Il vento del nord

Gli allergici alle statistiche si turino il naso, perché oggi vi rimbambisco di numeri: quelli su povertà e disagio in Italia, che ho ascoltato stamattina in un convegno a Napoli. C’era D’Alema, è vero, ma siccome non ha parlato di gossip politico non credo che i tg nazionali se ne occuperanno: tranne una battuta su Berlusconi (“Essendo cattolico, può confessarsi e quindi si concede parecchi peccati”) ed una su Bassolino (“Non lo esaltavo prima, non lo demonizzo ora”), i giornalisti alla ricerca di schermaglie dialettiche non hanno avuto molto da portare a casa. Peccato, perché il tema merita una riflessione seria. E la meritano soprattutto le cifre dell’Istat, a cominciare da quel 13,6% di famiglie sotto la soglia di povertà che significa – più o meno – mille euro al mese per un nucleo di due persone. Pochi i bisognosi al nord, qualcuno di più al centro, tantissimi al sud: in Europa, cari amici leghisti, l’Italia detiene infatti il tristissimo primato della disparità territoriale, spaziando dal 7,3% di poveri in Lombardia al 47% in Sicilia. Si risponderà che regioni ricche e regioni povere esistono dappertutto, ma anche qui i numeri parlano da soli: in Spagna si va dal 6,7% di bisognosi in Catalogna al 27% in Andalusia; in Belgio si oscilla tra l’8% dei fiamminghi poveri al 18% dei valloni. Eppure – ha notato Gianni La Bella, della Comunità di Sant’Egidio – da noi si sta facendo strada una “nouvelle vague negazionista della questione meridionale”. Invece, cifre alla mano, si scopre che nel nord nascono più figli e si vive più a lungo, oppure che il centro-nord riceve il 72% della previdenza, che tra l’altro occupa quasi tutto il budget della nostra spesa sociale. Proprio sulla spesa sociale, D’Alema ha ricordato che siamo un punto sotto la media europea (27,5% del Pil), tre punti sotto la Francia, tre e mezzo sotto la Svezia. Al capitolo “famiglia più infanzia” destiniamo appena l’1,2% del Pil, ai disabili l’1,5%, al reinserimento dei disoccupati lo 0,5%, alle politiche abitative addirittura lo 0,1%: la decima parte della media Ue. Il governo attuale ha definanziato tutte le leggi di spesa per la lotta alla povertà (compresi l’assegno per il terzo figlio, il prestito d’onore ed il credito d’imposta, nonché la 328 per il terzo settore) e le ha sostituite con la social card, che sarà certamente un atto caritatevole ma che risolve ben poco. Il Pd – ha annunciato D’Alema – presenterà quindi un disegno di legge a prima firma Livia Turco, perché venga avviato un piano nazionale di lotta alla povertà: servono 3 miliardi di euro e non sono pochissimi, ma al bilancio statale l’abolizione dell’Ici è costata di più. Chiudo con un dato ed una riflessione, entrambi sulla Campania. Il dato – fornito dal prefetto Alessandro Pansa – è quello sui lavoratori in nero o sui disoccupati, che a Napoli rappresentano il 60,5% del totale: l’economia sommersa sembra inarrestabile ed i suoi effetti perversi, perché le imprese che non dichiarano il proprio fatturato non riescono ad accedere ai finanziamenti bancari, finendo per rivolgersi all’usura. La riflessione, invece, è ancora di Gianni La Bella, che ha elencato alcuni episodi di cronaca dell’ultimo periodo: gli incendi ai campi rom di Ponticelli, la strage contro i nigeriani a Castel Volturno, l’aggressione agli srilankesi a Mergellina, le due ragazze rom annegate a Torregaveta e lasciate sulla sabbia nell’indifferenza dei bagnanti. E poi ha chiuso con una domanda, che vi rigiro:“È arrivato il vento del nord?”.

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6 risposte a “Il vento del nord

  1. Adriana di Toscana

    Segnalo agli amici del Blog un articolo apparso oggi su Repubblica e dove si legge che a Ponteranica provincia di Bergamo è stata rimossa una targa intitolata a Peppino Impastato che fu cciso dalla mafia nel 1978 per aver denunciato le connivenze fra mafia e politica, come descritto in un bel film: I cento passi. Forse al nord pensano di essere immuni dal problema? Vento del nord e vento del sud.

