La battaglia dei peones

Se fossi in malafede, in queste ore stapperei bottiglie di champagne: una mia proposta di legge, infatti, sta spaccando come un cocomero i miei avversari politici. Ma siccome ho scelto di fare politica per motivi più nobili, preferirei di gran lunga che il Pdl fosse compatto e che la mia legge sulla cittadinanza passasse all’unanimità e senza l’ombra di una polemica. Invece no, sarà durissima, e ieri – quando Fini ha ribadito di non accettare scomuniche preventive, chiedendo che si aprisse un dibattito reale – ho avuto un assaggio di quello che sarà: i contenuti della legge stanno già passando in secondo piano, a partire dalle cronache di molti giornali, di fronte alla manovra politica. E siccome è questa a spaventare il Pdl, le reazioni non sono quasi mai ragionate, ma spesso scomposte, se non addirittura violente: come quella di Ignazio La Russa, che ha tentato di liquidare il tutto come “un’iniziativa di peones“, letteralmente “pedoni degli scacchi”, in gergo politico “parlamentari di seconda o terza fila, magari nuovi o poco conosciuti, eletti per schiacciare i bottoni in Aula e stare zitti”. Ho deciso di rispondere con l’ironia, scrivendo in un comunicato stampa che dal ministro della Difesa non mi aspettavo un nonnismo da caserma, ed ho chiesto a La Russa se siano da considerarsi peones pure Fini e Franceschini (ma avrei potuto aggiungere Casini e Di Pietro, e mi dispiace non averlo fatto), visto che sulla proposta di legge sono d’accordo anche loro. Ironica pure Alessandra Mussolini, anche lei tra i firmatari (“Non siamo peones, ma leones“), ma siccome anche i peones nel loro piccolo s’incazzano, il buon Fabio Granata (letteralmente massacrato dal fuoco amico, per aver osato promuovere una proposta di legge con un deputato dell’opposizione) c’è andato giù pesante, rispondendo che – in quanto peón vicepresidente della Commissione antimafia – avrebbe dovuto essere almeno consultato sul capitolo dello scudo fiscale relativo al riciclaggio di denaro, che lo preoccupa molto. Volano stracci, insomma, e se fossi ancora un giornalista mi divertirei parecchio. Invece, essendo il primo firmatario della proposta di legge, vivo il tutto con una certa apprensione, tendendo l’orecchio ai segnali che arrivano. Quelli che giungono dal Senato, come prevedibile, sono pessimi: il duo Gasparri-Quagliarello, infatti, mescola l’astio verso Fini con la paura di far arrabbiare la Lega. Dalla conferenza nazionale sull’immigrazione, conclusa ieri alla Cattolica di Milano, ne arrivano invece di buoni: venerdì si sono espressi pubblicamente a favore di questa pdl (e per giunta davanti al ministro Maroni) il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, il presidente delle Acli, Andrea Olivero, ed il prefetto Mario Morcone, che ad un certo punto si è spogliato delle vesti istituzionali (è capogabinetto immigrazione del ministero dell’Interno) ed ha invitato il Parlamento a votare questa legge subito, prima delle Regionali. Per essere un’iniziativa di peones, non c’è male.

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11 risposte a “La battaglia dei peones

  1. un peon da solo viene mangiato dalle grasse regine, dalle torri, gli alfieri.
    un peon da solo non può arrivare al re, non può cambiare il corso di una partita. ma se son dieci, cento, allora cambierà!

    forza andrea!

  2. Però Andrea c’è una cosa che non capisco. da come si stanno muovendo le cose (almeno in TV) nessuno parla di una proposta di legge già sul tavolo, di fatto tutto è ridotto all’inizativa di Fini, come se fosse una sua iniziativa personale.
    Perfino Franceschini, in un’intervista oggi su Sky, parlava dell’iniziativa di Fini dicendo che andava sulla stessa linea di altre proposte presentate dal PD in passato senza nemmeno menzionare che c’è un disegno di legge che è stato presentato oggi.
    Insomma che nel PdL ci sia chi ha interesse a buttarla in caciara non mi meraviglia, ma non vorrei che anche nel PD ci fosse chi è più interessato ad aizzae una contro la’altra le due parti della maggioranza piuttosto che ad arrivare ad una buona legge.

  3. Silvia Bianchi

    Vorrei sottolineare che la proposta di legge Sarubbi-Granata è in linea con la proposta contenuta nella mozione Marino (presentata alla fine di luglio), nella quale si prevede l’introduzione dello “ius soli”, cioè il diritto alla cittadinanza per tutti i bambini che nascono sul suolo italiano. Il cdx, ovviamente, afferma che “la sinistra vuole dare il voto agli immigrati perchè così può prendersi i loro voti”, ma ciò non è affatto scontato; in fondo, chi proviene da paesi ex-comunisti o chi appartiene a una cultura tradizionalista (come alcuni islamici) potrebbe preferire le posizioni più conservatrici della destra… Insomma, si tratta di un nuovo campo di gara sul quale i due schieramenti posono giocarsela. Ciò che è indubbio, è l’urgenza di iniziare una vera politica di integrazione – soprattutto per i bambini e i ragazzi che, nati e cresciuti qui, parlano italiano, studiano come i nostri figli, lavoreranno nel nostro sistema produttivo e hanno tutto il diritto a diventare italiani!

