La prova di dialogo

Scrivo di getto e pure un po’ di corsa, in una giornata densa come poche. Stamattina, in Aula, il gruppo mi aveva chiesto di intervenire in dichiarazione di voto a nome del Pd sulla ratifica del Protocollo di cui parlavo ieri. Ci avevo lavorato fino a mezzanotte, ieri sera, ma nel clima di fine seduta sono stato praticamente costretto a consegnare il discorso senza leggerlo: lo trovate, comunque, nei commenti. Alle 14.30, poi, c’era la conferenza stampa organizzata con Fabio Granata, per presentare la nostra proposta di legge sulla cittadinanza: c’era così tanta gente che abbiamo dovuto ritardare un po’, perché avevano intasato l’ingresso della Camera. Tra i presenti, parecchi ragazzi della seconda generazione: la conferenza è iniziata con le loro testimonianze, in cui ognuno raccontava la propria storia e concludeva ricordando di non essere cittadino italiano. Una frase che fa un effetto particolare quando si sentono ragazzi che parlano con l’accento trentino o romano, e che ti fa saltare sulla sedia quando te la dice uno come Adnan, che è il capitano della nazionale under 15 di cricket ma che – per la legge – italiano non è. Non sto qui a raccontarvi la conferenza stampa, anche perché nei prossimi giorni cerco di mettere sul blog la registrazione, ma mi limito ad un paio di note. Innanzitutto, la presentazione delle firme: ne abbiamo raccolte 50, numero tondo, divise equamente tra i vari gruppi parlamentari (20 del Pd, 20 del Pdl, 5 dell’Udc e 5 dell’Idv); potevano facilmente essere di più, ma ci tenevo a trasmettere un segnale simbolico, piuttosto che dare l’idea di un assalto alla diligenza. “Non è una prova muscolare – ho ripetuto per tutta la conferenza stampa – ma una prova di dialogo”. E proprio sul dialogo vorrei aggiungere una cosa: i firmatari di questa proposta di legge provengono da percorsi diversissimi (in platea – per dirne una – Rosabruna De Pasquale, cattolica del Pd, era accanto a Benedetto Della Vedova, radicale del Pdl; nell’elenco delle firme, quella di Matteo Mecacci, radicale del Pd, convive serenamente con quella di Emerenzio Barbieri, cattolico del Pdl) ma arrivano tutti alla stessa duplice conclusione. Che i cambiamenti inevitabili della nostra società, cioè, stanno chiedendo alla politica una risposta; e che la politica, d’altro lato, può darne una sensata soltanto quando depone le armi e mette da parte gli approcci ideologici. Qui sotto, nei commenti, trovate un po’ di agenzie di stampa fresche fresche. E domani ci divertiamo un po’ a leggere i giornali.

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15 risposte a “La prova di dialogo

