Una domanda

Partiamo dall’intervista di oggi al Corriere della Sera, che vi obbligo a leggere. Nonostante la nostra amicizia, Paola Binetti non mi cita tra i parlamentari a lei più vicini, e so benissimo che non si tratta di una scortesia: il voto sull’omofobia, tanto per fare un esempio, ha mostrato che, su alcuni temi, tanto vicini non siamo. Peccato, diranno i guelfi. Per fortuna, risponderanno i ghibellini. Ma il punto è un altro, e non è nemmeno il nostro affetto reciproco: io oggi difendo la Binetti perché difendo il Partito democratico, e – se pure vi prudono già i polpastrelli, come temo – vi chiedo di seguirmi un attimo. Dopodiché torneremo amabilmente a scannarci, come molte altre volte, purché abbiate la bontà di rispondere alla mia domanda finale. La premessa la conoscete: l’aggravante per l’omofobia mi sembrava una risposta doverosa della politica alle crescenti violenze contro gli omosessuali, tanto è vero che avevo seguito il provvedimento in Commissione Giustizia (pur non facendone parte) ed avevo chiesto di intervenire in Aula sul complesso degli emendamenti, per ribadire il mio appoggio al testo base. Avevo preparato un intervento molto duro nei confronti dell’Udc, che in Commissione aveva accostato l’omosessualità all’incesto ed alla pedofilia, e della stessa Lega, che aveva dichiarato di ritenere gli scontri fra tifosi di calcio un problema maggiore rispetto alle violenze omofobe. Purtroppo, al complesso degli emendamenti non siamo neppure arrivati, perché il Centrodestra e l’Udc hanno affossato il testo prima: gli stessi Pdl e Lega, che in Commissione si erano detti d’accordo (a denti stretti, per la verità), si sono rimangiati la parola in maniera vergognosa. Una lezione di cinismo incredibile, su cui c’è poco da commentare. Ma da ieri – e qui arriviamo al punto – lo stesso Pdl ci sta dando un’altra lezione, stavolta di liberalismo: nessuno dei 19 dissenzienti (9 voti contrari e 10 astenuti, lo ricordo) è stato processato sulla pubblica piazza, mentre la nostra unica free rider è finita sul rogo, immolata sull’altare del congresso. Nel giro di pochi minuti, Paola Binetti è diventata un’arma congressuale da puntare contro la mozione avversaria: attacchi a Franceschini da Marino e Bersani, Dario non vuole la patata bollente e minaccia l’espulsione, lei dice che all0ra voterà Bersani ed improvvisamente i franceschiniani si ringalluzziscono, mentre i bersaniani usano toni più concilianti e Marino continua a picchiare. Ma siamo scemi, signori miei? È così che risolve la terribile grana del pluralismo interno – perché è una grana, lo ammetto, soprattutto sotto congresso, quando si tende a tagliare tutto con l’accetta –  una forza politica che, vocazione maggioritaria o meno, si candida a governare l’Italia? Adesso leggetevi quanto ha scritto ieri FareFuturo, la fondazione di Fini, e poi vi faccio una domanda, solo una.

OMOFOBIA: FAREFUTURO, SALVATE DAL ‘ROGO’ IL SOLDATO BINETTI
(ANSA) – ROMA, 14 OTT – ‘Che qualcuno salvi dal ‘rogo’ il soldato Paola Binetti’. E’ l’invito di Ffwebmagazine (www.ffwebmagazine.it), il periodico online della Fondazione Farefuturo, presieduta da Gianfranco Fini, dopo la bocciatura della legge sull’omofobia e il caso nato nel Pd sul voto della deputata teodem.
‘Non e’ possibile – si legge nel corsivo – che un partito a vocazione maggioritaria, pluralista e moderno come si candida a essere il Pd possa inciampare ancora nel paradigma della disciplina di partito’. Per questo motivo, ‘qualcuno faccia qualcosa per spiegare ai democratici del Pd che l’epoca del ‘processo politico’ e’ ormai morta e sepolta’.
‘In un sistema bipolare, dove due grandi partiti rappresentato due terzi della societa’ italiana, vogliamo davvero ritornare all’opinione disciplinata?’. Soprattutto, proprio ‘nel momento in cui, anche all’interno del Popolo della liberta’, il dibattito su alcuni temi inizia un faticoso cammino e anche qui le cosiddette ‘minoranze’ rivendicano con sforzo spazio e agibilita’ politica, non e’ un buon segno se ‘nel maggior partito dello schieramento avverso’ un deputato viene messo all’indice per un voto contrario a quello della sua maggioranza’.
Salvare il soldato Binetti significa soprattutto riconoscere che le sue idee, ‘alcune delle quali discutibilissime, fanno parte di un bagaglio culturale e valoriale diffuso nella societa’ e non solo nel suo partito’. E lo ‘stesso discorso vale per la proposta di Paola Concia che e’ stata sostenuta anche da tanti esponenti del Pdl e dalle associazioni di destra. Per questo motivo il fallimento di ieri non si puo’ addossare a una sola persona. Ma ai limiti del dibattito all’interno dei due grandi partiti’. ‘E’ proprio nella crescita di questo – conclude il magazine – che si deve basare la sfida di un partito plurale. Nella sua capacita’ di includere, di mediare: di trovare cosi’ sempre la strada maestra per disinnescare il conflitto piu’ duro’.(ANSA)

Ora la domanda, a cui vi prego di rispondere: perché loro ci arrivano e noi no?

