi giorni, ha dedicato al tema addirittura un’inchiesta, intitolata “L’Italia a chi la ama”, che proprio dalla pdl 2670 prende le mosse. Si scopre che le procedure attualmente in vigore per l’acquisto della cittadinanza sono completamente discrezionali: sia nei tempi (che sono certi solo nel caso di ius connubii, ovvero di acquisto per matrimonio) sia nelle modalità, perché nelle questure si improvvisano test di integrazione con domande fai-da-te. L’inchiesta di Cristina Giudice è molto equilibrata, davvero, e mette in campo tutte le variabili: il punto di vista dei funzionari di polizia, al buon cuore dei quali è legato l’avanzamento di ogni pratica; le diffidenze della Lega, per quegli immigrati che si considerano prima di tutto islamici e poi italiani; il parere degli esperti di diritto, che giudicano obsoleta la disciplina attuale.

Sergio Briguglio, fisico, esperto di politiche dell’immigrazione, ritiene per esempio che la legge debba essere assolutamente modificata per tre ordini di ragioni. “Innanzitutto per i tempi di attesa: sono lunghissimi e vanno accorciati, e infatti la proposta di legge di Sarubbi-Granata mi sembra un ottimo compromesso”, spiega al Foglio. “Il più grande intoppo per ottenere la cittadinanza è la richiesta di continuità della residenza, un criterio che spesso si scontra con la precarietà di molti immigrati che cambiano indirizzo e si dimenticano di informare il comune o con il fatto che la pratica viene sospesa durate l’attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Ecco perché nella nuova proposta di legge la residenza continuativa è stata sostituita con il permesso di soggiorno continuativo. Chi nasce in Italia dovrebbe avere diritto a diventare italiano con maggior automatismo anche se con dei vincoli, come per esempio un arco di tempo di residenza legale dei genitori”, aggiunge Briguglio. “Mi fanno un po’ sorridere questi quiz improvvisati di italianità che si fanno nelle questure: se si vuole essere rigorosi, e verificare lo stato di integrazione dei richiedenti, allora i criteri devono essere seri. Ecco perché la nuova legge propone la concessione della cittadinanza per i figli di immigrati nati in Italia dopo un ciclo di studi. Lo ius sanguinis aveva un senso quando si voleva proteggere gli italiani che emigravano all’estero, ma la società è cambiata ed è arrivata l’ora di adeguarci”. Certo non è sempre così facile ottenere la cittadinanza. Se, come è capitato spesso, alcuni immigrati di origine egiziana chiedono la cittadinanza ma poi lasciano figli e moglie nel paese di origine perché è lì che vogliono tornare, allora la riposta è negativa. O se, come è successo, cittadini marocchini ammettono di preferire che i figli studino in scuole arabe o rimandano le loro figlie in Marocco perché abbiano un’educazione islamica, allora il parere non è favorevole. O ancora: se, come è successo recentemente, una famiglia iraniana si presenta con l’interprete perché dopo molti anni di residenza i componenti non sanno ancora parlare l’italiano, la loro richiesta non viene neanche presa in considerazione.

Non ve la racconto tutta: se volete, qui c’è la prima puntata e qui la seconda. Mi copio solo la testimonianza Sabrina, origini brasiliane, ripresa dal blog di G2.

L’italianità è sentirsi a casa perché è questo che l’Italia per me rappresenta: la casa. Ma ogni tanto mi dimentico che l’Italia è una nazione appartenente all’Unione europea, uno stato semicircondato dal mare e confinante a nord con la Francia, la Svizzera, l’Austria e la Padania. L’Italia è una macchina burocratica lenta e ingiusta. l’Italia, è una parola vuota sulla bocca di tanta gente, che sembra prendere forma solo quando si tratta di definire ciò che è estraneo, che è diverso e per questo meno prezioso. L’Italia è una massa di gente per cui io sono e resto una straniera qualunque cosa faccia.

A proposito: l’altro giorno, dopo una vivace polemica con il ministro Maroni, ho chiesto all’archivio della Camera una copia della proposta di legge e gliel’ho messa nella casella di posta, con un mio biglietto da visita e due righe di commento. Almeno la prossima volta, prima di liquidarla con una battuta, saprà di che cosa sta parlando.