  1. IMMIGRAZIONE: CITTADINANZA IN 5 ANNI, 50 SI’ ‘TRASVERSALI’

    (ANSA) – ROMA, 23 SET – ”Anche se la Lega finora ha accolto la nostra proposta di legge sulla cittadinanza con un ‘no’ pregiudiziale, il Pdl andra’ avanti lo stesso”. Ad assicurarlo e’ il capogruppo del Partito della Liberta’ in commissione Cultura della Camera Fabio Granata, firmatario, insieme al deputato del Pd Andrea Sarubbi, di un testo per far ottenere la
    cittadinanza agli stranieri dopo cinque anni di residenza.
    La proposta di legge, presentata in una conferenza stampa a Montecitorio, punta in realta’, come spiegano i due proponenti, a far si’ che casi come quello della squadra di cricket italiana ‘under 15′ non si ripetano piu’. Dei giovani che hanno regalato la coppa europea di cricket all’Italia, infatti, solo tre sono davvero italiani. Tutti gli altri: bengalesi, indiani, cingalesi, inglesi e marocchini benche’ nati e cresciuti nel nostro paese, sono ancora in attesa della cittadinanza. Un documento che, come ha spiegato Darik, di origine marocchina vissuto sempre tra Trento e Bologna, ha perso ormai ”ogni speranza di poter ottenere”.
    Nella proposta, firmata da 50 deputati di tutti gli
    schieramenti politici ad eccezione del Carroccio, si prevede in estrema sintesi che dopo 5 anni di residenza si possa diventare cittadini italiani. Ma perche’ questo avvenga si dovra’ superare un test ”di integrazione civica e linguistica’ (anche ad intervalli purche’ non inferiori ai quattro mesi) e si dovra’ prestare un giuramento ‘vincolante’ sulla Costituzione. Si
    potra’ avere la cittadinanza anche se si e’ nati da genitore legalmente soggiornante e residente da 5 anni; se si tratta di un minore che ha completato con successo un ciclo di studi
    indipendentemente dal luogo di nascita e dalla condizione dei genitori; se si e’ sposato un italiano da almeno due anni senza separazione. Il periodo di due anni viene meno in caso di nascita della prole.
    ”Nel testo che avevamo presentato noi – aggiunge Pierluigi Mantini (Udc) – avevamo previsto anche il rispetto dei diritti della donna come condizione per poter ottenere la cittadinanza. Ma credo che questo requisito potra’ essere inserito benissimo con un emendamento alla proposta Granata-Sarubbi alla quale gia’ in cinque del nostro gruppo abbiamo aderito”.
    Il presidente della Camera Gianfranco Fini, spiega ancora Granata, guarderebbe con favore a questa proposta di legge perche’ attualmente ”la procedura per ottenere la cittadinanza e’ davvero troppo complessa e farraginosa” e penalizza soprattutto giovani come ”i giocatori di cricket” diventati ormai ‘testimonial’ involontari di questa campagna a favore dell’integrazione.
    ”Sono certo che il Pdl aderira’ al gran completo a questo testo – conclude Sarubbi – anche perche’ vorra’ dimostrare che ragiona con la propria testa e che e’ un partito diverso dalla
    Lega. Vorra’ far capire che e’ indipendente dal Carroccio. Altrimenti perche’ non indossare anche loro una camicia verde?”. (ANSA).

  2. Apc-*Immigrati/ Pdl bipartisan per ius soli, mancano solo firme Lega
    Presentata alla Camera. Granata: Avanti anche senza Carroccio

    Roma, 23 set. (Apcom) – Mancano soltanto le firme dei deputati della Lega in calce alla proposta di legge in materia di cittadinanza avanzata dal democratico Andrea Sarubbi e dall’ex esponente di An Fabio Granata per passare dallo ius sanguinis, previsto dalle norme attuali, allo ‘ius soli temperato’: il testo, già all’esame della commissione Affari Costituzionali a Montecitorio insieme ad altri 11 testi, è stato presentato oggi alla stampa ed è condiviso da 20 deputati del Pd, 20 del Pdl, 5
    dell’Udc e 5 dell’Italia dei Valori.
    Il Carroccio non l’ha presa bene ma Granata vede degli spiragli di dialogo e comunque fa sapere che il Pdl non si fermerà: “La Lega ha una forma pregiudiziale di contrarietà ma su alcuni
    aspetti si può dialogare anche se per quanto mi riguarda andremo avanti”. Anche perché l’articolato ha uno ‘sponsor’ d’eccezione,
    il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Ma, precisa Granata, “non c’è alcuna rottura di un patto di governo. Si tratta di una iniziativa parlamentare. Il Parlamento fa delle leggi anche fuori dal programma di governo: forse qualcuno lo ha dimenticato…”. Il deputato del Pdl ammette che “il percorso non è semplice, perché
    ci sono difficoltà politiche, ma la politica deve governare i processi di integrazione, non averne paura. E a chi nel Pdl mi dice che questa legge ci fa perdere consensi rispondo che le leggi non si fanno per motivi elettorali. Questo è un atto
    politico”.
    Neanche il Pd chiude le porte alla Lega: “Ci parlo tutti i giorni – confessa Sarubbi – ma comunque mi auguro che il Pdl dimostri di essere una forza di maggioranza e di governo indipendente dalla
    Lega. Sono fiducioso perché il Pdl non ha certo le casacche verdi, ha le sue idee”.
    La proposta bipartisan stabilisce che può diventare cittadino italiano uno straniero maggiorenne che soggiorna in Italia da 5
    anni e sia attualmente residente, che abbia superato un test di integrazione civica e linguistica che può ripetere un numero illimitato di volte ma ad intervalli non inferiori a quattro
    mesi, che presti giuramento (vincolante) sulla Costituzione. Può diventare cittadino anche chi è nato in Italia da genitore legalmente soggiornante da almeno 5 anni e attualmente residente; un minore straniero (indipendentemente dal luogo di nascita e
    dalla condizione dei genitori) che ha completato con successo un ciclo di studi; chi è sposato con un cittadino italiano da almeno 2 anni e non c’è separazione. In caso di figli, il periodo di due
    anni non vale. Il criterio, insomma, è quello di porre l’acquisizione della cittadinanza come culmine di un percorso di integrazione: i criteri non sono più quantitativi, ma qualitativi
    (la conoscenza della lingua, della Costituzione ecc.).
    ‘Testimonial’ della proposta di legge trasversale è la nazionale italiana di cricket, composta in gran parte da figli di immigrati asiatici (una delegazione era presente alla conferenza stampa), che ha appena vinto il campionato europeo under 15.