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40 risposte a “Una domanda

  1. FAUSTO MINONNE

    Caro on.Sarubbi,
    io volevo solo precisare che la lotta all’omofobia non DEVE ( e non dico dovrebbe) avere colore politico.Come dice l’art. 3 della nostra Costituzione:”Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale…SENZA distinzione di RAZZA” e vorrei ricordare soprattutto al Carroccio che il reato di omofobia prima di tutto colpisce la dignità umana.Io spero che prima o poi la commissione giustizia rilevi l’urgere di una legge contro tale reato e che tutti i partiti( dal PDL al PD,dall’IDV all’UDC fino alla LEGA NORD)si facciano un esame di coscienza.
    Dimenticavo:sono Fausto Minonne,ho 18 anni,sono un suo amico su Fcebook e mi piacerebbe tanto che lei mi rispondesse.
    A presto

  2. Probabilmente perché ancora nel Pd è maggioritaria la presenza di ex comunisti che gestivano il partito in questo modo. O, forse più realisticamente, il Pd non intende riconoscere pari dignità a quanti la pensano come la Binetti, non rendendosi conto che possono essere un elettorato da corteggiare, più che da epurare.

  3. Premesso che, in quanto donna e per l’idea che io ho del PD, trovo incompatibile l’universo culturale cui fa riferimento Paola Binetti – e non certo la sua fede religiosa- è profondamente vero che il fallimento non si può addossare a una sola persona, anche se quella persona ha comunque le sue responsabilità per le scelte che ha fatto e per la cultura che esprimono.
    Il vero problema politico – per restare a questo caso – è il gruppo del PD e la sua contraddittoria (per dirla in modo soft) strategia parlamentare.
    Sarei poi cauta a definire come atteggiamento liberale il fatto che nessuna critica è stata fatta ai paralemntari del centrodestra che appoggiavano la legge. Da una coalizione che ha espropriato il Palamento del suo ruolo governando a colpi di fiducia penso ben altro. Diciamo che per loro non è questione centrale. Inoltre, una cosa è il dibattito e altra è il voto. Lo spettacolo è desolante: in questo partito molti si muovono e agiscono e prendono inziative individuali al di fuori e a prescindere dal partito, che sembra sempre più un condominio senza amministratore.
    Non è un caso se continuiamo a perdere voti.
    Se le posizioni di Paola Binetti aprono confronti accesi fra gli elettori che seguono le vicende del partito un motivo ci sarà e non lo si può certo liquidare come prova di mancato rispetto del pluralismo. Forse c’è dell’altro.

  4. Ma “loro” chi? Quelli di FareFuturo? Mi sembra chiaro che abbiano interesse a promuovere la causa del dissenso interno, altrimenti Fini e finiani si darebbero la zappa sui piedi da soli se criticassero l’atteggiamento da bastian contrario della signora Binetti. E poi è troppo facile fare della “critica intelligente” agli avversari: i vizi degli altri sono sempre peggiori dei nostri.

    PS: la signora Binetti in elezioni con voto di preferenza non sarebbe mai stata eletta nel PD. In questo momento dovreste ricordare tutti voi parlamentari che siete solo rappresentanti di voi stessi, non degli elettori italiani.

  5. Niente polemiche nel CDX perché:
    1. loro hanno comunque vinto la votazione
    2. loro le polemiche sanno tenerle all’interno del partito senza farle uscire sui giornali (Andrea, sai benissimo che ai tempi del voto sul Decreto Gelmini moltissimi Parlamentari CDX erano contrarissimi, ma nessuno ha detto alcunché lì per lì; poi, hanno apportato correttivi nella sede opportuna, la commissione Cultura)
    3. non era una loro proposta

  6. Perché Binetti se ne deve andare dal PD:
    1. Il pluralismo di idee c’è già, in abbondanza, anche senza di lei.
    2. Binetti è troppo distante dalla posizione-media del PD (i suoi Parlamentari, i suoi Iscritti, i suoi Elettori) su troppi temi importanti. Le sue posizioni stanno benissimo insieme a quelle dell’UDC. O si iscrive all’UDC, oppure l’On. Binetti dimostra di avere una concezione della politica egocentrica (“vado dove mi piace stare, non dove le mie idee trovano migliore cittadinanza”) anziché al servizio della collettivitaà (alla quale fa assai bene che i politici dimostrino coerenza tra appartenenza politica e idee professate).
    3. (argomento bieco, ma importante) La sua presenza nel PD è un simbolo che allontana frotte di elettori e simpatizzanti, mentre pochissimi ne attira. Per una volta, pensiamo anche all’immagine che diamo ai nostri elettori, che vogliono votare per un partito che vince e non per un partito che eleva a virtù l’eccesso di pluralismo interno (confusione, direi io)
    4. Se si tenessero delle sacrosante elezioni primarie per stabilire le candidature nelle liste bloccate della Camera, Binetti NON vincerebbe mai (in Lombardia, poi…), mentre credo che Concia, Sarubbi e Scalfarotto sì
    5. Quando si è in minoranza in Parlamento, la disciplina di partito è fondamentale. Già sei perdente tra gli elettori, non hai alcun bisogno di dimostrarti poco unito sulle battaglie fondamentali del tuo partito.

