Armiamoci e partite

Ve la riassumo brevemente, perché ho pietà di voi, ma mi costerebbe meno fatica copia-incollarvi tutto il resoconto della discussione di stamattina o rimandarvi al video, che – nei limiti dell’argomento, ça va sans dire – è pure divertente. In pieno G8, nella giornata dedicata proprio alla lotta alla povertà, un giovane deputato del Pd discute in Aula un’interpellanza urgente che ha depositato la settimana scorsa: l’ha preparata con l’aiuto di alcune ong impegnate sul campo e l’ha fatta firmare, come da regolamento, ad una trentina di colleghi, fra i quali Walter Veltroni e Savino Pezzotta. È un’interpellanza che chiede al governo di spiegare che fine abbiano fatto gli impegni assunti in sede internazionale, quando l’Italia (eravamo a Dakar, nel 2000) promise che avrebbe destinato risorse importanti alla campagna globale per l’educazione: che avrebbe fatto la sua parte, cioè, perché tutti i bambini del mondo potessero andare a scuola, indipendentemente dal Paese di nascita e dalle condizioni socio-economiche della propria famiglia. Qualche governo prese sul serio quell’impegno, qualcun altro no: poco male se sei il Paese della pizza e del mandolino, ma quando ti trovi anche a presiedere l’organismo che si occupa di verificare quegli impegni (EFA-FTI, che sta per Education for all – Fast track initiative) la cosa diventa un tantino imbarazzante. Se sei presidente, ad esempio, ma non figuri nella top five dei Paesi donatori, e nemmeno nella top ten, e neppure nella top fifteen o nella top twenty: l’Italia, dice l’ultimo rapporto della Campagna globale per l’educazione, è al ventiduesimo posto. Espongo tutti questi argomenti con una certa veemenza, dopodiché prende la parola il sottosegretario Scotti e mi spiega, in politichese, che il ventiduesimo posto sarà anche l’obiettivo della prossima stagione; quanto alla presidenza dell’EFA-FTI, la tratta come un’influenza di stagione: è vero, ce l’abbiamo, ma passerà presto, perché Canada e Francia sono già pronti a rimpiazzarci. Su una cosa, però, non mi può smentire: sulle briciole che diamo alla cooperazione internazionale, che grazie al governo in carica ha toccato quest’anno il minimo storico. Dopo il quarto d’ora concessomi per illustrare l’interpellanza e dopo la risposta del governo, ho diritto a dieci minuti di replica. Che non mi sono potuto preparare, non sapendo in anticipo che cosa mi avrebbe detto il sottosegretario, e che dunque improvviso, non in politichese. Questa, almeno, ve la leggete tutta:

