Le indagini al buio

La sensazione che ho, dopo le elezioni, è che l’opinione pubblica sia già andata in vacanza: proprio quello che il governo voleva, perché del decreto intercettazioni meno si parla e meglio è. In campagna elettorale, un provvedimento ignobile come questo avrebbe suscitato indignazione diffusa; oggi, a pochi giorni dal voto, nessuno ci fa più caso, e non è un caso che ne stiamo parlando in Aula proprio ora; la settimana prossima, infatti, si riaccenderanno i riflettori sui ballottaggi e allora zàcchete, vai col decreto terremoto. Credo che molti di voi sappiano già di cosa parliamo, ma voglio riassumerlo per i non addetti ai lavori: con questo provvedimento, che oggi è stato blindato con la fiducia e che domani verrà votato senza possibilità di migliorarlo, si indebolisce l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche, di quelle telematiche e di quelle ambientali, circoscrivendolo a periodi molto ristretti nel tempo (due mesi) e per poche categorie di reati. Oltre tutto, lo ricordo, le intercettazioni sono ammesse solo in caso di gravi indizi di colpevolezza, il che è una contraddizione in termini, perché se non indago prima è difficile che scopra indizi di colpevolezza: dal traffico di rifiuti agli incendi dolosi, passando per le scommesse clandestine sugli animali, come faccio a scoprire che c’è un’attività criminale in corso se non utilizzo i telefoni, i computer, le microspie? La risposta della maggioranza è disarmante: le intercettazioni – hanno sostenuto oggi in Aula – non devono essere uno strumento per scoprire reati, tanto più se ciò avviene in modo casuale: la cosa che mi ha colpito maggiormente, nella dichiarazione di voto del leghista Matteo Brigandì, è stata la requisitoria contro la cosiddetta “pesca a strascico” (mentre intercetto Tizio per una rapina, scopro che il suo interlocutore Caio ha ucciso Sempronio con l’aiuto di Mevio) come se fosse la più ignobile delle barbarie, come se le indagini nei reati dovessero seguire un cavalleresco galateo in nome del garantismo. È da garantista che lo dico, sia chiaro: non si tratta, qui, di mettere sotto controllo i telefoni di tutti gli italiani per 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno; non si tratta di spiare le camere da letto dal buco della serratura, per vedere se esce fuori qualcosa di strano, magari uno scoop a villa Certosa; si tratta, invece, di garantire alle forze dell’ordine gli strumenti necessari per fare il proprio lavoro, perché con questo provvedimento non sarebbero mai stati catturati gli autori dello stupro della Caffarella, visto che l’inchiesta partiva da una banalissima denuncia di violenza contro ignoti e non c’erano “gravi indizi di colpevolezza” a carico di nessuno. Ma il problema sicurezza, dico la verità, non mi sembra davvero il nodo della questione: le accuse più dure da parte del Pdl, nella dichiarazione di voto prima della fiducia, sono state infatti contro i giornalisti, rei di pubblicare parti dell’indagine prima della sentenza definitiva e di dare spazio anche a ciò che non appare penalmente rilevante. È la fuga di notizie, in sostanza, il nemico più temuto dal presidente del Consiglio, ed in questo primo anno di legislatura lo abbiamo sperimentato parecchie volte.

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7 risposte a “Le indagini al buio

  1. “In campagna elettorale, un provvedimento ignobile come questo avrebbe suscitato indignazione diffusa; oggi, a pochi giorni dal voto, nessuno ci fa più caso”. Ma lei pensa davvero?? L’opinione pubblica non è andata in vacanza; semplicemente non esiste più. Altrimenti, con tutte le luride nefandezze di cui si è macchiato questo governo fino ad oggi (e questa è solo l’ultima), questi signori non starebbero più al loro posto. L'”opinione pubblica”, appunto, avrebbe preteso le loro immediate dimissioni, come succede – è triste dirlo – in altri paesi. E quegli stessi signori non avrebbero preso un mare di voti, come invece è successo solo pochi giorni fa.
    Facciamoci l’abitudine. Una situazione del genere non si cambia nel giro di qualche anno.

  2. Fabio Bartoli

    Quello che è scandaloso non è solo il decreto in sé. assai più scandaloso è:
    a) pretendere di regolamentare questa materia per decreto (come si mettono con la corte costituzionale in proposito? Dove stanno le motivazioni di urgenza?)
    b) porre sul decreto una questione di fiducia addirittura previa al dibattito (cioè prima ancora di aprire la discussione la si vanifica)

  3. Non è vero!
    Secondo me è un’urgenza.
    Io sono molto più sereno sapendo che potrò finalmente parlare al telefono la sera senza avere il timore (?) di essere intercettato, mentre in giro ci saranno criminali liberi, anche loro molto più sereni perchè non avranno il timore di essere intercettati…

  4. Qualche dichiarazione l’ho seguita in diretta. “le intercettazioni non devono essere uno strumento per scoprire reati”. Faceva caldo, qui al nord, però avevo quasi i brividi

  5. manlio laurenti

    Quel che non si capisce è come facciano gli Americani a tenere in galera un milione di detenuti usando le intercettazioni telefoniche per una frazione delle nostre.De Magistris ha fatto ascoltare 300 mila persone,ed ora sta con DiPietro.E ci si meraviglia che si opponga al decreto?E che lo faccia l’intera Sinistra?E senza foto clandestine,calunnie,intercettazioni,intrusioni,”rivelazioni”,fughe di notizie dalle Procure ,che sarebbe la Stampa di Sinistra?

  6. Giovanni Vitali

    Andrea, c’è un punto di questa legge che vorrei chiarire, per capire bene quello che accade. I cosiddetti “gravi indizi di colpevolezza” non si applicano esclusivamente per i reati di mafia e terrorismo? Quindi solo per questi casi si può intercettare liberamente? Vorrei capire questo: per reati legati alla pedofilia questa legge limiterà davvero le intercettazioni dei magistrati? Grazie

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