Mea culpa a metà

“Lo scudo fiscale passerà per colpa del Pd”: la notizia, fatta girare da Sinistra e libertà, è arrivata anche a mia madre, che stamattina non riusciva a spiegarsi come mai – visto che noi eravamo assenti al momento del voto – io fossi rimasto in Aula ieri sera fino a mezzanotte. Se non sono riuscito a convincere neppure mamma, con voi sarà durissima, ma ci provo lo stesso. Partiamo dai fatti. Il decreto arriva in Aula lunedì, e ci iscriviamo a parlare in parecchi; martedì si votano le pregiudiziali di costituzionalità (poste proprio da noi, dall’Idv e dall’Udc) e non passano per 52 voti.

Presenti 485
Votanti 482
Astenuti 3
Maggioranza 242
Hanno votato 215
Hanno votato no 267
(La Camera respinge – Vedi votazioni).

Poi ci sono quattro deputati (uno del Centrodestra, tre del Centrosinistra) che sono presenti anche nel resoconto parlamentare ma non vengono conteggiati perché la tastiera del voto non funziona. Riassumendo: della maggioranza (Pdl, Lega, Mpa, parte del gruppo misto) votano in 268 su 343 (78,1%); dell’opposizione (Pd, Udc, Idv, parte del gruppo misto) votano in 218 su 287 (75,9%). Se avessimo votato tutti, non c’è dubbio, li avremmo mandati sotto ed avremmo fermato il decreto; sullo scudo fiscale, invece, temo che avrebbero trovato un modo di ripresentarlo sotto altre forme. Una cosa analoga era già avvenuta con il ddl sicurezza, quando molti colleghi dell’Idv e soprattutto dell’Udc erano impegnati in campagna elettorale; stavolta, le assenze maggiori le abbiamo fatte registrare noi (57 su 214: il 26,6%), rispetto all’Udc (8 su 38: 21%) ed all’Idv (2 su 26: 7,7%) ed è giusto che ne paghiamo il prezzo in termini mediatici, anche se di solito viaggiamo sull’84% e se il motivo di queste assenze è naturalmente un fatto straordinario come il congresso. Ciò significa che i miei colleghi assenti siano giustificati? No, perché i deputati devono innanzitutto fare i deputati. Ma ci sono dei momenti – a me forse capiterà martedì, quando sarò con Dario Franceschini a Genova per un incontro sui nuovi italiani e non esiste un aereo che torni a Roma prima delle 16.30 – in cui, magari, perdi qualche votazione non perché sei un fannullone, ma perché accanto al mandato parlamentare hai anche un ruolo politico, che in certe occasioni (non tantissime, per la verità) sei chiamato a svolgere. Capisco dunque la polemica strumentale di Sinistra e libertà, ma ci tengo a ribadire che – anche  in questa occasione, e nonostante il momento particolare che stiamo vivendo – il Pd sta facendo il suo dovere, con una battaglia parlamentare che ci vedrà impegnati fino alle 13 di domani, quando Fini ha già stabilito che la discussione verrà chiusa. Siamo qui, insieme agli altri partiti di opposizione, anche in seduta notturna, e proprio a me – come dicevo – è toccato ieri l’ultimo intervento della giornata, a mezzanotte. Dovevo illustrare un ordine del giorno, ne ho approfittato per dire la mia (l’ho fatto a braccio, come leggerete dallo stile sgrammaticato del resoconto) su un provvedimento scandaloso.

