L’amico dittatore

Quando a gennaio arrivò in Aula il Trattato di amicizia fra Italia e Libia, che prevedeva un regalino di 4 miliardi di euro per Gheddafi da spalmarsi in vent’anni, Pdl e Lega erano a favore, Idv e Udc contro. Per il Pd prese la parola Massimo D’Alema e, ricordando la sua esperienza di ministro degli Esteri, parlò di un atto dovuto. Il partito si adeguò, votando a favore insieme alla maggioranza. Tutti, tranne un manipolo di incoscienti: la pattuglia battagliera dei radicali, un grande giornalista che alla sua età e con la sua carriera può togliersi gli sfizi che vuole (Furio Colombo) e un giovane pazzo, alla prima legislatura, troppo innamorato dei diritti umani per mettersi a fare calcoli politici sul proprio futuro (io, appunto). Non so se il nostro coraggio sia stato contagioso, o se sia merito dei richiami Onu sui respingimenti, ma rispetto a cinque mesi fa è cambiato tutto: quando è arrivata in Senato la notizia dell’arrivo di Gheddafi, infatti, nel nostro gruppo parlamentare si è finalmente aperto un dibattito sull’opportunità o meno di riceverlo come se fosse il Papa. Alla fine, dopo la conferenza dei capigruppo di ieri sera, è prevalsa l’idea di non farlo parlare in Aula, ma in Sala Zuccari: una soluzione certamente più consona, anche se c’è ancora un passo da fare. Dopo Quirinale, Palazzo Chigi, Senato e Campidoglio, infatti, Gheddafi sarà anche a Montecitorio: il presidente della Camera lo incontrerà domani, a nome di tutti i deputati, e così gli abbiamo chiesto di rappresentare anche le posizioni dei dissidenti. La Libia – abbiamo scritto a Gianfranco Fini, in una lettera aperta – è un Paese che non rispetta i diritti umani, ed è il caso che qualcuno glielo ricordi.

Caro Presidente,
la visita di Stato prevista in questi giorni nel nostro paese del leader libico Gheddafi rappresenta un evento che merita di essere discusso pubblicamente, viste le implicazioni che il rafforzamento e l’approfondimento dei rapporti economici, politici e militari con la Libia sono destinati ad avere sulla politica estera italiana. Un’analoga visita di Stato di Gheddafi in Francia nel 2007 fu oggetto di un dibattito pubblico molto serio, e pensiamo che lo stesso debba avvenire anche in questa occasione.
Dopo la ratifica del “Trattato di Amicizia” con la Libia lo scorso febbraio – un trattato assai discutibile tanto da essere stato approvato all’interno dell’opposizione parlamentare solo dal Partito Democratico, a differenza di quanto avviene per la quasi totalità dei trattati – il nostro Paese ha assunto un ruolo di leadership all’interno dell’Unione Europea e della Nato nel processo di rafforzamento dei rapporti politici con la Libia.
Siamo consapevoli che questo processo non è iniziato pochi mesi fa, che ha visto coinvolto anche il precedente Governo, e che non riguarda esclusivamente il nostro paese: a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001 e dopo la guerra in Iraq – vicenda questa dove il ruolo diplomatico giocato da Gheddafi all’interno della Lega Araba per boicottare l’ipotesi dell’esilio per Saddam Hussein come alternativa alla guerra meriterà una trattazione separata – il paese guidato dal Colonnello Gheddafi è stato posto alla guida di importanti istituzioni internazionali, dopo che ha scelto – non in modo spontaneo – di abbandonare i programmi clandestini che aveva sviluppato per la produzione di armi di distruzioni di massa: nel 2003 la Libia è stata eletta alla Presidenza della Commissione ONU sui diritti umani, nel 2007 è entrata nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU come membro non permanente e nel 2009, dopo la Presidenza dell’Unione Africana, si appresta ad ottenere anche la Presidenza dell’Assemblea Generale dell’ONU. Un’ascesa che davvero non ha precedenti per un paese che fino a pochi anni fa era sotto sanzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per attività di sostegno al terrorismo internazionale.
Per quel che riguarda poi il nostro Paese, non ignoriamo la rilevanza degli interessi economici che esistono soprattutto in campo energetico con la Libia, come pure le intenzioni, finora solo in parte realizzate, dei cosiddetti fondi sovrani libici, di investire in alcuni degli asset più pregiati della nostra economia, da Unicredit ad Eni, fino alle voci di un possibile ingresso in Enel con l’aumento di capitale. Tuttavia, questi legittimi interessi economici non possono essere l’unico elemento, o quello preponderante, per definire le scelte strategiche della nostra politica estera.
La Libia è un Paese guidato con il pugno di ferro e senza riforme democratiche da 40 anni, che non ammette il dissenso politico, che pratica la pena di morte, che non garantisce la libertà religiosa e la cui politica estera è spesso guidata da proclami antioccidentali e antisemiti che non possono essere ignorati o sottovalutati: la Libia è anche un Paese dove le condizioni di vita dei migranti provenienti da tutto il continente africano, molto spesso in fuga da conflitti o dalla morte per stenti, sono inumane e indegne.
E proprio sul tema del rispetto dei diritti umani e dei respingimenti in Libia dei barconi pieni di migranti diretti verso il nostro Paese, ci rivolgiamo a lei, considerata la grande attenzione con cui ha seguito queste vicende, e visto che il nostro Parlamento ne ha discusso a lungo. Se questi respingimenti dovessero continuare nell’assenza della verifica dell’esistenza a bordo di rifugiati o di richiedenti asilo da parte delle nostre autorità, la credibilità del nostro Paese sul tema del rispetto dei diritti umani sarebbe fortemente danneggiata. L’Italia è ancora un Paese che continua ad essere ricordato a livello internazionale per il ruolo attivo e positivo che ha saputo giocare nella difesa dei diritti umani, in particolare grazie alle campagne per l’istituzione della Corte Penale Internazionale (recentemente definita da Gheddafi come una “nuova forma di terrorismo internazionale”) e a quella per la Moratoria universale della pena di morte.
Per queste ragioni, ci pare essenziale che con l’occasione della visita di Gheddafi in Italia, e in particolare con il ricevimento presso la Sala della Lupa della Camera previsto per venerdì, lei possa rappresentare, come Presidente della Camera, anche le posizioni di quei parlamentari che hanno espresso gravi preoccupazioni per il mancato rispetto dei diritti umani in Libia, e che ritengono che questo Paese non possa essere ancora considerato un partner “strategico” dell’Italia, in assenza di sue significative riforme democratiche. Specificamente, crediamo che siano doverose da un lato l’esplicita richiesta alla Libia di ratificare la Convenzione ONU sui rifugiati del 1951 – unica condizione, questa, che potrebbe consentire all’UNHCR di operare effettivamente in Libia – e dall’altro quella per l’adozione della Moratoria delle esecuzioni capitali.
Se infatti il nostro è un Paese che sta facendo ampie aperture di credito politico al Colonnello Gheddafi – cui si aggiungono i 5 miliardi di dollari di soldi pubblici per investimenti in Libia – ci pare comunque doveroso che, a questa discutibile scelta, debba quantomeno accompagnarsi quella di rispettare quelle norme internazionali che regolano da decenni la convivenza civile tra i popoli, come quella del diritto d’asilo, o che rappresentano un caposaldo dell’Unione Europea, come quella contro la pena di morte, e che non possono essere abbandonate e dimenticare in nome di interessi economici pur importanti.

