Il decretino

Il Foglio lo ha chiamato “decretino”, ma per noi è un bel macigno. Ci sta piovendo infatti sulla testa – forse lunedì metteranno la fiducia e martedì la voteremo – la sesta manovra economica in dodici mesi: non c’è male, considerando che quella del luglio scorso doveva essere, nelle affermazioni di Tremonti, una finanziaria buona per tre anni. Starete leggendo sui giornali tutte le misure contenute: sanatoria delle badanti, aumento dell’età pensionabile per le donne, scudo fiscale… ognuno di questi aspetti merita una trattazione a parte, e probabilmente ne parlerò nei prossimi giorni, ma oggi voglio tenermi sul generico. Per spiegarvi, innanzitutto, una cosa che forse faticherete a credere. Che anche noi deputati, cioè, stiamo naturalmente leggendo da parecchi giorni queste cose sui giornali, ma soltanto ieri ci è giunta conferma che fosse tutto vero: all’ora di pranzo, infatti, ci è arrivato il testo finale del decreto, che richiede almeno un paio d’ore per essere letto e capito; figuriamoci, poi, se uno vuole pure scrivere gli emendamenti, come abbiamo fatto noi ieri pomeriggio, pur sapendo che sarebbe stato un mero esercizio di stile. Anche stavolta, infatti, ogni possibilità di migliorare il provvedimento sarà spazzata via dalla questione di fiducia, che mette il bavaglio anche al dibattito interno nella maggioranza: gli ultimi dati che ho sugli emendamenti depositati – non sono aggiornatissimi, ma danno un’idea – parlavano di 1120 proposte di modifiche al testo, 624 delle quali presentate dalle forze politiche di Centrodestra e 496 dalle opposizioni. È un decreto, insomma, che tutti vorrebbero cambiare e che, così com’è, non convince nessuno: neppure chi, la settimana prossima, sarà costretto a votarlo per non perdere il posto. È un provvedimento irrilevante rispetto all’economia reale, e tra l’altro non ha neppure il merito di incidere positivamente sui conti pubblici: nell’assestamento di bilancio che, contemporaneamente, si sta discutendo al Senato, è indicato addirittura uno sforamento di 40 miliardi di euro, segno che il debito pubblico continua dunque a crescere.  Sul fronte del lavoro, gli interventi sono insufficienti rispetto alla dimensione della crisi: la riforma degli ammortizzatori sociali non è nemmeno all’orizzonte, e la stessa idea di utilizzare i cassintegrati con un piccolo contributo a carico di chi li assume può essere un’arma a doppio taglio, perché rischia di rappresentare un incentivo a ricorrere alla cassa, pagando poi i lavoratori con i soldi dello Stato. Ma la follia assoluta – chi mastica un po’ di politica economica capirà la gravità della notizia – è che nelle Commissioni competenti (per lo più la Bilancio, ma non solo) i miei colleghi sono stati chiamati, in questi giorni, ad esprimersi su una manovra economica prima ancora di essere a conoscenza del Dpef, il Documento di programmazione economico-finanziaria che il governo ha licenziato soltanto ieri mattina. Ne aggiungo un’altra: in Commissione Cultura, dove dovevamo dare un parere su alcuni aspetti del decreto, le assenze dei deputati del Centrodestra ci hanno spianato la strada e li abbiamo mandati sotto, facendo approvare un nostro parere contrario. Se il Parlamento contasse davvero qualcosa, il governo dovrebbe tenerne conto. Ma il presidente del Consiglio non ha tempo da perdere con queste fesserie.

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3 risposte a “Il decretino

  1. Chissà perchè tutto ciò non mi sorprende…

  2. Ma perchè queste cose non le dite alla gente, perchè non fate le barricate davanti alla Camera, perchè passa sempre tutto in silenzio, perchè in 15 anni non avete fatto NULLA per combattere tutto ciò?

    Fil (un elettore di sinistra che se i vari D’Alema, Rutelli, Fassino, Binetti.. non si cavano di mezzo voterà per Di Pietro)

  3. giuseppe pescia

    Con il trio Berlusconi Tremonti Bossi, il Parlamento non conterà…..mai….

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