Contra factum

Dopo aver letto dell’omicidio di Sanaa, la ragazza di origini marocchine uccisa dal padre perché era andata a convivere con un ragazzo friulano, ho telefonato a Pordenone: volevo sapere qualcosa della famiglia, del loro arrivo in Italia e della loro permanenza qui. Ed ho scoperto di trovarmi di fronte ad un caso di scuola, che – nella sua tragicità – spiega meglio di mille teorie quello che la mia proposta di legge sulla cittadinanza sta cercando di dire. Il padre, mi hanno comunicato i carabinieri, ha il permesso di soggiorno da 11 anni: uno in più dei dieci che la Lega difende a spada tratta, per poter diventare cittadini italiani. Avrebbe potuto presentare la domanda un anno fa, se lo avesse voluto, e – se non avesse ucciso la figlia, ça va sans dire – avrebbe ottenuto la cittadinanza in maniera automatica: nessuno di coloro che difendono ancora l’impianto della legge 91 del 1992 avrebbe potuto dir nulla. Ed infatti, nelle dichiarazioni di queste ore, non ce n’è uno che tiri fuori la questione degli anni di soggiorno: passano direttamente alle conclusioni facili, dando la colpa al “multiculturalismo della sinistra” e definendo “impossibile” l’integrazione con i musulmani. Contra factum, però, non valet argumentum, ed il ritratto di Sanaa (ma potrei dire Hina, la ragazza pakistana uccisa da suo padre nel 2006, ed il discorso non cambierebbe) è un fatto che parla da solo: una diciottenne integrata ormai da tempo, rispettosa delle proprie origini ma simile alle sue coetanee italiane in tutto e per tutto, tranne che nel passaporto. Secondo quanto comunicatomi dagli stessi carabinieri, la ragazza è arrivata in Italia 9 anni fa; ha finito qui le elementari e poi le medie, ma tutto questo per la legge attuale non conta: 9 anni, infatti, sono un periodo insufficiente per avviare le pratiche. Non voglio mettermi qui a polemizzare sui numeri, anche se pare che al dibattito pubblico interessino solo quelli, ma il caso Sanaa dimostra benissimo che 9 anni possono essere una vita e 11 un battito di ciglia: il problema è dunque un altro, e serve il coraggio di affrontarlo. “Non è il sangue, ma la cultura a determinare l’appartenenza”, ha dichiarato ieri Rocco Buttiglione, che non è certamente un estremista di sinistra; la stessa diocesi di Pordenone ha invitato ad incrementare l’integrazione, perché “questa tragedia dimostra che i giovani la cercano e la vogliono”. In un comunicato, che trovate come sempre in Sala stampa, ho ribadito anch’io la necessità di cambiare approccio – passando dalla quantità di tempo alla qualità della presenza – ma la Lega è tornata alla carica, accusando me e Fabio Granata di “troppa leggerezza”. Ha risposto duramente Fabio (“Mescolare cittadinanza e fatti di criminalità rappresenta una grande e gravissima operazione di disonestà intellettuale per perseguire strumentali e basse finalità politiche”) ed in tempi normali uno scontro del genere all’interno della maggioranza avrebbe potuto anche farmi piacere. Stavolta, invece, mi preoccupa parecchio, perché non vorrei che una legge così importante finisse triturata in un banalissimo braccio di ferro pre-elettorale tra chi fa gara ad urlare più forte per poter decidere il prossimo governatore del Veneto o della Lombardia.

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11 risposte a “Contra factum

  1. Pensa che stamattina ho sentito dire alla Santanchè (ospite ad Omnibus) che “non è mica vero che le seconde generazioni si integrano meglio … esempi in tutta Europa lo confermano”. Oltre ad una serie di sproloqui sull’impossibilità di integrare i musulmani.

    Ecco, a volte penso che contro certa demagogia c’è ben poco da fare. Soprattutto con una voce così debole come la nostra.

  2. Chi ha detto che la nostra voce è debole?
    Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.
    Non dobbiamo cercare ovazioni, dobbiamo progettare il futuro, un futuro migliore per chi verrà dopo di noi, un futuro che NON PUE’ e NON DEVE essere fatto di terrore, paranoia e guerra civile!

  3. Per curiosità , come si misura la “qualità dell’integrazione” , nella vostra proposta di legge?

    E’ previsto un esame di lingua e cultura italiana , come mi pare esista anche in altre nazioni occidentali?

    No , perché non so quanti immigrati sarebbero in grado di superarlo ( se è per questo non so neanche quanti italiani.. volendo fare una battuta che può stridere con la gravità del fatto ).