ANDREA SARUBBI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario per l’onestà che ha dimostrato. Di questi tempi è una grande virtù e lei è stato molto onesto nel non contestare i miei dati sulla cooperazione internazionale, sul tracollo che in generale stiamo subendo. Tra l’altro, il 6 giugno scorso il Governo ha annunciato che taglierà gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo di un ulteriore 10 per cento nel 2010, in aggiunta alla riduzione del 56 per cento decisa nel dicembre scorso. Quindi, siamo a dei livelli abbastanza ridicoli, se tale aggettivo mi è consentito in questa Aula così importante. In ogni caso, qui non stiamo parlando dell’onestà intellettuale del sottosegretario Scotti, che conosciamo tutti, né stiamo parlando di quello che il sottosegretario Scotti farebbe se fosse Presidente del Consiglio, perché sappiamo anche quanto lei è sensibile, sottosegretario, a questi temi della cooperazione internazionale. Allo stesso modo, però sappiamo che, purtroppo, lei non ha in mano il portafoglio. Mi duole dirle e ricordarle – perché certamente sarà una ferita aperta sulla sua pelle – che, purtroppo, i suoi colleghi di Governo finora hanno deciso diversamente. Colgo l’imbarazzo che lei ha – non sono un insensibile – quando lei, in sostanza, mi dice: onorevole Sarubbi, compatibilmente con le risorse che abbiamo a disposizione, manterremo quello che abbiamo stabilito finora.
Io mi pregio solo di ricordarle quanto ho detto poco fa nella mia esposizione, cioè che, nella classifica dei Paesi donatori, noi eravamo nel 2008 diciannovesimi; poi è arrivato il Governo Berlusconi e siamo diventati addirittura ventiduesimi. Quindi, se lei mi dice che ci teniamo stretti il ventiduesimo posto con i denti, io dico: va bene, se questo vi basta, se questo significa esercitare un’autorità internazionale, essere riconosciuti come un Paese affidabile… a me questo non sembra. A me non sembra che possiamo dire frasi del tipo: continueremo a dare quei pochi spiccioli che gli abbiamo dato, perché intanto glieli abbiamo dati. Infatti, quando poco fa le ho rammentato che servono 18 milioni di insegnanti nuovi – sottolineo la cifra di 18 milioni – e 9 miliardi di dollari solo per mandare a scuola i bambini di tutto il mondo, 16 miliardi se vogliamo raggiungere tutti e sei gli obiettivi fissati dall’Education for all Fast track initiative, allora le dico che probabilmente serve qualcosa di più. Probabilmente, un Paese che, in questi giorni, è chiamato a parlare di povertà al mondo, potrebbe fare qualcosa di più. Lei dice che non verrà fatto. Anche questo è un dato di fatto.
Vorrei dire molte cose. Iniziamo ad analizzare la sua seconda risposta. La traduco per come l’ho capita. Signor sottosegretario, lei dice che è vero che vi è un seggio in più disponibile per un Paese del G8, tuttavia, non ce la sentiamo di assumerlo per sempre – non sia mai – e lo divideremo con tutti coloro che, di volta in volta, assumeranno la Presidenza del G8. Quindi, ora lo «teniamo caldo» fino al 31 dicembre 2009, poi, arriveranno il Canada, la Francia, e un giorno, forse, arriveranno anche la Spagna o il Regno Unito, che magari, invece, avranno già un seggio permanente. In quel caso cosa faremo? L’Italia scomparirebbe.
Noi speriamo che questo G8 e questo 2009 passino in fretta: come dicevo prima, ci nascondiamo all’ultimo banco, speriamo che il professore non ci scopra e continuiamo a copiare i compiti. In altre parole, continuiamo a non dare un centesimo alla cooperazione internazionale, sperando che questo riflettore si spenga presto, perché stare sotto i riflettori è un po’ una fatica quando non si ha la coscienza a posto.
Signor sottosegretario, mi limito a dirle che nessuna carica è a costo zero. Sarebbe ridicolo far parte del consiglio direttivo di una qualsiasi azienda – ma anche di un circolo di golf o, potrei dire, di una bocciofila, visto che, come partito, siamo in fase congressuale – e, poi, non rispettarne le regole interne.