  7. E’ difficile rispondere Andrea. Personalmente non ho condiviso l’operato della Binetti, oggi invece, dopo aver letto il tuo articolo, quasi quasi rivedo la mia posizione. La tua domanda è impegnativa…si potrebbe rispondere in tanti modi. Forse perch… Visualizza altroè “loro” sono più furbi e noi ci perdiamo dietro ideologie identitarie…o forse perchè a noi manca proprio un’identità precisa…il PD dovrebbe chiedersi una volta per tutte COSA INTENDE DIVENTARE…poi agire per realizzarsi in tale direzione. In ogni caso questo PD mi fa sempre più tristezza

  8. Condivido le tue valutazioni e quelle di FareFuturo nella loro valenza generale. Ma dico che forse in questo caso da noi non ci “arriviamo” perchè discriminare gli omosessuali è qualcosa di appena appena più grave che, come avvenuto invece per i dissidenti dell’altra parte, non farlo. Avrei voluto vedere il centrodestra – che già ha fatto i salti mortali pet giustificare il voto favorevole alle pregiudiziali in aula – linciare in pubblica piazza deputati che avevano avuto la “colpa” di votare per la tutela delle persone omosessuali (Per tutto il resto mi pare che invece ci siamo arrivati. Proprio perchè non tutte le questioni hanno lo stesso peso o la stessa gravità).
    Perchè la discriminazione è una cosa che si può fare ma che non si può dire. Perchè il Paese, al di là delle possibili diverse sensibilità, è ancora un Paese civile. E si rivolterebbe. In questo senso mi pare che le continue prese di posizione di Binetti sul tema siano il segno, ad un tempo, della sua assoluta Democraticità per tutto il resto (della sua sensibilità di persona Democratica e quindi onesta, trasparente, forse anche più di altre persone della sua area), e, insieme, della sua ingenuità politica. E, per tornare al tema di fondo, io sarei eventualmente per tenerla con noi. Per la ragione che la pensa come noi sul 90% delle questioni (Fioroni, ma lo pensavo da prima) e anche perchè credo alla sua buona fede. Però la discriminazione è una cosa che non si può accettare. E che fa ovviamente molto più rumore, specie se avviene nella nostra metà del campo, di qualsiasi altra presa di posizione “dissidente”. La dissidenza qui non è con i valori Democratici, ma con i valori della civiltà.
    Le idee che hanno un fondamento di fede – ammesso che davvero la fede in Dio possa portare ad idee come quelle della Binetti sull’omosessualità: mi sembra un’altra aberrazione – vanno rispettate profondamente tanto più in un partito Democratico (e a vocazione maggioritaria, e tutto il resto sostenuto anche da FF) a condizione che non vadano contro i diritti umani – perchè qui non si tratta di diritti civili, ma di diritti della persona – e contro la Civiltà nella sua accezione più letterale e politicamente spuria e condivisa.
    Anche FareFuturo discetta su questi temi con grande tranquillità senza rendersi conto, evidentemente, di ciò di cui stiamo parlando: il diritto di un essere umano a non essere discriminato (o peggio). Nel momento in cui, oggi, in generale, in molti casi, lo è. Quindi non si parla di un’ipotesi o di un futuro lontano, ma di un male presente, e di una questione urgente.
    Concludo dicendo che mi ritrovo tantissimo nella tua sensibilità in generale e condivido la gran parte delle tue idee, che leggo qui sul blog; ma considero insufficiente – in assoluto; dopo di che, capisco che corrisponda onestamente a ciò che pensi e senti – la motivazione che eri a favore del provvedimento per la semplice ragione che preserva le persone omosessuali dalla (sola) violenza (fisica). Il vero senso del provvedimento – quello per cui è stato affossato e su cui la Binetti si è dissociata – è riconoscere le persone omosessuali come persone con la dignità di chiunque altro e i diritti (umani; quelli “civili” sono tutto un altro paio di maniche) di ogni essere umano.
    Perchè si può anche pensare – io non so se lo penso – che una caratteristica, l’omosessualità, che apparentemente va contro una certa tendenza di natura sia qualcosa che ci si debba augurare non si diffonda eccessivamente – anche se pure questa idea mi pare abbastanza aberrante – ma, oltre a tenere conto del piccolo particolare che non si tratta di una malattia infettiva e nemmeno di una questione (soltanto) culturale, bisogna pensare soprattutto si tratta anche, ad un tempo, di una caratteristica personale di Persone esattamente, per il resto, uguali a noi, che bisogna quindi accettare, riconoscere e difendere da chi non lo vuol fare, fargli sentire (almeno da parte della politica, e di sicuro da parte Democratica) vicinanza e non l’abbandono o peggio di chi voglia il loro male.
    Sono Persone, che, peraltro, hanno tutto il diritto anche – ma non è questo il punto – di avere a cuore questa loro caratteristica, cosa che si capisce bene come possa essere normale visto che l’omosessualità altro non è che il loro modo di amare, quindi qualcosa che forse non gli possa fare tanto schifo.

  9. Sono in parte d’accordo che questa polemica e’ piu’ amplificata dai media che hanno nel tiro al PD uno sport sempre appagante e capace di entusiasmare lettori e di destra e di sinistra, sempre lieti di litigare fra loro. Pero’ mi pare palese che con il voto di ieri l’On. Binetti sia andata contro quel manifesto dei valori che ha sottoscritto al momento della candidatura, Manifesto che dice che il PD ” mira   a 
    eliminare   ogni   violazione   della   dignità   e   della   vita   della   persona,   rimuovendo   le   cause   che   possono pregiudicarne lo sviluppo, e ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione, di genere e di orientamento sessuale.” Ora io non sono un esempio fulgido di coerenza, ma direi che neppure l’On. Binetti lo sia. Prima di difendere le sue idee che secondo i finiani “fanno parte di un bagaglio culturale e valoriale diffuso nella societa’ “, si renda conto che sono in contrasto con quelle del suo partito e che lei ha pure sottoscritto quando evidentemente le faceva comodo….

