Yes, we camp

Prima di passare al voto sul decreto anticrisi, previsto per domani, abbiamo impiegato la giornata di oggi a votare gli ordini del giorno, che anche in questo caso – come ogni volta in cui la questione di fiducia blocca ogni possibilità di emendare il testo – sono uno dei pochi momenti per far sentire la nostra voce. Io ne ho firmati diversi, tutti relativi alle materie della mia Commissione, ed in particolare mi sono occupato di uno: di quello, cioè, che chiedeva la sospensione dei tagli alla scuola nelle zone terremotate. In un Paese normale, la maggioranza ci avrebbe pensato da sola; da noi, naturalmente, non è andata così.

ANDREA SARUBBIGrazie, presidente. Ho chiesto di parlare io per dichiarazione di voto, ma in realtà sarebbe molto più interessante che parlasse il governo, per spiegarci il perché del suo parere così incerto: il viceministro Vegas, infatti, sarebbe disponibile ad accettare questo ordine del giorno solo come raccomandazione. Il dispositivo, lo ricordo all’Aula, impegna il governo a “valutare l’opportunità di intraprendere gli sforzi necessari a garantire la ripresa immediata delle attività didattiche e delle attività dell’amministrazione scolastica” nelle zone terremotate. Chiediamo, insomma, che si prenda un impegno serio per mandare i ragazzi aquilani a scuola, visto che manca un mese e mezzo all’inizio dell’anno.
Voglio fare un passo indietro e tornare al decreto Abruzzo, di qualche settimana fa. Ne parlammo a lungo, in Commissione Cultura, e lo scorso 20 maggio ci fu una nostra missione nelle zone terremotate – una missione bipartisan – in cui ci si rese conto della gravità della situazione anche nei settori di nostra competenza: i beni culturali, naturalmente, e la scuola. Arrivò il momento del parere sul decreto Abruzzo, e decidemmo – tutti d’accordo – di condizionare il nostro parere favorevole ad alcune garanzie: volevamo, in sostanza, che il governo facesse uno sforzo supplementare per garantire un regolare inizio dell’anno scolastico 2009-2010: “nelle zone colpite dagli eventi sismici – cito il resoconto dell’intervento della presidente Valentina Aprea, non quello di un esponente dell’opposizione! – sia prevista l’immissione in ruolo di personale docente e personale amministrativo tecnico ausiliare nella disponibilità del turn over; la conferma dell’incarico per il personale con contratto a tempo determinato”. Può darsi che il viceministro Vegas non sappia nulla di tutto ciò, perché la Commissione Ambiente decise di conferire mandato al relatore prima che il nostro parere arrivasse (e ce la prendemmo molto, come i miei colleghi di Pdl e Lega ricorderanno!); ma un rappresentante del Governo era presente al dibattito in Commissione Cultura: il sottosegretario Pizza, che ci diede ragione. Cito testualmente il resoconto di giovedì 11 giugno: “Il sottosegretario Giuseppe Pizza fa presente che le comunicazioni del presidente Aprea sono condivise dal Governo”. Cosa vuol dire in italiano? Vuol dire: “Avete ragione, è giusto che per far riprendere l’anno scolastico nelle zone terremotate immettiamo in ruolo del personale e confermiamo almeno per un altro anno i precari”.
Due giorni dopo, in Aula, traducemmo il parere in un ordine del giorno a prima firma Aprea. Oltre alla presidente della Commissione Cultura, firmarono Lolli, Granata, Ghizzoni, Goisis, Ciocchetti, Zazzera, Latteri, Frassinetti, Coscia, Mazzarella e Nicolais, per chiedere tutti insieme (Pdl, Pd, Lega, Udc e Italia dei valori) al Governo “risorse aggiuntive da destinare al settore scolastico per le popolazioni abruzzesi colpite dal terremoto”. Il Governo lo accettò con la riformulazione consueta: “valutare l’opportunità di”. Stavolta la riformulazione ce l’abbiamo messa addirittura noi, signor viceministro, per risparmiarvi la fatica! Ora, è vero che un ordine del giorno non si nega a nessuno, ma siccome stiamo giocando sulla pelle dei terremotati vorrei ricordare che qui non è una questione di galateo istituzionale, ma di fatti. E per questo, oggi, torniamo educatamente alla carica, con un ordine del giorno a base di fosforo, nel caso in cui il Governo abbia perso la memoria.
Il dispositivo – che ho citato poco fa, in apertura del mio intervento – chiede in sostanza al Governo di valutare l’opportunità di sospendere, nelle zone terremotate, i tagli alla scuola previsti dal decreto 112 dello scorso anno: di non ridurre, insomma, nelle province colpite dal terremoto, l’organico del personale docente e di quello amministrativo tecnico ausiliare. Siamo di fronte ad un’emergenza e stiamo parlando di costi non esorbitanti, perché si tratta di poche centinaia di persone; al contrario, sarebbe un provvedimento importante dal punto di vista pratico, economico e simbolico. Dal punto di vista pratico, mi pare evidente che la ripresa della scuola all’Aquila e dintorni abbia bisogno quest’anno di più personale rispetto all’anno scorso, non di meno personale! E già questo basterebbe, da solo, a spiegare le ragioni della nostra richiesta. Inoltre, non trascurerei l’aspetto economico: anche qui dico una banalità, e cioè che per riavviare l’economia in Abruzzo c’è bisogno di più lavoro, non di meno lavoro. Ed in un momento in cui le attività imprenditoriali faticano, in un momento in cui avete addirittura interrotto la sospensione dei pagamenti delle tasse e della previdenza, aggiungere a tutto ciò la perdita del posto di lavoro per chi finora poteva contare su un’occupazione nella scuola rischia di trascinare centinaia di famiglie al di qua della terza settimana. Chiudo con il valore simbolico di questo ordine del giorno: nella missione all’Aquila dello scorso 20 maggio, a cui accennavo prima, diversi deputati della Commissione Cultura versarono lacrime di dolore e commozione, promettendo ai terremotati un impegno concreto per risolvere il problema della scuola.
È vero che nelle zone del sisma c’è ancora bisogno di tutto, ma ci sono parecchie persone in grado di usare internet, dunque di leggere anche i resoconti della Camera: se il parere del Governo rimarrà quello già espresso – e cioè se rimarrà soltanto il sì alla raccomandazione – in tanti capiranno finalmente che questa maggioranza sarà pure capace di belle parole ma poi, di fronte agli impegni seri, cerca sempre un modo per svicolare, sperando che non se ne accorga nessuno. Ma noi, siccome vogliamo che qualcuno se ne accorga, chiediamo che l’ordine del giorno sulla ripresa dell’attività scolastica nelle zone terremotate sia messo ai voti. 

