Ferita aperta

Per me la discussione si era chiusa un mese fa, con l’approvazione in Aula, ma oggi mi accorgo che la ferita è ancora aperta: dopo l’esame del Senato, che avevo freudianamente rimosso, il ddl sicurezza – in assoluto il provvedimento più deleterio approvato da questo governo, più del lodo Alfano e della riforma Gelmini che la stessa Consulta ha in parte bocciato – è ora legge dello Stato. L’Italia è un Paese peggiore di ieri, perché in nome di una sicurezza presunta ha rinunciato ad un pezzo di giustizia certa. Leggo, sui giornali di oggi, che il Centrodestra si sta arrampicando sugli specchi per sminuire le critiche del mondo cattolico: dal sottosegretario Mantovano, che definisce “non rappresentativo” il numero due vaticano per i Migranti, fino al ministro Maroni, che accusa la Chiesa di mettere in scena “la solita liturgia” senza non aver neppure letto il provvedimento; io credo invece che sia vero il contrario, e cioè che sia il ministro dell’Interno a non aver mai sfogliato il dossier di critiche inviato in Parlamento nei mesi scorsi dalle associazioni cattoliche. Quelle impegnate in trincea – Acli, Sant’Egidio, Caritas, Comunità Papa Giovanni XXIII, Centro Astalli – che spesso fanno il lavoro di prima accoglienza al posto dello Stato. Quelle che ricevono i disperati e, innanzitutto, li ascoltano. Poi li smistano, li accompagnano nella ricerca di un alloggio e di un lavoro, li assistono legalmente nella richiesta di asilo, li integrano con i corsi di lingua che da quest’anno, grazie allo svuotamento del Fondo di inclusione sociale, il governo non finanzia più. E leggo, sui giornali di oggi, anche un’altra notizia, che solo apparentemente non c’entra nulla: il rapporto deficit/Pil, dicono i calcoli più recenti, è in aumento del 9,3%. Da un lato per la crescita del debito pubblico, che in Italia significa in buona parte spesa previdenziale; dall’altro per il crollo del Prodotto interno lordo, un po’ perché le aziende chiudono ed un po’ perché il sommerso vola. Con la chiusura delle aziende, l’immigrazione c’entra poco; con il boom del sommerso, invece, sì, perché la clandestinità non dà altra scelta che quella del nascondimento, ed è un nascondimento che – siamo onesti – fa comodo soprattutto agli italianissimi datori di lavoro. Penso alla badante ucraina con il permesso di soggiorno scaduto, che assiste un’anziana signora milanese; al fioraio egiziano che lavora in nero, in un chiosco nel centro di Roma; al raccoglitore di pomodori nigeriano da 15 euro al giorno, impiegato sotto il sole delle campagne casertane: quanti contributi perdiamo, con il rifiuto di regolarizzare chi è qui per costruirsi una vita dignitosa? Tempo fa, insieme ad altri deputati del Pd, presentammo una proposta di legge molto semplice, sul permesso di soggiorno per ricerca di lavoro, che non è stata finora presa in considerazione; nelle prossime settimane, io stesso depositerò finalmente il mio testo sulla cittadinanza agli immigrati, al quale sto lavorando da mesi, con il contributo di molte associazioni impegnate sul campo. Diversi esponenti del Centrodestra l’hanno letto, alcuni addirittura lo firmeranno e lo stanno già lanciando pubblicamente; io preferisco tenermi prudente, perché ho paura che anche stavolta il ministro Maroni si guardi bene dal leggerlo e – anziché affrontare senza pregiudizi un tema cruciale per il futuro dell’Italia – il Centrodestra si rifugi nella più rassicurante battaglia degli slogan, che è il modo migliore perché tutto resti come prima.

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5 risposte a “Ferita aperta

  1. Ho letto la proposta sulla cittadinanza agli immigrati: molto interessante il “percorso qualitativo”, con esami di conoscenza dlla lingua italiana, ma perchè ridurre il termine per ottenere la cittadinanza italiana a cinque anni? Non si rischia di svalutare un traguardo importante per il quale occorre dimostrare un impegno costante lungo un arco temporale sufficientemente esteso?
    Non dimentichiamo che l’Italia mantiene la cittadinanza a soggetti nati all’estero, che non parlano l’italiano, solo perchè il nonno era italiano… e Fassino e Tremaglia hanno migliorato la situazione concedendo a queste persone, che non hanno mai vissuto nè pagato una lira di tasse in Italia, il diritto di voto per decidere del nostro destino (mica del loro…).
    Un minimo di coerenza: se gli immigrati voteranno dopo cinque anni di residenza, si sospenda il diritto di voto agli italiani (o pseudoitaliani) che non hanno la residenza in Italia da più di cinque anni: il voto è una cosa seria, non dovrebbe essere usato per propaganda o per cercare di “vendere” l’Italia in giro per il mondo. Non ne abbiamo affatto bisogno.

  2. Quando ho letto che il decreto era passato sono stato assalito dalla tristezza. Sono stufo di sentire da tutte le parti che immigraizone e delinquenza sono sinonimi, che nero e cattivo hanno lo stesso significato. Non se ne può più, promuoviamo corsi di recupero cervello per beoti e corsi di cattolicesimo per quelli che si credono cristiani. Spieghiamo cosa è un decreto e cosa è un deCRETINO! Basta.

  3. Chi crede nei valori cattolici non può stare con chi, ogni due minuti, prende in giro la Chiesa. In modo sciocco, dato che per motivi anagrafici e di cattiva salute il nostro “eroe” ben presto dovrà abbassare il ciuffo spettinato e rendere conto delle proprie azioni. Sarebbe il caso che chi si oppone ricordasse che o si è con la dignità dell’uomo a prescindere dal colore o ci si pone fuori dalla civiltà. Io sto con la Chiesa e contro chi odia gli uomini che hanno un diverso dialetto.

  4. Pingback: Calndestini, spray e cittadinanza a 200 euro: Maroni e le pillole del decreto sicurezza | Video Folli

  5. Per “costringere” Maroni a leggere il testo della proposta di legge, o almeno ad ascoltarlo, perché non pensi a qualche iniziativa pubblica di presentazione e supporto? che so, un convegno, una campagna di raccolta firme, una giornata di digiuno, magari ad ottobre. Ti assicuro che troverei l’iniziativa molto più avvincente che ascoltare gli interventi al prossimo congresso del PD!

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