  10. Francamente, io mi sto stancando della situazione che viene a crearsi in questo partito. L’ultimo delirante articolo di Ignazio Marino, in cui etichetta sprezzante Franceschini come un “democristiano”, dà idea di ciò che sta succedendo, ovvero una regressione dello stesso a una sorta di DS allargati, in cui chi viene dalla Margherita viene tollerato solo e soltanto se disponibile a cambiare idee e DNA, per abbracciare una malinterpretata laicità in cui, per capirsi, non si è laici se ci si astiene sulla fecondazione assistita, ma solo se si vota da 3 si in su. Ora, siccome io me ne strasbatto di queste mezzze tacche spacciati per intellettuali che hanno così tanto spazio sui media vicini, continuo a tenermi la mia laicità e a avere le mie idee, che ogni tanto divergeranno da quelle di Sarubbi, dalla Binetti o da Livia Turco, per essere identiche ad esse altre volte. Quello che voglio capire è se chi ha idee diverse da quelle di Marino potrà avere lo spazio di stare nel PD senza essere costretto a mutarle in quella direzione, o a sostenere roba sciagurata come la riforma del diritto familiare su cui (se non ho capito male) starebbero addirittura lavorando quei geni dei radicali, e su cui la Franco ha assicurato il proprio sostegno. Non ho religioni cui rendere conto, solo la mia ragione e la mia coscienza, e se in questo partito non mi verranno garantite, assieme alla possibilità di portare avanti determinate idee, farò quello che fanno gli elettori semplici, e cioè andrò altrove. Sarà una gioia vedere come i Marino di turno avanzeranno proposte per diventare maggioranza di questo paese seguendo ritmi e vocazioni pannelliane. Venendo sistematicamente frustrati.

  11. ero pronto a rispondere alla domanda del suo post, poi la lettura dei commenti mi ha frenato… e adesso davvero non so rispondere. in un partito democratico come quello che molti di noi hanno sognato (ampio e impegnato a governare l’italia più che le coscienze e i comportamenti delle persone, che per crescere non hanno bisogno di norme dello stato ma di un ambiente adatto creato anche dallo stato), in quel partito non ci sarebbe stato bisogno di sottolineare continuamente le proprie convinzioni anche religiose. far progredire il bene comune è un impegno complesso: e non è detto che il bene e l’interesse comune siano unicamente nella direzione della mia coscienza…
    detto questo, lo scontro tra gli aspiranti segretari è semplicemente deprimente…
    (grazie per le occasioni di discussione e di pensiero che lei offre)

  12. Sul risultato del voto chiaro che la Binetti non porta le colpe, e che il PDL ha traidot i patti. Chiare pure le ragioni per cui a destra non dicono nulla sui loro 10 dissidenti (Guido lo spiega molto bene). Secondo me l’intervista al Corriere dimostra che il fattore centrale è Berlusconi, senza un personaggio come lui, persone come la Binetti starebbero comodamente nel centro-destra e comunque in partiti di matrice conservatrice. E’ un fatto. Lo dico senza disprezzo e nel totale rispetto della Sigra. Binetti . Sta di fatto che se sedesse a Bruxelles, la Binetti, si troverebbe comodamente nei banchi del PPE. Dove accanto a conservatori di vecchio stampo ci sono pure i gaullisti che mischiano un certo progressismo sociale. No? Ora veniamo al fatto: il Presidente del Consiglio italiano è inguardabile, e quello che é successo è che la sua presenza ha finito per cristallizare il dibattito nel centro sinistra dove si è deciso di accolgliere un po’ tutti in nome del “nun se po’ vede Berlusconi”. Questa è la situazione.

  13. Questo subbuglio per un voto non influente sull’ esito finale è motivato dal fatto che il PD si sta costruendo un’ identità , che non è ancora ben definita; per questo una sana prudenza avrebbe dovuto suggerire alla Binetti, se veramente vuole bene a questo partito, di astenersi o di assentarsi come le è già accaduto…

  14. flavia fratello

    proviamo a rispondere solo alla questione :perche’ loro ci arrivano e noi no.
    istintivamente mi verrebbe da dire, perche’ al loro interno, paradossalmente c’e’ meno dibattito. ma non perche’ vi sia una sola posizione dominante, come si sarebbe portati a pensare.
    al contrario, perche’ gli elementi identitari, tutto sommato, sono pochi. il resto e’ decisamente fluido, difficilmente ricomponibile forse, in definitiva, davvero plurale.
    il che puo’ anche significare che comprende varie posizioni nei confronti delle quali non sempre si raggiunge una mediazione, ma che non scatenano necessariamente un esclusione.
    la sinistra al contrario ha una straordinaria tendenza all’esclusione ideologica. prova ne sia ad esempio l’incredibile galassia di micro partiti che si definiscono piu’ o meno comunisti e che sono stati capaci di scissioni infinitesimali, comprensibili si e no agli stretti parenti.
    e probabilmente nel pd ne e’ rimasta traccia.

