O almeno così credeva

Parto da lontano, se lontano si può definire un dibattito a Montecitorio di 15 mesi fa. Era il 10 luglio 2008 ed arrivò in Aula il lodo Alfano: fu il punto più basso dei rapporti tra noi e Gianfranco Fini, colpevole di aver violentato il regolamento della Camera per far approvare quel ddl in meno di 48 ore. Tentammo l’ostruzionismo, ma Fini ci bloccò pure quello. Nel dibattito sulle pregiudiziali, il nostro Gianclaudio Bressa spiegò che il provvedimento era incostituzionale per un motivo molto chiaro: perché il “sereno svolgimento delle funzioni” delle prime quattro cariche dello Stato non può essere considerato, in sé, un bene costituzionale.

GIANCLAUDIO BRESSA. Il sereno svolgimento delle funzioni, anche se ritenuto apprezzabile, riguarda un interesse molto volatile, se pensiamo che gli accidenti in grado di vulnerare la serenità sono talmente tanti e così eterogenei che, come sottolineava autorevole dottrina, solo un anacoretico isolamento potrebbe mettere a riparo, forse, da fattori di inquietudine. (…) Quindi, è irragionevole bilanciare la serenità dell’assolvimento di un alto dovere istituzionale con il principio della parità del trattamento rispetto alla giurisdizione, che si afferma alle origini dello Stato di diritto. (…) Non si rinuncia al diritto all’uguaglianza e al diritto alla tutela giurisdizionale per assicurare un privilegio, con il pretesto che temporaneamente si ricopre una carica che non ammette turbamenti. Era lo Statuto albertino che prevedeva che la persona del Re fosse sacra ed inviolabile, sulla base del brocardo che il Re non può far male. Tale affermazione è espressiva non tanto di una mentalità autocratica, quanto piuttosto di una mentalità cortigiana ed elogiativa. Colleghi della maggioranza, forse fareste bene a riflettere su questo fatto: vi stanno trattando come dei cortigiani, e non come dei parlamentari.

Si andò al voto sulle pregiudiziali: Pd e Idv favorevoli, Pdl e Lega contrari, Udc astenuta. Parentesi sull’astensione dell’Udc: il lodo Alfano – disse in sostanza il capogruppo, Michele Vietti – supera molte censure costituzionali addebitate dalla Consulta al lodo Schifani, ma forse non le supera tutte; ci sono interpretazioni contrastanti, dunque ci asteniamo. Chiusa parentesi. Risultato del voto: 230 sì, 296 no, 27 astenuti, la Camera respinge. Poi iniziò la discussione sul complesso degli emendamenti ed intervenne Massimo D’Alema, parlando di una soluzione “confusa e pasticciata”, di un provvedimento “rozzo e frettoloso” che commetteva un errore giuridico ed uno politico: il primo, nel considerare organi costituzionali il presidente del Consiglio e quelli delle Camere; il secondo, nel bloccare sul nascere ogni possibile riforma condivisa.

MASSIMO D’ALEMA. Mi chiedo se davvero faccia l’interesse dell’onorevole Berlusconi, innanzitutto come Capo di Governo, che si espone indubbiamente al dibattito umiliante di questi giorni e si espone anche sulla scena internazionale come un Capo di Governo che violenta la sua maggioranza, cambia i calendari delle Camere per imporre un provvedimento rozzo e frettoloso di questo tipo e che, alla fine, otterrebbe al massimo il beneficio di una sospensione, che lo porrebbe nella condizione di un Capo di Governo in attesa di giudizio per corruzione, per alcuni anni (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori), condizione che, a mio giudizio, è gravemente dannosa per l’immagine del nostro Paese sulla scena internazionale. Non so se sia conveniente per Berlusconi e mi sentirei di dare un consiglio, che almeno nelle intenzioni è certamente amichevole: rinunciare, affrontare il giudizio per accuse che egli ha sempre respinto, a testa alta, e lasciare che il Parlamento affronti con equilibrio e con strumenti idonei le questioni di fondo a cui si allude, in quel clima di confronto sulle riforme, che era stato auspicato anche da noi e che subito è stato compromesso da scelte frettolose e arbitrarie.

