Nessuna garanzia

Braccialetto verde al polso, in segno di solidarietà con la società civile iraniana, ci siamo ritrovati oggi in Aula per la votazione finale sul decreto Abruzzo: un decreto approvato con i soli numeri della maggioranza (261 sì, 226 no e 9 astenuti), nonostante la disponibilità totale al dialogo manifestata da noi, dall’Udc e dall’Italia dei valori. È chiaro che, di fronte ad una tragedia del genere, avremmo preferito un voto unanime su un provvedimento condiviso, ma purtroppo il governo ha chiesto di blindare il testo uscito dal Senato e quindi alla Camera non ci hanno fatto toccare palla: così, messi davanti a decisioni che non ci convincevano per niente, abbiamo votato contro, anche se – per dirla con Pierluigi Mantini, dell’Udc – “con un certo disagio politico ed umano”. Siamo tutti d’accordo sul “lavoro straordinario” – come ha ricordato Di Stanislao, dell’Idv – “svolto nella prima fase dell’emergenza”, ma questo decreto non dà nessuna garanzia sulla ricostruzione. Nessuna garanzia, davvero, perché eravamo partiti con le tre promesse berlusconiane (ospitare gli sfollati nelle sue ville, mandare i terremotati in crociera e ricostruire le case a settembre) e ci ritroviamo invece in una situazione paradossale: chi ha visto crollare sia la sua casa che il suo studio, per dire, deve scegliere tra l’indennizzo per l’una o per l’altro. So che dal Centrodestra veniamo accusati – lo ha fatto oggi pomeriggio in Aula la Lega – di “aride polemiche e strumentalizzazioni”, ed è il concetto che alla fine rischia di passare anche tra i cittadini lontani dalla politica. Proprio per questo, vi invito a leggere e diffondere l’intervento, a nome del Pd, del mio collega aquilano Giovanni Lolli, che dal terremoto è stato colpito in prima persona.