  15. Caro Andrea,

    la fondazione FareFuturo, illuminante faro di speranza nel Popolo della Libertà, coglie nel segno. Non credo sia un mero calcolo politico, se il PD dichiarasse piena libertà di coscienza sulle questioni eticamente sensibili, impegnandosi (se mai andrà al Governo) a non presentare alcun ddl (come fecero la Bindi e la Pollastrini) ma lasciando esclusivo campo libero alle iniziative parlamentari. Certo, poi vincerà la maggioranza.

    Ma in ogni caso, alla Binetti una tiratina d’orecchie va data. Perché se anche tu hai criticato l’Udc e la Lega, che paragonano l’omossessualità alla pedofilia, pare indubitabile che anche la Binetti la pensi esattamente come i partiti di maggioranza.

    La totale mancanza di senso di laicità rende la Binetti, mi spiace dirlo, estranea all’identità di questo partito. Lei starebbe meglio in partiti confessionali, non nel PD.

    E ancora una volta, eccoci all’ipocrisia dei cattolici impegnati in politica, mai una volta. DICO, MAI UNA VOLTA, disposti a legiferare in modo saggio e prudente, ma sempre pronti a SBRAITARE denunciando che Eluana è morta di sentenza, quando sono stati loro i primi a provocarne la morte, predicando la necessità di non legiferare su deterimnate materia.

    Una cosa intollerabile… Ahimé, rispetto alla prima repubblica siamo arrivati al paradosso che i cattolici stradominano in Parlamento. E pertanto, si lavano le mani in nome di una coscienza…se davvero così la si può definire. Nella prima Repubblica i partiti laici hanno approvato la legge sul diverzio e sull’aborto, mentre comunque la DC aveva contribuito alla redazione del testo legislativo, realizzando un compromesso nobile al rialzo.

    Ora tutto questo è svanito, e ne paghiamo le conseguenze. Anzi… il bipolarismo ci ha dilaniati, sino alle “conversioni politicizzate” in nome del berlusconismo, da Giuliano Ferrara a Maruzio Sacconi, in salsa anti-sessantottina. Se questo è cristianesimo…amen

  16. Bravissimo andrea sarubbi. Sulle lezioni di liberalità dal centrodestra (!!!) ho letto le tue stesse osservazioni sul blog di Luigi Accattoli. Sulla follia di un partito che costruisce la sua identità sugli elementi di maggiore conflitto interno, bisognerebbe evocare lo spirito di Freud…. o di Tafazzi!

  17. Tutto molto ragionevole ed equilibrato…. fin troppo! Ma allora dove la collochiamo la linea di discrimine? D’accordo sulla pluralità di orientamenti e opinioni , ma allora perché non accogliere nel PD anche gli “illuminati” di Farefuturo? Il rischio è che in omaggio al rispetto delle opinioni diverse calerà sul PD un bel buio in cui tutte la vacche sono grigie.
    Paola Binetti appartiene ad un orizzonte politico-culturale che mi rifiuto di pensare come parte del PD. Sarò intollerante? Sarà, ma per citare Caparezza, “trovo molto interessante la mia parte intollerante”!

  18. … detto questo non nego che Paola Binetti sia una persona coerente. Ha ragione lei quando dice che chi l’ha candidata nel PD conosceva benissimo le sue idee.

  19. caro paolo, insisto che tanto coerente non e’ se ha firmato il manifesto dei valori del pd…

  20. Caro Giovanni, il manifesto è sufficientemente generico per accogliere il maggior numero di adesioni possibile. E’ quando bisogna votare che i nodi vengono al pettine. Io semplicemente non l’avrei mai candidata.

  21. Questo e’ veo in generale, ma in questo caso particolare e’ invece piuttosto preciso: “il PD mira a eliminare ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione, di genere e di orientamento sessuale”

  22. Posso fare una domanda anch’io? Eccola: ha ancora senso la forma partito?
    Per chiarezza dico che per me l’onorevole Binetti ha fatto benissimo a votare come meglio credeva.

  23. Pingback: Paola Binetti: l’On. Malaussène « Champ's Version

  24. lucagrasselli

    La Binetti – stando alle cronache, non sempre infallibili – sembra costantemente felice di esaltare il proprio dissenso, anche a dispetto del bene del proprio gruppo, e senza tentare prima una conciliazione o comunque forme di espressione di tale dissenso un po’ meno deflagranti, che pure ci sono ampiamente. Quindi dal punto di vista della disciplina di parlamentare eletta in un gruppo – che, si suppone, prende democraticamente determinate posizioni, il suo comportamento è AMPIAMENTE redarguibile.

    Tuttavia questo ostracismo generalizzato non è assolutamente condivisibile, e condivido le preoccupazioni di molti. Un partito (lo dico a Franceschini) che non riesce a costruire una sintesi politica efficace partendo anche dalle idee della Binetti sarebbe un partito più inutile. Un partito (lo dico a Bersani) che risolva il problema restringendo il proprio campo sarebbe un partito più misero.

  25. Antonio Esposito

    ‘E’ proprio nella crescita di questo – conclude il magazine – che si deve basare la sfida di un partito plurale. Nella sua capacita’ di includere, di mediare: di trovare cosi’ sempre la strada maestra per disinnescare il conflitto piu’ duro’.