  2. In questa marea di cifre è descritto tutto il disagio di una gran parte della popolazione italiana, che cerchiamo di nascondere ma che è drammaticamente la realtà quotidiana del Sud e non solo.

    Servono soluzioni strutturali, ma anche un po’ di sano assistenzialismo: oggi proporre un reddito minimo di cittadinanza alzerebbe un velo di critiche (ma come? diamo i soldi a chi non lavora?). Ma l’Italia è l’unico Paese della Ue, a parte la Grecia, a non averlo. Bisognerebbe pensarci.

    P.S. Ya, direi che nonostante sia stato lì a distrarti sia venuto comunque un bel post =)

  3. da quando ho l’uso della ragione sento parlare di finanziamenti al sud: dove vanno a finire? Terremotati del perimo novecento ancora senza casa, la gente di Pozzuoli che ha avuto i soldi per farsi la casa fuori da quel territorio e affittano le vecchie case, rimesse a nuovo di Pozzuoli…una marea di strutture pubbliche costosissime abbandonate …ma mi facci il piacere, direbbe TOTO’ Venti del nord: sono veneta e aspiro alla secessione e vivere alla grande come il trentino

  4. manlio laurenti

    Intanto proprio ieri sul SOLE 24 ORE diretto,non si sa bene a quale titolo,dal PD Gianni Riotta(e non c’è da meravigliarsi,dato che sparla del Governo Italiano ed adora la Francia)si afferma che i consumi in Italia sono del 20%superiori a quelli ufficiali.Poi ci sono alcuni misteri automobilistici:perchè si stanno vendendo piu’ auto che in Francia,perchè la densita’ automobilistica della Calabria(la regione piu’ povera d’Italia)è quella della Francia?E perchè del MILIONE300MILA che avevano diritto alla SOCIAL CARD,QUASI 400MILA non l’hanno richiesta?Certo,la fame indebolisce,ma non fino al punto di non poter sollevare la penna.La Gabanelli,compagna DOC ,se l’è fatto scappare:non volevano svegliare il can che dorme,visto che sono evasori.E quelli che se la sono vista rifiutare perchè avevano”sbagliato”il calcolo sul reddito?L’Italia è davvero un paese povero:con 40 milioni di auto,per finire coi suddetti misteri automobilistici,e con ristoranti e spiagge piene.Quest’estate attorno a Roma ti mandavano via dai ristoranti,se ti presentavi a mezzogiorno senza prenotazione.A me è successo in continuazione.

  5. sono in sintonia con Nadia.

    Si sta cercando di far passare il nord come colpevole! sbagliato .
    Il sud ha avuto le sue possibilità. ora basta! voi del PD non sfonderete mai a nord-est se non vi convincete del fatto che le nostre regioni vogliono la loro parte!

    la sicilia ha 1/2 perone povere?! non mi stupisco.. voglio vedere che razza di dichiarazione dei redditi che fanno laggiù!
    La sicilia non è certo una VERA regione povera dato che si assorbe da anni un mucchio di soldi. BASTA.

    W la lega

  6. Forse Sarubbi avrebbe potuto ricordare i fondi europei per lo sviluppo, i fondi regionali, le pensioni di invalidità, gli organici pletorici delle pubbliche amministrazioni meridionali.
    Io, che sono milanese, posso invece ricordare che Milano ha tre linee di metropolitana mentre Francoforte e Vienna, che sono più piccole, ne hanno cinque. Posso anche ricordare i treni penosi sui quali salgono ogni mattina i pendolari verso Milano e le code sulla A4 (perchè il notiziario del traffico si ostina a ripeterlo? La notizia sarebbe se non vi fosse la coda).
    Quanto alla spesa sociale sul PIL, Sarubbi ha forse dimenticato che il debito pubblico italiano è al 120% del PIL? Che la pressione fiscale è al 43%? Che il gettito tributario proviene in massima parte dal Nord? Abbia il coraggio dell’onestà, dichiari anche che le aliquote IRPEF sono troppo basse, che occorre alzarle per finanziare un tenore di vita più elevato al Sud.
    O piuttosto ha imparato la sincerità da Prodi, che dichiarò in campagna elettorale che non avrebbe aumentato le tasse e lo fece tre mesi dopo essere stato eletto?
    Vorrei ricordare a Sarubbi che l’ipocrisia in materia fiscale è costata al centrosinistra quattro milioni di voti, complimenti, continuate pure così.

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