ANDREA SARUBBI. Signor Presidente, mi è stato dato il compito di spegnere le luci stasera qui alla Camera; prima, però, vorrei trattare diversi temi, alcuni che riguardano il provvedimento in generale, lo scudo fiscale in generale, altri che riguardano proprio nello specifico questo ordine del giorno.
Per quanto riguarda lo scudo fiscale, mi vengono in mente almeno tre questioni. La prima è che in un momento in cui i BOT sono ormai a rendita zero, in un momento in cui anche il mercato immobiliare ha qualche difficoltà, il Governo ci ha spiegato un modo infallibile per far fruttare i propri investimenti. È quello di portare i soldi all’estero, poi aspettare un condono come questo e riportarli in Italia in maniera tale che si risparmia in media il 43 per cento di tasse e con un 5 per cento ce la caviamo. Questo è davvero un grandissimo investimento, quindi ringrazio tutti gli economisti del Governo che hanno pensato insieme a questo sistema che farà scuola anche nei prossimi anni, immagino, come hanno fatto scuola tutti i condoni che nel corso degli anni sono stati decisi e concessi.
Il secondo aspetto che vorrei sottolineare è che purtroppo non si tratta di un unicum in questo inizio di legislatura (anche se ormai è passato un anno e mezzo): mi riferisco ad un caso che ricordo molto bene, di qualche mese fa, quello delle quote latte. Anche in quel caso c’è stato un decreto-legge con apposizione della questione di fiducia, perché altrimenti sarebbe stata dura da reggere con l’opinione pubblica. In quel decreto-legge si dice che chi ha pagato è stato poco furbo e invece chi non ha pagato, chi ha resistito, chi ha fatto il furbo, alla fine viene premiato. Adesso c’è lo scudo fiscale, lo facciamo per gli esportatori dei capitali, prima le quote latte per i furbetti della mangiatoia, come li avevamo chiamati.
La terza questione che vorrei affrontare sul provvedimento in generale è che proprio non mi riesce di capire come possa coesistere un provvedimento del genere con tutti quegli appelli alla moralità, tutte le battaglie che lo stesso Ministro Brunetta fa sui fannulloni, sui burosauri, sulle caste, sui baroni, ecco tutto questo mi sembra davvero in controtendenza rispetto invece al provvedimento che stiamo esaminando in questo momento.
Per quanto riguarda l’ordine del giorno, esso muove da una notizia, davvero non molto esaltante, cioè il fatto che lo scudo fiscale prevede che per gli impianti di produzione di energia, quando lo ritenga necessario, il Governo può nominare un commissario e questo commissario può scavalcare le competenze degli enti locali. Sappiamo che questo Governo è uno specialista dei commissari – c’è il Commissario Bertolaso che è commissario di tutto, nella sua vita ha fatto anche il commissario per i mondiali di ciclismo a Varese e alcuni commissariamenti li ha dovuti lasciare, come quello per le sovrintendenze archeologiche di Roma e di Ostia perché non poteva fare ventidue cose insieme – e qui infatti si prevedono nuovi commissari che quando si tratterà di installare un impianto che produce energia potranno decidere autonomamente senza consultare gli enti locali. Si dice: va bene, noi indeboliamo un po’ le norme democratiche, però gli impianti alla fine si faranno.
Invece no, perché stiamo capendo proprio in questi giorni che la via autoritaria non può portare buoni frutti e basta vedere quello che sta accadendo in materia di nucleare. Il Governo ha deciso che le centrali potranno essere costruite senza il consenso degli enti locali, perché sa benissimo che questo consenso difficilmente arriverebbe. Tutti, infatti, siamo capaci di dire sì al nucleare, ma quando ci accorgiamo che la centrale ce la costruiscono nel cortile di casa qualche dubbio ci comincia a venire. Insomma, sul nucleare sta succedendo il finimondo. Nessun altro Governo occidentale ha fatto una cosa del genere, quindi il nostro Presidente del Consiglio tra i vari record che colleziona può vantare adesso anche questo. I frutti di questo atteggiamento si vedono, perché dieci regioni hanno già fatto ricorso.
Allora, concludo dicendo che noto anche qui uno squilibrio, ovvero una cosa un po’ strana. Perché quando i rappresentanti del Governo vanno in giro per l’Italia – penso a Berlusconi in Sardegna e al Ministro Scajola in Puglia – tutti dicono “qui non si faranno le centrali nucleari”, però alla fine da qualche parte le dovranno mettere. Siccome le bugie hanno le gambe corte, prima o poi i cittadini lo capiranno. Per questo motivo, in questo ordine del giorno chiediamo che, quando si tratta di installare degli impianti di produzione di energia, l’intesa venga estesa anche agli enti locali interessati
(Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