    Questo dice FareFuturo. “Mediare”, c’è scritto. Sottolineato questo, mi accodo tranquillamente alla prima parte del commento di Luca Grasselli. “Mediare”, nella mente di tanti, anche di chi la pensa diversamente dalla Binetti, è una parola che non trova spazio; anche per questo l’Ulivo è andato a farsi benedire… La Binetti poi, dal canto suo, fu così “audace” da votare contro il proprio governo.

    Comunque, il punto è: non si è mai discusso sui grandi temi nel Pd. Spaccature come queste sono evidenti anche sui temi non etici, soprattutto perché siamo partiti con la logica del “ma anche” di veltroniana memoria. Non so se sapremmo oggi spiegare che cosa farebbe il Pd al governo del Paese.

  26. enrico marrucci, enrigo

    Quindi se nel partito qualcuno manifesta idee antisemite bisogna trovare il modo di accettarle? Per vocazione maggioritaria? La disciplina di partito è una cosa un po’ aberrante, anche se pratica. Però semplicemente chi crede in valori antitetici a quelli statutari deve uscire. Punto. E’ stata fatta eleggere (non si può dire più è stata eletta, con questo sistema elettorale) e ce la dobbiamo tenere? Quindi per difendere gli squallidi calcoli di Veltroni o chi per lui il Pd deve andare sempre più a scatafascio e disgustare sempre di più i propri stessi elettori? Il partito si dichiara laico, chi non è laico fuori!

  27. Andrea, capisco quello che scrivi, e come sai penso che la libertà di coscienza debba valere sempre, e non solo sui temi etici.

    Anzi, trovo indecente che spesso quelli che invocano la disciplina di partito per queste cose, poi si congratulano con coloro che non seguono il partito su determinate questioni (ad esempio quelli che non votaro il trattato con Gheddafi).

    Tuttavia, è pur vero che la Binetti sembra occuparsi solo delle tematiche etiche, ed esprimendo un pensiero al 100% incompatibile con quello che dovrebbe essere quello del PD.

    Anche alla libertà di coscienza c’è un limite: se si vota perennemente in contrasto ai valori del PD su tutti gli argomenti etici, e ci si occupa praticamente solo di quelli, battagliando solo su quelli, non ci si può lamentare se da più parti le si chiede di usare il buon senso ed andare in altri partiti dove le sue battaglie sono più condivise.

    Insomma, la libertà di coscienza nel PD deve esistere per difendere le posizioni alla Sarubbi, non quelle alla Binetti.

  28. io ho già scritto come la vedo sul mio blog e un commento qua. è chiaro che se il PD vuole essere un aprtito plurale, e questo era l’accordo originario, se vuole essere un partito di governo, e ce lo auguriamo, allora DEVE accettare che al suo interno esista il dissenso su temi come questo che, parliamoci chiaro, son temi marginali (la aggravante da introdurre era una specie del genere ed esiste già nel nostro codice penale).

    ma fate due conti, cacciate la Binetti, cacciate rutelli, cacciate i “guelfi guelfi” e vi troverete con un 5% in meno, cioè un UDC all’11% e, coi voti persi dal Pdl dopo la daddario, al 15%. credete davvere che in quel modo sia possibile governare al posto di berlusconi?
    e come? facendo una alleanza con l’UDC al 15%?
    la Binetti ve la trovate ministro se la cacciate, siate furbi amici.

  29. p.s. non sono nè l’UDVC nè la lega a paragonare l’omoessualità alla pedofilia. è da analfabeti scrivere in una legge “orientamento sessuale” perchè è chairo che anche la pedofilia sia un orientamento sessuale, sennò che è?
    quindi, dato che poi con le leggi ci si va in tribunale e gliavvocati le usano per non far andare in galera i loro assistiti, forse sarebbe opportuno scriverle decentemente no?

  30. arrivo buon ultimo… e non ho letto tutti i commenti. Qualcuno. Trovo ottimo questo post. Anche io, nel mio piccolo, chiuderò con una domanda.

    Per inciso, ho dei dubbi che ci si debba scannare per questa aggravante… gli stessi che mi erano venuti sul tanto discusso reato di stalking. In questo Paese continuiamo a inzeppare di norme i codici, ma tendiamo sempre meno a rispettare quelle che già ci sono. Io vorrei vivere in un Paese dove sia considerato inaccettabile da quasi tutti, leggi e consuetudini incluse, che io possa essere aggredito e/o molestato. Evidentemente non è più una cosa piana. Non è più una preoccupazione pubblica. Punto.

    Chiudo con la domanda che nasce proprio dall’intervista linkata da Andrea. Quegli italiani che – senza dovere tutti portare il cilicio – sono cattolici (alcuni anche impegnati in ambito ecclesiale), intravedono nell’idea del Pd qualcosa di nuovo e buono, che non voterebbero mai per ragioni diverse Udc o il Pdl/Lega… sono dei marziani? O sono marziani gli illuminati vecchi mestieranti del PD?

  31. lucagrasselli

    Piddini su Marte… (rosso pianeta bolscevico e traditor!) 😉

    Certo che no, e questi cattolici (tutt’altro che “presunti”) sono una marea – probabilmente minoritaria, anche se non dappertutto, ma comunque una marea. E non è vero che non sono considerati (nel mio circolo PD quando ci sono le prove di canto in parrocchia non si può fissare una riunione di segreteria, visto che metà dei membri della segreteria è nel coro…). [A livello degli alti dirigenti probabilmente non sono, in effetti, molto considerati, ma quelli non considerano nessuno 😉 ]

    Grazie per avercelo ricordato.

