Il Nobel preventivo

La notizia del Nobel per la pace a Barack Obama non può che farmi piacere, ma sinceramente non la capisco. E cerco di ragionare onestamente, al di là delle appartenenze politiche, tenendomi lontano dai sillogismi di casa nostra per cui se Obama vince il Nobel allora il Pd guadagna mezzo punto: a novembre i democratici Usa hanno vinto le elezioni e nei mesi successivi noi le abbiamo perse, forse perché assomigliamo poco ai cugini americani oppure perché – se anche fossimo la loro fotocopia – magari i nostri elettori ragionano diversamente. Al di là delle improbabili ripercussioni interne, comunque, la notizia mi fa piacere perché dimostra quanto un cambio di rotta nella politica estera americana sia percepito – a livello internazionale – come la chiave di volta della pace; ed ancora, perché il protagonista di questa svolta incarna molte delle idee in cui mi riconosco anche io. Perché il sì alla politica della mediazione della nuova Casa Bianca è anche un no alla guerra preventiva di Bush, che solo pochi anni fa sembrava il metodo più efficace per risolvere le controversie internazionali. Ma è una decisione che non capisco, lo ripeto, perché mi sembra più un premio alle intenzioni – all’agenda di Barack Obama, come hanno notato molti giornalisti presenti stamattina ad Oslo – che un riconoscimento ai risultati conseguiti finora: tanto è vero che, nella motivazione del Nobel, il comitato parla espressamente di “sforzi straordinari”, di “impostazione” e di “nuovo clima”, ma non può andare oltre, perché i problemi spinosi che la nuova amministrazione americana ha ereditato da quella precedente sono ancora lì. C’è l’Iraq e c’è l’Afghanistan, c’è il Medio Oriente (e qui bisogna riconoscere a Bush di averci provato anche lui, nell’ultima parte di mandato) e c’è lo stesso Iran, con il quale – al di là di qualche stretta di mano con Ahmadinejad e di qualche dichiarazione di buoni propositi – il problema del nucleare non sembra ancora vicinissimo ad una soluzione. Per non parlare della Corea del nord, naturalmente, o dello stesso Honduras, che dopo la visita di Hillary Clinton non sembra aver fatto molti passi in avanti sulla via della riconciliazione. Sono d’accordo con Piero Fassino, insomma, che parla di un “messaggio di speranza”, ma non credevo che il Nobel si potesse dare sulle intenzioni: penso a quello vinto nel 1979 da Madre Teresa, o anche – ma sì, fatemi essere un po’ polemico – a quello non assegnato alla Comunità di Sant’Egidio a metà degli anni Novanta, nonostante il suo contributo alla pace in Mozambico fosse sotto gli occhi di tutti. Mi viene il dubbio, allora, che anche il premio Nobel cominci a cadere nella trappola massmediatica: non è più il vincitore (magari una ong sconosciuta, impegnata da decenni in un angolo nascosto del mondo) a far parlare di sé perché ha vinto il premio, ma il Nobel stesso ad acquistare visibilità perché ha premiato un uomo da copertina. Se così fosse, signori miei, mettiamoci l’anima in pace: l’edizione 2010 è già vinta da Silvio.

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12 risposte a “Il Nobel preventivo

  1. Anch’io ho parlato di nobel preventivo… Forse l’accademia ha visto passare il cavallo della storia e non ha resistito a saltarci sopra. Così un domani potrà dire “noi c’eravamo”.
    Speriamo piuttosto che Obama si studi quei simpatici volumetti regalatigli dal Papa…

  2. Stavo giusto scrivendo ad una mia amica croata: “I agree…. I like Obama but I do not undestand why they give the Nobel price to him… a kind of “preventive price”?… I hope he will deserve it but why now?”… e continuo a non capire questo premio… speriamo sia appunto preventivo e arrivi poi a meritarlo… (e speriamo che con tutta questa Obama Mania – persona che apprezzo anche io ma non idolatro – non ci tirino le pietre per quanto scriviamo…. ciao Andrea

  3. Sono rimasto perplesso sin da quando ho visto quelle due righe nell’ultima ora di televideo.
    Temo che abbia ragione Casini (e Dio sa quanto mi costa dargli ragione) che si chiede “che cosa ha fatto Obama?
    Sì, è stato un Nobel preventivo. Spero che sia stato assegnato per il suo nuovo modo di approcciarsi al futuro, che Bush e i suoi seguaci europei (purtroppo tuttora al potere) non avevano. Realismo e speranza.
    Poi, però, mi ricordo che siamo umani. E che a volte la pace è pace a metà. E allora se blandisco la Cina devo chiudere gli occhi sul Tibet. Se blandisco la Russia devo chiudere gli occhi su tante cose. Se blandisco Netanyau devo sperare di riuscire a blandiere in contemporanea Abu Mazen. E così via.
    Vista la posizione di potere che, per definizione, lo può portare a prendere anche decisioni spiacevoli, speriamo che nessuno mai abbia a rimpiangere queste decisione.
    Del resto, per chiudere con una battuta, cito un amico umorista per cui il Nobel lo hanno assegnato ad Obama perchè i candidati erano solo due. Speriamo, a questo punto, che nel 2010 non ci sia un candidato unico 😉

  4. Ma di preciso cosa ha fatto?

  5. niente…niente di così poderoso da meritarsi questo premio..a meno che non abbiano preso come se come paragone Bush…al cui cospetto Obama ha fatto davvero dei progressi…ma è come dire che uno è alto anche se è soltanto 1,50m…al cospetto di uno alto un metro.. 🙂

  6. Tutto esatto, ma lascerei in pace Silvio, che una volta tanto è fuori argomento. Possibile che la buona intenzione enunciata all’inizio (“tenendomi lontano dai sillogismi di casa nostra”) non regga per trenta righe? Oppure l’istinto giornalistico di Sarubbi gli suggerisce che Obama è troppo lontano per sollecitare la “pancia” dei frequentatori del blog mentre Silvio funziona sempre?

