Qualcosa si muove

Ieri è toccato a Cazzola e Della Vedova: “Guai a sottovalutare le proposte sulla questione della cittadinanza per le persone immigrate”. Oltre che, naturalmente, ad Alessandra Mussolini, che da un mese insiste sul tema. Lunedì, Giulia Bongiorno – riferendosi all’appoggio di Fini allo ius soli temperato – aveva parlato di “idee non di mera convenienza politica, ma di avanguardia”. Pochi giorni fa, c’era stata l’apertura pesante di Frattini, di fatto favorevole all’impianto della mia pdl: per il ministro degli Esteri, “può acquisire la cittadinanza chi conosce l’Italia, chi ne parla la lingua, chi conosce la Costituzione e le leggi, chi davvero si sente cittadino italiano”. Un altro ministro, Ronchi, aveva già invitato a “realizzare questa integrazione di chi è in Italia, paga le tasse, rispetta le leggi e sente l’Italia come sua seconda patria”. E potrei citarne ancora, e molti altri arriveranno alla riapertura dei lavori in Parlamento: nonostante le fortissime spaccature interne al Pdl – che nell’ultimo periodo è riuscito nella difficile impresa di rubare la scena ai nostri dissidi precongressuali – noto che qualcosa si muove. Lentamente, ma si muove. Si sta cominciando a capire, anche nel Centrodestra, che l’integrazione e la sicurezza sono due corsie della stessa autostrada, e che l’una – come spiegano meglio di me tutte le statistiche sui reati – è il presupposto dell’altra. Che il turismo della cittadinanza è uno slogan da bar, perché qui parliamo di persone ormai residenti in maniera stabile, con un reddito minimo e (nella stragrande maggioranza dei casi) una famiglia, di minori nati qui e cresciuti nelle nostre scuole. Che il Canada, tanto per fare un esempio, ha politiche rigidissime in materia di ingressi ma concede la cittadinanza a chi risiede stabilmente da tre anni, dopo il superamento di un test di lingua e di cultura. Noto che il sito di Articolo 21 fa i capricci: vi incollo dunque qui sotto la riflessione che ho scritto per loro e che avevo linkato, sapendo che il dibattito sarà lungo e difficile. Ma almeno c’è, e non era scontato.

Legge o non legge, l’Italia è già cambiata. E non c’è bisogno di scienziati della politica, per capirlo, né di sociologi delle migrazioni: basta chiedere ad un’ostetrica. Su nove bambini nati nel nostro Paese, almeno uno è figlio di genitori stranieri; almeno uno, insomma, non è cittadino italiano. Sei o sette anni fa, la percentuale era molto più bassa; nel 1992, quando venne approvata la legge vigente sulla cittadinanza, era quasi irrilevante. “Non siamo gli Stati Uniti”, si disse allora, per spiegare il mantenimento dello ius sanguinis, ed in effetti era vero. Ma oggi, quasi vent’anni dopo, sarebbe assurdo far finta di niente, nonostante questo argomento – come la Lega non manca di ricordare ai suoi alleati di Centrodestra – non sia nel programma di governo.
Voglio tenermi lontano dalle polemiche politiche, davvero, perché quando ho cominciato a lavorare a questa proposta di legge guardavo altrove. Guardavo alla mia famiglia – una moglie francese, un fratello bielorusso, una colf filippina – ed alle persone che frequento: la coppia di amici marocchini che ha comprato casa con un mutuo ventennale, il giardiniere rumeno che ha appena avuto una bimba, il cinquantenne egiziano che ha rilevato la gestione del garage in cui lavorava, suo figlio ventenne che sta imparando il mestiere di cameraman, il muratore cubano che mi fa aspettare mesi perché ha troppo lavoro. Guardavo all’Italia, che era cambiata senza chiedere il permesso alla politica, e mi dicevo che la politica, se non voleva farsi ridere dietro, doveva almeno sfruttarne la scia. Una legge sulla cittadinanza mi sembrava, insomma, un atto dovuto, tanto più alla vigilia di un appuntamento simbolico come i 150 anni dell’unità nazionale.
Ogni volta che si nomina la parola immigrazione, salta fuori il tema della sicurezza. Ma sollevarlo in questo caso sarebbe solo strumentale, perché la cittadinanza non ha nulla a che vedere con le politiche dei flussi, né con i controlli alle frontiere. È proprio il target ad essere diverso, perché qui parliamo di persone che hanno deciso da tempo di stabilirsi nel nostro Paese, e dei loro figli, che quando dicono casa pensano all’Italia. Ai primi, agli adulti, questa proposta di legge chiede di portare a termine un processo ben definito, che vede nella cittadinanza il suo culmine ma che passa per una serie di tappe non secondarie (il test di conoscenza della lingua e della cultura italiana, il reddito minimo, lo stesso giuramento sulla Costituzione) e che, soprattutto, si basa su una forte motivazione personale, passando da un impianto concessorio e quantitativo ad uno attivo e qualitativo. Ai secondi, ai minori nati in Italia da un nucleo familiare stabile, si cerca di evitare la sofferenza dei figli di un dio minore, dando loro la possibilità di sentirsi uguali ai propri compagni di scuola: è lo ius soli temperato, appunto, che permette di diventare cittadini ai ragazzi nati e cresciuti qui, anche tenendo conto del ciclo di formazione scolastica da loro compiuto.
Se le citazioni servissero ad irrobustire la proposta, ci sarebbe l’imbarazzo della scelta. Dalla Convenzione europea del 1997, che chiedeva agli Stati di facilitare l’acquisto della cittadinanza per “le persone nate sul territorio e ivi domiciliate legalmente ed abitualmente”, fino al rapporto 2008 del Cnel sull’integrazione, che giudica “poco significativa, se non addirittura insoddisfacente” l’incidenza delle acquisizioni di cittadinanza in Italia. Ma sono concetti così palesi – direi quasi auto-evidenti – che non credo ci sia bisogno di insistere: una legge del genere, con un primo firmatario del Pd, un secondo del Pdl e parecchi altri in arrivo dalle diverse forze politiche, in un Paese normale verrebbe approvata in tempi piuttosto rapidi, con grande serenità e senza nessuna polemica. Quasi con gli occhi bassi, mi verrebbe da dire, per l’imbarazzo di non averci pensato prima.