  32. manlio laurenti

    A proposito di antisemitismo,sapevate che la tessera N1 del PD è di propreta’ di un cittadino Svizzero?L’Ing De Benedetti.Naturalmente,uno pensa che l’ing sia trasmigrato in Svizzera per non pagare le tasse su capitali accumulati con una pratica che i Sindacati definivano,una volta,”privatizzazione degli utili,pubblicizzazione delle perdite”.Una volta,prima che l’ing distruggesse la Olivetti e si desse alla salumeria,(in effetti,la faccia da salumiere cel’ha,diciamocelo),acquistando Vismara ed altre entita’Nestlè.Beh,se credete che De Benedetti stia in Svizzera per motivi di interesse vi sbagliate.Ci sta,ha affermato ieri ad ANNOZERO il suo giornalista di corte Curzio Maltese ,per sfuggire alle persecuzioni razziali.Senonchè,gli è stato risposto,Svizzero lo è diventato nel 2007,a 62 anni dalla morte di Hitler.State facendovela sotto dalle risate?Vi capisco.Intanto la Binetti,per sfuggire anche lei alle persecuzioni,potrebbe scappare a Lugano.Il posto è gradevole,anche se lo hanno rapallizzato mica male,i civilissimi Svizzeri,e nei suoi bei parchi e nei suoi caffè,diventati abbastanza a buon mercato grazie all’Euro,la Binetti e De Benedetti potranno farsi due chiacchiere in santa pace,REPUBBLICA sotto l’ascella, e riflettere sulla comune fede nel Dio unico.Quale dio?E’ li’,il punto:l’una crede in quello di Gesu’,l’altro in quello che sta sul dollaro.Il dibattito si farebbe assai interessante,non c’è che dire.

  33. Loro ci arrivano e noi no perchè dobbiamo sempre distinguerci e attaccare chi non la pensa come noi.

    Paola Binetti ha mostrato molte volte disagio per l’odio che c’è nei suoi confronti, eppure nel famoso statuto si para di partito plurale. Ovvio che un partito debba decidere ma ci deve essre anche libertà di dissentire.

    Se chi ha commentato questo post vuole militare nel PD deve accettare anche chi ha una posizione minoritaria. Io pensavo che i tempi del pensiero unico fossero finiti e spero di non dover mai dire “mi son sbagliato”.

    Infine, adesso c’è il congresso e tutti a darle addosso dimenticandoci che, come ha detto Fioroni, lei è d’accordo con il 90% delle idee del PD, si è distinta SOLO sul testamento biologico e l’altro ieri. Sul resto è sempre stata d’accordo. Tutto questo fiele solo per due casi

  34. giovannimapelli

    CHIESA + CRISTIANA ANTICA + CATTOLICA e + APOSTOLICA

    Diocesi Cattolica – Ortodossa
    di Monza per l’ITALIA

    NOTA ALLA STAMPA

    Milano, 14 Ottobre 2009 – IL VOTO CONTRARIO DEL PARLAMENTO SULLA LEGGE CHE PUNISCE L’OMOFOBIA E’ UN FATTO
    GRAVISSIMO E UNICO IN TUTTA L’EUROPA.
    L’ITALIA E’ L’UNICO PAESE IN EUROPA E FORSE NEL MONDO CHE HA VOTATO CONTRO UN TESTO DI LEGGE CHE CONTRASTI I REATI DI OMOFOBIA: TUTTO CIO’ NON SOLTANTO E’ SINGOLARE
    MA CI INDICA ELOQUENTEMENTE E PIU’ DI OGNI ALTRA CONSIDERAZIONE QUANTO IL NOSTRO PAESE SIA ORMAI ROVESCIATO IN TUTTO: SI PERSEGUITANO I GAY E SI AGEVOLANO I CARNEFICI E GLI OMOFOBI – SI CONDANNANO I DEBOLI E SI AGEVOLANO I PREPOTENTI – SI CONDONANNO GLI EVASORI E SI VESSANO I CITTADINI ONESTI – SI INCRIMINANO I GIUDICI E SI FAVORISCONO I DISONESTI – UN’ITALIA ORMAI ALLO SBANDO TOTALE DENTRO LE TESTE STESSE DEGLI ITALIANI: UNA SITUAZIONE DEVASTANTE CHE VIENE AGEVOLATA DA CHI STA IN POLITICA E NELLA CHIESA

    Sapevamo che dopo anni di inutili e futili discussioni in Italia, sui gay e sull’omofobia, non si sarebbe mai approdati a nulla: i fatti di ieri ci hanno dato ragione.
    L’Italia è l’unico paese al mondo e in Europa che ha affossato una legge contro l’omofobia.
    Nonostante i pestaggi e le aggressioni di persone e coppie omosessuali accaduti negli ultimi tempi, i Signori Onorevoli (questo titolo è puramente formale ormai) della parte governativa – ma non sono mancate defezioni pure dentro il PD con Binetti e company – hanno pensato bene di affossare la legge che puniva i reati contro gli omosessuali.
    Crediamo sinceramente che da ieri, l’Italia non abbia più diritto di stare tra le nazioni dell’Europa civile e progredita.
    E’ incredibile che negli anni duemila ancora ci sia una discriminazione su base sessuale, per orientamento sessuale o di genere.
    In poco tempo siamo precipitati in anni bui e in una regressione totale.
    Questo è un paese rovesciato nei suoi principi : vengono favoriti i violenti e perseguitati i gay.
    Si processano i giudici e si favoriscono i disonesti, si agevolano gli evasori e si perseguitano gli onesti.
    Ormai siamo alla fine del senso etico e della legalità.