Poi – sempre nella stessa giornata, perché quel giorno la Camera dei deputati non aveva fretta: non c’erano aerei da prendere per tornare in Padania, né pratiche da sbrigare nei propri studi privati per i notai e gli avvocati del Pdl paracadutati in Parlamento – si passò alla votazione degli emendamenti. Il nostro capogruppo, Antonello Soro, mantenne come sempre un profilo equilibrato: da un lato, rinnovando la disponibilità del Pd a discutere di riforme, anche di quelle che riguardano il rapporto tra i poteri dello Stato, e dall’altro, spiegando che il lodo Alfano aveva almeno tre difetti: non era una legge costituzionale (e la Corte ieri ci ha dato ragione, perché il regime delle immunità va disciplinato dalla Costituzione), metteva insieme funzioni diverse (e solo quella di presidente della Repubblica, tra queste, è costituzionale) ed infine andava a sospendere reati che non avevano nulla a che vedere con l’esercizio di queste funzioni. Parlò poi Piero Fassino:

PIERO FASSINO. State operando uno strappo che non consentirà o renderà più difficile di affrontare i problemi che qui stiamo evocando. Penso che sia tempo – anche per l’esperienza che ho maturato personalmente come Ministro della giustizia – di affrontare temi e nodi che da lungo tempo non sono risolti e penso che questo Paese abbia bisogno di ritrovare un’autonomia fra giustizia e politica che farà bene, quando la ritroveremo, sia alla giustizia sia alla politica e che invece qualsiasi commistione impropria tra queste due sfere faccia male ad entrambe queste due dimensioni dell’agire politico-istituzionale. Ma se vogliamo affrontare tali temi dobbiamo farlo sulla base di un’impostazione che sia scevra da qualsiasi convenienza e interesse personale e voi, invece, avete rovesciato esattamente tale impostazione e ci proponete di tutta fretta un provvedimento sbagliato, finalizzato soltanto a garantire l’impunità di una persona e che non ci consentirà o renderà molto più difficile affrontare quei problemi che invece è tempo di affrontare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). 

Vi risparmio altri dettagli (tra cui lo show di Franco Barbato, che chiedeva di estendere il lodo Alfano pure a Landolfi, accusato da tre pentiti di essere stato eletto con i voti della camorra) e passo all’intervento di Marina Sereni, tra i migliori della giornata:

MARINA SERENI. Sapete anche voi che questa legge non è affatto tra le priorità del Paese. Vi auguriamo – soprattutto ai colleghi della Lega che spesso si vantano di avere un elettorato popolare – di saper spiegare perché a luglio, mentre tante famiglie non arrivano alla fine del mese, avete ritenuto che il «lodo Alfano» fosse più importante di ogni altra cosa (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). (…) Le esigenze del Paese sono altre e lo sapete anche voi. Tra queste crediamo che vi sia anche la necessità di una seria e ponderata riforma dell’organizzazione della giustizia. La lentezza del nostro sistema, i tempi lunghi e le inefficienze, in particolare della giustizia civile, sono certamente un punto di arretratezza del sistema Italia, un elemento che influisce sul grado di competitività e modernizzazione del nostro Paese. Se ci aveste chiamati a discutere di questo, avreste trovato nel Partito Democratico un interlocutore attento e pronto. I problemi della giustizia non sono i problemi di Berlusconi con la giustizia.

 Arrivammo alle dichiarazioni di voto finali e per noi – qui sì che mi sembra passato un secolo – parlò Walter Veltroni.

WALTER VELTRONI. Poteva essere – dico poteva, perché questo è lo stato delle cose – una legislatura che, consapevole della difficoltà del Paese, definiva e fissava delle regole nuove. Cito una frase del discorso che ha fatto il Presidente Berlusconi in quest’Aula: «Dovranno essere non più risse, ma scelte e decisioni ferme, che abbiano riguardo esclusivamente agli interessi del Paese». (…) Il Paese è tornato al passato, come una maledizione; giustamente, l’onorevole Lupi oggi ha detto che sembra il 2001, ma può sembrare il 2004 o il 1998. Sembra esattamente ciò che questo Parlamento e questo Paese conosce da quindici anni: un Paese bloccato da una coazione a ripetere e dall’impossibilità di trovare e scegliere il futuro. (…) È per questo che vogliamo – e confermo che questa è la nostra vocazione, vorrei dire che questa è persino la nostra stessa ragione di esistenza – portare l’Italia fuori da tutto questo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Il voto andò come prevedibile (309 sì, 236 no, 30 astenuti, la Camera approva) e nel giro di due giorni (il primo di discussione generale, il secondo di votazioni) il lodo Alfano, piombato in Aula all’improvviso, aveva già tolto il disturbo. Il presidente del Consiglio aveva dimostrato all’Italia che il consenso popolare è più forte di tutto, anche della giustizia. O almeno così credeva.

