Lo straniero e il cittadino

Dal post di ieri sembra passata una vita: in meno di 24 ore si sono accumulate due brutte notizie ed una buona. Dopo aver sentito dal presidente Cicchitto, ieri mattina, che “le iniziative trasversali non passeranno”, ho dichiarato in un’intervista radiofonica che – se il senso del Parlamento è quello del dialogo tra diversi – una frase del genere “fa un torto alla Politica con la P maiuscola, in nome di basse manovrine”. Ed il presidente dei deputati Pdl se l’è presa, dandomi pubblicamente del “moderno untorello”, del “maestrino con il ditino alzato” che dà lezioni di politica “con una arroganza che non sappiamo da dove derivi”. Anche qui, se cercassi la visibilità personale non potrei che essere contento, ma la logica del “purché se ne parli” non è la mia, e quindi mi dispiace. La seconda brutta notizia è un’intervista del Giornale ad una mia collega del Pdl, che – per giustificare la sua mancata firma alla nostra proposta di legge – adduce motivi davvero pretestuosi: sarebbe stato più onesto dire la verità, che chiaramente non spetta a me raccontare, o magari rifiutare l’intervista se la verità fosse stata troppo scomoda. Invece, scopro che Souad Sbai non ha firmato la proposta di legge sulla cittadinanza – all’estensione della quale lei stessa ha collaborato, apportando anche modifiche – perché sarebbe “maschilista”, non tenendo conto del fatto che “le donne analfabete, segregate in casa dai loro mariti padroni, non potrebbero superare il test di lingua e cultura italiana”. Quanto alla buona notizia, leggete un po’ l’editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera di oggi: una testimonianza autorevole di come, pur partendo da posizioni diverse, si possa arrivare ad una conclusione comune.

LO STRANIERO E IL CITTADINO
Anche chi, come chi scrive, è favorevole alla pratica dei respingimenti e alla sanzione dell`immigrazione clandestina – respingimenti e sanzioni adottati di fatto oltre che dall`Italia anche dalla Francia e dalla Spagna, cioè dai Paesi che rappresentano i 4/5 del confine mediterraneo dell`Unione Europea – non può ovviamente pensare che sia solo con questi mezzi che vada affrontato il fenomeno migratorio.
Insomma, è necessario, sì, cercare di arginare e legalizzare i flussi degli arrivi, ma insieme (sottolineo: insieme) è necessario sia accogliere civilmente chi viene in Italia sia promuoverne al massimo l’integrazione. Fino a dargli la possibilità, se vuole, di diventare italiano.
Per due ragioni fondamentali: da un lato per il forte calo demografico che incombe sulla penisola, con in prospettiva la conseguente perdita di vitalità economica e non solo; dall`altro per la necessità di attenuare il più possibile il potenziale di anomia, di disordine e di vera e propria illegalità che si accompagna fisiologicamente al fenomeno migratorio. La prospettiva di diventare cittadino a pieno titolo del nuovo Paese costituisce un potente incentivo psicologico a osservarne le leggi, impararne la lingua, guardarne con simpatia i costumi e la storia.
Finora, però, diventare italiano è stato, per uno straniero, difficilissimo. Noi, infatti, abbiamo una legge sulla cittadinanza che è quanto mai restrittiva nei confronti di chi non può vantare almeno un genitore o un coniuge italiano ma solo la semplice residenza. Basti dire che in un anno tipo, come il 2005, non solo le concessioni della cittadinanza italiana sono state meno di ventimila contro le 154 mila della Francia e le 117 mila della Germania, ma che circa i 4/5 di tali concessioni sono avvenute per matrimonio e non per residenza.
Dunque, chi vuole realmente cercare di integrare gli immigrati – e, aggiungerei, chi crede davvero nei valori umani, culturali e politici dell’Italia, e dunque nella loro reale capacità di attrazione verso gli estranei – non può che mirare ad allargare la legge sulla cittadinanza..
Ed è per l’appunto questo l’obiettivo meritorio della proposta di legge appena presentata alla Camera dei deputati da Andrea Sarubbi e Fabio Granata. Secondo la quale, innanzitutto, d’ora in avanti potranno diventare automaticamente cittadini italiani due categorie di soggetti: a) chi nasce in Italia da un genitore ivi legalmente soggiornante da almeno cinque anni; b) lo straniero nato in Italia o che vi è arrivato prima di aver compiuto i cinque anni di età e vi ha legalmente soggiornato fino alla maggiore età. Può da ultimo diventare cittadino italiano, su richiesta, anche qualunque minore straniero che abbia completato con successo un corso d`istruzione scolastico, anche primaria o di formazione professionale, presso un istituto italiano. Si vuole favorire, insomma, la possibilità per qualunque giovane straniero, immerso di fatto fin dall’inizio della sua vita nella cultura italiana, di diventare italiano a tutti gli effetti, e dunque di non sentirsi diverso o addirittura in una posizione d`inferiorità rispetto ai suoi coetanei.
Non basta. L’altra grande novità della proposta riguarda gli stranieri adulti. Essa consiste nella riduzione da dieci a cinque anni del periodo di tempo necessario per ottenere la cittadinanza. Ma a un’importante condizione: l’accertamento in un colloquio della conoscenza dell’italiano nonché della «vita civile dell`Italia e della Costituzione».
Questa, a grandi linee, la proposta di legge. Naturalmente alcuni aspetti andranno meglio messi a fuoco: per esempio, il livello A2 richiesto per la conoscenza dell`italiano è probabilmente un livello troppo elementare, così come bisognerebbe fare in modo, già nella lettera della legge, che l`accertamento della conoscenza anzidetta e quello della cultura e della Costituzione italiane non obbediscano all’andazzo permissivistico che l`ambiente politico-burocratico nostrano adotta troppo spesso in casi simili.
Ma l’importante è che si sia imboccata la strada giusta e nel modo giusto. Cioè con un testo frutto del lavoro congiunto di un rappresentante della maggioranza e di uno dell`opposizione, come sono per l’appunto Sarubbi e Granata.
E’ vero che proprio per questo l’inguaribile retroscenismo nazionale ha già battezzato la proposta in questione «la legge di Fini», considerandola una sorta di ballon d’essai del supposto trasversalismo politico del presidente della Camera.
A costo però di apparire fin troppo ingenui, a noi piace pensare che non sia così. Ci piace credere, più semplicemente, che, poiché circa il modo come si diventa cittadini della Repubblica è bene che siano d’accordo il maggior numero d’italiani, una volta tanto esponenti della destra e sinistra lo abbiano capito, e una volta tanto abbiano agito di conseguenza.

