Lobby e mezzo

Riassunto delle puntate precedenti. Il presidente del Consiglio partecipa alla festa di compleanno di una sua giovanissima amica, in quel di Casoria. Sua moglie, all’improvviso, decide che è ora di alzare il coperchio: mio marito è malato, aiutatelo. Partono le inchieste giornalistiche, la ragazza acquista notorietà. A quel punto, una escort più attempatella – sedotta ed abbandonata dal premier, ma pure un po’ stizzita per non aver avuto la  fortuna mediatica della diciottenne – solleva un coperchio ancora più pesante, documentando con foto e registrazioni quello che accade a Palazzo Grazioli. La polemica monta, anche all’estero, ma la Chiesa italiana decide di adottare una tattica prudente: Avvenire pubblica due fondi molto misurati, più un confronto fra posizioni diverse (“la vita privata di Silvio Berlusconi non è rilevante”; “sì, lo è”). Parecchi lettori, tra i quali anche diversi sacerdoti, la prendono come una chinata di capo di fronte al governo: al giornale della Cei arrivano numerose lettere di protesta, che il direttore non censura – come altri avrebbero fatto, ma Dino Boffo è una persona innanzitutto onesta – e pubblica integralmente, rispondendo di proprio pugno. Una, due, tre volte… alla fine, pur nella moderazione dei toni, emerge ciò che a molti appare scontato, ma che forse non era stato detto chiaramente: che  il mondo cattolico, cioè, non ha ancora il prosciutto sugli occhi, e che l’autonomia di giudizio non è barattabile con ipotetiche concessioni sull’8 per mille o quant’altro. Il presidente del Consiglio, nel frattempo, investe i soldi di Kakà per chiamare a dirigere il quotidiano di famiglia un giornalista molto aggressivo, che – dopo aver cercato invano di insabbiare il sexgate con le buone (“Siamo tutti puttanieri”) – adotta presto le maniere forti: tira fuori una lettera anonima che girava da parecchio tempo e ci costruisce una strategia speculare a quella di Repubblica nei confronti del premier. Solo che stavolta c’è di mezzo la Chiesa: per il momento tocca al direttore di Avvenire, scrive il sostituto di Kakà, poi vedremo. Alla fine, Boffo si dimette, mentre il presidente del Consiglio è sempre lì, ma questo è un altro discorso. “A brigante, brigante e mezzo”, scrisse espressamente Feltri prima di dare fuoco alle polveri, ed altri giornalisti (Giampaolo Pansa, Mario Giordano) fanno capire che la storia è appena cominciata. A meno che qualcuno – come si dice un po’ ruvidamente a Roma, e perdonatemi la rozzezza – non rientri in tazza: il Centrosinistra, perché nessuno è immacolato, e la stessa Chiesa, perché di lettere anonime se ne possono trovare a volontà. Da deputato di Centrosinistra, posso dire che non temo nulla: se anche uscisse l’inverosimile, mi auguro che il Pd sappia rispondere con uno stile diverso da quello dei suoi avversari, ribattendo ad ogni accusa con la chiarezza e, se necessario, prendendo provvedimenti. Da cristiano, confido che la Chiesa italiana imparato la lezione (“A lobby, lobby e mezzo”) ma non per questo rinunci alla missione di incidere sulla società. Dal basso, però.

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10 risposte a “Lobby e mezzo

  1. Vincenzo Iurillo

    Continuo a pensare che tu sia un ottimo giornalista. Ma che ci fai in Parlamento? 🙂

  2. Feltri ha portato alle estreme conseguenze l’uso del gossip che altri avevano inaugurato e cavalcato. Il pettegolezzo può stroncare carriere lavorative, figurarsi carriere politiche. Il realismo impone di raccogliere questa lezione: la guerra del gossip è destinata a finire senza vincitori né vinti, è uno scontro frontale alla baionetta che lascia le trincee vuote e i campi di battaglia pieni di corpi sventrati. Ma il direttore del Giornale, attraverso Boffo, ha fatto di più, ha voluto colpire la categoria dei moralisti. La battaglia contro i moralisti è più legittima di quella contro il gossip? In realtà anche questo è un conflitto inutile. Certo, in ogni casa c’è del marcio. E allora? Che si fa? Dopo aver dimostrato che nessuno ha titoli per rimproverare nessuno, da dove si riparte?

    Paradossalmente proprio il Giornale, al pari dell’Avvenire, ha fornito una possibile risposta pubblicando il discorso del mercoledì di Benedetto XVI. «Di fronte alla vastità dei vizi diffusi nella società – dice il papa parlando di Oddone di Cluny – il rimedio che egli proponeva con decisione era quello di un radicale cambiamento della vita. Dio persegue le colpe e tuttavia protegge i peccatori». Siamo tutti peccatori. Ma siamo tutti bisognosi di un abbraccio misericordioso che ci ama prima di giudicarci.