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13 risposte a “O almeno così credeva

  1. o almeno così credeva!…GIUSTO Sarubbi!
    Il mio rammarico però è questo: in Italia, se una apposita corte, giudica incostituzionale(giustamente) una legge, o un lodo Alfano come in questo caso, i giudici della corte, almeno per 9/15, il presidente della Repubblica e tutti coloro che sono dalla parte della costituzione, vengono definiti comunisti o comunque di parte. Questo adesso passa nei media, come televisioni e radio. Il Cavaliere che spara a zero su tutti, offendendo l’imparzialità di una corte che si è limitata a fare il proprio dovere, per di più anche bene. A Silvio, gli è stato concesso troppo. Il Lodo-Alfano, non si sarebbe dovuto neanche minimamente pensare di proporlo, perchè, un personaggio con tanti processi in atto e un passato che definendolo poco limpido gli si fa un piacere, non dovrebbe mai avere l’occasione di poter essere eletto a rappresentare il popolo di un paese e tanto meno diventare il Presidente del Consiglio dello stesso Paese…!
    Ma attenzione, adesso Silvio “ci farà vedere realmente di che pasta è fatto”…per chi non l’avesse ancora capito!

  2. Oggi ogni commento sul lodo Alfano risulterebbe eccessivo, visto che ne (stra)parlano praticamente tutti.
    Vogliamo allora provare a guardare a domani, a dopodomani, al bisogno estremo che questo Paese ha di un governo?
    Mi rivolgo perciò ai parlamentari della maggioranza: signori parlamentari, voi avete concepito un progetto politico che alle elezioni ha ottenuto un largo e maggioratario consenso. La persona che avete scelto come vostro leader oggi incontra delle “difficoltà” personali, private, politiche, giudiziarie che rappresentano un’obiettiva zavorra al compimento del vostro progetto. Ma allora perché non identificate un altro leader che completi la parte mancante del vostro progetto, conduca in porto il tanto (da voi) desiderato federalismo fiscale e dia finalmente al Paese e al mondo l’immagine di una destra italiana moderna, concreta, impegnata a risolvere i problemi generali e non solo quelli del suo leader?
    Non rispondete che non avete un’altra figura in grado di assumersi questa responsabilità. Non faccio nomi perché già devo occuparmi del mio campo, ma ho ben chiara una lista di vostre persone che certamente non sfigurerebbero come capo del governo.
    O temete forse che l’uscita di campo del vostro attuale leader vi faccia perdere il largo consenso elettorale di cui disponete? Ma questo allora significherebbe che gli elettori hanno scelto una persona e non un progetto politico, e in questo caso credo che dovreste riflettere profondamente sul senso della vostra missione al servizio del Paese.

  3. tra tutti i commenti politici, più o meno velati, quelli che mi colpiscono di più (capofila di questo gruppo di maestri del pensare, Rotondi) sono quelli del tenore: non è accettabile una sentenza che va contro il sentire del popolo…