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3 risposte a “Lo straniero e il cittadino

  1. Più o meno su questo tema, oggi ho trovato quest’articolo:

    http://www.loccidentale.it/articolo/gli+straniere+preferiscono+avere+la+pensione+a+casa+loro+che+la+cittadinanza+in+italia.0078770

    che mi trova in disaccordo su diversi punti, e partendo dal presupposto che se eliminassimo la forza lavoro “estera” altro che crisi in Italia, cmq ci sono molti appigli per un buon dibattito…che ne pensate? 🙂
    Che scelte vengono lasciate all’immigrato?

  2. Cicchitto chiii? l’ex segretario della Federazione Giovanile Socialista Italiana? l’ex membro della loggia massonica P2 con tessera 2232, data di iniziazione 12 dicembre 1980? l’ex co-fondatore con Manca del Partito socialista Riformista? l’attuale capogruppo alla Camera del Popolo della Libertà? Quello che ha il sito personale aggiornato (si fa per dire) a giugno 2009?
    Se è lui ad averti dato del “maestrino”, ne ha ben i titoli: lui come “maestro” non è secondo a nessuno. L’importante è capire quale sia la materia che insegna. Io al riguardo un’idea ce l’ho…

    PS: i dati biografici relativi a Fabrizio Cicchitto sono copiati e incollati da Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_Cicchitto#cite_note-0

  3. Sentire Cicchito che da lezioni di democrazie, fa venire veramente sentimenti nauseanti. A tal punto da farmi venire il dubbio se veramente voglio diventare italiano ed essere rappresentato da gente come l’ON Cicchito. Forse li va spiegato che il parlamento andrebbe usato come si deve e non a colpi di fiducia e a ritmi di 9 leggi approvate per anno…Per quanto riguarda la Sbai direi che sta pagando il prezzo dell’entrata in parlamento, ed ha assunto a pieno titolo il ruolo di “venerdì”, dove il buon Robinson ( il suo capo di governo) le ha spiegato che lei deve essere la straniera che possa permettere al PDL di dire : “Vedete, noi non siamo razzisti, abbiamo anche una deputata marocchina, magari non abbronzata come Obama, ma sempre nera” – e tutta la platea che si sganascia dalle risate.

    Detto questo vorrei veramente che la vostra iniziativa (Sarubbi/Granata), possa arrivare in aula ed essere discussa, perché se si dovesse perdere per strada sarebbe veramente grave. Ci siamo stufati di sentire castronerie in televisione e leggere balle sui giornali.
    Ma possibile che in Italia non ci si renda conto che l’Italia è già cambiata? Possibile che un figlio nato da una copia di immigrati, all’ospedale gemelli di Roma, debba avere un “permesso di soggiorno per stranieri”?
    Possibile che io debba pagare le tasse e non decidere chi le deve amministrare? ( oppure chi le deve rubare)?
    Rilancio:

    Potrei decidere di diventare italiano se:
    1) non ci fossero più condannati in parlamento
    2) ci fosse un rispetto della costituzione e dello stato da parte di ministri e sottosegretari.
    3) Si rispettasse il tricolore
    Si rispettassero veramente le radici cristiane di questo paese

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