  7. @ GA: no, è che la candidatura di Silvio Berlusconi al Nobel per la pace 2010 non me la sono inventata io. Purtroppo.

    http://silvioperilnobel.sitonline.it/

  8. MANLIO LAURENTI

    E’ una vecchia storia:il Nobel è una pagliacciata , da sempre, ed è in vendita.Serve a dimostrare al mondo che comandano i potenti,come è sempre stato e sara’.La Fondazione è sotto inchiesta per corruzione.

  9. Il Nobel per la pace è stato vinto anche da Kissinger, e questa la dice lunga sulla qualità del premio stesso.

  10. Caro Andrea,
    non ho quasi mai scritto sul tuo blog, anche se spesso ti leggo con piacere.

    Sono completamente in disaccordo con te (e con tutti gli altri commenti). Non è un Nobel preventivo.
    Si tratta di un Nobel nonviolento! nel senso che riconosce il valore straordinario della speranza che la figura, le parole di Obama hanno dato alle donne e agli uomini del mondo. Certo, Obama non ha ancora “fatto” molto, come vorrebbe Casini che giudica la pace nel mondo con lo stesso metro con cui altri giudicano il bilancio di un’azienda, i “costi-benefici”, ecc.
    A me il riconoscimento sembra dire: Obama ha proposto una nuova visione delle relazioni internazionali, ha mostrato una nuova via per realizzare lo statuto dell’ONU, quello in cui “Noi, popoli delle Nazioni Unite” ci impegniamo a preservare le generazioni future dal flagello della guerra. Ed ha permesso ai popoli di riprendere la speranza di una nuova convivenza.

    Sono ingenua? troppo ottimista? forse, però sono anche convinta che non sarà mai un uomo, o un governo (nemmeno gli USA di Obama) a cambiare le cose. Dobbiamo mettercela tutta anche noi. Obama ci ha dato il via …
    Un saluto di pace,
    Lisa

  11. Provo a trovare anch’io una motivazione che al di là delle apparenze, effettivamente un po’ leggerine, giustifichi l’attribuzione di un premio prestigioso come il Nobel per la Pace. Secondo me potrebbe essere un “endorsement” dell’Accademia di Svezia all’opera anche interna che Obama sta conducendo contro la discriminazione, la povertà, la sopraffazione. Portare pace significa anche consentire a milioni di poveri e a milioni e milioni di persone del ceto medio statunitense un’assistenza sanitaria decorosa a spese dello stato. La battaglia che Obama sta sostenendo oggi sul fronte interno è impari; le tremende e ricchissime lobby delle assicurazioni e delle compagnie farmaceutiche stanno provando ad impallinare la sua proposta di riforma del sistema sanitario. Ed invece io trovo che questa sia una battaglia di civilità e di progresso: la salute è un diritto fondamentale per ogni uomo e deve essere tutelata dallo stato. Questo Nobel aiuterà senz’altro Obama, rafforzandolo nella sua battaglia contro le logiche del dio denaro. E quindi, oggi ancora di più “Yes, we can”!

  12. Sulle prime anch’io sono rimasto perplesso, poi mi sono scrollato di dosso ormai questo cinismo che ci ammorba come un gas tossico. Certo il rimandare l’incontro con il Dalai Lama non è stato un bel gesto, certamente le cose fatte sono piccole rispetto ai proclami, . . .
    Ma i traguardi sono alti e per cortesia non citiamo Casini che mi vengono i brividi.
    Scherziamo: si cita il presidente di un partito il cui segretario dopo lo scandalo squillo/coca disse che bisognava “aumentare lo stipendio dei parlamentari per favorire i ricongiungimenti familiari”. Cose da matti.

    Quoto integralmente magociclo “Secondo me potrebbe essere un “endorsement” dell’Accademia di Svezia all’opera anche interna che Obama sta conducendo contro la discriminazione, la povertà, la sopraffazione. Portare pace significa anche consentire a milioni di poveri e a milioni e milioni di persone del ceto medio statunitense un’assistenza sanitaria decorosa a spese dello stato. La battaglia che Obama sta sostenendo oggi sul fronte interno è impari; le tremende e ricchissime lobby delle assicurazioni e delle compagnie farmaceutiche stanno provando ad impallinare la sua proposta di riforma del sistema sanitario. Ed invece io trovo che questa sia una battaglia di civilità e di progresso: la salute è un diritto fondamentale per ogni uomo e deve essere tutelata dallo stato. “.

    Una volta tanto che spunta una timida, piccola, umile buona notizia, tutti pronti a dare addosso . . .

    Che Dio assista quest’uomo e gli conceda di realizzare la metà di ciò che ha in mente !

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