GIOVANNI LOLLI. Signor Presidente, a nome dei miei concittadini mi permetta prima di tutto di esprimere un senso di profonda riconoscenza per quanto il popolo italiano ha manifestato nei nostri confronti in termini di solidarietà. Permettetemi di ringraziare in particolare la Protezione civile: quello che ha fatto la Protezione civile a L’Aquila deve riempire tutti gli italiani di un orgoglio veramente sentito (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Permettetemi di ringraziare il sottosegretario Guido Bertolaso: capita di avere opinioni diverse, ma niente può offuscare la riconoscenza per quanto lei e i suoi collaboratori hanno fatto in quella terra in questi giorni.
Da questi ringraziamenti, caro Presidente, vorrei però trarre una considerazione politica sul ruolo dello Stato: a L’Aquila lo Stato è stato presente. È stato presente con la Protezione civile, è stato presente anche con le numerose visite che tanti esponenti lì hanno fatto; anche con le numerose visite fatte dal Presidente del Consiglio. Vi è stato chi ha ironizzato su queste visite, definendole passerelle: io non l’ho mai fatto. Ho riconosciuto che Berlusconi ha fatto bene a venire, e ho riconosciuto che lì egli ha pronunciato parole impegnative e si è assunto impegni importanti.
Tuttavia, cari colleghi, le parole sono importanti, ma lo Stato, il Governo, il Parlamento si esprimono con atti amministrativi, parlano con le leggi; e tra quelle parole, quegli impegni che lì sono stati pronunciati e la legge in esame purtroppo vi è una grande distanza. E ciò sta determinando un cambiamento di clima in quella città: incomincia a circolare una sfiducia, perfino il senso di un tradimento. Dico queste cose – credetemi – con rammarico: niente è più lontano da noi, niente è più lontano da me, di fronte a questa tragedia, che peraltro ha colpito anche la mia famiglia, quanto l’idea di mettersi a fare miseri calcoli di convenienza politica; e credo dobbiate dare atto all’opposizione che in tutta questa vicenda, fin dall’inizio, essa si è mossa senza pregiudizi politici.
Noi ad esempio avremmo scelto una via diversa – ve lo abbiamo detto – la via che si scelse in Umbria, quella cioè di continuare con le ordinanze e di arrivare alla legge solo dopo aver fatto un approfondito studio e aver acquisito una conoscenza concreta della specificità del sisma, cosa che a L’Aquila sarebbe stata quanto mai necessaria. Voi avete proposto una strada diversa: un decreto più generico e poi le ordinanze interpretative. Noi siamo stati dentro alla vostra scelta per cercare di migliorarla. In modo particolare, siccome avete detto che nel decreto dovevano essere espressi con chiarezza diritti e principi, abbiamo cercato di fare in modo che questi diritti e questi principi fossero scritti chiaramente, non fossero omessi o addirittura – come in qualche succede – non fossero negati o contrastati. Ci siamo basati, per fare le nostre proposte concrete e ragionevoli, sulle proposte che hanno fatto unitariamente tutti i 49 sindaci del cratere, quelli di sinistra e quelli di destra. Queste proposte ragionevoli sono entrate nella discussione al Senato, e un paio di queste proposte, molto importanti, al Senato sono state accettate e noi abbiamo sottolineato questo come un successo di tutti quanti, come un successo significativo.
Altri punti però altrettanto importanti dovevano entrare qui nella discussione alla Camera. Ve li abbiamo indicati. Quello più importante di tutti, cari colleghi, è relativo alla specificità dell’Abruzzo interno, che dal punto di vista demografico ha funzionato un po’ come una fisarmonica: per molti anni si è svuotato, colpito come è stato da uno dei flussi emigratori percentualmente più forti in Italia, e poi si è riempito di nuovo grazie al fatto che tanti di questi emigrati hanno, con le loro risorse e i loro guadagni, ricostruito la casa di famiglia e soprattutto perché sono venuti da noi tanti altri cittadini attirati dalle bellezze naturali, attirati dal prestigio della nostra università, dei nostri centri di ricerca, cittadini per noi importantissimi. Alla fine insomma è scaturito un assetto dei centri storici in cui i residenti proprietari di casa sono poco più del 50 per cento. D’altra parte, siccome parliamo di centri storici in cui le abitazioni sono una attaccata all’altra e tutte legate tra di loro, se non si remunerano un 50 per cento dei proprietari che sono i non residenti non si può rifare il centro storico. Vi abbiamo parlato anche dei comuni, non solo per il loro ruolo, ma almeno per la loro funzionalità, e del fatto di dargli quanto gli è venuto meno per il mancato ingresso delle risorse relative ai tributi. Vi abbiamo parlato – e ho sentito che lo faceva anche la collega della Lega prima, e salutato il fatto come un successo – certamente della zona franca. Ma – cara collega – quella zona franca è finanziata con 45 milioni di euro per quattro anni: sono 10 milioni di euro l’anno. È una beffa