  4. MANLIO LAURENTI

    Il prof Vaccarella,da non confondere con Pecorella,ha appena detto in TV che nella sentenza che respinse il LodoSchifani la C.C.esplicito’ la non necessita’ di fare ricorso alla costituzionalita’ del lodo,e che questo(Alfano) ricalca fedelmente quello.Il Presidente Napolitano(che personalmente continuo a considerare un galantuomo)approvo’ il lodo Alfano su questa base giuridica.Poichè,tuttavia,la nostra politica continua a soffrire di provincialismo,oserei ricordare quello che i nostri nemici stranieri scrivono sulla loro stampa asservita:e non da ora,com’è noto,ma da mesi(da prima del G8).Per la prima ed unica volta,L’Italia compariva stamattina alle 10,sul titolo di testa del FINANCIAL TIMES.Altrettanto sull’ECONOMIST.Oggi il TIMES sia bbandona ad una caterva di insulti(quando il Governo ne caccera’il corrispondente da Roma?)chiedendo che bErlusconi se ne vada.Occorre ricordare che1)l’Economia Britannica è caduta dietro quella Italiana a causa della svalutazione della Sterlina,la quale in questi giorni sta continuando a svalutarsi 2)la BP si è giocata il contratto da 28 miliardi con la Libia,preso da Berlusca con ENI 3)il gasdotto SOUTH STREAM è la piu’ importante opera strategica,in campo energetico,degli ultimi anni.Inaugurato dal Cavaliere poco dopo,assiemea Putin ed ErdoganTutto cio’ sta spostando il baricentro europeo verso sud ed est,lontano da Francia e GB.Per rimediare a questi 2 ultimi guai,il Governo Britannico ha scarcerato un terrorista,garantendo alla BP un contrattino libico come premio di consolazione.Poi c’è la nota fifa dei Gollisti,verso Berlusca,scottatisi con Chirac.Questi sono gli alleati internazionali della sinistra:i petrolieri che hanno assassinato Enrico Mattei, i criptofascisti dell’UMP Gollista,e la loro stampa.Complimenti vivissimi

  5. A parte la fantapolitica di Umberto Ingrosso,

    ricordo che il tg5, da telegiornale fazioso qual è, ha intervistato il prof. Vaccarella, che ricordo essere un ex giudice costituzionale vicino al centro-destra, nonché ex difensore di Cesare Previti, condannato in via definitiva per la corruzione di un giudice nella vicenda Lodo Mondadori. Sentenza che – ribadisco – pesa come un macigno nel giudizio civile, in quanto l’art. 651 c.p.p. stabilisce che la sentenza penale definitiva di condanna fa stato nel giudizio civile circa l’accertamento del fatto e della responsabilità. Quindi, in ogni caso, anche in sede di appello, la Fininvest dovrà risarcire i danni a De Benedetti. Se saranno 750 milioni di euro o meno, sarà il giudice a stabilirlo.

    Per quanto riguarda il lodo Alfano, bisogna confutare i bugiardi, coloro che accusano la Corte di aver contraddetto sé stessa, per due ragioni:

    1) Nella precedente sentenza del 2004, la Corte non ha sancito la non necessità di ricorrere ad una legge costituzionale. La questione di legittimità costituzionale dell’allora “lodo Schifani” fu sollevata anche con riferimento all’art. 138 cost., ma poi la Corte si fermò, nelle motivazioni, all’incostituzionalità degli artt. 3 e 24 Cost., che già di per sé bastavano per cassare in toto la legge. Stabilendo infine che “resta assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale”.

    2) Occorre ribadire che NON è vero che il lodo Alfano ha recepito tutte le indicazioni della Corte. Nel n. 8 delle motivazioni di diritto, si legge che:

    “La Corte ritiene che anche sotto altro profilo l’art. 3 Cost. sia violato dalla norma censurata. Questa, infatti, accomuna in unica disciplina cariche diverse non soltanto per le fonti di investitura, ma anche per la natura delle funzioni e distingue, per la prima volta sotto il profilo della parità riguardo ai principi fondamentali della giurisdizione, i Presidenti delle Camere, del Consiglio dei ministri e della Corte costituzionale RISPETTO AGLI ALTRI COMPONENTI DEGLI ORGANI DA LORO PRESIEDUTI. Né vale invocare, come precedente e termine di comparazione, l’art. 205 cod.proc.pen. il quale disciplina un aspetto secondario dell’esercizio della giurisdizione, ossia i luoghi in cui i titolari delle cinque più alte cariche dello Stato possono essere ascoltati come testimoni”.

    Quindi, come si è evidenziato, la bocciatura del Lodo era prevedibile.

    Una domanda: perché il tg5 non ha intervistato un giurista che aveva una diversa opinione rispetto a quella di Vaccarella? Poi dite che tutti i media sono in mano alla sinistra. Complimenti! Ascoltatevi “Si può” di Giorgio Gaber… libertà, libertà, libertà, libertà, libertà!!!!