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7 risposte a “Qualcosa si muove

  1. Pingback: iMille » Blog Archive » Qualcosa si muove

  2. Idee all’avanguardia… Caro Andrea, a te non sembra una contraddizione parlare di idee all’avanguardia quando si vuole affermare un diritto, come lo ius soli, che di fatto andrebbe a legittimare null’altro che uno stato di cose già esistente? Prima che arrivassi tu, alla tua prima esperienza in Parlamento e forse per questo un tantinello più aggiornato sul mondo di fuori, se n’erano accorti nei palazzi del potere che lo stivale è una mescola incredibile di popoli? E non da oggi. Il mio cognome denuncia una discendenza spagnola, come per migliaia di altri meridionali. Al di là dell’ironia, non si può che apprezzare l’apertura di uomini e donne di differente fede politica sulla legge da te proposta. Significa che c’è qualcuno pronto a levarsi dagli occhi la benda della partigianeria e pensare realmente al futuro del paese. Auguriamoci che il numero cresca…

  3. Ciao Andrea… condivido quello che scrivi qui e ho letto con attenzione l’articolo di Gad Lerner (io l’ho letto sul blog ma dicono che è sttao pubblicato su Repubblica 😉 ).
    Continua così..
    PS – ma Granata è un finiano, vero? quindi è destinato a sparire dal PDL come il presidente della Camera?

  4. Andrea, azione quasi unica la tua, con grande capacità di portarla avanti.

  5. Qualcosa continua a muoversi…
    Ecco qualche agenzia che ricostruisce il dibattito odierno sulla questione cittadinanza.

    IMMIGRATI. CITTADINANZA, COMMISSIONE CAMERA RINVIA A MARTEDI’
    SARUBBI (PD) CERCA CONSENSI A SUA PROPOSTA PER DIMEZZAMENTO TEMPI