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6 risposte a “L’amico dittatore

  1. Vincenzo Iurillo

    Andrea conosce bene la mia posizione, che ribadisco in questo blog: con i dittatori non si fanno trattati, non si stanziano aiuti, tantomeno si ricevono in pompa magna manco fossero Obama. Poi avete visto come era vestito? Pareva Michael Jackson.

  2. Fabio Bartoli

    mi pare di ricordare in effetti che Frattini, per calmare la bagarre, quando facemmo cagnara sui respingimenti promise che avrebbe trattato con Gheddafi il tema del riconoscimento dell’UNHCR in qsuesta sede… forse potreste far riferimento anche a questa promessa.

  3. Sarebbe necessario e urgente che l’Italia e l’Europa aumentassero (con gli arretrati) gli stanziamenti destinati al terzo mondo e in particolare all’Africa. Questi aiuti ogni anno sono sempre più ridotti. La conseguenza di queste migrazioni deriva sempre di più dallo sfruttamento europeo e delle multinazionali sulla pelle di questi popoli.
    A proposito dei “respingimenti” vorrei ricordare solo una frase della Bibbia: “il Signore protegge lo straniero”. Approfondiremo la prossima occasione

  4. Sono d’accordo con tutto quanto detto.
    E per la Cina ?!

  5. Concordo pienamente con Mario Mozzi…
    e aggiungo che bisogna anche eliminare D’Alema…….è una rogna troppo grande per il PD.

  6. Io ho l’impressione che ,lui voglia usare il nostro paese e la faraonica accoglienza che gli abbiamo dato, per dimostrare al mondo intero che siamo sottomessi a lui, che gode del nostro appoggio qualunque cosa egli faccia, violare i diritti umani e appoggiare il terrorismo. Il nostro governo non si è preoccupato di contrariarlo pubblicamente anzi lo ha premiato con una medaglia d’oro. Tante scuse per tutto quello che hanno fatto i nostri avi ma da qui a santificarlo ce ne passa.

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