  3. Sì, dal basso.
    L’incontro di ieri con Bossi e Calderoli, però, mi fa dubitare. Avranno davvero parlato della proposta di Bossi di denunciare i Patti lateranensi (se lo avesse fatto un Radicale o un Comunista sarebbe successo il finimondo).
    Dal basso.
    Ma si sa che Berlusconi è il grande tessitore. E sta ricucendo. Con tutti: con il Meeting di Rimini che ha applaudito Bersani, con Casini che applaude solo se stesso, con il buon vecchio Angelo da Genova. Alla fine cadrà in piedi. Ci spiegheranno che, in fondo, la sostituzione di un direttore di giornale dopo quindici anni è cosa normale. Che la Lega parla con la passione popolare. Che quello che conta sono l’ora di religione e la scuola cattolica.
    E la rivoluzione dal basso sarà rimandata ulteriormente, probabilmente al giorno in cui Qualcuno tornerà per la seconda volta.
    Nel frattempo, vivamus et amamus, le follie di un’estate, che siano una storia d’amore sulla spiaggia o gli sproloqui di qualche direttore di giornale, quelle passano.
    E arriva l’inverno. Un lungo inverno.

  4. manlio laurenti

    Direi che Berlusconi e Feltri hanno atteso troppo:leggo l’ESPRESSO(quando riesco a turarmi il naso)dagli anni 70,e la sua figlia prediletta REPUBBLICA da quando fu partorita e,fedele alla sua propensione all’inganno, esordi’ con un bellissimo articolo di Scalfari che lodava entusiasticamente l’America col solo scopo,come scoprii in una diecina di giorni,di rimorchiare una fetta di elettorato di Centro.Boffo è rimasto vittima,come rimarcato giustamente da Gasparri,di un clima mediatico di cui sono responsabili in grandissima parte quelle due pubblicazioni.Ma c’è,a mio parere,qualcos’altro.In una recentisssima conferenza stampa,Berlusconi ha dichiarato guerra senza quartiere all mafia(non che ci sia andato leggero,finora).Considerato che vale l’equazione da prima Repubblica:UDC=MAFIA + CHIESA,la spiegazione di questa campagna puo’ essere questa.La politica dei “due forni”consiste nel chiudeli entrambi.

  5. bella e sintetica ricostruzione. Condivido soprattutto il finale… personalmente mi sento solo più deciso nel “puntare il dito” sulla conduzione della Chiesa italiana negli ultimi 20 anni… che ha creato le condizioni per essere noi tutti cristiani oggetto di questo “simpatico giochino”.

  6. Grazie on. Sarubbi, ben tornato dal meritato riposo: lucido, concentrato e sintetico.
    Per Simone: il tuo commento mi ha interessato/incuriosito. E lo dico sinceramente e senza alcuna vena polemica, anzi. Potresti per favore espandere l’idea del rapporto tra la conduzione della Chiesa italiana negli ultimi 20 anni (quindi pontificati Wojytila/Ratzinger) e le condizioni che ci espongono al “giochino” (che presumo significhi l’essere ridotti al silenzio perchè “chi è senza peccato scagli la prima pietra”)? Ciao.

  7. Un commento per Giuseppe. Se una ‘escort’ denuncia certe cose nei confronti del Presidente del Consiglio, a me non interessa nulla di ciò che hanno fatto o non fatto, mi preoccupa però la ricattabilità, l’esposizione, la debolezza del mio Presidente del Consiglio. Quindi non direi che si tratta di gossip. La campagna di Repubblica è allora sacrosanta, in quanto sono proeccupato non della vita privata di Silvio Berlusconi, ma del fatto che il mio premier che dovrebbe essere immerso nei problemi della crisi mondiale, della gestione post-terremoto, ecc., possa invece essere distratto dalle conseguenze delle sue frequentazioni.

    Per Marco: del silenzio della Chiesa negli ultimi 20 anni prima o poi si parlerà. Il trailer di Videocracy è un’ottima sintesi di ciò che è diventato questo paese.

    A noi spetta l’arduo compito di tentare una ‘rifondazione’.

  8. Caro Marco,

    Simone ti darà l’interpretazione autentica del suo pensiero, io sospetto che intendesse soprattutto gli anni di Ruini.

    Con molto garbo, la conclusione di Sarubbi mette il dito nella piaga: se la Chiesa si mette in affari con certi personaggi per trasformare la pastorale in legge dello Stato, non può fare dei moralismo sui comportamenti poco edificanti del personaggio…quando si stipulano certi accordi si diventa ricattabili,e oggi purtroppo la Chiesa non può rivendicare indipendenza e mani libere nel criticare la condotta del nostro uomo.

  9. sì, Marco… GA ha colto il riferimento. Ne ho scritto nel mio ultimo post (cliccando sul nome).

  10. manlio laurenti

    Devo dire che anch’io sono preoccupato,come SERGIO1963,della ricattabilita’ dei Presidenti del Consiglio Italiani.E quando ho letto nell’ECONOMIST,pochi giorni prima del G8,che “PRODI HAD CONTACTS WITH THE KGB” e che “SOMEBODY IS COORDINATING AND FINANING THIS MEDIA CONSPIRACY AGAINST AN ENTIRE COUNTRY,AND THIS ONE IS UNDER THE TOUR EIFFEL”,allora non solo mi preoccupo,ma dalla preoccupazione passo alla deduzione che qualcuno non solo si è reso ricattabile,ma sta evadendo il fisco senza dichiarare i 30 denari, e che il buon Berlusca ha fatto uso di una certa delicatezza nel non menzionare tutta la vomitevole faccenda .

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