(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Inoltre vi è tutto il comparto scuola sul quale non dico nulla, rimando alla lettura della proposte fatte unitariamente dalla Commissione, che vanno benissimo. Infine vi è il grande tema dei beni culturali, monumentali e artistici, lì così tanto diffusi, per i quali ci vuole un intervento specifico. Infine vi è il grande tema della prevenzione che si doveva fare in accordo, e in maniera più pregnante questo accordo doveva funzionare con il sistema delle regioni e degli enti locali. Ecco, questi emendamenti, queste idee, ragionevoli, ci sembrava che alla Camera dovessero entrare, ed eravamo fiduciosi. Sapete perché? Perché vi erano stati degli atti politici molto importanti. Il primo atto politico è il fatto che il Presidente del Consiglio è andato a L’Aquila, ha tenuto una conferenza stampa insieme al presidente della regione, al presidente della provincia e al sindaco de L’Aquila. In quella conferenza stampa ha testualmente detto che il decreto sarebbe stato cambiato nei punti che vi ho prima illustrato. Poi voi ci avete chiamato ad una riunione, ad un incontro a Pescara con il relatore Tortoli – che ringrazio ancora una volta – e in quest’incontro abbiamo trovato un accordo sui punti in cui il decreto doveva cambiare. Infine vi è la discussione in Commissione, dove vi è stata una convergenza. Insomma quando siamo arrivati tutti ad essere d’accordo a scrivere nella legge questi cambiamenti ci avete detto che gli stessi non venivano scritti nella legge, ma da un’altra parte, in un comunicato della Presidenza del Consiglio. Ora, cari colleghi, per quanti sforzi si vogliano fare, per quante parole si vogliono usare è impossibile spiegare a un cittadino che una cosa giusta e condivisa, che addirittura viene scritta in un solenne documento della Presidenza del Consiglio, non possa essere scritta in una legge
(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). L’unica spiegazione, quella che balza all’occhio, è che evidentemente, siccome sono misure che costano, non vi sono le coperture per poterle finanziare.
Qui arriviamo al punto – concludo – delle coperture. Guardate, vi prego, non facciamo polemiche inutili. Nessuno vi ha chiesto di imputare tutte queste coperture sul bilancio di questo anno. Lo sappiamo bene che sarebbe inutile. Noi vi abbiamo chiesto di spalmare queste coperture sugli anni successivi esattamente com’è lo spirito e la lettera di questo vostro decreto-legge che indica coperture, sino al 2033, solo che queste coperture sono insufficienti. È per questo che ci portate e ci costringete a votare contro. L’ultima proposta che ci avete fatto è un po’ bizzarra. Ci avete detto di stare tranquilli perché le misure che non sono entrate nella legge, saranno realizzate con le ordinanze. Fatemi capire bene e fateci capire bene: infatti in questo caso siamo di fronte ad una vera innovazione. Sappiamo tutti che una legge dello Stato non può spendere denaro pubblico per il quale non siano indicate coperture. Voi ci dite che, invece, un’ordinanza lo può fare. Benissimo, noi riteniamo che non sia così. Vi sia tuttavia chiaro che da domani mattina saremo di fronte a Silvio Berlusconi, al Ministro dell’economia e delle finanze, al sottosegretario Bertolaso, cioè ai signori che devono firmare tali ordinanze, per chiedere con coerenza che queste ordinanze sui non residenti e sulle seconde case vengano scritte e firmate. Permettetecelo: saremo un po’ insistenti. Sapete per quale motivo? Perché tra le tante disgrazie capitate in quella nostra città, è capitata una cosa bella: tanti cittadini, soprattutto tanti giovani, si stanno attivando, si stanno organizzando e, badate, sono giovani che non vengono da nessuna esperienza politica, spesso da nessun impegno sociale. Ritengo che il privilegio di rivedere quella città com’era prima non toccherà a quelli come me ma a quelli come loro: tanto più io sento e noi sentiamo il dovere di impegnarci e di non mollare. Non molleremo, caro Presidente, perché, se anche decidessimo di mollare, quei ragazzi non ce lo permetterebbero
(Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori – Congratulazioni).

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Una risposta a “Nessuna garanzia

  1. manlio laurenti

    A differenza dell’on Mantini,io credo che il “disagio politico ed umano”nasca in molti Italiani dallo scoprire che la Prima Repubblica,ed il suo corredo di politica come avidita’ di potere,uso spregiuducato della vergognosa pratica del tiro franco,spartizione di poltrone di sottogoverno secondo la cinica ed incivile pratica del Manuale Cencelli, alleanze politico-mafiose gia’ oggetto di un clamoroso processo finito in farsa,che tutto cio’ stia tornando.Il nostro problema non è tanto il terremoto dell’Aquila,quanto il terremoto che questa politica senza scrupoli,senza progetti,senza dignita’,senza civilta’ ha gia’ procurato e procurera’ ancora nelle coscienze,e che ha gia’lasciato nel Sud un’eredita’ ormai senza redenzione,nonostante la formidabile lotta che questo governo sta portando alla Criminalita’Organizzata.

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