Presidente Bindi, lei è stata eletta, ormai, lo scorso anno (tra l’altro, anche con il mio voto, e ne sono fiero). Pensi cosa accadrebbe se un giorno arrivasse qui in Aula e dicesse: il Regolamento vale solo per voi deputati e non per me. L’intero Ufficio di Presidenza le si rivolterebbe contro, così come noi deputati; credo che, per primi, sarebbero gli stessi funzionari a farle notare questa contraddizione: ma come? Lei presiede un’istituzione come la Camera e, poi, è la prima a non rispettare le regole?
Ebbene, quello che in questa sede sembrerebbe fuori dal mondo, accade in sede internazionale: l’Italia continua a farlo. Abbiamo la Presidenza di turno anche dell’iniziativa in discussione, Education for all, peròsiamo i primi a non rispettare le regole. Vi è una battuta di Totò, da cui, poi, è stato tratto un film: «Armiamoci e partite». Non credo che «armiamoci e partite» sia una strategia internazionale di ampio respiro. Prendiamo esempio dagli altri Paesi, dove c’è la crisi come da noi eppure non si lamentano. Tanto più che si parla di percentuali di PIL: se cala il PIL, in percentuale, cala anche il contributo che diamo (non parliamo dei termini assoluti). Facciamo le persone serie!
Fare le persone serie significa anche non tirare in ballo il Papa, se proprio non serve. Ieri, il Ministro Bondi ha fatto riferimento all’enciclica del Papa, come termine di paragone per la politica economica italiana ed ha aggiunto (mi viene da ridere): speriamo che gli altri Capi di Governo accolgano questo grande contributo rappresentato dai 12 punti – le chiama le 12 tavole – di Tremonti. Potrei ironizzare a lungo su questo tentativo di accostare il Ministro dell’economia a Benedetto XVI, ricordando, ad esempio, che l’anno scorso mancava poco che qualcuno dicesse che il Papa avesse copiato l’enciclica dal libro di Tremonti.
Non insisto per non infierire. Tuttavia, mi limito a far presente che il Papa, pochi giorni fa, ha scritto una lettera a Silvio Berlusconi, Presidente di turno del G8, chiedendogli di mantenere e potenziare l’aiuto allo sviluppo, in un momento in cui la crisi economica fornirebbe ai Paesi più industrializzati l’alibi di ferro che cercavano da tempo. Mi sembra che il sottosegretario Scotti, anziché preoccuparsi del potenziamento di questo aiuto, non abbia resistito alla tentazione di soffermarsi sull’alibi: l’inciso «compatibilmente con le esigenze finanziarie» la dice tutta. Gli altri Paesi, come dicevo prima, non hanno mai utilizzato tale alibi, pur sperimentando gli effetti della crisi come tutti noi.
Signor sottosegretario, questo è un altro dei vari motivi per cui non posso ritenermi soddisfatto della sua risposta, ma non solo io. Non è un problema di appartenenza politica. Nell’elenco delle associazioni italiane che fanno parte dell’Education for all Fast track initiative, fa parte anche Save the Children e ActionAid, che ha una parte attiva. Vi è una campagna globale per l’educazione: queste non sono persone che cantano «bandiera rossa» in mezzo alla strada. Sono persone che dedicano tutta la loro vita ad appianare le differenze tra ricchi e poveri. Qui non è un problema di politica: quando capirete che la cooperazione internazionale non è di sinistra? Quando lo capirete? Questo è ciò che mi preoccupa di più!
In ogni caso, visto che la sua risposta non mi soddisfa – ma non per colpa sua, signor sottosegretario: lei è un «bravo cuoco», ma deve fare il menù con gli ingredienti che le hanno fornito – e visto che non mi soddisfa in generale l’atteggiamento del Governo, mi richiamo all’articolo 138 del nostro Regolamento, che al comma 2 afferma: «qualora l’interpellante non sia soddisfatto e intenda promuovere una discussione sulle spiegazioni date dal Governo, può presentare una mozione». Per questo motivo, credo che ci rivedremo presto per una mozione, se il Presidente Fini e l’Ufficio di Presidenza la calendarizzeranno. La prego di portarsi dietro il Ministro Tremonti, così magari riusciamo a fare un discorso anche con lui.

