Lutto nazionale

foto Ansa

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Nel giorno del lutto nazionale per le vittime di Messina, la cosa più utile che possa fare un deputato è raccontarvi quanto ha sentito con le sue orecchie alla Camera, questa settimana, dal sottosegretario Guido Bertolaso: un uomo che normalmente si distingue per la prudenza delle dichiarazioni, ma che stavolta c’è andato giù pesante. La Protezione civile aveva lanciato l’allarme il 23 settembre, prima ancora dell’arrivo della perturbazione: con una circolare inviata a prefetture e Regioni interessate (“Un fatto accaduto tre volte nell’arco dei miei otto anni di direzione della Protezione civile”, ha rimarcato il sottosegretario), si metteva in guardia dal rischio e si davano indicazioni operative specifiche. Passò una settimana e – dopo altre due sollecitazioni, con altrettanti bollettini meteo – la Regione Sicilia emanò una direttiva, “indirizzando ai sindaci lo stato di pre-allerta”. Non si sapeva esattamente cosa sarebbe successo, perché nessuno aveva previsto la portata dell’alluvione, ma era chiarissimo che la situazione sarebbe stata critica. Ufficialmente, le strutture locali sono tenute alla “vigilanza” ed al “presidio territoriale”: due compiti abbastanza generici per i non addetti ai lavori, ma lo stesso Guido Bertolaso ha tenuto a sottolineare che questa terminologia “deve essere estremamente conosciuta a coloro i quali hanno responsabilità di protezione civile, dal capo del dipartimento nazionale sino al sindaco del Comune più piccolo del nostro Paese”. A parziale discolpa dei soggetti interessati, c’è da dire – e Bertolaso lo ha detto – che un’intensità media del genere non si registrava da due secoli, e nei momenti di massima pioggia non c’era stato nulla di simile nell’ultima metà di millennio; è altrettanto vero, però, che l’area in questione era in stato di emergenza da due anni e che la messa in sicurezza (non so se sia questo il termine tecnico, ma ci siamo capiti) era ben lontana. Anche qui ci sarebbe da aprire un capitolo, stavolta di natura finanziaria: a fronte dei 144 milioni di euro di danni stimati, in questi due anni ne erano stati stanziati e spesi soltanto 7, ossia meno di un ventesimo; ora che 28 persone (o 36, dipende dai dispersi) sono morte, invece, dalle tasche dello Stato e della Regione Sicilia ne sono usciti improvvisamente 40, e se qualcuno di voi ha una risposta plausibile per favore me la dia. Ma la domanda più profonda riguarda il nostro modo di percepire l’ambiente, che da parte della nostra società (e non parlo solo di classe politica nazionale, ma anche di amministratori locali e di comuni cittadini) viene visto come un intralcio. Su questo, Bertolaso è stato chiarissimo:

GUIDO BERTOLASO. Sappiamo da sempre che l’Italia vanta il record dei rischi naturali, ne abbiamo parlato tantissime volte in questa e nella precedente legislature, in particolare nelle competenti Commissioni. Rischi che vanno da quello vulcanico a quello sismico, dal dissesto idrogeologico a quello degli incendi boschivi, ma sappiamo che tali rischi sono stati spesso sottovalutati e vissuti come un ostacolo, in qualche modo ingiusto, allo sviluppo delle città, delle aree industriali, delle infrastrutture, e soprattutto alle attività di costruzione di nuovi insediamenti. (…) Abbiamo visto, invece, in questi giorni alcuni (anche tra chi è chiamato a ricoprire incarichi istituzionali) manifestare una sorta di insofferenza e contrarietà nei confronti di chi ricorda che la buona manutenzione nel nostro Paese non è stata una priorità; non lo è stata per l’uno o per l’altro Governo, per questa o per un’altra maggioranza: non lo è stata semplicemente per tutti. Si è costruito, siamo cresciuti, si è agito secondo le logiche di una cultura della crescita e dello sviluppo che non ha preso in seria considerazione la reazione della natura, la nostra pretesa di una sua ipotetica indifferenza.

L’esempio ultimo di questo atteggiamento è la prima versione del piano casa: quella in cui il presidente del Consiglio delegava il rispetto dell’ambiente al senso estetico degli italiani. La lettera del Fai e del Wwf sul Corriere della Sera di oggi è l’ennesimo appello a cambiare rotta, possibilmente prima di un altro lutto nazionale.

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Una risposta a “Lutto nazionale

  1. Vincenzo Iurillo

    Caro Andrea, vieni a dare uno sguardo al piano casa della Campania e vedrai in che modo il Pd campano dei cacicchi, delle preferenze e delle tessere tiene in considerazione l’ambiente, il paesaggio, una corretta urbanistica e, perché no, anche il lavoro! Vogliono accelerare la chiusura delle fabbriche per costruire case e chissà cos’altro. Mi chiedo che fine abbia fatto il Bassolino che nel 2003 impugnava il condono Berlusconi. Se qualcuno ne ha traccia, me lo dica.

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