  6. Salve,
    chiedo conferma a chi ne capisce + di me ma, a monte della parte ove figura la formula generica del “resta assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale”, leggo nella sentenza della corte costituzionale sul “lodo” Schifani (art. 1 della legge n. 140):

    1) Né va omesso di considerare che il principio di eguaglianza rientra tra i principi fondanti della Carta costituzionale, derogabile solo dalla stessa Costituzione o con modifiche costituzionali adottate ai sensi dell’art. 138 Cost.,

    2) In ragione del carattere rigido della Costituzione, nessuna fonte può modificarla surrettiziamente, qualora ne pregiudichi una o più norme […] le immunità valgono soltanto nei limiti delle previsioni costituzionali, e qualsiasi legge ordinaria che ne ampliasse l’ambito sarebbe incostituzionale.

    sorge anche in me umile mortale il dubbio che già nel 2004 era venuto fuori il principio che non si tocca l’art. 3 con una legge ordinaria… dopodichè la cosa non era stata approfondita perchè, appunto, assorbita dalle mancanze gravi che portarono da sole alla sentenza di incostituzionalità. O forse si voleva che la corte costituzionale lavorasse per Schifani/Alfano/Berlusconi ed indicasse esattamente come modificare il “lodo” per farlo diventare costituzionale???

  7. Carissimi,
    Manuel ha perfettamente ragione: si sostiene (per primo il Presidente Napolitano!) che la sentenza della Corte Costituzionale n. 24 del 2004 (precedente sentenza avversa al lodo Schifani: qui al link il testo http://www.giurcost.org/decisioni/2004/0024s-04.html) non aveva sancito che la norma di sospensione del processo dovesse essere adottata con legge costituzionale. Questa affermazione è falsa, prima che stupida.
    Stupida perchè anche un bambino capirebbe che se si afferma che una proposta di legge viola la costituzione, solo una legge costituzionale può essere presentata per tenere conto di ciò.
    FALSA perchè la sentenza recita testualmente: “… il giudice remittente ravvisa innanzitutto una violazione del principio di eguaglianza di cui all’art. 3 Cost. e dell’art. 112 della Costituzione.
    Né va omesso di considerare che il principio di eguaglianza rientra tra i principi fondanti della Carta costituzionale, derogabile solo dalla stessa Costituzione o con modifiche costituzionali adottate ai sensi dell’art. 138 Cost…..”

    Quindi siamo in presenza di bugiardi (quelli che strepitano contro la sentenza), disinformati (quelli che, soddisfatti, non sanno replicare con semplicità), e quelli che, come il Presidente napolitano, che non saprei definire….
    Oppure, sperando di non villipenderLo, “.. con la coda di paglia…”

  8. “Se il popolo, che è detentore della sovranità, è stretto nei limiti e nelle forme della Costituzione, questo vuol dire che, a maggior ragione, gli eletti dal popolo non possono ritenere di poter travolgere la Costituzione in nome del mandato popolare”.
    E’ una frase del prof. Pace, presidente dell’associazione italiana costituzionalisti.
    Diventa sempre più serio e urgente spiegare ai cittadini che il mandato popolare ha valore solo all’interno di regole democratiche, per noi stabilite dalla Costituzione. Fuori dalle regole condivise non esiste mandato ma puro semplice arbitrio e quindi tirannia!

  9. Scusate la brevità, ma finalmente si torna alla realtà (o almno ad una realtà accettabile). Alleluia!

  10. Caro Pino,
    se il prof. Pace dice queste cose perche’ e’ di sinistra 🙂

    Scherzi a parte, grazie per la citazione e grazie all’On Sarubbi per il suo post che rinfresca la memoria. Purtroppo in questo Paese le cose dette in Parlamento vengono dimenticate presto, fa fede quel che si dice a Porta a Porta.
    Questo e’ il primo problema.
    Secondo problema: i principio populista per il quale il leader eletto dal popolo acquisisce carta bianca senza “checks and balances” e’ assai pericoloso. Bisogna che chi ha capito questo faccia quadrato.