    (DIRE) Roma, 10 set. – Nulla di fatto oggi in commissione Affari
    costituzionali della Camera sulla questione della cittadinanza
    agli immigrati. Su richiesta della Lega, spiega il deputato del
    Pd, Andrea Sarubbi, si e’ deciso di rinviare a martedi’ la
    discussione sulle proposte di legge in materia, in attesa che
    venga assegnata alla commissione anche quella ‘bipartisan’
    presentata da Sarubbi e sottoscritta dall’esponente del Pdl,
    Fabio Granata.
    Il progetto di legge Sarubbi-Granata prevede il dimezzamento
    dei tempi, dagli attuali 10 a 5 anni, per ottenere lo status di
    cittadino italiano, e la prevalenza dello ius soli rispetto allo
    ius sanguinis (ossia che acquisisca la cittadinanza chi nasce in
    Italia da genitori stranieri regolari). La proposta
    Sarubbi-Granata e’ stata depositata prima della pausa d’agosto ma
    non ancora assegnata alla commissione (dove attulamente sono 10
    le proposte sulle quali si e’ gia’ avviato un dibattito) e la
    Lega, che non nasconde la sua contrarieta’ allo ius soli, vuole
    comunque aspettare di avere in mano il testo scritto prima di
    avviare il dibattito sulla questione.
    La Affari costituzionali, aggiunge Sarubbi, si e’ quindi
    aggiornata a martedi’, anche perche’ oggi mancava la relatrice
    Isabella Bertolini (Pdl). La prossima settimana bisognera’
    inoltre cominciare a ragionare se adottare come testo base una
    delle proposte presentate o se fare una sintesi di tutte le pdl.
    Sarubbi intanto cerca consensi alla sua proposta sperando di
    “ottenere numerose adesioni da tutti gli schieramenti e in
    particolare dal Pdl”. Senza le firme della maggioranza, osserva
    il deputato Pd, “e’ chiaro che non se ne fa niente, io la mia
    proposta l’ho fatta ora aspetto che si chiariscano nel
    centrodestra”. Quanto alla Lega Sarubbi dice: “La proposta Cota
    afferma gli stessi principi della mia sulla necessita’ di
    un’integrazione vera per evitare ghettizzazioni e devianze, loro
    in piu’ aggiungono la questione del dialetto…”.
    Tra le proposte sulla cittadinanza
    attualmente depositate in commissione Affari costituzionali della
    Camera, oltre a quella Sarubbi-Granata, c’e’ anche quella della
    Lega (a prima firma del capogruppo Roberto Cota) che chiede
    l’introduzione di un esame di naturalizzazione per gli stranieri
    per verificare la padronanza della lingua italiana ma anche del
    dialetto, ossia un test di lingua locale in base alla regione di
    residenza, e poi la conoscenza dell’educazione civica, della
    storia, della cultura e delle tradizioni, oltre che dei sistemi
    istituzionali nazionali e locali.
    Anche la proposta Sarubbi-Granata prevede un ‘filtro’ alla
    concessione della cittadinanza ma limitato alla conoscenza della
    lingua italiana e alla conoscenza dell’identita’ nazionale oltre
    che alla mancanza di precedenti penali.
    Da segnalare tra le proposte depositate, anche alcune del Pdl,
    (una di Riccardo De Corato e una di Souad Sbai) che chiedono la
    revoca della cittadinanza in caso di violazione della legge.
    Quella di De Corato stabilisce la revoca in caso di gravi
    violazioni del dovere di fedelta’ nei confronti della Repubblica
    o di commissione di omicidio doloso, violenza sessuale,
    associazione a delinquere di stampo mafioso, riduzione in
    schiavitu’, pedofilia e traffico di droga. La proposta Sbai
    prevede la revoca anche in seguito a presentazione di
    dichiarazioni mendaci (sulla propria identita’), di formazione di
    atti pubblici falsi (come il dichiararsi celibe o nubile
    nascondendo precedenti matrimoni contratti nel Paese d’origine),
    oppure in caso di condanna passata in giudicato (anche per i
    cittadini Ue) e per i delitti di associazione sovversiva e con
    finalita’ di terrorismo.

    IMMIGRATI. PD: TEST IN DIALETTO? NON C’E’ CITTADINANZA PADANA…
    AI DEPUTATI DELLA COMMISSIONE NON PIACE LA PROPOSTA DELLA LEGA

