Il governo latitante

La realtà è che siamo molto imbarazzati. Dal 2003 in poi (governo Berlusconi, governo Prodi, governo Berlusconi), i nostri scambi commerciali con l’Iran sono praticamente raddoppiati: oggi valgono 6 miliardi e 100 milioni di euro, probabilmente anche un po’ di più, e fanno dell’Italia il primo partner commerciale europeo di Teheran. Non per merito del Chianti, visto che in Iran un bicchiere di vino costa 80 frustate in piazza, né del prosciutto di Parma, poco gradito agli sciiti, ma del petrolio che importiamo e dei macchinari che esportiamo, insieme alle tecnologie: se il regime riesce a controllare i dissidenti, per dire, è anche colpa delle microspie e dei software che gli abbiamo venduto noi. Secondo Guido Olimpio – giornalista del Corriere della Sera, tra i massimi esperti italiani di terrorismo – negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio scambio: Ahmadinejad, che ha rapporti con le formazioni armate locali, mette una buona parola per i nostri contingenti in Afghanistan, Iraq e Libano sud; noi, in cambio, gli diamo “la tecnologia per le intercettazioni e, sembra, un’assistenza nel training della Vevak, la polizia segreta degli ayatollah”. A questo scenario, già abbastanza attorcigliato, si aggiunge un altro tassello che complica ulteriormente la situazione: il nostro premier attuale, infatti, è grande amico di Putin – tanto da giustificare la politica russa in Cecenia e definire “leggende” le cronache internazionali dei massacri di civili – e l’alleanza del Cremlino con Ahmadinejad non è un mistero per nessuno. Che cosa abbia intenzione di fare il nostro governo, a questo punto, non appare molto chiaro: mercoledì prossimo avremo un intervento di Frattini alle Commissioni Esteri riunite di Camera e Senato (il nostro Roberto Giachetti aveva chiesto, nei giorni scorsi, di anticiparlo, e contemporaneamente di convocare a Palazzo Chigi l’ambasciatore iraniano, ma non ci hanno neppure ascoltato) e magari sapremo qualcosa di più. Nel frattempo, devo dirlo, l’imbarazzo continua, perché ogni notizia (sono sempre meno, per la verità) che arriva tramite i social network è un colpo al cuore. Andiamo avanti a braccialetti verdi, a bandiere esposte dai nostri amministratori locali, a sit in come quello della settimana scorsa al Pantheon, ad appelli come questo:

Da ormai dieci giorni assistiamo con preoccupazione e angoscia alla drammatica situazione che si è venuta a creare in Iran a seguito delle contestate elezioni presidenziali dello scorso 12 giugno.
A scendere in piazza, in nome della libertà e della democrazia, sono stati e sono milioni di iraniani, per la maggior parte giovani. Abbiamo tutti negli occhi le immagini degli scontri tra manifestanti e forze di polizia, delle intollerabili violenze contro cittadini inermi che hanno portato alla morte di decine, forse centinaia di persone.
Tutto questo ci viene raccontato grazie al coraggio dei pochi giornalisti che hanno ancora modo di lavorare in Iran e attraverso le testimonianze dirette che riescono ad aggirare la censura grazie ad Internet. Le autorità hanno allontanato gli inviati stranieri e hanno incarcerato molti giornalisti iraniani, allo scopo di non far conoscere ai propri cittadini e al mondo la realtà del Paese.
Oggi è allora più che mai fondamentale che l’Italia, in coerenza con il pronunciamento europeo e forte di una grande tradizione di solidarietà nei confronti dei popoli impegnati a lottare per la libertà, faccia sentire la sua voce ed eserciti il suo ruolo affinché cessino immediatamente le violenze contro i manifestanti e sia garantito ad ognuno il diritto di esprimere in modo pacifico le proprie idee.
Chiediamo inoltre la liberazione di tutte le persone fermate in questi giorni e in particolare la riammissione nel Paese della stampa internazionale, al fine di garantire una libera e completa informazione.
Il Governo italiano trasmetta dunque alle autorità iraniane la ferma condanna della violenza in atto contro i manifestanti, e agisca in tutte le sedi europee ed internazionali in questa direzione, a sostegno della libertà e dei diritti del popolo iraniano.

Tra i firmatari, oltre a noi dell’opposizione, ci sono anche i capigruppo di Pdl e Lega. Il Parlamento, insomma, ha le idee chiare: attendiamo risposte dal governo, finora latitante, e vi faremo sapere.

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3 risposte a “Il governo latitante

  1. La “liason” fra Italia e Iran ha radici non proprio antiche, ma vecchie si’.
    E’ almeno mezzo secolo che facciamo affari con loro, ed e’ ironico vedere come un’opera iniziata da Mattei venga portata a compimento dall’erede del suo acerrimo nemico.
    In ogni caso, in bocca al lupo.
    Noto pero’ l’ipocrisia di chi, oggi parlamentare al governo come quando ai tempi di Genova, giudica con due pesi e due misure le persone che protestano.

    Infine una osservazione: dati i profondi legami commerciali fra noi e l’Iran (noi Italia ma anche Europa), forse ci sarebbero azioni piu’ efficaci e dolorose da mettere in pratica, azioni che tocchino il portafoglio dei poteri coinvolti.

  2. Attenzione pero’ a non fare un grosso errore nel valutare la situazione iraniana nel semplificare tutto in buoni e cattivi.

    Al di la’ della genuina o meno voglia di rinnovamento di chi protesta e della presenza o meno di brogli piu’ o meno pesanti, ad alto livello, e’ da ricordare che sia Moussavi che il suo sponsor Rafsanjani sono stati uomini di governo e neppure loro erano deglis tinchi di santo.

    Di Ahmadinejad ormai da mesi sentiamo quotidianamente critiche ed elenchi delle sue malefatte, ma dall’alta parte non sono meglio. Moussavi è tuttora membro del Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale ed era primo ministro nel 1988 quando avvenne uno dei priù grandi eccidi di prigionieri politici del paese (si parla di circa 30.000 oppositori, primo articolo che mi e’ capitato in mano che ne parla http://www.ilfoglio.it/soloqui/2658 ). Lo stesso Rafsanjani, ex uomo piu’ ricco dell’Iran nei decenni scorsi, è membro dell’organo di controllo della Guida Suprema e sulla sua testa c’e’ un mandato di arresto argentino per suoi possibili legami con un attentaot di Hezbollah (si veda x es questo articolo della BBC http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/6134066.stm).

    Alla fine, a livello politico, il tutto sembra molto piu’ una lotta di potere interna alle correnti della “Guida Suprema” (Ahmadinejad/Khamenei da una parte e Moussavi/Rafsanjani dall’altra ), che non una vera e propria voglia di rinnovamento in cui magari crede chi sta protestando.

  3. manlio laurenti

    CORRIERE DELLA SERA?
    Douce France
    cher pays de mon infance
    bercèe de tendre insouciance
    INSOUCIANCE?Con quello che spendono per diffamare l’Italia?

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