    Luc
    231707 set 09

  3. CITTADINANZA: S. EGIDIO, BENE PROPOSTA PD E PDL =
    (AGI) – CdV, 23 set. – La Comunita’ di Sant’Egidio esprime la propria soddisfazione e sostiene la proposta di legge presentata oggi alla stampa dai deputati Sarubbi (Pd) e Granata
    (PdL). ”Siamo soddisfatti che su un tema cosi’ decisivo per il presente e il futuro dell’Italia ci sia stata un’ampia convergenza tra forze politiche di diverso schieramento”, ha
    dichiarato Marco Impagliazzo, presidente della Comunita’ di Sant’Egidio. ”Riteniamo particolarmente importante la parte della proposta di legge che riguarda i minori. I figli degli immigrati nati e cresciuti nel nostro paese si sentono pienamente cittadini italiani (e gran parte dell’opinione pubblica gia’ li considera tali)”. ”Il fatto che il Parlamento e la legge ne sancisca il diritto – ha sottolineato – e’ un grande passo avanti di civilta’ che aiutera’ il nostro Paese a realizzare una societa’ piu’ coesa e dove vivere insieme sara’ piu’ semplice e piu’ pacifico a beneficio di tutti”, ha concluso. (AGI)

    Siz
    231810 SET 09

  4. IMMIGRATI: LEGA, SU CITTADINANZA MANTENIAMO FERMA NOSTRA CONTRARIETA’ =

    (ASCA) – Roma, 23 set – ”Una compagnia molto composita, qualche deputato in cerca di autore, qualche altro in cerca di visibilita’ e infine qualche incallito comunista antileghista”. Commenta cosi’ il deputato della Lega Nord,
    Raffaele Volpi, membro del comitato ristretto sulla cittadinanza della Commissione Affari costituzionali della Camera, la presentazione della proposta di legge sulla cittadinanza Sarubbi-Granata.
    ”La Lega non si muove dalla propria posizione – assicura Volpi – e non sara’ certo l’iniziativa personale di qualche deputato a farci cambiare idea su un tema che era, e rimane, del tutto estraneo al programma della maggioranza di governo sottoscritto prima delle elezioni. Inoltre crediamo – aggiunge il parlamentare leghista – che tale proposta non sia nemmeno gradita a tutta l’opposizione. Cinquanta firme non solo sono insufficienti in Parlamento per fare passare la legge, ma non sono niente in confronto alla stragrande maggioranza di cittadini che su questo tema, e su altri, la pensano esattamente come noi e sono contrari alla cittadinanza facile agli stranieri”.

    gc/mcc/alf
    231815 SET 09
    NNNN

  5. Cittadinanza, Udc: maggioranza non sia schiava della Lega

    Roma, 23 SET (Velino) – “È una proposta che riguarda non solo la cittadinanza, ma anche l’identita’ nazionale del nostro Paese. Contrastare anziche’ governare l’immigrazione,
    viste le dimensioni che il fenomeno ha assunto, non si addice a un Paese moderno, che deve rivolgersi anche ai nuovi italiani e, proprio attraverso la cittadinanza, garantire diritti e imporre doveri. Ci auguriamo che questo progetto di iniziativa parlamentare non venga stoppato dalla Lega, che in troppe occasioni e’ riuscita a condizionare l’intera maggioranza. Il Parlamento si deve confrontare sui principi e
    non essere schiavo dei pregiudizi”. Lo dichiarano in una nota i deputati dell’Unione di Centro Roberto Occhiuto e Pierluigi Mantini, cofirmatari per l’Udc del progetto di legge Sarubbi sulla cittadinanza.

