L’invasione che non c’è

Domenica scorsa, nella mia parrocchia, si sono battezzati tre bambini: Marco, Simone e Jerusha. Jerusha è nata a Roma, dove probabilmente passerà il resto della sua vita, da due genitori indiani: indiani del Kerala, per la precisione, uno Stato del sud a maggioranza cristiana. L’invasione islamica minacciata da parte del Centrodestra, insomma, non è colpa sua, e nemmeno degli altri figli di immigrati iscritti al catechismo per la comunione o per la cresima: sono una decina abbondante su circa 200, ossia il 5% del totale, e la percentuale cresce di anno in anno. Gli immigrati residenti in Italia, lo ricordo, sono il 6%. Dove voglio arrivare mi pare abbastanza chiaro: per quanto le cifre di una parrocchia romana non rappresentino da sole un campione esaustivo, i dati dei bambini stranieri iscritti al catechismo (sarebbe interessante averli su scala nazionale: se qualcuno può, mi aiuti) mostrano da soli la strumentalità dell’insistenza sull’invasione islamica. La politica torna ad occuparsi di cittadinanza agli immigrati, con una proposta di legge che rischia di rompere gli schemi? La risposta più facile per mettere tutto a tacere è appunto quella dell’invasione islamica, possibilmente condita da una campagna anti-burqa che – leggo or ora sui siti dei principali quotidiani – anche il ministro delle Pari Opportunità ha deciso di fare propria. “Via il burqa dalle scuole”, ha annunciato Mara Carfagna, ed allora ho iniziato un rapido giro di telefonate per sapere dai miei amici di varie latitudini se qualcuno di loro ne abbia mai visto uno: niente da fare. Non che il mio sondaggio abbia valore statistico – come i dati parrocchiali del Santissimo Crocifisso, appunto – ma pure questo è un segnale: se la presenza dirompente del burqa fosse un problema serio per l’Italia, qualcuno se ne sarebbe accorto. Il che non esclude che magari, nel profondo Veneto, ci sia pure qualche donna che lo indossi, ma da qui ad annunciare una legge in tempi rapidi come se fosse un’emergenza nazionale ce ne passa: tra l’altro, gli intellettuali islamici ci hanno chiarito che la religione c’entra poco, ed il nostro ordinamento contiene già una norma che impone a tutti di essere riconoscibili. “Via il burqa dalle scuole”, insomma, è uno slogan con poco contenuto: è una manovra mediatica per dire alla pancia degli italiani che l’integrazione è una battaglia persa, per risvegliare in ognuno la paura di un’invasione che – stavolta lo dicono le statistiche serie, non i calcoli casarecci di Sarubbi – non trova riscontro nella nostra realtà. Il tutto, amici miei, mentre in Commissione Affari Costituzionali si sta cercando di addomesticare una partita molto importante sulla legge per la cittadinanza: il comitato ristretto che deve scegliere il testo base avrebbe dovuto riunirsi già due settimane fa, ma ogni volta – per un motivo o per un altro – si è deciso di rimandare. Sul tavolo, come spiegavo in altre occasioni, ci sono parecchie proposte di legge, tutte con la stessa caratteristica: quella di essere proposte di parte. Tutte, tranne una: la 2670, promossa da me insieme a Fabio Granata e sottoscritta da 50 deputati di diversi gruppi parlamentari (Pd, Pdl, Udc, Idv, delegazione radicale e gruppo misto). Rispetto ai canoni vigenti, il nostro testo ha l’imperdonabile difetto di non essere riconducibile in via esclusiva a nessun partito: il Pd ha le sue proposte ufficiali, il Pdl le sue, l’Udc e l’Idv ne avevano già presentate alcune prima della nostra iniziativa bipartisan. In un clima costruttivo, proprio questa potrebbe essere la sua forza: per quanto lo si possa migliorare, insomma, è un testo che parte già da un minimo comun denominatore, e non ci vuole uno scienziato per capire che potrebbe essere un ottimo testo base. Ma se si continua a rinviare il confronto, dirottando l’attenzione sul burqa, la vedo abbastanza brutta.

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11 risposte a “L’invasione che non c’è

  1. Matteo Cacciola

    Andrea, se vuoi avere dati statistici, penso proprio che la CEI possa darti una mano. I bambini che ricevono il Sacramento della Prima Comunione devono essere registrati nelle anagrafi parrocchiali, e credo debbano essere comunicati alle Diocesi. A questo punto serve solo un po’ d’impegno. Disponibile a darti una mano

  2. Mah, fossero anche pari a zero i bambini battezzati o cresimati figli di immigrati non credo che sposterebbe di una virgola il fatto che non essite nessuna invasione.
    In ogni caso è interessante la proposta di legge sulla cittadinanza bipartisan. Perchè non ne illustri i contenuti a grandi linee? (Non so se lo hai già fatto precedentemente nel blog, ti seguo da poco…)

  3. Non solo ci sono bambini che frequentano il catechismo, ma anche il matrimonio cristiano con immigrati/e. Posso fornire i numeri della mia parrocchia, anche dei bambini.