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12 risposte a “L’Italia a chi la ama

  1. Visto il destinatario forse sul bigliettino di accompagnamento avresti dovuto fare qualche disegnino piuttosto che scrivere due righe!

  2. Non fare agli altri…..

    Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
    Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
    Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
    Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
    Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
    Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
    Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
    Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
    I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”.
    La relazione così prosegue: “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni
    che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
    La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.
    Il testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912

  3. Il ministro Maroni viene spesso al mio paese (Garda) perché grande amico del sindaco di Verona Tosi e di altri personaggi del Lago, per discutere di “sicurezza” forse senza capire che proprio in questa zona come in altre sarebbe da promuovere “l’integrazione” più che la sicurezza, ma dove è il maggior benessere viene spesso promossa una maggiore chiusura

  4. meno male che anche il Foglio comincia a riconoscere i problemi di questa legge!
    Spero che questa battaglia per la cittadinanza si allarghi e inglobi più gente possibile
    un caro saluto
    con tutta la tua stima per quanto poco tempo tu ci abbia messo a ripartire ( i grandi uomini non si riconoscono dal fatto che cadano poco, ma da quanto tempo ci mettono a rialzarsi dopo una caduta)!
    Virginia

  5. Complimenti per quello che stai facendo.
    Ricordi l’impegno di Ted Kennedy!

  6. caro andrea, non ti sembra che si debba fare qualcosa di ampio e popolare per diffondere e sostenere i contenuti della vostra proposta di legge? se resta solo tra voi, nei mille comitati ristretti, non finisce bene… possiamo sia trovare sistemi per spingere i rispettivi partiti di riferimento perchè assumano la paternità piena della proposta sia raccogliere firme, organizzare incontri, sollecitare editorialisti ecc. affinchè il parlamento senta il fiato sul collo di tanti cittadini…
    (mi piace leggere briguglio che conosco personalmente e che ormai è diventato la principale fonte documentaria italiana di tutte le norme sugli immigrati).

  7. manlio laurenti

    Premesso il fatto che citare l’Ispettorato dell’Immigrazione degli Stati Uniti è una mistificazione,pochè quella genta “puzzolente” ha costruito prima NewYork e poi l’America,ed all’America stessa ha regalato la Bomba che le ha permesso di vincere la WWII e risparmiare un milione di moti e tre anni di guerra,mentre coloro che loro assomigliano in Italia hanno solo assassinato la sig.Ra.Reggiani e trasformato,temporaneamente per fortuna,viale Eritrea a Roma in una succursale di Auschwitz,premesso tutto questo vorrei sapere come mai in Francia gente che supera gli esami di Francese altrettanto brillantemente di quanto i nostri immigrati superino quelli di Italiano,considera “Français”un’offesa,va allo stadio a fischiare la Marsigliese,spara sulla Polizia dei Bianchi.Il terrorista che ha tentato di immolarsi aMilano,ha fallito perchè non aveva seguito l’apposito corso sugli esplosivi che i suoi compari londinesi(70 morti nel metro) avevano seguito in Pakistan.Era in Italia da 10 anni,ed a norma di queste proposte sarebbe cittadino Italiano.

  8. “Il terrorista che ha tentato di immolarsi aMilano (…) era in Italia da 10 anni,ed a norma di queste proposte sarebbe cittadino Italiano”.

    Ignorantia legis non excusat

  9. questi (soli) commenti non ti sconfortano un poco, andrea, e comunque molto più dei risultati delle primarie?

  10. @ pinosp: come vedi, i nostri elettori sono molto più interessati alle beghe interne (che fa Tizio? se ne va con Caio?) che non ai problemi dell’Italia. Per me è un dolore grande, davvero.

  11. manliolaurenti

    Veramente,caro Super,fu Andrea Saubbi ad affermare ,comparendo in OGGI AL PALAMENTO, che la legge da lui proposta permetterebbe di ottenere la cittadinanza in 5+2 anni,(+2 a causa dei ritardi burocratici)

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