    (com/riv)
    231818 SET 09 NNNN

  6. Cittadinanza, Mecacci (Pd): Bene Sarubbi-Granata, introduce ius soli

    Roma, 23 SET (Velino) – “Ho firmato la proposta di legge Sarubbi-Granata sulla concessione della cittadinanza perche’ rappresenta un tentativo di inserire nell’ordinamento italiano un principio giuridico, quello dello ius soli che, seppur temperato, rappresenta un passo in avanti per la concessione della cittadinanza italiana ai cittadini stranieri che nascono e vivono nel nostro paese”. Lo dichiara a Radio Radicale Matteo Mecacci, deputato Radicale eletto nelle liste del Pd e relatore Osce su democrazia, diritti
    umani e questioni umanitarie. “Dopo mesi in cui governo e maggioranza hanno proposto e approvato provvedimenti in materia di immigrazione e sicurezza caratterizzati solo da
    aumenti di pena e dall’introduzione del reato di immigrazione clandestina tendenti alla criminalizzazione di tutti gli immigrati – ha spiegato Mecacci – e’ importante che il Parlamento discuta e approvi norme che mirino
    all’integrazione nella societa’ italiana dei milioni di cittadini stranieri che vi abitano e lavorano, spesso tra mille difficolta’. La riforma delle norme per l’acquisizione della cittadinanza rappresenta uno degli strumenti essenziali affinche’, attraverso la concessione di nuovi diritti, anche di rappresentanza politica, e l’acquisizione di obblighi – conclude Mecacci -, la societa’ italiana si sviluppi e arricchisca pienamente dei contributi che vengono dalla
    stragrande maggioranza dei cittadini stranieri che giungono nel nostro per costruire un futuro migliore”.

    (com/sta)
    231821 SET 09 NNNN

  7. Bravo Andrea! Ogni tanto una boccata di aria pulita fa proprio bene..

  8. Bene cosi Andrea….io ritengo che sia giusto … anche se 50 firme su 500 deputati mi sembrano poche… comunque l’importante che si cominci …

  9. IMMIGRAZIONE: ACLI,OK INIZIATIVA BIPARTISAN PER CITTADINANZA

    (ANSA) – ROMA, 23 SET – Le Acli esprimono il loro ”apprezzamento per la proposta di legge bipartisan sulla cittadinanza presentata oggi alla Camera dai deputati Andrea Sarubbi e Fabio Granata. ”Finalmente – afferma il presidente Acli Andrea Olivero – si affronta la questione dell’immigrazione e della cittadinanza fuori da ogni logica elettorale, con un approccio costruttivo e propositivo, che gode di un sostegno trasversale ai diversi schieramenti”.
    La proposta di legge Sarubbi-Granata, ”pur con qualche restrizione – sottolineano le Acli – si muove nella direzione indicata dall’Associazione ad inizio settembre, in occasione dell’Incontro di Studi sulla cittadinanza: introduzione dello
    ius soli e riduzione da 10 a 5 anni dei tempi per poter chiedere di diventare cittadino italiano”.
    ”Ma soprattutto – commenta Olivero – per la prima volta si prova a costruire almeno sulla carta un percorso serio e verificabile di integrazione ai fini dell’ottenimento della
    cittadinanza, che comprende la scuola per i minori, la condivisione dei valori e la conoscenza della lingua”.
    Le Acli si augurano – ”nella prospettiva di un Paese capace di guardare al futuro attraverso politiche di integrazione sagge e lungimiranti, che possa avviarsi al piu’ presto l’iter parlamentare per approdare quanto prima ad una nuova legge sulla cittadinanza”. (ANSA).

