Il decreto con i buchi

Prima di entrare in Aula, dove si è cominciato a discutere il decreto sull’Abruzzo senza che un solo ministro si degnasse di presenziare, mi sono fermato un po’ in piazza Montecitorio, oltre le transenne, per ascoltare la protesta dei terremotati. Gente che ha visto i propri progetti crollare in una notte e che oggi, dopo molte promesse , ha paura di non uscirne più. Mi aspettavo reazioni emotive, quasi scomposte, e invece ho incontrato persone lucide, perfino spiritose (geniale lo striscione “Yes we camp”) che hanno l’unica pretesa di non essere prese in giro. I problemi sul tavolo, al momento, sono due. Il primo riguarda la decisione del governo di mettere la ricostruzione in mano ad un commissario, ossia una figura provvisoria per natura, che per di più centralizza tutto: proprio il contrario di quello che accadde in Friuli nel 1976, quando il governo delegò tutti i compiti alla Regione, che a sua volta coinvolse i Comuni. Ogni sindaco aveva mezzi a disposizione, conosceva le esigenze del proprio territorio e sapeva di avere puntati addosso gli occhi dei suoi cittadini: Bertolaso, invece, non deve rispondere praticamente a nessuno, se non al presidente del Consiglio che lo ha nominato. Fatto sta che – dopo un sisma terribile come quello, peraltro seguito da fortissime scosse a mesi di distanza – il Friuli uscì dall’emergenza nel giro di un anno, cominciando subito a ricostruire scuole e fabbriche. Il secondo problema è di natura economica, perché – al di là dei proclami nei giorni a ridosso del terremoto e delle promesse elettorali – il testo che abbiamo davanti in Aula non stanzia risorse sufficienti. Faccio solo tre esempi, per chiarirci. Innanzitutto, il governo ha finora calcolato soltanto i soldi necessari alla ricostruzione delle prime case: il che, considerando che L’Aquila è stata nell’ultimo secolo una città di massiccia emigrazione verso Roma, e che moltissimi immobili sono case di famiglia dei romani di seconda generazione, significa lasciare a terra un palazzo su due; cosa ancora più paradossale se si tiene conto della struttura urbanistica della città e del suo centro storico, composto da case l’una a ridosso dell’altra. Messo alle strette dal Pd, Palazzo Chigi ha diramato ieri un comunicato stampa in cui assicura anche la ricostruzione delle seconde case; ma nessuno, stanotte, ha cambiato una virgola del decreto, e per fortuna della democrazia (ma per sfortuna degli abruzzesi) un comunicato stampa del premier non ha ancora valore di legge. Il secondo esempio riguarda i bilanci dei Comuni, che non potranno contare per un bel po’ sugli introiti fiscali provenienti dalle attività produttive: l’economia nella zona è ferma, i negozi distrutti, il turismo non ne parliamo. Gli enti locali hanno chiesto al governo un aiuto concreto, ma nel decreto non ce n’è traccia: ne parleremo più avanti, ha fatto sapere Palazzo Chigi, spiegando che si ricorrerà volta per volta ad apposite ordinanze. Infine, l’insufficienza delle risorse pesa moltissimo sulla questione non secondaria dei beni culturali: L’Aquila è un gioiello che non possiamo permetterci di perdere, ma i gioielli costano cari: secondo stime della Sovrintendenza, occorrono 3 miliardi di euro soltanto per i monumenti del centro storico. Berlusconi, invece, ha fatto credere che il problema potrà essere risolto con l’adozione internazionale: chiedendo, cioè, agli altri Paesi di adottare un monumento e di occuparsi della sua ricostruzione. Totale di monumenti colpiti dal terremoto: 1700. Monumenti adottati finora: 44.

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5 risposte a “Il decreto con i buchi

  1. Caro Andrea, mi pare tu abbia colto la situazione in maniera chiara. Io ci aggiungerei pure il fatto che i finanziamenti – se non hanno cambiato qualcosa – sarebbero spalmati su 23 anni: 23 anni!!! Vi rendete conto… vuol dire che nel 2032 (bontà loro…) sarebbe finita la ricostruzione finanziata. Chi con questa prospettiva inizia una vita di coppia o ricomincia con questa prospettiva? Spero di sbagliarmi, ma… e il problema si pone pure per l’università, che prima del terremoto era tra le “attività centrali” de L’Aquila…

  2. Grazie Andrea, finalmente un deputato PD che si occupa seriamente dei terremotati! Se ne vuoi sapere di più ti consiglio questo blog di Anna Pacifico Colasacco che ho incontrato di persona a L’Aquila. Non ti fare ingannare dalle apparenze, i disagi degli abruzzesi non hanno colore politico, chiedono “solo” più dignità e libertà nella propria ricostruzione. E il compito di chi fa politica, quella seria, è di capire i bisogni della gente per rappresentarli a chi di dovere.
    http://miskappa.blogspot.com/

  3. ok, dimostrami che nel pd c’è ancora qualcuno degno di sedere in parlamento.

    Monique
    http://www.terremoto09.wordpress.com

  4. manlio laurenti

    Gli Abruzzesi devono essere gente distratta:alle ultime Europee hanno dato il 60%dei voti ad un PDL che si ripromette di rovinarli,quasi raddoppiando la gia’ alta media nazionale di quel Partito,e qualcuno osa pensare che lo abbiano fatto per gratitudine.Poi non si sono accorti che il Sindaco dell’Aquila vive in un residence di lusso,vista mare,bagno con idromassaggio,etc.Quando non è a Roma per protestare,ovviamente.Allora veste i panni del Terremotato in tenda.E’ Un caso che a Roma i 4 gatti che dimostravano fossero militanti del PD?O erano li’ per dare lo scrollone a Berlusconi per conto di D’Alema?Certo il PD non puo’ permettersi un’altra figuraccia come quella della monnezza a Napoli,e cosi’ mette le mani avanti e,qualsiasi cosa succeda all’Aquila nei prossimi mesi,dovessero pure loro trovarsi in un appartamento tripli servizi,salone doppio con caminetto,maniglie in oro zecchino,protesteranno.Poi,alle prossime elezioni,buscheranno come merita chi ai fatti risponde con i cartelloni,gli altoparlanti,le Procure e l’aria fritta.

  5. Ma questa volta caro Manlio quelli del PD avranno i propri sostenitori (me compreso) a vigilare su loro stessi. Ne va del futuro di questo partito in costruzione e dell’Italia, e loro lo sanno bene. La politica delle false promesse e degli spot elettorali con Berlusconi ha raggiunto il suo apice ed è in fase di declino. Gli italiani addormentati dalle tv di stato grazie alla rete libera si sono svegliati e non perdonano più.

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