  4. Ha ragione Fabio….prendiamoci i meriti di una legge giusta, non lasciamo al campo avversario le battaglie doverose, nemmeno nel campo mediatico.

  5. Dolphin Island

    L’importante è che non si ceda verso soluzioni mediate alla mediocrità. Già il ministro La Russa ne ha proposta una: bene la cittadinanza per i figli degli immigrati regolari nati in Italia, «ma in dieci anni, non in cinque». Sappiamo bene che di questo passo, l’archiviazione e l’oblio sono assicurati. Nessun cedimento quindi: la Lega su questa proposta è nel parlamento minoranza. Pur contando sull’appoggio dei “berluscones” del Pdl più fedeli e dei loro sottoposti, i numeri in Aula sono a favore di Pd, Idv, Udc, finiani. E non bisogno dolersene se la maggioranza parlamentare «si divide e si spacca». Il compito di un’opposizione è anche quella di fare leva sulle divisioni. D’altro canto non mi sembra che anche nel Pdl non mirino a esasperare fratture interne al Pd – vedere indagine conoscitiva sulla Ru486 e relative polemiche -, per cui certo, bene andare avanti sulla convinzione che questa proposta di legge migliori lo stato di diritto di famiglie di migranti e di rimando, l’intera collettività. Ma se poi questa iniziativa può saldare una fruttuosa collaborazione trasversale tra poli che argini la deriva razzista, xenofoba del Carroccio, ben venga.

    @ Silvia Bianchi: nessuno può pensare che a priori gli immigrati diano una preminenza elettorale al centrosinistra, ma è altrettanto grottesco catalogare per aree geografiche possibili orientamenti di voto, anche perché vanno valutati parecchi fattori, non solo dell’identità dei votanti, ma anche di chi viene votato, dal loro approccio culturale, le loro proposte, le loro promesse.

  6. manlio laurenti

    Certo lo spettacolo di un Prefetto che,in mutande,invita il Parlamento a votare subito sarebbe stato di quelli da non perdere.O si è tolto anche quelle?Per la proposta in questione proporrei una Commissione Bicamerale,che ne nominasse una bipartizan,che ne nominasse una diretta ad approfondire l’argomento con il contributo,come è ovvio di Maggioranza ed Opposizione.Sia poi il Capo dello Stato a convocare un apposito gruppo di studio che approfondisca le delibere della Commissione stessa,e le affidi ad una terza Commissione che ne valutera’ l’applicabilita’.Nel frattempo,come pronosticato su questo blog,una potessa di colore avra’ vinto il Nobel Italiano per la letteratura,ed un centravanti Filippino la classifica dei cannonieri.Perchè in Italia i problemi si risolvono,eccome.Si risolvono all’Italiana,ma si risolvono.Altrimenti non si capisce come,senza iniziative di alcun genere,in Italia si siano sistemati abbastanza comodamente 4 milioni di stranieri,ed il capo della banda di via Jenner informi che”dall’Italia non ce ne andremo mai”.

  7. caro Andrea,
    sono contento di avere un amico “peon”.
    Devo dire che, più del termine scacchistico, mi affascina l’uso latino-americano del termine: nel mio immaginario ti vedevo già con un grande sombrero in testa e i piedi scalzi a marciare lungo una strada polverosa.
    Comunque, al di là del mio immaginario cattocomunista, spero che la proposta di legge possa iniziare ad essere discussa e non semplicemente stigmatizzata.
    ciao
    Ago

  8. L’ho ascoltata alla Rai italia radio stamattina. Si è fatto un ammiratore. Bisognerebbe suggerire agli ectoplasmi che reggono attualmente il PD di battere le TV (lei mi pare abbia condotto un programma in televisione) almeno quanto fa Fini, per ribadire che questa proposta di legge viene da deputati del PD, e sottolinearne il buon senso delle finalità e dei contenuti. Mi pare che si lasci troppo l’iniziativa ad altri, forse per timore che la “pancia” della gente rifiuti la ratio e le modalità di un’ottima, e non “buonista”, proposta di legge.

  9. Pingback: Immigrazione, il cambio di paradigma. Peones eretici e ius solis « Yes, political! La rassegna stampa indignata e perplessa

  10. Lorenzo Boffelli

    Sono “inciampato” su questo blog qualche settimana fa e fin dall’inizio ho avuto la senzazione di respirare un’aria diversa.
    Peccato che i “big” siano tutti ripiegati su se stessi invece di valorizzare questa legge.

  11. Dovremmo lanciare una campagna.
    “Sono uno dei peones” Dai Andrea portiamola in giro, facciamo cancan. Fatti sentire. Facciamoci sentire.

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