  10. CITTADINANZA: CICCHITTO, FA TESTO IL PROGRAMMA DI GOVERNO =
    (AGI) – Roma, 23 set. – Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del PdL, in una nota afferma: “Sulla cittadinanza la discussione e’ aperta e certamente non e’ circoscritta al dibattito fra i presentatori della legge Granata-Sarubbi e la Lega Nord. In Commissione Affari Costituzionale c’e’ il disegno di legge presentato da Santelli che risponde ad una impostazione di fondo largamente condivisibile per cio’ che riguarda il mantenimento dei 10 anni e il criterio del ius sanguinis prevalente. Nel complesso la legge del 1992 presenta un impianto ancora valido. Certamente bisogna lavorare per eliminare una serie di pastoie burocratiche che oggi portano fino a 12-13 anni il tempo necessario ad ottenere la cittadinanza. Tra chi ritiene che la concessione in tempi brevi della cittadinanza favorisca il processo di integrazione dell’immigrato e chi pensa, al contrario, che la stessa debba avvenire al termine di un percorso piu’ articolato e significativo (ed a seguito di adeguate valutazioni, di un congruo periodo di inserimento che affermino la sicura integrazione con il territorio ed i cittadini del Paese) noi scegliamo la seconda ipotesi. Essere cittadini italiani comporta accettazione di principi e valori culturali fondamentali, di diritti e doveri, affinamento di sensibilita’ sociali, che non possono avvenire o essere assimilati in un tempo insufficiente o troppo breve. C’e’ anche un problema politico, non da poco. Come fondamentale forza di governo il PdL lavora sempre per mantenere compatta la maggioranza ed eventualmente aprirla ad un confronto positivo con l’opposizione. Ora non possiamo rovesciare le alleanze su un tema cosi’ delicato come la cittadinanza aderendo ad un disegno di legge presentato d’intesa con esponenti dell’opposizione e in rottura con la Lega.
    D’altra parte su temi cosi’ delicati come la cittadinanza, l’immigrazione, devono far testo il programma elettorale e il programma di governo. In ogni caso e’ evidente che su questo come su altri temi e’ indispensabile che si pronuncino gli organismi dirigenti del PdL dopo un dibattito aperto e sereno”.
    (AGI) Com/Ted 231935 SET 09

  11. Per oltre 1 ora (la durata della conferenza stampa) mi era sembrato di vivere in un paese normale, dove avversari politici possono discutere rispettandosi, dove è possibile parlare di Politica e dove nessuno ha citato veline, escort, festini e nemmeno è stato mai nominato il presidente del consiglio.
    La “location” (l’imponente sala-biblioteca del Mappamondo di palazzo Montecitorio) sembrava felice di ospitare finalmente un dibattito su un tema, quello del riconoscimento della cittadinanza agli immigrati, di alto profilo. Hanno parlato uomini dalle storie lontane, come Furio Colombo e Mirko Tremaglia, ed erano presenti uomini e donne dal passato e dal futuro politico molto distante l’uno dall’altro. Eppure, di fronte ad un tema alto e importante come quello oggetto della proposta di legge Sarubbi-Granata, hanno manifestato una dignità e un livello di partecipazione davvero stupefacente. Per 1 ora ho avuto l’orgoglio di essere cittadino di un Paese finalmente tornato normale.

    Poi ho letto le parole di Cicchitto. Un mix di messaggi: un avvertimento fin troppo chiaro ai suoi parlamentari, un monito all’opposizione di non farsi illusioni, una carezza all’alleato fedele, la Lega Nord.
    E mi sono ricordato chi comanda in Italia e qual è il ruolo del Parlamento in questa legislatura: quello di ratificare, il più velocemente possibile le decisione del governo.
    Mi è dispiaciuto per l’on. Granata, che sembrava sincero quando ha detto “il pdl andrà comunque avanti su questo testo, anche se la Lega non fosse d’accordo”. Ma forse è meglio così. Sognare può essere pericoloso in questo paese.

  12. manlio laurenti

    Nelle banlieues milioni di giovani parlano Francese,sono nati in Francia,e considerano un insulto la parola “Francais”.Parlare Francese con l’accento di Parigi non significa essere Francesi,parlare Italiano con l’accento di Roccacannuccia non significa essre Italiani.Nelle scuole di alcune citta’ Italiane operano gia’bande etniche che parlano un perfetto Italiano,i cui componenti affermano di non sentirsi affatto Italiani.Non potremo farci nulla,ma importeremo,come tutti,molta brava gente ed una discreta aliquota di nemici.

  13. @ manlio laurenti
    Le consiglio di studiare il binomio entitlements e provisions (lo consiglio anche a tutti politici, che ne trarrebbero grande beneficio), così capiremmo le banlieu a partire dall’oggetto del problema e non dai suoi soggetti.

    Se i problemi vogliamo trattarli come tali, possiamo ben sperare di risolverli, ma se li ignoriamo o all’opposto li facciamo diventare ontologici – individuandone la sorgente non nella persona e nel contesto in cui vive, ma nel suo avere un determinato colore della pelle, nell’avere certe origini, nel professare una determinata fede – allora continueremo a morderci la coda e farci del male, prospettando un futuro non di soluzioni ma di dissoluzioni.

    ps: la Lega Nord non sta tentando anch’essa di assurgere ad etnia a sè stante dal resto del paese?

  14. bello sarebbe. un paese normale.

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