    Volevo, inoltre attirare l’attenzione su due frasi del dott. Berlusconi
    1) dice che andra’ a difendersi nei processi (farsa) ed “anche in TV”. Esce allo scoperto il carattere mediatico del populismo berlusconiano che fonde ed incarna i due problemi di cui sopra.
    2) “io sono eletto dal popolo e dovete rispettarmi”. Ma chi gli sta mancando di rispetto? Ma sta bene?

    Cordiali saluti.

  11. MANLIO LAURENTI

    Premesso il fatto che Manuel mi sta stancando con i suoi attacchi ad personam che rivelano un’indole isterica,il presidente della Repubblica,sulla base della sentenza emessa a proposito del lodo Schifani,e dopo avere consultato TRE costituzionalisti,diede il via libera al Lodo Alfano.Questa è la ragione per la quale 1)Il Presidente è secondo me un galantuomo(e per molti altri motivi).Berlusconi ha sbagliato,attaccandolo,e qualcuno deve averglielo detto.Nella delibera della Direzione del PDL di ieri si ripete il giudizio sulla politicizzazione della C.C ma,deo gratias,si evita i citare il Presidente.D’altronde,dopo 15 anni di attacchi sempre piu’ spudorati,si ha il diritto di incazzarsi per qualche ora.2)Il prof Vaccarella è stato intervistato da quel tg2 che va in onda su rai2,dove ci va Santoro,non dal T5.La sua opinione conferma,assieme a quella di Napolitano,che laCC è una sede di partito.

  12. Per me è quasi tutto chiaro: l’nteresse di Berlusconi , colpevole o innocente che sia, a cercare di dilazionare i giudizi che lo riguardano, e il fastidio degli avversari che mal sopportano che la maggioranza si comporti come investita dal voto di poteri illimitati.
    Ciò detto, mi spiace che a sinistra, copiando Berlusconi, si proceda per slogan e che negli ambienti di approfondimento spesso manchi un adeguato spazio alle opinioni avvesarie che vengono spesso sinteticamente “riportate” anzichè anzichè lasciate esprimere completamente.
    Io da sempre gradisco che al governo ci sia gente sufficientemente decisa e capace di allentare le pastoie burocratiche che invischiano e ritardano le azioni concrete e moltiplicano il numero di responsabili dai quali deve passare ogni attuazione di progetti utili alla nazione.
    Ciò detto, ritengo che i veri problemi siano:
    -il fatto che il consenso, ed in parte anche il voto, dipendano più dai soldi/mezzi che dai contenuti (soldi e mezzi Berlusconi; mezzi con acquisizione storica dell’elite culturale da parte della sinistra) .
    – che a causa dell’effettiva minor attitudine della sinistra a governare le aziende – e quindi l’azienda Italia, si torna al famoso dilemma se farsi operare da un chirurgo onesto ma poco valente o da uno disonesto ma bravissimo, di qui secondo me le scelte della maggior parte degli italiani.
    Quanto al lodo alfano, alla politicizazione della giustizia, alla non responsabilità dei giudici per gli errori commessi, osservo solo che se la questione di incostituzionalità fosse così lampante, avremmo dovuto avere l’unanimità o quasi del giudizio.
    Il fatto che così non sia stato attribuisce ovviamente qualche validità al ragionamento sul
    fatto che le modalità di nomina dei giudici della suprema corte non siano indifferenti ai risultati delle votazioni, fermo restando che la sentenza vada comunque accettata.

    Comunque le persone in buona fede mi piacciono moltissimo, quindi auguro loro di prevalere. Buon lavoro.

  13. Caro Umberto,

    l’isteria forse è una tua caratteristica congenita. Berlusconi ha diritto di incazzarsi dopo 15 anni di attacchi spudorati? E’ meglio che si guardi lui, “Il Giornale” e i piagnistei della figliola Marina, la donna più potente d’Italia… Per quanto riguarda rai2, sai benissimo che è permanentemente lottizzata (come lo è rai3 per il centro-sinistra) dalla Lega e dal centro-destra. E sai benissimo che Santoro è un “ospite” sgradito. Non hai percaso assistito alla vivace conferenza stampa di presentazione della nuova serie di AnnoZero tra Santoro e il nuovo direttore da voi nominato Liofreddi? Non ricordi che se Santoro va in onda, è grazie ad una sentenza del giudice di lavoro? Si informi, Umberto l’Isterico, s’informi.

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