    (DIRE) Roma, 10 set. – “Finche’ la cittadinanza sara’ italiana e
    non padana, per noi basta la conoscenza della lingua italiana”.
    E’ il commento del deputato del Pd, Andrea Sarubbi, alla proposta
    di legge della Lega che prevede la conoscenza del dialetto oltre
    che della lingua italiana. “Finche’ in Italia ci sara’ la lingua
    di Dante- aggiunge il co-presentatore della proposta sullo ius
    soli- non se ne parla proprio…”.
    Il testo della Lega, depositato assieme ad altre nove pdl in
    commissione Affari costituzionali della Camera, prevede un test
    di dialetto, accanto a un esame di conoscenza della lingua
    italiana, per diventare cittadini italiani dopo 10 anni di
    residenza sul territorio. La proposta stabilisce poi la
    conoscenza dell’educazione civica, della storia, della cultura e
    delle tradizioni, oltre che dei sistemi istituzionali nazionali e
    locali.
    Anche Isabella Bertolini (Pdl), relatrice dei progetti di
    legge in commissione (dove la prossima settimana si comincia a
    ridiscutere di cittadinanza) e’ scettica sulla proposta del
    Carroccio: “Se parliamo di test di italiano non sono contraria-
    spiega- anche perche’ su questo e’ emersa una sensibilita’ comune
    in commissione in senso favorevole visto che e’ previsto in altri
    Paesi europei. Ma sull’esame di dialetto io dico no, perche’ in
    Italia si parla la lingua italiana e la cittadinanza si chiede
    per diventare cittadino italiano, mica c’e’ la cittadinanza di un
    Comune o di una Regione”.
    Sempre in ambito Pdl, Giorgio Stracquadanio, derubrica “a
    sciocchezza” l’esame di lingua locale per ottenere la
    cittadinanza. “Parlare di test di dialetto- osserva il deputato
    di maggioranza- significa allora legittimare anche tutte le
    lingue extracomunitarie, il bantu africano ad esempio e’ un
    dialetto a tutti gli effetti”.
    Critica anche l’ex ministro degli Affari regionali e ora
    deputata Pd e componente della Affari costituzionali, Linda
    Lanzillotta: “Mi sembra paradossale- dice- allora dovremmo fare
    un test di dialetto anche per gli italiani. Io credo che non
    sarei in grado di superare un esame di dialetto e quindi mi
    dovrebbero togliere la cittadinanza. La proposta mi sembra priva
    di ogni buon senso”.

    Apc-Immigrati/ Lega: Sulla cittadinanza non c’è fretta, no a ius soli
    Cota boccia pdl Sarubbi-Granata

    Roma, 10 set. (Apcom) – “Sulla cittadinanza ci parleremo a
    livello di maggioranza e troveremo una posizione comune, tra
    l`altro non c`è fretta. La fretta ce l`ha solo la sinistra che
    sogna di far entrare milioni di immigrati, ma il loro resterà un
    sogno”. Lo dichiara in una nota il presidente dei deputati della
    Lega Nord, Roberto Cota, in riferimento alla discussione in corso
    in Commissione Affari costituzionali alla Camera.

    “Adesso – prosegue Cota – siamo in una fase in cui sono state
    presentate diverse proposte alla Camera che sono sul tappeto e
    che esprimono delle opinioni. Quello che posso dire è che noi
    siamo contrari all`introduzione dello ius soli e all`abbassamento
    del termine di dieci anni, cioè la cosiddetta cittadinanza breve.
    Il termine di dieci anni previsto dall`attuale legge è più che
    ragionevole. Del resto questo stravolgimento delle regole non fa
    parte del programma di Governo e anzi va nella direzione
    contraria”.

    Red/Luc

  6. CITTADINANZA viene da “capacità di funzione civica”. Ma essere cittadini vuol dire essere nel circuito della condivisione dei valori civici e morali della Civitas, ovvero della Società di appartenenza. Diversi sono i criteri che fanno di un individuo un Cives: primo fra tutti, la LINGUA; secondo, la conoscenza del Diritto nei suoi valori condivisi; terzo, la CULTURA storica della Comunità, quale insieme di quel circuito elaborativo e condivisivo degli apporti reciproci e patrimonializzati dei suoi membri. Ma pensiamo veramente che tutto ciò possa essere ridotto ad un semplice e rapido atto legislativo per poter riscattare come un mutuo immobiliare, l’edificio di una Civiltà trimillenaria? Che gli Apologeti del MeltingPottismo corrano, ma corrano tanto, è ormai cosa nota a molti, ma se le gambe si muovono troppo in fretta rischiano di perdere il contatto con il terreno!…

  7. Pingback: L'espresso | Oltreconfine » Blog Archive » Ius Soli di Federica Bianchi

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