  4. Non saranno i dati che cerchi tu, ma su Mondo e Missione abbiamo realizzato uno speciale di sedici pagine sugli immigrati in parrocchia. Che ormai non solo solo i battezzandi, ma anche gli educatori dei ragazzi, gli operatori Caritas, i membri dei consigli pastorali. A questo link un articolo
    http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=1456

  5. Aggiungo solo un elemento per completare il quadro: sono tanti (sempre secondo statistiche “caserecce”, costruite sul vissuto) coloro che abbracciano con meno fervore la fede dei genitori, che o ne trasformano i contenuti o l’aspetto esteriore, o che addirittura la abbandonano fattualmente.

    Questo giusto per sottolineare un fatto banale ma per molti per niente scontato: che le “culture” non sono monoliti, non sono immobili, ma interagiscono, s’incontrano – e a volte si scontrano – ma sempre si trasformano e secondo me, inconsapevolmente le culture si piegano evolutivamente alle esigenze della convivenza (dei diversi).

  6. MANLIO LAURENTI

    L’attentatore di Milano frequentava la Moschea di Viale Jenner,noto covo di provocatori che sognano l’islamizzazione dell’Italia.Sempre in Italia ci sono un milione di Islamici,in continuo aumento.Credo che questi dati bastino a descrivere la gravita’ del problema.Dobbiamo aspettare il replay de i 200 morti di Madrid,i 70 di Londra,per prenderli sul serio?

  7. Questo post con approfondimento e commenti,
    è un balsamo per il mio umore.
    Ringrazio tutti

  8. A Manlio, che mi sembra pessimista,
    lo inviterei,
    se possibile
    ad attenersi ai soli fatti.
    Non usando i numeri come clava.
    Francesco d’Assisi,
    non ebbe alcun terrore del saladino,
    e magari io riuscissi ad essere un minimo di cristiano….. mentre lui era semplicemente un abbandonato ad una fede cieca in gesù il Cristo,
    ucciso da noi tutti….

    Aiutiamoci,
    piuttosto che lanciare clave….

  9. Nulla giustifica il terrorismo, ma pure il terrorismo islamico deve essere visto accanto ad altri terrorismi che hanno interessato ed interessano i paesi che ora li etichettano esclusivamente a “culture” altre.

    Comunque aspettiamo prima di prendere posizione (onde rischiare di strumentalizzare, in un senso o nell’altro) su eventi come quello di Milano.

    A Manlio Laurenti dedico questo link:
    http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/padre-accoltella-figlia/padre-accoltella-figlia/padre-accoltella-figlia.html

    Il relativismo culturale – contro cui ogni tanto si schierano tutti senza neanche sapere di cosa stanno parlando – non deve mai essere assoluto, ma deve irrinunciabilmente essere tendenziale, come (oggi) insegnano le scienze etno-antropologiche.
    Dopo Erodoto per secoli ci siamo dimenticati di questo principio, per riscoprirlo soltanto nel XX° secolo, dopo che imperdonabili errori ed orrende nefandezze erano stato compiute.

  10. manlio laurenti

    Francesco non ebbe terrore del Saladino,ma questa non è mica una buona ragione per invitare il suo successore Bin Laden ad Assisi per una preghiera comune.In effetti ad Assisi c’è gia’stato Tariq Aziz il quale,nel’occasione,spiego’ che Saddam Hussein era un papa’,per il suo popolo.Mancava Ali’,impegnato a giocare al Piccolo Chimico. Erano i tempi di “Santo Subito”,ed il Vaticano non lesinava,quanto a provocazioni nei confronti dello Stato italiano.Che L’Islam sia un pericolo lo afferma Magdi Allam,che lo conosce bene,mentre continuo a domandarmi dove sia Dacia Maraini ed il suo autorevole parere di femminista.

  11. incompiutezza

    Che L’Islam sia un pericolo ….
    Grazie manlio.

    Infatti
    anche il cattolicesimo
    è un pericolo
    quando lasciato in mano ai fondamentalisti
    e agli integralisti.

    E’ solo nella nostra testa ritenere quelli più pericolosi di questi altri.

    Il naziesmo ha trovato nel cattolicesimo (cattolico-protestante) i germi dell’antisemistismo
    per ammazzare qualche milione… di ebrei, aggiungendoci un pò di zingari e froci vari…

    Insomma
    se l’Islam fosse pericoloso,
    io cattolico
    devo stare attento
    a ritenermi di pura razza….divina….

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