Doppio ricatto

E pensare che mi avevano pure invitato, i miei colleghi leghisti. “Ci vediamo a Pontida?”, mi aveva chiesto uno di loro, dopo avermi fatto recapitare la fotocopia della pagina di giornale su Sandy Cane, il primo sindaco leghista dalla pelle nera. Nel foglietto allegato, una battuta in lumbard (non saprei dire se lumbard purissimo o con venature ticinesi, dato che il mittente è uomo di confine): “Rüma, 10/VI/’09. Tè vìst crapùn che i leghisti je mia tüc maja nègher?”, ovvero “Hai visto, testone, che i leghisti non sono mica tutti mangianegri?”. Ho provato a spiegare loro che Sandra Maria Cane non è esattamente un nome da vù cumprà e che il Massachusetts non è proprio l’Uganda, ma non mi hanno neppure ascoltato: sono così proiettati nell’ecumenismo, ormai, che queste sottigliezze non li scalfiscono. Battute a parte, possiamo discettare a lungo sul folclore, ma la realtà è quella che Bossi ha ribadito al suo popolo proprio dal palco di Pontida: che la Lega, cioè, è fondamentale per questo governo, e lo è ancora di più dopo il tagliando elettorale della settimana scorsa. Ci ho pensato parecchio, in questi giorni, e mi è venuto in mente il vecchio Partito repubblicano, che con il 5 per cento di voti riuscì ad esprimere un presidente del Consiglio: miracoli del voto proporzionale, pensavamo noi referendari ai tempi in cui Mario Segni aveva in pugno l’Italia, ma la storia si ripete anche col porcellum. Non sarà Bossi il presidente del Consiglio, ma il suo peso è enorme, ben al di là dei numeri: le cifre dicono che la Lega ha un quarto dei voti del Pdl, i decreti usciti finora dal Consiglio dei ministri (e le questioni di fiducia poste per evitare spaccature interne) dimostrano invece che il rapporto è nei fatti paritario. In questo momento direi addirittura ribaltato, ma è solo per l’imminenza dei ballottaggi e del referendum: da lunedì prossimo, infatti, si tornerà alla normalità. Che è quella di un sostanziale equilibrio, ripeto, perché la Lega ha dalla sua un potenziale altissimo di ricatto: non solo nei numeri (se lasciasse il governo stasera, Berlusconi cadrebbe domani) ma anche e soprattutto nella linea politica, perché – come queste ultime elezioni hanno dimostrato – se il Pdl non la insegue perde voti. Il caso di scuola è quello della permanenza negli ex Cpt, che molti di voi ricorderanno bene: la Lega la voleva prolungare a 18 mesi, ma il Pdl si spaccò e ci aiutò a bocciare il provvedimento in una votazione a scrutinio segreto. A quel punto, Bossi fece capire a Berlusconi che c’era il rischio di finirla lì e, poco dopo, la permanenza a 18 mesi tornò in Aula nel ddl sicurezza, blindata dalla fiducia: questo è il ricatto sui numeri, e non c’è molto da aggiungere. Ma la Lega non si fermò: fece tutta la campagna elettorale sulla ferocia, rivendicando il merito di aver fermato gli sbarchi e denunciando la mollezza del Pdl. I risultati del voto li conoscete, e la lezione per il Pdl è che, se non vuoi farti fregare i voti da Bossi, hai solo una strada da percorrere: quella del populismo, appunto. Cambiamo gli addendi – togliamo il Pdl e mettiamo il Pd, togliamo la Lega e mettiamo Di Pietro – ma il risultato è simile: Di Pietro fa tutta la campagna elettorale sulla ferocia, rimproverando al Pd di fare un’opposizione molle, e ci porta via una bella fetta di voti, condizionando anche le nostre scelte future. Prendo atto, per carità, ma questo assottigliarsi dello spazio per la mediazione politica – che è cosa ben diversa dall’inciucio – mi preoccupa non poco.

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4 risposte a “Doppio ricatto

  1. servirebbe dunque una lega sud per bilanciare e limitare la lega nord o “semplicemente” un pd maggiormente radicato sul territorio e più fortemente unitario???

  2. Servirebbe che il PD seguisse il modello Lega nel radicamento nel territorio e nell’ascolto della base.

    Ovviamente, non “assecondando” la base come fa la Lega al di là della giustezza o meno delle soluzioni che la base trova ai suoi problemi, ma trovando le giuste soluzioni per i problemi della base.

  3. Sembra che nella gente rimanga impresso solamente chi “ragiona” con affermazioni sempre più assolute e “feroci”piuttosto che approfondite con argomenti dettati da logica e buon senso. Purtroppo sembra che qualsiasi legge elettorale si presti ad un suo uso distorto e diverso dalla volontà dell’elettorato. Che fare? Ai posteri… la decisione.

  4. Fabio Bartoli

    Forse (e dico veramente forse, perché sono assolutamente indeciso sul tema) questo è un buon motivo per votare sì al referendum.
    Infatti la semplificazione ulteriore dello schieramento c’è da sperare che farebbe piazza pulita del popilismo più bieco

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