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13 risposte a “Mea culpa a metà

  1. Marco Rambaldi

    Andrea, come dici tu è veramente difficile convincermi e ti spiego il perchè. Capisco e condivido gli impegni “extracamerali” dei parlamentari; non è pensabile a mio vedere il lavoro del politico solo nelle aule senza alcun contatto con il popolo. Ciò che veramente trovo inaccettabile è la miopia con cui vengono scelte le priorità. Nel caso specifico dello scudo fiscale è agli occhi di tutti l’assoluta certezza che con un provvedimento del genere, ancora una volta vengono premiati i “furbetti” e non i lavoratori, i disonesti e non chi paga regolarmente le tasse. Per questo mi chiedo, perchè (anche se magari solo per ritardare) non battere la maggioranza in votazione quando ce n’è la possibilità (visto anche la squallida sistematica imposizione della fiducia)??? Battere regolarmente anche se nel piccolo la maggioranza penso che sia una grande soddisfazione oltre a un segnale che le crepe al suo interno si possono creare. E sostenere l’onestà dei cittadini che hanno votato il PD è un altro modo per cercare di aggiungere dei consensi, o quantomeno di non perderli a favore dell’astensionismo.

    Ciao Andrea, buon lavoro,

    Marco

  2. Andrea, non convinci neanche me e come moltissimi altri vostri elettori sono deluso. Non mi importa se sarebbe stato riproposto in altra forma, il vostro dovere è essere in aula e votare.
    Se non erro si vota 3/4 giorni alla settimana, quindi rimane il tempo, gli altri giorni, per andare nei collegi e seguire i cittadini o il congresso. Siete ingiustificabili.

  3. Si, è vero, c’è un po’ di demagogia nel chi fa queste accuse al PD. Soprattutto quando le accuse vengono da altri partiti, che spesso farebbero meglio a stare zitti.

    Ma la percentuale di assenze era fin troppo alta. Se fossero stati presenti almeno il 90% dei parlamentari PD, nessuno avrebbe potuto dire nulla. Lo scudo fiscale sarebbe passato lo stesso, ma sarebbe stato difficile ingaggiare una polemica per una decina di parlamentari assenti.

  4. Leggendo i nomi degli assenti (molti Big…) si viene colti dal dubbio (o dalla certezza) che alcuni dei nostri interpretino il ruolo di Parlamentare come una sorta di vitalizio che consente loro di svolgere l’attività politica che preferiscono (conferenze, seminari, dibattiti, incontri con la gente).
    Se gente come D’Alema o Livia Turco o Rutelli o Realacci pensa di fare il parlamentare per diritto divino, si sbaglia. Lo fanno per andare in Parlamento e votare compatti secondo le linee che il Partito indica. Se poi rimane tempo per fare altro, bene. Ma assentarsi dalle votazioni sui provvedimanti-chiave è da farabutti.
    Se si vuole intepretare un altro tipo di carriera politica (in giro tra la gente, o nei palazzi delle Fondazioni), semplicemente non ci si fa eleggere in Parlamento. Si dice “no, grazie”. Teniamone conto nel 2013!
    Per confronto, io faccio l’umile Consigliere Comunale di opposizione a Pavia, e cerco in tutti i modi di essere presente in Consiglio, anche se la maggioranza compatta ci batte sempre nelle votazioni. Lo devo ai miei elettori, al mio partito, ai miei colleghi Consiglieri. Tra l’altro, continuo a fare il mio lavoro di docente universitario (che lascerei se fossi eletto in Parlamento), che a volte mi porta lontano dall’Italia. Però cerco sempre di rientrare in tempo per svolgere il mio dovere.

  5. Sì, però … ma anche forse … diciamo pure …
    Si chiama ‘Tafazio’ … nel momento di massima visibilità, sotto le primarie, in cui hai bisogno di coinvolgere, di dare nuova linfa alla speranza, commetti un errore del genere ? I dirigenti del PD in termini di comunicazione e di immagine non ne azzeccano una.

