Mancata chiarezza

Dei collaboratori parlamentari ho parlato più volte, anche sui giornali, ma non avevo mai avuto l’occasione di portare il tema all’attenzione dell’Aula. Oggi, finalmente, abbiamo discusso del bilancio della Camera e ne ho approfittato – insieme ad alcuni colleghi – per porre il problema. Lo abbiamo fatto con un ordine del giorno che, naturalmente, è stato bocciato, e che vi invito a leggere:

 La Camera,
premesso che:
il progetto di bilancio della Camera dei deputati per l’anno finanziario 2009, così come deliberato dall’Ufficio di Presidenza, stanzia la somma di 31.700.000,00 euro – titolo 1, spese correnti – come rimborso spese di segreteria nell’ambito del rimborso delle spese sostenute dai deputati per l’esercizio del mandato parlamentare (cap. 5);
tale somma corrisponde ad un rimborso mensile elargito al singolo deputato pari alla somma di 4.190,00 euro;
ad oggi la Camera dei deputati non richiede al singolo deputato alcuna certificazione che attesti l’effettivo utilizzo della somma di cui sopra allo scopo definito in bilancio;
è frequente che il rimborso spese di segreteria al deputato, oltre che ad altre spese sostenute dallo stesso nell’ambito della sua attività, venga in parte utilizzato per retribuire personale esterno all’amministrazione della Camera dei deputati che, a titolo di collaborazione, coadiuva il deputato nelle attività connesse all’esercizio delle funzioni inerenti il proprio mandato;
la mancanza di un effettivo vincolo di spesa ha fatto sì che il rimborso per spese di segreteria fosse utilizzato in maniera difforme tra i deputati, specie in materia di retribuzione dei propri collaboratori parlamentari;
la mancanza di riferimenti normativi certi che consentano di regolare e disciplinare in maniera univoca il rapporto giuridico tra «collaboratore» e parlamentare ha prodotto fenomeni di sfruttamento e di lavoro nero,
impegna, per le rispettive competenze, l’Ufficio di Presidenza e il
Collegio dei Questori:
a regolamentare il riconoscimento del rimborso spese ispirandolo ai seguenti criteri:
1. rendicontazione delle spese;
2. riconoscimento delle definite tipologie contrattuali a cui il deputato può ricorrere nel disciplinare il rapporto di lavoro fiduciario con il proprio collaboratore;
3. fissazione dell’ammontare minimo retributivo per ogni singola figura contrattuale;
4. più in generale, adozione di un modello analogo a quello attualmente in vigore al Parlamento Europeo.
9/Doc. VIII, n. 4/18. Bachelet, Sarubbi, Siragusa, Picierno,
Nicolais, De Torre, Madia.

Già da una lettura rapida dei firmatari (tutti Pd, ai quali si sono aggiunti in Aula Mogherini e Bernardini, più l’Idv Borghesi) si capiva che il nostro ordine del giorno avrebbe fatto una brutta fine. La Camera ne ha invece approvato (ma solo come raccomandazione!) un altro, firmato dai deputati di Centrodestra, che è molto più soft del nostro e che non cambierà assolutamente nulla:

La Camera,
premesso che:
la Costituzione italiana riconosce, agli articoli 4, 35 e 36, il diritto al lavoro, la tutela ad esso riservata ed adeguati riconoscimenti in materia di retribuzione e qualifica professionale;
in considerazione del fatto che ciascun deputato può disporre delle attività di due collaboratori parlamentari, presso la Camera dei deputati sono operativi profili, nella maggior parte dei casi, dalla consolidata esperienza, con un’ottima formazione accademica e professionale e che sono un valido supporto per le attività che il deputato deve svolgere quotidianamente;
sono state disposte nuove indicazioni in materia di accesso e regolarizzazione dei collaboratori parlamentari delle quali va verificata l’effettiva applicazione;
a livello di Unione europea, lo status di collaboratore parlamentare è stato identificato e tutelato con apposito quadro normativo;
nelle ultime settimane i Presidenti della Camera e del Senato hanno mostrato attenzione alle considerazioni sollevate dal gruppo dei collaboratori e molte iniziative sono state prese a sostegno della categoria, sotto il profilo organizzativo ed amministrativo;
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza ed
il Collegio dei Questori a valutare norme più rigorose ed idonee ad assicurare un trattamento adeguato e le opportune misure a tutela del profilo professionale del collaboratore parlamentare, fermo restando il rapporto fiduciario che lo lega al singolo deputato.
9/Doc. VIII, n. 4/19. Di Biagio, Cazzola, Angeli, Ceccacci Rubino,
Berardi.

Noi, in sostanza, siamo stati bloccati perché proponevamo concretamente di abolire il forfait e di legare il rimborso alle ricevute dei soldi davvero spesi, come primo passo per arrivare alla normativa europea (secondo cui i soldi li dà direttamente il Parlamento ai collaboratori, senza che ciò costituisca un rapporto di lavoro dipendente); loro, invece, si limitavano a chiedere genericamente “norme più rigorose”, senza dire quali, e ciononostante l’odg è stato ridotto a semplice raccomandazione. La morale della favola è molto semplice: abbiamo perso un’occasione di chiarezza, per i cittadini resteremo sempre quelli della casta, e lo sforzo che molti di noi compiono per tentare di avvicinare la politica alla gente è stato mortificato. Unica piccola vittoria della giornata: siamo riusciti ad ottenere, con un odg che ho firmato insieme ai radicali, che venga messa sul sito della Camera la situazione patrimoniale di tutti i deputati.

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7 risposte a “Mancata chiarezza

  1. Annamaria Rossi Bufo

    Come possiamo sperare di avvicinare la politica ai cittadini se un provvedimento così semplice non riesce a passare. Eppure sono certa che un’ampia maggioranza di italiani, trasversalmente, questo provvedimento lo avrebbe approvato.
    “Raccomandazione”. Mi sembra quella che la mamma fa ai bambini golosi: “non rubate la marmellata dalla credenza”.
    Si, un’altra occasione persa. Una delle tante, purtroppo.

  2. marco brigliadori

    Fammi capire: quei 4.000 e rotti ve li danno in busta paga e chi s’è visto s’è visto?
    Dicci che non è vero!

  3. @ marco brigliadori: fammi capire: non hai ancora letto la pagina “Trasparenza” di questo blog? Dimmi che non è vero!

  4. marco brigliadori

    L’ho letta,ma non c’è scritto con chiarezza che non siete tenuti a giustificare le spese di “SEGRETERIA”.
    Lì chiarisci bene la tua situazione.
    Tra l’altro mi sa che guadagnavi di più in Rai… o sbaglio?
    Marco

  5. marco brigliadori

    Ops, l’ho riletta, hai ragione, scusa.
    Marco

  6. sui giornali avevi suggerito di “patrocinare” questa causa. Qualcuno, dimmi, l’ha mai raccolta?

  7. sforzi lodevoli in attesa di arrivare al risultato finale!!!

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