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5 risposte a “Armiamoci e partite

  1. Annamaria Rossi Bufo

    Ho letto con estrema attenzione l’intervento di Andrea Sarubbi. Faccio fatica a pensare all’Onorevole Vincenzo Scotti, che negli anni 80 ha ricoperto l’incarico di Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale nella Democrazia Cristiana, a fare il Sottosegretario con funzioni di semplice cuoco incaricato di cucinare un menù preparato da altri, se non ritiene giusto.
    Quanto ho letto, ma in parte già lo sapevo, stride profondamente coi toni trionfalistici dei telegiornali di ieri.
    Accappatoi personalizzati con cifre per ogni partecipante, sale palestra, elogio del menù (del quale poi, chissà perchè, è stato citato solo il nome di un produttore di mozzarella di bufala di Paestum, che pure conosco come ottima, ma quindi non abruzzese, unico nome reclamizzato).
    Suvvia Signori, un pò di sobrietà. Si tratta solo di tre giorni. Che ognuno si porti l’accappatoio da casa e faccia a meno degli attrezzi di ginnastica. Ci sono segnali da dare.
    E arrivo al dunque: la salute e l’istruzione sono un diritto di tutti. Ogni bambino che nasce, sotto ogni cielo deve poterli ricevere.
    Questo è l’imperativo prioritario. Tutto il resto è sterile accessorio.
    Il poterlo realizzare non è, non può e non deve essere, nè di destra nè di sinistra.
    E’ compito di tutti.
    E su questo Vi staremo col fiato sul collo, cari Signori politici, e Vi chiederemo conto di quello che avrete saputo mantenere.
    Scusate se sono stata prolissa e grazie per l’attenzione.

  2. Annamaria Rossi Bufo

    Rita Levi Montalcini – “Nella realtà socio-economica di quest’inizio di secolo l’istruzione rappresenta la chiave di accesso alla vita sociale in tutti i suoi settori. La formazione culturale per le donne dei paesi emergenti può significare il loro svincolo dalla sopraffazione e dalla violenza e il possesso degli strumenti per uno sviluppo equo e sostenibile.”

  3. In questo momento c’è solo una cosa che mi viene in mente, sono le parole di Don Bosco: “l’educazione è cosa di cuore….”. In verità potrei continuare anche citandovi il sistema preventivo: ragione, religione e amorevolezza, e mi sà che rispolverare certi approcci, non farebbe male…io non sono uno di quei ragazzi poveri ed emarginati che Don Bosco aveva scelto come destinatari del suo progetto di vita e di fede, ma ho avuto la fortuna di crescere in un ambiente salesiano e non passa giorno in cui non mi chiedo dove sarei se non fossi entrata in contatto con quella realtà, oggi sono impegnata in attività di animazione missionaria, ho vissuto due esperienze in albania, tra un mese partirò per il madagascar,non posso non pensare alle vite di milioni di ragazzi che sono cambiate perchè qualcuno magari ha tolto dalle loro mani un fucile e vi ha messo una matita.(giusto per citare la campagna del Vis di qualche anno fà per il Sudan).

    ritornando per un’attimo a Don Milani, citato da Annamaria, mi sa che anche di lui si sono scordati, quando diceva a i suoi ragazzi “I care”, la verità è che per qualcuno quel verbo non esiste, e lasciare l’Africa, e con lei tutti gli altri PVS, nello stato in cui sono, a molti fa comodo, perché non riuscirei a spiegarmi altrimenti la fatica che si è dovuta fare per dare voce a Don Mario Perez e ai suoi bambini di Goma.

  4. Anche io sono preoccupata per la sorte delle giovani generazioni e per la sorte delle popolazioni dell’Africa e per i poveri del mondo. Dieci anni fa parlando della globalizzazione affermai che eravamo debitori dei paesi sottosviluppati avendoli depredati delle loro risorse durante l’occupazione coloniale e donato a loro solo armi. Il giorno dopo incominciarono a telefonare durante la notte ignoti, sospirando, come donna volevano screditarmi. Io sto pensando ai nostri bambini con la nuova legge non riceveranno un educazione adeguata alla nostra era tecnologica, cosa si sacrificherà l’educazione informatica o linguistica. Ho letto spesso che nelle scuole non si riesce a iniziare tempestivamente l’insegnamento delle lingue straniere. E’ giusto preoccuparsi per i fondi per la cooperazione ma ricordiamo che l’Italia per il livello di istruzione e la qualità è stata criticata a livello comunitario.

  5. Caro Andrea, ottima interpellanza. Mi vengono i brividi a leggere i quotidiani e a vedere che il bilancio del G8 è diventato “ha vinto Berlusconi” e la gente in fila per vedere il letto di Obama… Meno male che in Parlamento c’è qualcuno che guarda anche alla sostanza.

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