  6. Andrea,
    tu non c’entri nulla. e come te non c’entrano i tanti in gamba nel PD, che si danno da fare eccome.
    Ma abbiamo una classe dirigente, ormai indefendibile. E lo dico senza nessun tono giustizialista o demagogico. Lo dico con amarezza, perchè da 16 anni voto per questi signori. E qualche volta dovrebbero chiedere scusa per figure barbine come quella dell’altra sera.

  7. Caro On. Sarubbi,
    non intervengo spesso nel blog, anche se lo leggo quasi quotidianamente e con grande interesse, ma oggi e’ un’occasione speciale: non sono d’accordo con lei. Innanzitutto grazie per il suo intervento, come sempre lucido ed esplicito, nella discussione parlamentare. Mi sento rappresentato da quelle parole, ma mi sento al tempo stesso tradito dall’assenza del PD al momento, cruciale nell’esercizio della democrazia rappresentativa, del voto in Aula. Credo che si tratti di un’ennesima occasione persa dal PD di far vedere che sta facendo opposizione, non solo a parole. Mettere in minoranza il governo su un provvedimento vastamente impopolare come questo condono, avrebbe rappresentato un segnale chiaro per tanti cittadini, credo anche per una fetta di elettorato di centrodestra, che aspettano simili prese di posizione ormai da anni. Mi sento tradito, come se mi fosse stato scippato il diritto di voto. Questi signori al governo fanno il loro mestiere cosi’ come sanno farlo e sicuramente sanno difendere gli interessi del loro elettorato. L’opposizione del PD (isolata nella vicenda che esalta una volta di piu’ la solidita’ della posizione di IdV) non puo’ rispondere con bei discorsi ed una retorica che non vanno al di la dei resoconti stenografici. Il fatto che la motivazione sia la campagna elettorale interna del PD e’ addirittura un paradosso, visto che l’impatto di questa vicenda, che non e’ solo un errore di comunicazione e immagine, probabilmente avra’ ricadute negative nel breve e medio termine, a cominciare dalla stessa partecipazione alle primarie.

  8. alberto mineo

    Egregio onorevole,

    mi spiace ma non mi convince. Ancora un errore di immagine da parte di un partito che già fin troppi ne ha fatti. Onorevole, gli esponenti del suo partito non perdono occasione per dire che devono recuperare consensi, i vostri eletori continuano a dirvi chiaramente che cosa dovreste fare per riacquistare credibilità e voi continuate a fare l’opposto. E a noi rimane la delusione e l’umiliazione di sentire i nostri avversari che ironizzano sui vostri errori. Però c’era il congresso…

  9. 2 su 2, no!

    Non mi hai convinto!

    Ce ne fossero di deputati come te, che cercano di spiegare le loro posizioni, che tengono aperto un blog e che dialogano coi cittadini..

    Ma noi vi abbiamo votato e col nostro voto vi abbiamo dato fiducia. In un momento come questo, col congresso appunto, non si possono fare questi errori.
    Durante un congresso di circolo, l’altra sera, avevo chiesto cortesemente di votare prima perchè avevo un impegno.. Mi è stato giustamente negato il voto dal Garante; ho fatto un piccolo sacrificio rinunciando a una cena tra amici per poter esprimere ugualmente la mia preferenza.
    Leggere ora certe notizie mi distrugge.. io che faccio rinunce pur di votarvi, voi che giustificate le vostre assenze per non fare rinunce!

  10. Caro deputato,
    anche io ho difeso il PD dopo il primo voto. Un errore veniale. Ma una volta che il tema era stato sollevato di fornte all’opinione pubblica, anche un bambino avrebbe capito che era essenziale non cadere due volte nello stesso errore. Invece ecco il secondo voto di ieri.
    Credo che a tutti i sostenitori del PD siano cascate le braccia. E sia venuto in mente, a proposito di questo partito, il famoso verbale dei carabinieri “interrogato, il morto non rispose”..
    cordiali, ma delusi, saluti
    G

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