  4. manlio laurenti

    Non c’è solo l’assassinio di oggi:c’è la relta’ di centinaia di moschee clandestine dove,come insegna Magdi Allam,non si sa cosa si predichi.C’è la provocazione inscenata dalla famigerata banda di via Jenner davanti al Duomo di Milano.Poi c’è il bel libro di WALTER LAQUEUR,storico Liberal americano,”GLI ULTIMI GIORNI DELL’EUROPA”nel quale ci si informa che nelle banlieues parigine “Francese”è un insulto,che la Francia è un paese a rischio di balcanizzazione perchè quelle banlieues potrebbero federarsi in una specie di Kosovo,che in quei quartieri lo stato è assente perchè vi comandano bande di delinquenti,che nei quartieri Turchi delle citta’ Tedesche,i Tedeschi(specie donne e bamini)sono minacciati e discriminati per la strade come nei parchi giochi e nelle elementari.C’è il famoso detto “con le vostre leggi vi conquisteremo,con le nostre vi domineremo”e c’è l’attentato di oggi a Kabul,sul quale si attendono commenti su questo blog,e che non ha certo suscitato il pianto delle Comunita’ Islamiche.Un musulmano interpellato da me,e definitosi “moderato”mi informo’ ,tempo fa ,che la bomba di Nassirya l’avevano messa gli Americani.

  5. Non voglio mettermi qui a polemizzare sui numeri, anche se pare che al dibattito pubblico interessino solo quelli, ma il caso Sanaa dimostra benissimo che 9 anni possono essere una vita e 11 un battito di ciglia

    Ho buttato giù, assieme ad un consigliere comunale del Pd di Milano, alcune proposte per l’integrazione a scuola da contrapporre al metodo Gelmini delle quote decise in viale trastevere. Partiamo (con le dovute proporzioni, ovviamente: qui siamo di fronte ad una tragedia) da premesse analoghe: credo ci si debba innanzi tutto interrogare su cosa voglia dire “straniero”, anche quando parliamo di questioni non secondarie come l’apprendimento dove effettivamente il fattore linguistico ha il suo peso.

    Se ti va di dare un’occhiata a quelle proposte, mi interessa la tua opinione. Sono qui

  6. Il caso di Sanaa e delle altre povere ragazze delle quali si sono dovute occupare le cronache recentemente mi sembra che coinvolga molto, non soltanto una migliore integrazione che mi trova assolutamente d’accordo, quanto la reazione che molti degli immigrati di I generaz. hanno. In questo caso la collaborazione dei loro Imam potrebbe essere auspicabile.
    Altrimenti a cosa serve l’impegno della sinistra.
    So per esperienza quanto

  7. Scusate l’interruzione. Vivo al nord e so quanti votano a favore della lega proprio per la politica della sinistra verso i migranti .
    E le parole della Santanchè si commentano da sole.

  8. Pingback: Francesco Costa » links for 2009-09-17

  9. manlio laurenti

    Aggiungo a quanto sopradetto la varibile Afghanistan.E’fuori di dubbio che un nostro(dell’Occidente)ritiro incoraggerebbe enormemnte lo sciovinismo islamico,col quale dovremmo fare i conti in casa,noi europei.Si moltiplicherebbero le bande terroriste,incoraggiate da una nuova speranza di successo,e l’arroganza degli Imam(quello di viale Jenner usa gia’ toni minacciosi,informandoci che prima o poi faremo i conti con loro).L’Islam è barbarie,occorre fermarlo subito.

  10. La “qualità della presenza” è un concetto pericolosissimo. Si inizia in buona fede, non dando la cittadinanza a potenziali terroristi e si finisce per discriminare chiunque preghi in una Chiesa o non si prostri al sultano di turno. Uno Stato di Diritto ha bisogno di Leggi oggettive, la quantità di permanenza in uno Stato perlomeno ha il vantaggio della oggettività e non si presta a personalismi decisi dalla politica o dalle questure. Per questo tremo quando sento proposte come questa, una grande Nazione come l’Italia non ha una cultura unica e condivisa ed è un bene: ospitiamo progressisti e conservatori, partigiani e repubblichini, nazionalisti e filoborbonici, astemi e ubriaconi, libertini e moralisti. E sono tutti italiani. E’ una Casa comune dove possono dimorare idee e stili di vita diversi, spesso conflittuali, ma che convivono sullo stesso pezzetto di terra.

  11. La comunità islamica condanna nettamente qualunque violenza sulle donne e sulle persone deboli ed in particolare l’omicidio per ragioni tribali di questi padri-padroni.Ci sono due articoli su http://www.islam-online.it in cui questa condanna e’ netta oltre a tre o quattro interviste ad intellettuali musulmani.L’UCOII tramite il suo Presidente e’ dispostissima a fare di tutto per l’educazione di genitori e figli per colmare la frattura generazionale e perche’ questi fatti non accadano mai piu’.Non a caso l’assassino beveva e non frequentava la moschea .Chi crede veramente non fa questi atti bestiali salam amina

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