    A tutte le realtà Istituzionali – politiche e amministrative – coinvolte nel dramma dell’omofobia sociale sempre più diffusa, spesso sottovalutata e minimizzata, che ha portato a questa escalation paurosa di violenza e sopraffazione, chiediamo di voltare pagina in Italia e di cambiare musica!
    Occorrono fatti concreti, programmi e interventi legislativi, e non parole vuote, retoriche e di circostanza, prive di concretezza e di incisività.

    mons. + Giovanni Climaco MAPELLI

    Arcivescovo e Primate

    i Teologi del CENTRO STUDI TEOLOGICI – Centro Ecumenico – di MILANO

    Milano, dalla Sede Diocesana, il 13 Ottobre 2009

    tel. 339.5280021 – fax 02. 95310741

    centrostuditeologici@alice.it

  35. giovannimapelli

    dal sito di Napoli DIRITTO ALLA FELICITA’
    dopo l’aggressione del docente gay:
    I mandanti sono a piede libero; si reputano onorevoli perche’ siedono in Parlamento o venerabili perche’ vestono le porpore e gli ori. Invocano la legge ma sono i principi dell’illegalita’ e dell’ingiustizia; predicano l’amore ma praticano l’odio e l’esclusione; parlano di “figli di Dio” ma credono in un dio intollerante, ignorante e che discrimina tra i suoi figli. Il loro vero nemico e’ la liberta’, che temono e disprezzano

  36. enrico marrucci, enrigo

    per quel manlio laurenti, ma lei sa dove paghi le tasse carlo de benedetti? Lui sostiene che ha preso la cittadinanza svizzera per riconocenza verso quel paese e che comunque continua a pagare le tasse in Italia, visto che poi è anche cittadino italiano. Lei ha informazioni diverse? Ci fornisce le fonti? Altrimenti tace? Grazie…

  37. Apprezzo il dibattito che si sta svolgendo civilmente su questo blog, accettare le opinioni altrui è sempre un fatto di tolleranza e di civiltà. Ma se guardo le cose dal punto di vista del semplice elettore, quale sono io, mi viene da chiedermi come posso orientarmi per il voto. Io non voterò mai A.N anche se casualmente su certe cose possiamo pensarla alla stessa maniera, perchè sono altre e molto più numerose le cose che mi dividono da quel partito.
    Se la permanenza della Binetti nel PD deve rappresentare un grosso problema perchè, cristianamente, non fa un’opera di bene e passa armi e bagagli nel UDC. Sarebbe più semplice per tutti.
    Quanto a Manlio Laurenti, puntualizzando che a me personalmente di De Benedetti non importa proprio niente, vorrei tuttavia fare presente che la sua famiglia dovette porsi in salvo in Svizzera a causa delle sciagurate leggi razziali applicate dal fascismo E aggiungo che Fini, solamente pochi anni fa, definì Mussolini il più grande statista che l’Italia ha avuto.

  38. Gentile on. Sarubbi:
    la risposta alle sue questioni meriterebbe una lunga riflessione, tuttavia mi limito a un punto chiave:
    1) Il “problema Binetti” (come lo ha definito il suo candidato segretario) è molto semplice e risulta evidente proprio dall’intervista che la Binetti ha dato : è stato chiesto a lei di candidarsi e le hanno dato un posto in lista che le garantiva di essere eletta. L’origine del problema è tutta lì. Io non so chi rappresenta la Binetti, come non so chi rappresenta lei e tutti gli altri. Detto in termini brutali: una posizione all’interno di un partito è leggitima se rappresenta qualcuno. Fino a che io non sapro’ se la Binetti nel Pd porta 10, 100, 10000 voti (e per converso ,cosa di cui ho un po’ piu’ il polso, se ne fa perdere 10, 100, 100000) io non posso capire se la presenza della Binetti in questo partito ha un senso oppure no. Fino a che le liste saranno composte facendo bilancino tra le componenti (un tot ai margheriti, un tot ai veltroniani, un tot ai dalemiani, un tot ai mariniani) senza che l’elettore possa decidere se chi viene eletto lo rappresenta o meno, il problema rimarrà sempre. La libertà di coscienza del parlamentare è un diritto inviolabile. A me elettore manca pero’ la possibilità di sottoscrivere o sanzionare il comportamento di un parlamentare (e della sua coscienza) giudicando se è degno di essere rieletto come mio rappresentante. Forse per un elettore di cdx questo non è importante, ma per un elettore “progressista” (uso il termine in modo generico) questo è vitale. Perchè devo capire in che cosa i miei rappresentanti fanno progredire il paese e in che cosa no. E se altri elettori giudicano necessaria la presenza della Binetti nel PD, io sarò ben lieto di confrontarmi con loro e con lei. Fino a che la presenza della Binetti mi sarà imposta dall’alto io elettore del Pd mi incazzerò come una iena e giudicherò se vale la pena o meno di votare ancora questo partito.
    Cordiali saluti. Paolo

  39. il solito pasticcio in salsa PD: e il paradosso è che per affossare la legge contro l’omofobia ci si richiama alla costituzione

    La bocciatura della legge sull’omofobia ripropone nel PD i tormenti sulle strategie politiche

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