Potevo dunque accontentarmi di una raccomandazione, come alcuni miei colleghi mi consigliavano, ma ho preferito mettere la maggioranza di fronte alle proprie responsabilità. E loro, dopo essersi messi il paraorecchi, mi hanno punito: 224 no, 212 sì, la Camera respinge. Se le raccomandazioni contassero qualcosa, stanotte farei fatica ad addormentarmi.

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Una risposta a “Yes, we camp

  1. Rimane sepolta nell’oblio è la situazione dei terremotati d’Abruzzo.

    Apprendo oggi dal cartaceo di Repubblica che il “piano casa” per il capoluogo abruzzese è una farsa ai limiti della decenza.
    Le abitazioni non bastano per tutte le tredicimila famiglie sfollate, delle quali troveranno una sistemazione solo quattromila. L’amministrazione comunale, per evitare spargimenti di sangue, ha dovuto quindi stilare una graduatoria d’ingresso.

    Una sorta di “CLASSIFICA DEI TERREMOTATI”. Per ogni parente vittima del sisma guadagni 5 punti, se hai un figlio minorenne ne pigli 4, due se hai in famiglia un over 85, 1.5 per ogni componente lavoratore e/o iscritto all’Università.
    Perchè a questo punto non fare un reality con tanto di televoto?!

    C’è da dire che almeno l’Aquila ha beneficiato di passerelle mediatiche (come il G8) che, più o meno, hanno aiutato almeno in parte a “sistemare” il centro città. La stessa cosa non si può certo dire per paesi come Castelnuovo (articolo completo), dove il 95% delle abitazioni sono da abbattere e la città è ancora totalmente invasa dalle macerie come fosse ancora il 6 Aprile.

    E la vergogna ancora più grande è che chi (l’opposizione, ndr) dovrebbe denunciare queste cose fino allo sfinimento, senza perdere una sola occasione, invece non dice nulla. Nulla.

    http://fabiopari.blogspot.com/

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